Aleister Crowely e il suo ascendente sulla musica

Soprannominato dalla stampa come “l’uomo più cattivo della storia”, amava essere definito la “ Grande Bestia 666” e il messia di una nuova era, l’Eone di Horus.

Chi era Aleister Crowely?

Crowely nacque in una famiglia religiosa e benestante; il rapporto con la madre fu molto conflittuale e il suo disprezzo verso di lei fu tale che ella iniziò a  chiamarlo “la bestia”, soprannome che utilizzò tutta la vita.

All’età di undici anni perse il padre e andò al Trinity College di Cambridge, periodo in cui cominciò a ribellarsi al cristianesimo e a sviluppare il suo interesse per l’occultismo, le società segrete, l’omosessualità e per quello che sarà chiamata Sex Magick.

Nel 1898 entrò nell’Ordine Ermetico della Golden Dawn, conosciuta come la “Grande Fratellanza Bianca”, dove fu introdotto alla magia cerimoniale e all’uso delle droghe.

Durante la luna di miele in Egitto con la sua nuova moglie, scrisse il Liber legis, il “Libro della Legge”, pietra angolare della sua vita, che a suo parere avrebbe portato a un’evoluzione della coscienza nella Terra. Un ricettario di formule occulte, alcune dichiarate, altre velate nel cifrario cabalistico.

Questo libro divenne la base per la sua dottrina filosofica, il Thelema, in cui le tre idee chiavi erano:

  1. Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge;
  2. L’amore è la legge, amore sotto la volontà;
  3. Ogni uomo e ogni donna sono una stella.

Nel suo libro scrisse: “ io sono il Serpente che dona la Conoscenza e il Piacere e gloria fulgida, ed eccita i cuori umani con l’ebbrezza. Per adorarmi prendete vino e strane droghe di cui narrerò al mio profeta e inebriatevene…. Sii forte uomo! Desidera, godi ogni cosa dei sensi e dell’estasi: non temere che alcun Dio possa punirti per questo”.

Il Thelema (in greco significa volontà) descriverebbe lo spirito dei prossimi duemila anni: nell’età di Horus ci sarà l’abolizione del concetto di un Dio esterno a noi stessi e la consapevolezza dell’identità dell’uomo con Dio. Obiettivo principale sarà la realizzazione della propria volontà, indipendentemente dalle barriere etiche, in accordo con la visione del satanismo razionalista: “Il diavolo non esiste” perché “non c’è altro Dio che l’uomo”.

Questo suo comportamento estremo, libertino, privo di regole morali furono la causa della sua fama di “satanista”.

L’esagramma Unicursale fu il simbolo principale del Thelema

Il suo lavoro successivo, Book of Lies, attirò  l’attenzione del capo dell’Ordo Templi Orientis (OTO); in breve tempo divenne un iniziato all’ordine e in seguito Gran Maestro dell’OTO, grazie alla sua conoscenza della magia sessuale. Crowely introdusse quella omosessuale, accessibile solo ai gradi più alti in quanto, a suo parere, era il rituale più potente.

La magia sessuale fu identificata come “forza vitale” o “kundalini”, attraverso la quale l’iniziato poteva raggiungere i più elevati livelli di spiritualità.

L’impatto di Aleister Crowely sulla musica è evidente sia attraverso i riferimenti diretti alla sua persona che alla sua filosofia. Molte star musicali degli anni 70 e non solo si sono ispirate alla filosofia di Thelema trasmessa dall’occultista: “Fa’ ciò che vuoi sarà tutta la tua legge”.

Nel mondo dello spettacolo Crowely è ed è stato considerato un guru.

I Beatles inserirono una sua foto nella cover di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Il batterista Ringo Starr, all’epoca, disse: “Abbiamo pensato di raggruppare i volti delle persone che amiamo e ammiriamo”.

Jimmy Page dei Led Zeppelin non fu solo un collezionista di tutto ciò che apparteneva ad Aleister Crowley (manoscritti, tuniche, cappelli, bastoni e i suoi tarocchi) ma acquistò, addirittura, nel 1970 il cottage dove aveva vissuto: Boleskine House a Loch Ness, in Scozia. Per riportarlo allo stato in cui era quando Crowley eseguiva i suoi rituali, Page assunse il satanista Charles Pace, affinché lo dipingesse con i simboli della magia rituale.

Crowley lo acquistò nel 1900 perché si prestava a uno specifico rituale magico, in cui era indispensabile la presenza di acqua, di montagne e di un edificio orientato in una certa direzione. Page definì l’occultista “il genio incompreso del XX secolo” e di lui disse: “Era un maestro del male …credo che Aleister Crowley sia un personaggio assolutamente attuale. Stiamo ancora tutti cercando la verità: la ricerca continua”.

David Bowie fu ossessionato da Crowely negli anni Settanta. Il biografo di Bowie, Henry Edwards, descrisse la sua ossessione nei confronti dei rituali e dei mantra dell’occultista al punto che conservava le sue urine nel frigorifero, etichettate su consiglio della «Grande Bestia 666».

Nella canzone Quicksand (sabbia mobile) egli descrisse la sua passione per Crowely: “ I’m closer to the Golden Dawn, immersed in Crowely’s uniform of imagery” (sono più vicino alla Golden Dawn, immerso nell’uniforme dell’ìmmaginario di Crowly). Anche nella sua ultima opera musicale Blackstar sembra evidente un richiamo alla figura dell’occultista, che aveva impregnato il suo album Station to Station. Come confermato dal video, le sue prime parole sembrano alludere a un rituale occulto: “In the villa of Ormen/Stands a solitary candle/In the centre of it all/Your eyes”. Del resto il regista del video Johan Renck affermò: “Sono un grandissimo fan di Crowley, lo sono sempre stato. Amo Crowley per essere stato un uomo audace a un certo punto del suo tempo. Penso che sia stato grandemente frainteso. Era un bravo ragazzo, ma è stato presentato come un uomo malvagio, e non lo era”. 

Il gruppo Rolling Stones fu introdotto all’occultismo da Kenneth Anger, un sacerdote satanista che era seguace e “erede spirituale” di Crowley e amico di Anton La Vey, l’autore della “bibbia satanica” e capo della chiesa di Satana.

Alice Cooper e Ozzy Osbourne avrebbero eletto come icona la “Grande Bestia 666”, affascinati dalla sua condotta ribelle e priva di etica morale. A lui Ozzy dedicò la canzone “Mr Crowley” in cui si esalta il satanista inglese.

Osbourne definì Crowley “un fenomeno del suo tempo”.

Daryl Hall ammise di essere un seguace di Crowley: “Sono rimasto affascinato da Aleister Crowley, il mago inglese del XIX secolo che insegnò certe credenze… Fui attratto da lui perché la sua personalità era l’equivalente del tardo diciannovesimo secolo della mia, essendo cresciuto in una famiglia convenzionalmente religiosa e facendo tutto ciò che poteva per oltraggiare le persone che vivevano attorno a lui e anche se stesso”.

Stiv Bators, cantante dei The Dead Boys e dei Lords of the New Church («Signori della nuova chiesa»), scrisse un brano intitolato Do What Thou Wilt/ This Is the Law («Fa ciò che vuoi/ Questa è la Legge»), rifacendosi alla filosofia del satanista Aleister Crowley.

Cantanti famosi come Frank Zappa e Maria Callas non furono immuni dal fascino dell’occultista e dai suoi scritti.

Sul retro dell’album 13, Jim Morrison e gli altri membri dei Doors si immortalarono attorno al busto di Aleister Crowley.

Iron Maiden, Sting, Jhon Frusciante,  Marylin Manson, i Current 93 appartengono alla lunga lista di cantanti  seguaci  della sua figura.  Il brano Crowleymass di quest’ultimo gruppo,  “La messa di Crowley”, ridicolizza Gesù Cristo e il suo compleanno valorizzando invece quello di Crowley:
“Bene, puoi prendere i tuoi tre re saggi, la tua mangiatoia, ed ehi! 
E ti dirò anche perché 
Perché i thelema-boys stanno prendendo il sopravvento con la notizia del compleanno della bestia”. 

“LA PAROLA DEL PECCATO è Restrizione, fà ciò che vuoi sarà tutta la tua Legge….. Non hai altro diritto che compiere la tua Volontà”, ogni porzione di energia che lo Strumento è capace di sviluppare dovrà venire diretta verso il compimento di quella Volontà ” ( Ordo Templi Orientis).

Attraverso un’ispirazione per lo meno discutibile, alcuni dei musicisti di maggior successo, degli anni che hanno formato la mia generazione, sono riusciti, complice la musica, a trasmettere alcuni dei fondamenti del pensiero Crowleiniano, con conseguenze imprevedibili soprattutto per la pericolosità di alcuni suoi contenuti.

Sento, perciò, l’obbligo di trasferire più conoscenza possibile, aumentando con essa la consapevolezza di ognuno, per potersi difendere da forme di cultura troppo spesso intrise di malvagità.

La conoscenza della conoscenza obbliga. Ci obbliga a tenere un atteggiamento di permanente vigilanza  contro la tentazione della certezza, a riconoscere che le nostre certezze non sono prove di verità, come se il mondo che ciascuno di noi vede, fosse il mondo e non un mondo con cui veniamo a contatto insieme ad altri. Ci obbliga perché, sapendo di sapere, non possiamo negare ciò che sappiamo”.

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