L’IMPORTANZA DELL’OCCHIO DI HORUS: DALL’ANTICO EGITTO AD OGGI

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Nell’antico Egitto l’occhio era considerato uno dei simboli più potenti e protettivi; i più noti erano   l’Occhio di Horus e l’Occhio di Ra, raffigurati in modo analogo pur appartenendo a divinità diverse.

Il sincretismo del dio Horus con il dio Ra diede origine alla divinità Ra-Horakhti.

Nell’antica cultura egizia il Sole era simbolo di calore, prosperità e sovrano dell’intero creato. La divinità identificata come dio Sole e creatore dell’universo era Ra. Dio supremo, autogeneratosi, si riteneva che governasse non solo il cielo e la terra ma anche l’oltretomba.

Rappresentato spesso con le sembianze umane e la testa di un falco, sovrastata dal disco solare.

Il mito dell’occhio di Ra racconta di come durante il sonno perse un occhio, il destro, perché si staccò per andare sulla Terra, spinto dalla curiosità. Durante la sua assenza il dio del sole si procurò un nuovo occhio che al ritorno del rivale non volle cedergli il suo ruolo. L’occhio pianse e Ra lo trasformò in un cobra posto al centro della sua fronte, l’ureo, a protezione del basso Egitto.

Secondo la mitologia egizia Horus, raffigurato come un falco dagli egiziani, era figlio di Osiride (re mitico dell’antico Egitto) e Iside, sua sorella e sposa.  Purtroppo Osiride fu ammazzato dal suo fratello Seth, dio del caos, che aveva come obiettivo quello di usurpare il trono e il diritto alla successione del figlio Seth.

Il mito racconta che Horus, volendosi vendicare dell’uccisione di suo padre, ebbe uno scontro violento con Seth durante il quale perse il suo occhio sinistro. Nonostante tutto sconfisse il suo nemico.

Grazie a Thot, dio delle Arti e della Medicina, recuperò l’occhio sinistro e lo reimpiantò nella sua orbita vuota, recuperando così la vista. In cambio dovette cedere 1/64 del suo occhio al suo guaritore. 

L’occhio di Horus ( occhio di Ra) era per gli antichi egizi un potentissimo amuleto; considerato simbolo della fortuna, della prosperità e della buona salute. Per tale motivo era posto all’interno dei bendaggi che avvolgevano il corpo del defunto, come simbolo della rigenerazione.

Agli occhi di Horus è connessa una numerologia.

In base alle antiche tecniche di misurazioni egiziane, il disegno dell’occhio di Horus si compone di diverse frazioni, ognuna con un suo significato:

  • 1/2 rappresenta            l’odore (forma di naso al lato dell’occhio)
  • 1/4 rappresenta            la vista e la luce (pupilla)
  • 1/8 rappresenta            il pensiero (sopracciglio)
  • 1/16 rappresenta             l’udito (freccia sul lato dell’occhio che punta verso l’orecchio)
  • 1/32 rappresenta          il gusto, il germogliare del frumento (coda curva)
  • 1/64 rappresenta          il tatto (piede che tocca terra)  

Il racconto egizio narra che un allievo scriba della Casa della Vita, fece notare al suo maestro che il totale delle frazioni ottenute sommando i valori dell’Occhio di Horus corrispondeva a 63/64 (1/2 + 1/4 + 1/8 + 1/16 + 1/32 +1/64 = 63/64). La risposta fu che il sessantaquattresimo mancante a completare l’unità sarebbe stato donato dal dio Thot allo scriba che si fosse messo sotto la sua protezione.

Adottato dalla Massoneria, dagli Illuminati e dai satanisti, nell’iconografia massonica compare ufficialmente nel 1797, nel libro Freemasons Monitor di Thomas Smith Webb. Secondo il massone Albert Pike: “Osiride era l’immagine della potenza generativa..ll Sole era chiamato dai Greci l’Occhio di Giove, e l’Occhio del Mondo; e suo è l’Occhio Onniveggente nelle nostre Logge” (Albert Pike, Morals and Dogma, pag. 476-477). Un potere spirituale, un custode vigile dell’umanità, rappresentazione del risveglio interiore di una parte spirituale: il Grande Architetto dell’Universo.

Per gli illuminati, una ristretta cerchia di persone che detiene il potere e che partecipa a rituali esoterici (Nobiltà Nera), l’occhio di Horus è un simbolo che appartiene a un linguaggio visivo, con il quale si evidenzia l’adesione. In questo caso, l’occhio che tutto vede simboleggia il controllo e il dominio sull’umanità. Il loro obiettivo è la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale (NWO) comandato da loro, in cui il mondo è sottomesso a una nuova schiavitù spirituale, in cui vige il culto luciferino.

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Sono molte le figure dell’industria cinematografica, discografica o della moda che lo utilizzano come messaggio in codice e che concorrono a veicolare la manipolazione mentale mirata al raggiungimento del loro progetto. Grazie alla loro opera, il rifiuto della morale cristiana e la distruzione delle regole morali, fondamenta delle culture precedenti, sono accettate e considerate normali. I giovani sono il terreno fertile da coltivare, perchè più facilmente manipolabili e perchè rappresentano la futura società: NWO.

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Sull’isola turca conosciuta come Cleopatra Island, la modella Naomi Campbell ha una villa a forma di occhio di Horus
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Promotore dell’occhio di Horus fu anche il bretone Aleister Crowely  (1875-1947), padre del satanismo moderno.

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Nel 1904, in viaggio con la moglie al Cairo, ricevette, attraverso un’evocazione medianica, il Liber al vel Legis (o Libro della Legge), in cui annuncia l’avvento di una Nuova Era, l’Eone di Horus, destinata a durare duemila anni. Per Crowley, Horus era una specie di «messia» che sarebbe venuto ad inaugurare un’epoca in cui si sarebbe distrutto il cristianesimo ed in cui si sarebbe promossa l’unione sessuale indiscriminata, fonte di energia e di potere. L’uso magico dello sperma non avrà, quindi, funzione riproduttiva ma quella di potenziare la forza vitale o il Kundalini, attraverso l’uso rituale di tecniche sessuali, orgiastiche, ispirate dalle scuole tantriche d’Oriente, in modo da raggiungere i più elevati livelli di spiritualità e di energia.

Questo libro divenne la base per la sua dottrina filosofica, il Thelema, in cui le tre idee chiavi erano:

  1. Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge;
  2. L’amore è la legge, amore sotto la volontà;
  3. Ogni uomo e ogni donna sono una stella.
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Nel suo libro scrisse: “io sono il Serpente che dona la Conoscenza e il Piacere e gloria fulgida, ed eccita i cuori umani con l’ebbrezza. Per adorarmi prendete vino e strane droghe di cui narrerò al mio profeta e inebriatevene…. Sii forte uomo! Desidera, godi ogni cosa dei sensi e dell’estasi: non temere che alcun Dio possa punirti per questo”.

Il Thelema (in greco significa volontà) descriverebbe lo spirito dei prossimi duemila anni e il cambio di coscienza indotto dell’intera umanità: nell’età di Horus ci sarà l’abolizione del concetto di un Dio esterno a noi stessi e la consapevolezza dell’identità dell’uomo con Dio. Obiettivo principale sarà la realizzazione della propria volontà, indipendentemente dalle barriere etiche, in accordo con la visione del satanismo razionalista: “Il diavolo non esiste” perché “non c’è altro Dio che l’uomo”.

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QUANDO LA MODA PROMUOVE IL MESSAGGIO: “NULLA E’ NORMALE – TUTTO E’ NORMALE”

In un  precedente articolo, pubblicato nel mio blog ho segnalato l’ambiguità di alcuni messaggi presenti nella collezione Designs ufficiali Steven Rhodes presenti sul mercato. In particolare cattura l’attenzione la linea di abbigliamento Wicked Clothes (vestiti malvagi), composta da T-shirt, felpe e body per bambini, in cui l’esoterismo e in particolare l’occulto è il tema principale delle illustrazioni da lui disegnate.

In “Sacrificare Toby” ci sono, addirittura, gli estremi per l’istigazione a delinquere, sec, l’art.  414 codice penale: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione.”

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Tuttavia questa linea d’abbigliamento non è l’unica che si caratterizza per messaggi subliminali che richiamano tendenze sempre più in voga nella nostra società. La moda, da sempre in grado di cogliere i fermenti sociali, ha trasferito nei propri abiti l’ambiguità di genere. E’ il caso di Alessandro Michele, direttore artistico di Gucci, che spesso caratterizza le sue sfilate con la presenza di modello/e dalle fattezze indecifrabili, sia per i tratti somatici che per i capi d’abbigliamento, a sostegno della tendenza Genderless: un look in cui si perde la distinzione tra maschile e femminile, dove le donne sono, ad esempio, vestite di pelle e gli uomini indossano zeppe vertiginose e borsette. Il tutto farcito da un’atmosfera che trasmette inquietudine, come in una delle sue sfilate del 2018.

“La collezione autunno/inverno 2019-20 di Alessandro Michele per Gucci è la rappresentazione di una società che attraverso il riconoscimento delle persone cerca se stessa……Uomini, donne, persone, esseri umani che usano gli abiti come usano i pensieri, le parole, le azioni.”

Ma la moda non si ferma qui.

Caroline Bosmans, madre di quattro figli, lavora come terapista nell’asilo psichiatrico. Appassionata di moda dei bambini, si è laureata presso il dipartimento di moda SASK Sint-Niklaas. Ha creato un suo marchio di lusso d’abbigliamento per bambini, in cui le piace giocare con i confini tra ragazzi e ragazze e non solo.

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La galleria di foto che promuovono i suoi capi d’abbigliamento su Instagram e Facebook si caratterizzano, molto spesso, per le pose dei bambini che simulano situazioni di morte, di sballo e che portano a pensare ad altro. Mai un sorriso, un gesto affettuoso che non lasci trasparire realtà oscure.

In una sciarpa indossata da un bambino si legge la parola “cloaca” nel carattere Coca Cola. Cloaca  è “La cavità comune in cui si aprono le vie intestinali, genitali e urinarie nei vertebrati come pesci, rettili, uccelli e alcuni mammiferi primitivi”. Quando si parla di cloaca ci si può riferire anche alla fogna e il bambino ha topi sulla giacca.

Ma la cloaca è anche il pene del gallo che si accoppia con la gallina attraverso una copulazione cloacale. Il rapporto avviene in maniera diversa rispetto a gran parte degli animali, in quanto non c’è penetrazione da parte del maschio nell’apparato riproduttivo della femmina. Cosa vi induce a pensare? Il tutto contornato dal simbolo dell’occhio.

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Il mondo infantile, promosso da questa linea di abbigliamento, porta a immaginare non a una realtà immacolata, gioiosa, spensierata, come dovrebbe essere quella di un bambino, ma a un mondo ricco di trappole e di mostri, pronti a sbranarlo in tutti i modi.

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Forse sono i che sono fuori dai tempi, forse sono io che non riesco a cogliere il lato artistico di tutto ciò. Certo è che, come mamma e come consumatrice, un capo di abbigliamento così, ai miei figli, non lo comprerei mai.

QUALCOSA NON VA IN QUESTA LINEA DI ABBIGLIAMENTO GIOVANILE

Steven Rhodes è un illustratore e un Graphic Designer che vive in Brisbane, in Australia.

Su Amazon è in vendita la collezione più vasta dei Designs ufficiali Steven Rhodes presenti sul mercato: abbigliamento, adesivi, tazze, cover per cellulari, quaderni, cuscini, arazzi. In particolare cattura l’attenzione la linea di abbigliamento Wicked Clothes (vestiti malvagi), composta da T-shirt, felpe e body per bambini, in cui l’esoterismo e in particolare l’occulto è il tema principale delle illustrazioni da lui disegnate.

Si compone di diverse categorie: Satanism (satanismo), Death ‘n’ Bones (morte e teschi), Witchcraft (stregoneria) e Ghosts & Aliens (fantasmi & alieni).

Apparentemente divertenti e trasgressive, ricche di scenari alternativi che rendono omaggio agli anni 80, illuminati dal neon, concorrono in realtà a promuovere il satanismo attraverso una sottile forma di persuasione occulta.

Sappiamo, infatti, come sia possibile operare un cambiamento nell’opinione pubblica facendo in modo che concetti totalmente respinti al loro apparire possano essere successivamente accettati dalla società, attraverso diversi gradi. Si inizia con l’inserire il concetto tabù fino al cuore dei cittadini per fare in modo che lo facciano proprio, attraverso opere ben governate, che hanno come scopo quello di normalizzare concetti inizialmente inaccettabili.

Ma in questa linea di abbigliamento ci si spinge oltre.

Una sezione di t-shirt a parte prende il nome di “Activities of children” (Attività per bambini). Quali sono?

Invocare demoni

'Let's Summon Demons' Ringer Shirt

Iniziamo un culto

'Let's Start A Cult' Shirt

Economia per bambini, Vendi la tua anima

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Economia per bambini, patto con il diavolo

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Apri la scatola di Pandora

Economia per bambini, facciamo una seduta spiritica

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Se fino ad ora le illustrazioni possono indurre i bambini ad avvicinarsi all’occulto, in “Sacrificare Toby” ci si spinge oltre.

Riporto qui l’art. 414 codice penale: Istigazione a delinquere.

“Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione.” Come tale s’intende un reato di condotta; quindi non serve il verificarsi dell’evento e la finalità deve essere quella di far commettere un determinato reato considerando il fatto positivo.

E’ oramai abitudine banalizzare, ignorare o trovare divertenti se non addirittura geniali, atteggiamenti o promozioni commerciali che hanno come denominatore comune l’istigazione dei giovani all’avvicinamento a tutto ciò che è contro la vita, al male, alla violenza.

Possiamo stupirci dei fatti di cronaca nera che hanno come protagonisti i nostri ragazzi?

 

La cannabis Light e il parere espresso dal Css (Consiglio superiore della sanità)

La cannabis light è stata ultimamente oggetto di discussione a causa del parere espresso dal Consiglio superiore della sanità e per le limitazioni alla vendita imposte dal verdetto depositato il 30 maggio dalla Cassazione: “La coltivazione è consentita senza necessità di autorizzazione ma possono essere ottenuti esclusivamente prodotti tassativamente elencati dalla legge: possono ricavarsi alimenti, fibre e carburanti ma non hashish e marijuana”.

Quali sono le sue caratteristiche?

La cannabis legale italiana, o cannabis light, è una tipo di infiorescenze di cannabis  prodotta e certificata come “a basso tenore di THC” , ossia inferiore allo 0,2%, con una tolleranza fino allo 0,6%.

Il contenuto di cannabidiolo, CBD, non presenta invece limiti legali, perché non considerata sostanza psicoattiva e con una buona tollerabilità.

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Come si espresso il Consiglio superiore della sanità su questa sostanza e quali sono le motivazioni?

Come annunciato dalla ministra della salute Giulia Grillo: “Il precedente ministro della Salute il 19 febbraio scorso ha chiesto un parere interno al Consiglio superiore di sanità (Css) sulla eventuale pericolosità per la salute di questa sostanza. Il Consiglio si è espresso il 10 aprile scorso” e ha chiesto di fermare le vendite della ‘cannabis light‘, perché “non può esserne esclusa la pericolosità “. 

Il parere riguarda la marijuana legale, cioè quei “prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” (con livelli di Thc inferiori allo 0,2 per cento) in vendita nei ‘canapa shop‘ diffusi in tutta Italia.

Secondo il Css, è necessario attivare “nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti

I rischi per la salute, spiega il Css, riguardano  il Thc (tetraidrocannabinolo), principio attivo dei cannabinoidi: “La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili”.

Essendo il THC lipofilo, una volta assorbito, si distribuisce soprattutto negli organi che hanno concentrazioni significative di grasso. E’ il motivo per cui penetra rapidamente nell’encefalo attraverso la barriera emato-encefalica.

La sua capacità di sciogliersi nei grassi provoca un suo accumulo nell’organismo, con persistenza per svariati giorni, influenzato anche da fattori personali quali il metabolismo e il sistema di escrezione.

Il tempo di dimezzamento del THC varia tra 0.8 e 9.8 giorni. Questa eliminazione lenta tende ad intensificare l’effetto dei cannabinoidi. Ad esempio, l’assunzione giornaliera di 125 ml di olio di Canapa o 300 g di semi di Canapa corrisponde all’assunzione di 0.6 mg di THC, con conseguente positività del test delle urine, che non deve superare i 50 ng/ml di principio attivo. Ciò comporta problemi di carattere tecnico, come segnalato da Carlo Locatelli, Past President della Società Italiana di Tossicologia (Sitox): “Questo, va da sé, pone un problema per lavoratori, candidati in verifiche per le patenti e per il cittadino in generale”.

In una sua intervista inoltre dichiara che “Il business di prodotti “alla marjuana” promuove, di fatto, l’avvicinamento del cittadino a uno stupefacente. Tecnicamente non tale alle concentrazioni alle quali è venduto a tutt’oggi, ma che lo può diventare facilmente senza possedere un laboratorio chimico. Inoltre se si crea oggi desiderio, richiesta, mercato, nei confronti di un prodotto “light” – spiega Locatelli – è facile che domani la stessa tipologia di consumatori ricerchi lo stesso prodotto ma “migliore”, ovvero hashish e marjuana a concentrazioni di THC pericolosi per la salute”.

Un altro punto sottolineato dal Consiglio superiore della sanità è “il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri”.

Ma che effetti può provocare questa  sostanza? Secondo Vincenzo Di Marzo, direttore dell’Istituto di chimica molecolare del Cnr, noto esperto nel settore, non è facile fare ipotesi. Il contenuto di Thc dichiarato è effettivamente molto basso – spiega Di Marzo – per fare un paragone, le sostanze che venivano fumate negli anni ‘60 e ‘70 contenevano tra il 2 e il 4% di Thc, mentre le erbe moderne più potenti, come la skunk, superano il 20%”. “Esiste però una forte variabilità individuale nella risposta alla sostanza, e una certa differenza legata alla modalità di assunzione della sostanza, che rendono difficile dare una risposta univoca”, “Molto dipende inoltre da come si misura il contenuto di cannabinoidi. Nella pianta infatti non sono contenuti in forma attiva, ma in una non attiva, o carbossilata, che non produce effetti sul sistema nervoso. Il passaggio alla forma non carbossilata avviene con l’essiccamento e il riscaldamento, e quindi bisognerebbe essere sicuri delle percentuali di Thc in forma attiva presenti al momento del consumo, che spesso prevede il riscaldamento della sostanza, per poter ipotizzare i possibili effetti sul sistema nervoso”. Infine conclude Di Marzio, “non esistono molti studi sulla farmacocinetica del Thc, ed è quindi difficile comprendere in che modo influenzerebbe l’organismo il consumo ripetuto di tanti spinelli contenenti bassissime quantità di Thc, rispetto all’utilizzo di dosi minori di sostanza più concentrata (tipico del consumo ricreativo attualmente illegale)”.

Per  quanto riguarda il  cannabidiolo invece la situazione è più definita. E’ una sostanza perfettamente legale, di cui sono accertate le capacità antiansiolitiche e l’ottima tollerabilità. “Gli studi effettuati fino a oggi dimostrano che ha pochissimi effetti collaterali, anche a dosi estremamente elevate, molto più alte di quelle presenti nella cannabis”, sottolinea l’esperto.

Sulla base di quanto scritto, non sarebbe più onesto dire “ Lasciatemi fare una piccola canna ”, anziché aggrapparsi a scuse come quella del trattamento  personalizzato ansiolitico o antidolorifico, senza un controllo medico?

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LA PROPAGANDA DEL MALE

L’incremento del tasso di suicidi tra i giovani, dei disturbi depressivi, dei disordini alimentari e delle dipendenze, non solo dalle sostanze ma anche dalla tecnologia, sono il risultato della trasformazione della “società del benessere”, degli anni Cinquanta e Sessanta, nella “società del malessere” della nostra epoca.

Che caratteristiche presenta? Uno screditamento del male assoluto, attraverso un’opera volta a minimizzare la gravità di azioni, al punto da ritenerle normali, che ha come obiettivo i giovani ed è condotta da abili registi.

In questa “società del malessere” la realizzazione personale e lavorativa è diventata un traguardo sempre più impegnativo e difficilmente raggiungibile.

Lo stile sano di vita ha lasciato il posto a una perdita dei valori culinari, con il sopravvento del fast-food a base di prodotti di catene alimentari americane, del sushi e di kebab, responsabili di un incremento dell’obesità giovanile, con tutte le patologie che ne conseguono.

Il modello della famiglia tradizionale è stato sostituito da ogni alternativa, perché considerato obsoleto in una società progressista, con conseguente crollo dei matrimoni religiosi e delle nascite.

La distinzione tra maschio e femmina è sempre meno definita e il fluid gender sta entrando prepotentemente tra i giovani, anche grazie a una promozione del fenomeno attraverso la moda, incontri scolastici e non solo:

L’edonismo e l’individualismo hanno sostituito valori come l’altruismo, il rispetto per il prossimo, l’interesse per la collettività. I rapporti si sono banalizzati e ci si accontenta di un numero considerevole di amicizie virtuali a scapito di pochi amici sinceri e reali.

La dimensione del sacro sta avendo un’erosione significativa, specie tra i giovani che preferiscono riconoscere in Satana il punto di riferimento rispetto a Dio. Ciò è in parte legato a un processo d’inquinamento culturale spinto su più fronti: nei giochi virtuali sono, spesso, inseriti simboli esoterici che diventano familiari attraverso messaggi subliminali. Nei giochi di carte e di ruolo l’occulto, la magia e il demonio sono protagonisti assai acclamati.

Le case discografiche, promuovono cantanti che, spesso per puro marketing, si presentano al pubblico con testi musicali, caratteristiche e simbologie che presentano richiami satanici.

Tutto ciò trova il consenso di molti giornalisti e di direttori artistici televisivi che partecipano alla diffusione del fenomeno.

La blasfemia ha perso la sua sacralità tra i giovani ed è diventata d’uso comune, così come la bestemmia, oramai intercalare di molti ragazzi.

Questa realtà, tecnologica e progressista, libera da ogni schemi morali, definiti oscurantisti dai promotori, ha determinato, tuttavia, un netto incremento del disagio giovanile.

Ultimamente capita sovente di leggere di fatti di cronaca che coinvolgono baby gang.

Gli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale sull’adolescenza hanno rilevato che il 6,5% dei ragazzi minorenni fa parte di una banda giovanile, il 16% ha commesso atti vandalici, mentre tre ragazzi su dieci hanno partecipato a una rissa. Spesso sono ragazzi annoiati, con pochi obiettivi, tendenzialmente appartenenti a famiglie disattente e che traggono dalla coesione un senso di forza, talvolta di onnipotenza, come terapia alla propria vulnerabilità.

L’assuefazione al male e alla violenza indotta dal nuovo codice comportamentale promosso dal mondo ludico, tecnologico e dalla musica, funge da concausa perché determina una sorta di “deumanizzazione”; si perde la capacità di riconoscere negli altri quelle emozioni che il ragazzo non è in grado di vivere, riducendo il giudizio critico relativo al proprio comportamento.

Qual è l’obiettivo finale di questa trasformazione culturale? La società promossa dalla filosofia Thelema, elaborata da Aleister Crowley all’inizio del XX secolo, ispiratore del satanismo, il cui testo sacro è The Book of the Law (Il libro della legge).  

Tale legge si può riassumere in tre versi dello stesso Libro:

  • Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge
  • Amore è la legge, amore sotto la volontà
  • Non vi è altra legge oltre Fai ciò che vuoi.

Come scrisse Primo Levi: “Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto s’irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione.”

SERGIO MANDELLI DESCRIVE LUIGI ONTANI

Sergio Mandelli titolare presso Praline. Prelibatezze dal mondo dell’arte, si definisce così ” Ho scoperto la Bellezza a vent’anni, una mattina di primavera, andando in Vespa al Lago di Como. Da allora non ho mai smesso di cercarla.
Sono laureato in Letteratura Francese con una tesi su Pierre Klossowski. Per questo mi piace continuare ad occuparmi di letteratura: ogni tanto scrivo una poesia, oppure mi batto per far conoscere qualche scrittore che ritengo meritevole.
Nel campo dell’arte ho deciso di occuparmi dei contemporanei perché per me è fondamentale l’incontro personale con l’artista, vivere il mio tempo e partecipare al dibattito culturale in corso.”

In questo saggio Sergio Mandelli fornisce un’interessante chiave di lettura dell’espressione artistica di Luigi Ontani, svelando lati meritevoli di una riflessione, anche in considerazione degli ultimi fatti di cronaca che lo hanno riguardato.

LUIGI ONTANI

Parte prima: Premesse

Uno dei luoghi comuni della nostra epoca è che questa avrebbe fatto piazza pulita di alcuni dogmi di tipo religioso, assolutamente dannosi per la vera cultura, la quale dovrebbe essere libera da ogni superstizione e da ogni pregiudizio.

In realtà, a guardare bene, ogni epoca, e quindi anche la nostra, se le capita di distruggere dei dogmi, è solo per ricrearne degli altri.

La nostra ha creato dei dogmi in numerosi campi della vita sociale e culturale; vi è un campo, però, che ben si presta a produrne: quello dell’arte contemporanea.

Ad esempio, un dogma ben radicato riguarda lo statuto dell’artista, secondo il quale lo stesso artista dovrebbe essere messo in grado di potersi esprimere in piena libertà indipendentemente da ogni costrizione di tipo sociale o (non sia mai) morale.

Questo dogma viene di tanto in tanto però minacciato allorquando qualche opera contemporanea esce dagli stretti limiti delle gallerie e delle collezioni, per proporsi in un luogo pubblico.

Le cronache di questi ultimi tempi ci riferiscono della realizzazione di un monumento da parte dell’artista Luigi Ontani, che avrebbe suscitato assai più di una perplessità e molte critiche, anche dure.

L’opera in questione, che nelle intenzioni dell’artista avrebbe voluto omaggiare il proprio paese d’origine, è stata collocata in una zona importante di Vergato, un piccolo centro dell’Appennino bolognese.

Secondo la descrizione di una giornalista, Giulia Ronchi, si tratterebbe di “un monumento che, sul modello di una fontana seicentesca, è intriso di iconografia greca e romana, con dèi e creature mitologiche a raffigurare

il fiume Reno, il Torrente Vergatello, l’Appennino, e gli elementi della topografia del luogo. Al centro, un Fauno adulto dall’aspetto fiero, gli occhi bianchi e il pene eretto, tiene sulle spalle un putto alato.”

Orbene, le figure rappresentate in questa fontana, a detta di altri, in primis il senatore cattolico Simone Pillon, ricorderebbero ben altre simbologie, addirittura di tipo satanico e pedofilo.

Ora, al di là dell’appartenenza politica del senatore (che in questo momento non ci interessa), dobbiamo pur sempre rilevare che si tratta di un avvocato, dotato perciò di una certa cultura…

Alle sue si aggiungono le dichiarazioni assai più autorevoli di Giancarlo Politi, che definisce senza mezzi termini l’episodio “oltraggioso” e l’opera in questione “di una bruttezza indicibile, barocca e pesante”.

Ora, a parte i pareri personali, che possono essere i più vari, la domanda vera è: com’è possibile che di fronte allo stesso monumento, persone istrute possano trarre letture addirittura opposte fra loro?

E chi ha ragione?

Chi difende l’opera a spada tratta, in nome della libertà di espressione dell’artista, oppure coloro che dalla stessa opera si dicono scandalizzati?

La risposta è semplice: hanno ragione entrambi.

Parte seconda: L’ambiguità

Ma come è possibile?

Infatti, se ci poniamo di fronte a qualsiasi monumento, questo problema non esiste proprio.

Prendiamo ad esempio, per stare sempre in territorio emiliano, la celebre fontana del Nettuno – nota peraltro anche per i suoi contenuti erotici (la nudità del dio del mare, che da una certa angolazione sembra avere addirittura il membro in erezione; i getti d’acqua che provengono dai seni abbondanti delle nereidi…). Ebbene, qui non ci sono dubbi: la figura maschile è proprio un Nettuno, contrassegnato dal tridente, dal delfino e dalle nereidi, appunto.

Che poi la stessa opera avesse (come normale) anche messaggi di tipo politico, è evidente, ma sul significato non ci piove, nessuno potrebbe confondere Nettuno con altre divinità; e nemmeno la prossimità con dei putti potrebbe far pensare a tendenze di tipo pedofilo da parte del Giambologna.

In quest’opera di Ontani, invece, tutto è ambiguo, volutamente ambiguo, proprio perché l’ambiguità è l’ambiente naturale in cui vivono le opere di Ontani.

Parte terza. Dalla performance al tableau vivant

Ma andiamo con ordine. Luigi Ontani nasce proprio a Vergato (BO) nel 1943.

Dopo le prime prove risalenti alla fine degli anni sessanta, con la costruzione di oggetti chiamati Pleonastici, trova subito dopo il soggetto principale della sua ricerca: se stesso.

Dapprima si impegna, secondo una certa moda dell’epoca, in alcune performance in cui si presenta in situazioni paradossali; sono gli anni della body art, in cui alcuni artisti, soprattutto austriaci, si provocano ogni genere di auto-tortura.

Ontani, invece, preferisce una linea più morbida, che lo porta a diventare il soggetto di opere fotografiche.

Ad esempio si fa ritrarre nelle sembianze di San Sebastiano, secondo il modello di Guido Reni, nel dipinto conservato a Bologna.

Oppure, ispirandosi sempre ad un dipinto di Guido Reni, diventa un Ecce homo, la figura di Gesù Cristo torturato ed esposto in pubblico; e ancora: indossa gli abiti di Dante Alighieri, quelli di Pinocchio, interpreta a suo modo il mito di Leda e il Cigno, quello della lupa che allatta Romolo e Remo, e così via.

Accanto ai set fotografici esegue delle performance dal vivo in cui rimane immobile a rappresentare un certo soggetto: sono i tableaux vivants, i quadri viventi.

Con la conoscenza diretta dell’India, aggiunge anche immagini provenienti dalla mitologia indiana, vestendo i panni di Shiva, di Krishna e di varie entità riconducibili al mondo induista.

Il senso di queste operazioni ce lo spiega lui stesso in un’intervista:

Invece della performance come accadimento, mi sembrava più interessante considerare l’immagine vivente come pittura. Attraverso lo scatto fotografico avevo la sensazione di poter fermare il mio gesto nel tempo, quindi giocavo con un’illusione di infinito: in quel momento scelgo l’immobilità, l’istantanea della posa. C’era la convinzione di voler rimanere nello spazio dell’arte, apparendo nelle prime pose, come il San Sebastiano.

(Intervista con Andrea Bellini)

A differenza di alcune esperienze dell’epoca, insomma, in cui si cercava di far coincidere l’arte e la vita, lui procede al contrario, cerca cioè di sottrarre alla vita un attimo in cui il tempo si sospende e si eternizza.

Questo è, tutto sommato, l’aspirazione di ogni artista, dare senso alla vita (di per sé destinata a scorrere verso la morte) tramite la propria opera d’arte, che invece rimane per sempre.

Più precisamente, e come già accennato, lui riprende la moda del Tableau vivant, il quadro vivente, un gioco di società assai diffuso, soprattutto nel XIX secolo, in cui alcuni personaggi si mettono in posa per riprodurre una determinata immagine proveniente dalla storia dell’arte.

A dir la verità, alcuni anni prima di Ontani c’era stato il clamoroso precedente di Pier Paolo Pasolini, che ne “La ricotta” cita la deposizione di Cristo del Rosso Fiorentino.

Il quadro vivente, inoltre, era già stato oggetto delle riflessioni apparse in un romanzo di Pierre Klossowski, La revoca dell’editto di Nantes, apparso nel 1959, riflessioni che lo conducono ad approfondire l’essenza stessa dell’opera d’arte. Imitando un’opera d’arte, la vita si arricchirebbe di senso, attingendo ai significati che sono propri dell’opera d’arte rappresentata.

Inoltre, nella replica di un’immagine appartenente alla storia dell’arte si produrrebbe una moltiplicazione di strati temporali. Nel tableau vivant di Pasolini, la rievocazione della deposizione di Rosso Fiorentino evoca ed attualizza il tempo in cui quell’opera è stata realizzata, ma anche il tempo in cui effettivamente si è verificata la deposizione originaria di Cristo.

Il quadro vivente fa vivere in sé un gioco di specchi che si può, in alcuni casi, moltiplicare all’infinito.

Parte quarta. La morte di Dio

In realtà, nel mondo di Ontani, il quadro vivente è caratterizzato da una “colpa originaria” che vanifica tutto il discorso fatto finora.

Che cosa?

La risposta è: la morte di Dio, un concetto elaborato dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche e che ha determinato il destino di gran parte della cultura Occidentale contemporanea.

Dio, infatti, nella cultura cristiana, è colui che garantisce l’identità della singola persona.

A differenza della filosofia buddista, cioè, in cui il nostro Io, alla fine delle reincarnazioni, ad un certo punto si dissolverà nel tutto indistinto – il Nirvana – nella dottrina cristiana, si sostiene esattamente il contrario. Il cristiano, infatti, sa che nell’ultimo giorno sarà giudicato, ossia condannato o premiato per le sue azioni in vita, e tornerà a vivere per l’eternità insieme al suo corpo, che gli verrà restituito nella sua integrità.

Se quindi Dio è lo specchio giudicante, colui che garantisce la nostra identità, con la Sua morte, con la Sua sparizione, che cosa succede?

Succede che noi non sappiamo più chi siamo.

Per questo motivo la nostra società abbonda di idoli da imitare, nella cultura, nella musica, nello spettacolo, nella politica…. Così la gente si identifica di volta in volta in Simone de Beauvoir, in Kennedy, nei Beatles, in Madonna (la cantante), in Pannella o nella Bonino.

Si adottano i loro comportamenti, si imita il loro abbigliamento, ci si ispira a loro per regolare i valori della propria vita.

L’uomo occidentale, si ritrova cioè coinvolto in una affannosa ricerca del proprio vero Io; c’è chi si rivolge alla psicanalisi, c’è chi si rivolge ad altre religioni, c’è chi si dedica al culto di se stessi, ad esempio con l’ossessiva cura del proprio aspetto fisico. In ambito filosofico, una risposta sostanzialmente pessimista è stata data da dottrine di stampo esistenzialista, come il Sartre de La Nausea che va in direzione del disfacimento, della deformazione della propria immagine. L’artista che meglio di tutti ha rappresentato questa sensazione di disfacimento è stato sicuramente il pittore Francis Bacon.

Poi c’è chi si dedica all’arte contemporanea, la quale, per molti aspetti, è diventata un surrogato della religione, una religione misterica e misteriosa, dove i più non sanno quali verità vengano rivelate.

Parte quinta. Narciso e la maschera

Ontani cerca di risolvere il problema della propria identità nel proprio riflesso, nello sguardo di Narciso.

Narciso è il personaggio mitico che, guardandosi riflesso nell’acqua di uno stagno, si innamora della propria immagine.

Quindi, se è vero che è Dio a dare ad ogni individuo la propria identità, in mancanza di Dio, l’artista Ontani si fa dio a se stesso, una divinità astratta, fuori dal tempo.

Ora, quali caratteristiche ha questa divinità?

Innanzitutto quella di scivolare da una identità all’altra.

Ontani, siccome non può amarsi per un se stesso che non esiste, è costretto ad amarsi nelle fattezze di altri; per poter sopravvivere, per non morire, deve replicare continuamente la propria immagine; ed in quanto artista, cerca la propria identità nelle più diverse icone della storia dell’arte.

Impossibilitato a trovare la propria vera identità, si traveste di volta in volta in un personaggio diverso; il travestitismo, in fondo, denuncia l’incapacità di identificarsi con il proprio Sé profondo.

L’artista-dio Ontani, è perciò un dio che indossa sempre una maschera diversa; ciò significa che l’identità di Ontani scorre via in continuazione senza mai fermarsi in un aspetto definitivo.

Caratteristica della maschera, è, però, di essere falsa.

La maschera può nascondere, può persino rivelare una identità “altra”, ma non sanguina; quindi, se una delle caratteristiche dell’arte cristiana è quella di rappresentare corpi morenti prossimi alla risurrezione, quelli di Ontani sono corpi finti, che non muoiono.

Il suo Cristo incoronato di spine, il suo san Sebastiano, sono appena sporcati di rosso, si vede che è colore, che è finto, che non è nemmeno una imitazione del sangue. E’ parodia. Leggera, amabile, velata di ironia fin che vogliamo, ma è pur sempre una parodia.

Ma se il sangue non è vero, se non vi è nessuna morte, non è possibile nemmeno nessuna risurrezione. L’artista Ontani, muore tutte le volte che si mostra, ma solo per ripresentarsi subito dopo con un’altra maschera.

Per questo il gioco dei simulacri, che arricchiscono la propria vita sempre di più di nuovi significati, con lui non funziona; il mondo artistico di Ontani mette in scena una infinita erranza, la disperata erranza di Ontani nelle icone del mondo dell’arte.

In un certo senso possiamo dire che Ontani non produce arte, in grado perciò di rivelare una verità profonda dell’essere umano: produce altro.

Parte sesta. Tra Warhol, Duchamp e Eros

Cerchiamo di approfondire ulteriormente: se l’artista-dio Ontani esiste solo come immagine riflessa, la sua prima caratteristica è di esistere solo sulla superficie, di essere perciò un simulacro senza spessore, senza profondità.

Questo ci ricorda la celebre sentenza di Andy Warhol: “Non avete che da guardare la superficie dei miei quadri, i miei film e me stesso: eccomi. Nulla è nascosto.”

L’essenza della Pop-Art è quella di risolversi tutta in superficie.

Per questa ragione, l’opera di Ontani è Pop; e se Andy Warhol reiterava l’immagine di Marilyn, Ontani ripete all’infinito un solo soggetto, il proprio volto.

Questo presupposto trascina con sé delle conseguenze non indifferenti, la prima delle quali è che se l’Io si identifica con un’immagine, e se l’immagine è superficie, l’Io stesso non possiede nessuna vera identità personale.

Il regno di Ontani è lo stesso di Duchamp, il regno dell’ambiguità, dello scivolamento continuo dei significati, da un senso all’altro, in cui l’artista gioca nell’assumere identità che vengono immediatamente dopo rinnegate.

Come si sa, Marcel Duchamp lavorò a lungo sulla figura dell’androgino, di colui che contiene in sé il principio maschile e quello femminile. Celebre è il suo alter ego femminile chiamato Rrose Selavy, con il quale ha firmato alcune opere. Non meno celebre è la Gioconda con i baffi, e così via.

Ontani, per molti aspetti, sembra muoversi sulle orme di Duchamp.

Ad esempio, indossa abiti femminili nella sua Cleopatria, ricorrendo ad un altro dei vezzi di Duchamp, il gioco di parole, il calembour, che provoca improvvise alterazioni di senso, e dà origine ad imprevisti allargamenti dello spettro semantico.

Oppure, in un’immagine che dà origine a pensieri scabrosi, si traveste da Lupa, che dovrebbe (e non si sa bene come) allattare due bambini.

Gli aspetti erotici, nella sua opera, del resto, abbondano.

La stessa scelta reiterata del San Sebastiano, non è certo casuale, essendo diventata nel tempo una celebrata icona gay. Noto è l’episodio del giovane Mishima, che si mise a masturbarsi vedendo una riproduzione del dipinto di Guido Reni in un libro d’arte del padre.

Ricorrente è la inoltre la ripresa del tema dell’ermafrodito, sia nella posizione della celebre scultura classica, sia nella assai più inquietante figura in ceramica denominata, NarciJanErmafrodita, in cui un piede termina in uno zoccolo caprino, e l’altro prosegue in una lunga coda di serpente marino, sulla cui pinna terminale appare uno strano occhio.

Infine, quando lui si rappresenta nella figura di Leda, è inevitabile guardare al lungo collo del cigno come ad un simbolo fallico; Ontani, maschio, si innamora del sé femmina, e si produce in un atteggiamento di manifesto autoerotismo, che diventa ancor più evidente nella versione di “Leda e il cigno” come fontana.

Parte settima. La leggerezza dei simboli

Con l’uso della ceramica, le sue opere si arricchiscono di simboli. Ad esempio, negli annali delle cronache relative ad Ontani, ha fatto parlare di sé il “Grillo Mediolanum”, commissionatogli dalla giunta comunale di Milano nel 1995, e che consisteva in un “nanerottolo che aveva il suo volto, un Panettone e la merda d’artista di Manzoni sulla testa, mentre il busto ricordava i palchi della Scala. Con una mano  poi tratteneva al petto “I promessi sposi”; con l’altra mostrava al mondo l’uovo della pala Piero”.

(Alessandra Mammì)

Un assemblaggio di elementi diversi che suscitò una diffusa riprovazione, tant’è che l’opera venne in qualche modo fatta sparire.

Tornando all’opera NarciJanErmafrodita, abbiamo visto che sono presenti lo zoccolo e la pinna.

Sono tutti elementi che allargano lo spettro dei significati dell’”individuo” Ontani. Lo zoccolo caprino appartiene al fauno, figura mitica legata alla terra, al principio animale, erotico: il fauno è infatti sempre alla ricerca di belle fanciulle. Da qui la presenza del membro eretto dell’ermafrodito.

La coda, per contro, fa riferimento all’elemento marino, legato all’acqua, e perciò simbolo di fecondità femminile. Elemento ulteriormente rafforzato dal seno vistoso del soggetto rappresentato.

Infine, in questa e in molte altre opere, troviamo la presenza di un occhio. A cosa si riferisce?

Probabilmente all’occhio pineale, elemento che si trova frequentemente nell’opera del discusso scrittore francese Georges Bataille.

In realtà, la ghiandola pineale, presente nel cranio di ogni uomo, era stata interpretata da Cartesio come il centro identificativo dell’Io, la sede della coscienza razionale; Bataille, invece, ne fa una lettura opposta; secondo il principio del non-savoir, Bataille immagina una conoscenza svincolata dai limiti della razionalità, una conoscenza in grado di rivelare l’autentica dimensione esistenziale dell’essere umano, che si manifesterebbe in alcune situazioni particolari come l’erotismo, l’angoscia, il riso, il pianto, tutte situazioni in cui si produrrebbe una sorta di uscita da sé.

Uscendo da sé, perciò, si perverrebbe – sempre secondo questa teoria – ad una conoscenza di sé più ricca e completa di quella che si identifica con la coscienza razionale.

Ora, le dichiarazioni di Ontani riguardo ai propri lavori, farebbero pensare ad un disincantato nichilismo.

Infatti, in una intervista dichiara: “Amo la ripetizione come possibilità di viaggiare verso l’infinito.”

E insiste: “Qualunque posa, qualunque simulacro purché utili a collocarmi fuori dal nostro tempo”.

Il senso della sua opera sarebbe perciò nel non avere senso alcuno, di produrre una sensazione di viaggio ininterrotto, senza meta, nel tempo e nello spazio.

“Sono cresciuto come un dilettante dell’arte. Che è anche arte del diletto. Senza mai assumermi la responsabilità del mestiere di dipingere, scolpire, poetare. Nessun messaggio da lasciare ai posteri. Nessuna velleità di cambiare la storia né di esserne cambiati.”

Ontani, perciò, sembra giocare con leggerezza con i simboli.

Parte ottava. Tra Horus e Bafometto

Il punto è che i simboli, invece, sono pesanti, sono molto pesanti, e si trascinano con sé milioni di informazioni che sfuggono al potere di controllo dell’artista, e per questo bisognerebbe maneggiarli con estrema cautela, a maggior ragione se esposti in uno spazio pubblico.

E’ tipico di Ontani, invece, come abbiamo visto, contraddire volutamente ogni principio di chiarezza.

Quindi, se uno dei criteri indispensabili ad un’opera pubblica è che il suo significato deve essere univoco, limpido, senza ambiguità, la fontana di Vergato, invece, abbonda di ambiguità, che danno legittima facoltà di possibili letture di senso assi diverso.

Ad esempio, la figura sdraiata in marmo bianco, con la barba e la coda di pesce, si dice che rappresenti un Tritone.

Cosa ci faccia un Tritone in mezzo alle montagne è tutto da spiegare; ancor più da spiegare è il fatto che lo stesso Tritone, normalmente raffigurato come figura maschile, venga rappresentato con un seno pronunciato.

Siamo ancora nella compresenza dei due sessi, che può portarci da un’altra parte. C’è una dottrina che proclama l’unione dei sue sessi? Certo che c’è. La troviamo nel libro di Aleister Crowley (il famoso satanista)“Magick”, in cui si fa cenno all’ “Eone di Horus, due sessi in una sola persona”.

In questo capitolo, ovviamente farcito di oscurità e di rimandi tirati per i capelli, troviamo però tutti gli elementi per dare una lettura della fontana di Ontani radicalmente diversa dalle innocenti premesse enunciate dallo stesso artista.

Innanzitutto, Horus è un dio egizio noto, fra le altre cose, per essere stato sodomizzato dallo zio Seth.

Ecco che, improvvisamente, il senso del bambino sulle spalle di Ontani – che ha il pene in erezione – assume un significato assai più che inquietante.

L’iniziazione di Horus, sempre secondo Crowley, evocherebbe nientepopodimeno che il Diavolo: sì, stiamo parlando proprio di Satana. Il quale, però, non sarebbe quel malvagio essere sempre alla ricerca della nostra dannazione, ma – al contrario – sarebbe apportatore di luce, rappresentato dall’altro occhio, e che si darebbe da fare per liberare la nostra identità dalle costrizioni di una dottrina opprimente.

Innanzitutto ci spiega che non esistono bene e male, ma sono solo opinioni momentanee di cui servirsi alla bisogna; così come non esistono destra e sinistra, alto e basso. Tantomeno esiste il “vero” “epiteto assolutamente inintelligibile”.

A questo punto, citiamo un passo per intero: “il Diavolo è il Capricorno, il capro che balza sulle montagne più alte, la divinità che, se si manifesta nell’uomo, fa di lui l’Egipan, il Tutto”.

Ora: come viene raffigurato il Capricorno nello zodiaco?

Guarda caso, proprio come una capra con la coda di pesce…

Quindi, il Tritone della fontana, può anche essere benissimo interpretato come un capricorno, che non a caso sta in mezzo ad alte montagne.

“Quindi” prosegue” è l’Uomo fatto Dio, esaltato e ardente; è pervenuto consciamente alla sua piena statura ed è pronto a intraprendere il suo viaggio per redimere il mondo”.

Infine, per dare un termine a questo saggio che sta diventando eccessivamente lungo, vi è un simbolo di sapienza suprema, che riunisce i due sessi in un’unica persona, ed è il Bafometto.

Bafometto è il titolo di un romanzo di Pierre Klossowski, assai complesso persino da riassumere, in cui però le identità (come sempre in questo scrittore) scivolano l’una nell’altra, mischiando femminile e maschile.

Più precisamente il Bafometto è una presunta divinità templare, divenuta di moda negli ultimi decenni in seguito al dilagare dell’occultismo.

In particolare se ne conosce una raffigurazione realizzata da parte di Eliphas Levi, un esoterista vissuto nell’Ottocento, che sembra alquanto convincente.

Senza addentrarci nella descrizione particolareggiata di tutti i simboli (non è questa la sede) non può non attrarre l’occhio dell’osservatore la presenza della testa di capro, di due seni fiorenti, e di un’asta in grembo alla figura.

Parte nona. Conclusione

Con tutti questi elementi a disposizione, come si può negare una interpretazione “altra” della fontana di Ontani, indubbiamente ricca di simboli esoterici e persino satanici?

Chi mi impedisce di formulare l’interpretazione, di un Ontani fatto Dio, che – attraverso l’iniziazione di Horus – evoca un Capricorno, ossia il diavolo, per intraprendere il suo viaggio di redenzione del mondo?

Di un Ontani che si vede nel Bafometto, figura che si autorigenera e basta a se stessa?

Del resto, gli elementi ci sono tutti, e nell’ambiguità, ogni interpretazione è lecita.

Perciò, se in un essere con le corna, con il pene in erezione e con in spalla un bambino, qualcuno vede un chiaro riferimento pedofilo, ha tutto il diritto di vederci un elemento pedofilo, indipendentemente dalla volontà dell’artista.

E se nella stessa figura c’è chi intravede la presenza di simboli satanici, ha tutto il diritto di vederceli.

Inutile dire che, rimanendo nell’ambiguità, Ontani, quando si trova a dover dare una risposta, tiene sempre aperta una via di fuga, la possibilità di sgusciarsene via, di cavarsela con un gioco di parole, che gli consentono di fuggire dalle proprie responsabilità.

Del resto, come da lui sostenuto, lui non si pone certamente alcuna problematica relativa alla propria responsabilità sociale.

La sua opera, come abbiamo detto, non nasce certamente per essere condivisa da un grande numero di persone, ma solo per permettere all’artista-dio-Ontani di confermare la propria esistenza in vita in quanto artista.

La responsabilità sociale, invece, dovrebbe essere il punto di riferimento costante di chi amministra la cosa pubblica; in questo caso, purtroppo, non è stata adeguatamente assunta come criterio centrale nella scelta di un’opera da collocare in una posizione pubblica.

A sostegno dell’opera gli amministratori non sanno fare altro che rivendicare la chiara fama dell’artista locale.

A questo punto, come detto all’inizio, l’arte ha smesso di essere un linguaggio in grado di rendere noti alcuni significati essenziali alla vita del singolo e della comunità, per diventare veramente una religione, da accettare per fede; e l’apprezzamento dell’artista, non dipende in alcun modo dalla qualità dell’opera esposta, ma dalla sua fama ottenuta nel ristretto mondo dell’arte cosiddetta contemporanea.

Il lato oscuro di Summoners War: Sky Arena

E’ un gioco online multi giocatore, creato da Com2uS, lo sviluppatore dei giochi della Corea del Sud e rilasciato il 12 giugno 2014 all’Electronic Entertainment Expo per dispositivi iOS e Android. 

Ha ottenuto un notevole successo, con oltre 100 milioni di download in tutto il mondo e più di un miliardo di dollari di guadagno; ha raggiunto lo status di top-10 in oltre 84 paesi nell’App Store di Apple e in oltre 54 paesi su Android.

I giocatori assumono il ruolo di evocatori di mostri che si presentano in cinque elementi: acqua, fuoco, vento, luce e oscurità. Ogni mostro può ospitare sei rune, che hanno la funzione di aumentare le sue statistiche innate.

La battaglia termina quando un giocatore riesce a eliminare tutti i mostri dalla squadra avversaria.

Apparentemente innocuo e divertente, come del resto la maggior parte dei giochi proposti, salta all’occhio un particolare: l’iniziazione a una simbologia di natura alchemica cabalistica, massonica e in parte in uso anche nei satanisti.

Il giocatore ha il ruolo di evocatore. Che cosa significa? Nella lingua italiana è colui che chiama entità misteriose. Si evocano, infatti, spiriti nelle sedute spiritiche, nella Wicca o demoni nelle messe nere.

Nel gioco possiamo vedere la presenza di esagrammi, dove si evocano i mostri, che contengono le seguenti figure e simboli:

Il triangolo equilatero: con i suoi tre lati e angoli uguali, simbolizza la Trinità divina nel cattolicesimo.

Nella Massoneria i tre lati del triangolo esprimono il ben pensare, il ben dire, il ben fare ma anche Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Le tre punte “Passato, Presente e Futuro”, i tre angoli “Saggezza, Forza, Bellezza”. Ma il triangolo può anche significare Luce, Tenebre (i lati obliqui), Durata (la base).

Nella simbologia alchemica il triangolo esprime i tre principi: Zolfo (intelligenza, spirito), Mercurio (solido, materia) e Sale (energia, Corpo Astrale).

Nell’esoterismo il triangolo contenuto in un cerchio è il sigillo di Saturno. Usato per riti magici rivolti sia verso il bene che verso il male.

L’Occhio onniveggente o Occhio di Horus: nella Massoneria, simbolizza sul piano fisico il Sole, su quello intermedio il Verbo e sul piano spirituale il Grande Architetto dell’Universo.

In queste basi si pone all’apice del triangolo e anche ai due lati superiori.

Nel satanismo il riferimento è a Lucifero. Secondo Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana, il nostro primo dovere è “aprire il terzo occhio alla visione”.

Il pentacolo composto dalla congiunzione di due triangoli equilateri (di cui uno con il vertice in basso e uno con il vertice in alto) contenuti in un cerchio, corrisponde nell’esoterismo al sigillo di Salomone; nei rituali magici consente di ottenere potere e successo oltre ad avere un ruolo di protezione da nemici manifesti e occulti.

Nella Wicca è utilizzato nel rituale minore dell’esagramma, di evocazione.

Il sigillo di Salomone è anche la rappresentazione della posizione degli Ufficiali nella Massoneria: il Maestro Venerabile e i due Sorveglianti che dirigono la Loggia formano il triangolo ascendente mentre l’Oratore, il Segretario e i Copritori formano il triangolo discendente.

Nell’alchimia il triangolo con l’apice verso l’alto rappresenta il fuoco, viceversa l’acqua. I due triangoli che s’intrecciano rappresentano anche la fusione del Macrocosmo con il Microcosmo dell’Alto con il Basso, dell’Infinito con il Finito.

La stella a 8 punte, simbolo utilizzato nella Massoneria, nel satanismo è la stella di Astaroth, la nipote di Beelzebub: consigliera guida sia per i demoni sia per gli umani, si occupa della maggior parte degli affari umani, governa quaranta legioni di spiriti. E’ anche il simbolo del Caos.

Nella simbologia alchemica rappresenta la Stella Polare ma anche del Mattino, il pianeta Venere, il cui ciclo è di otto anni e storicamente definito con il nome di Lucifero: portatore di luce.

Nei simboli contenuti negli esagrammi, troviamo, infine, quello della Luna. Rappresentazione dell’oscurità, del nostro Io nascosto, della magia, dell’esoterismo e dei sogni.

Nella corona delle basi sono raffigurati i simboli delle Rune, dal significato spirituale e divinatorio.

Sono uno degli Oracoli più diffusi e famosi al mondo. Trovano le loro origini nella tradizione germanico-vichinga e furono impiegate dal popolo Celtico per pratiche magiche.

Risultati immagini per rune celtiche

Nel gioco i personaggi sovente sono un richiamo alle tenebre e ai demoni.

I giochi che negli ultimi anni riempiono la vita dei nostri giovani ed in particolare le ore dedicate allo svago e al relax, si caratterizzano per la presenza nella grafica di richiami massonici ed esoterici.

E’ noto che in questi momenti la nostra mente è particolarmente predisposta a ricevere stimoli subliminali. Il gioco, inoltre, attiva il meccanismo di piacere e di ricompensa, che determina la liberazione di dopamina, neurotrasmettitore deputato al piacere.

Risultati immagini per dopamina e circuito del piacere nel gioco

Questi presupposti ci fanno comprendere come in questi giochi niente sia lasciato al caso.

Una moltitudine di ragazzini avvicinati, inconsapevolmente, al mondo esoterico e massonico attraverso un sottile meccanismo di inquinamento culturale proveniente da ogni forma di comunicazione.

Un suggerimento, rifacendomi a concetti espressi dall’antropologo Gregory Bateson, potrebbe essere quello di sviluppare un’ecologia della mente volta a recuperare un senso più pulito di ogni forma di cultura, libero da qualsiasi tipo di messaggio subliminale e deviato che hanno come ultimo scopo quello di produrre redditi sulla pelle di ognuno di noi.

What a gloom: che tristezza!

E’ possibile divertirsi e vincere facendo  soffrire più che si può la propria famiglia?

Nel gioco di società Gloom sì.

Pubblicato dalla  Atlas Games nel 2004, è stato vincitore dell’ Origins Award nel 2005 come miglior gioco tradizionale di carte.

Dalla grafica sicuramente dark e noir, le carte presentano un testo che aggiunge un tassello alla storia, dalle caratteristiche satiriche e di black humor e dal finale tragico, elemento fondamentale per vincere la partita.

Il gioco richiede la partecipazione dai due ai quattro giocatori ed è composto di:

  • 20 carte personaggio in quattro famiglie con cinque personaggi ognuna
  • 58 carte modificatori
  • 12 carte evento
  • 20 carte morte imprevista

Ogni giocatore sceglie una delle quattro famiglie costituite da cinque membri e dalle seguenti caratteristiche:

  • Hemlock Hall: una famiglia in cui troviamo un maggiordomo,  una figlia Lola e due dolci gemelli sociopatici, posseduti dal demonio e la loro bambinaia in attesa di ucciderli.
  • Dark’s Den of Deformity: un circo gestito da artisti e da un direttore privo di raziocinio. Possiamo, inoltre, trovare un “uomo barbuto”, una cantante d’Opera, un clown brutto e terrificante e una donna tatuata.
  • Castle Slogar: qui una professoressa impedisce a suo marito e sua figlia di morire, mentre prova a dar vita a un pupazzo da regalare alla figlia come amico perfetto, grazie all’aiuto di un aiutante becchino.
  • Blackwater Watch: la Matriarca e il suo accolito tengono tutti ai propri ordini i restanti familiari (Angel, Mordecai e un cane) nella fattoria, nel cui terreno sono sotterrati orridi segreti.

Le carte personaggio sono poste sul tavolo, di fronte al giocatore che guiderà le sorti della famiglia. Le altre carte sono mischiate in un mazzo unico e ogni giocatore pesca a questo punto cinque carte.

Inizia il gioco, il giocatore che ha trascorso la giornata peggiore. Nel caso in cui tutti abbiano subito qualcosa di veramente spiacevole, incomincerà il proprietario del gioco.

Oltre alle carte personaggio troviamo le seguenti tipologie di carte:

  • Modificatore: una volta messe su un personaggio aggiungono dei punti Pathos in positivo o negativo o provocano effetti speciali.
  • Evento: alcune si possono usare durante il turno di un altro giocatore, altre durante il proprio turno, per poi essere scartate. Hanno immediato effetto speciale, che potrebbe spostare di poco/molto l’equilibrio del gioco.
  • morte improvvisa: si possono mettere solo su un personaggio con punti pathos negativi, uccidendolo e togliendolo dal gioco.

L’obiettivo di ogni giocatore è, da un lato quello di far accadere le peggiori tragedie ai propri personaggi, fino alla  morte di tutti i membri, dall’altro, cercare di far eseguire azioni che suscitino felicità ai personaggi degli avversari. Vince, infatti, chi ha provocato le peggiori disgrazie ai membri della propria famiglia.

Buona parte del divertimento in Gloom è determinata dalle storie narrate dai singoli giocatori nel momento in cui si lanciano le carte influsso; ognuno, infatti, ha il compito di spiegare gli effetti della carta giocata e come avvengono, realizzando  storie deprimenti e terrificanti. Per tale motivo deve essere giocato da persone capaci di immedesimarsi nella vicenda, poiché il vero divertimento non è tanto vincere la partita, ma quanto quello di “vivere delle vicende di morte”.

Divertente? Black humor?  Io oserei dire preoccupante.

Come in altri giochi, anche virtuali, il divertimento passa attraverso azioni violente, sadiche nei confronti delle persone che in teoria dovrebbero essere il tuo nido; quasi a consentire, attraverso la finzione, di dare libero sfogo alla rabbia repressa nei confronti dei propri familiari e non solo.

E’ il caso anche di Binding of Isaac,videogioco pubblicato tramite Steam nel settembre del 2011; qui il giocatore controlla un bambino, Isaac, che deve salvarsi dalla madre, la quale lo vuole uccidere per richiesta di Dio, come prova della sua fede. La mamma sarà il boss da sconfiggere di fine gioco e una volta uccisa Isaac sarà salvo.

Se il tuo bersaglio sono invece i professori? Allora gioca a “Don’t whack your teacher” . In questo gioco il giocatore ha dieci modi per sbarazzarsi dell’insegnante: può fracassare una sedia sul suo capo o scagliare vari oggetti contro il docente, come un vaso pieno d’api.

Risultati immagini per Don’t whack your teacher” .

Da un lato ci inorridiamo di fronte a fatti di cronaca nera che coinvolgono giovani adolescenti, dall’altro non poniamo la giusta attenzione verso la realtà ludica che occupa il loro tempo libero e che consente di rendere normale e lecito ciò che è contro ogni regola morale.

Quando finalmente si deciderà di prendere seri provvedimenti forse sarà troppo tardi.

IL FASCINO DI SATANA

Billie Eilish, definita il “futuro del pop”; una ragazzina che ha ottenuto il suo primo successo a quindici anni: il viso, innocente, incorniciato da capelli lunghi dal colore in continuo cambiamento (dall’argento al blu), carnagione pallida, occhi chiari e inespressivi e un sorriso che non compare mai.

Risultati immagini per Billie Eilish,

Nel giro di un anno e mezzo è diventata una delle icone mondiali della musica pop dark.

Il suo primo album, “When We All Fall Asleep, Where Do We Go?” solo il primo giorno sulla piattaforma di streaming Spotify è stato ascoltato 46.9 milioni di volte e negli Stati Uniti sono stati più di 170 milioni gli stream on demand.

In un’intervista descrive “bury a friend”, uno dei suoi successi, affermando che è  “letteralmente il punto di vista di un mostro sotto il mio letto. Se ti metti in quello stato mentale, cosa sente e cosa fa quella creatura?”. “Confesso di essere quel mostro, perché io sono il mio peggior nemico. Posso essere anche il mostro sotto il tuo letto”.

https://youtu.be/HUHC9tYz8ik

Ama arricchire i suoi video con scene di possessione demoniaca, in cui la protagonista cammina, innarcandosi all’indietro, come accade nel corso di alcuni esorcismi.

Gli occhi sono talvolta privi di pupille e altre volte esprimono tutta l’oscurità che invade la sua anima.

Eppure la possessione è, molto spesso, fonte d’ilarità e associata a credenze oscurantiste e medioevali.

Che cosa spinge una cantante cresciuta nello show business e con dietro una grossa casa discografica, l’Interscope, a scegliere un tema così discusso?

Nei giovani la possessione demoniaca esercita molto fascino così come il mondo legato all’occulto e l’adorazione di Satana.

https://www.youtube.com/watch?v=vyQZ13jobIY

Sebbene il demonio sia non riconosciuto e considerato lontano dalla realtà attuale, sempre più scientifica e meno religiosa, negli svaghi e nella fantasia giovanile è molto attraente, in tutti i suoi aspetti e gli è riconosciuto il suo potere sul corpo e sulla mente.

Satana, con i sentimenti di paura, terrore e oscurità è in grado di provocare emozioni paradossalmente di elevato piacere, conseguenti all’intreccio tra sentimento di terrore e maestosità della sua immagine, in grado di creare un senso di sudditanza sui giovani.

E’ un aspetto che non può e non deve essere sottovalutato da noi adulti.

BUONE MUSICHE GENERANO BUONI COSTUMI

Nell’antica Grecia si diceva “Buone musiche generano buoni costumi”.

Per Platone “la musica non deve mirare al divertimento ma a formare armoniosamente le personalità”.

La musica e la ginnastica, infatti, erano, per il filosofo, le attività preposte a educare: la prima l’anima e la seconda il corpo.

Siamo agli inizi del 300 a.C.

Immagine correlata

Negli anni 70 Jimi Hendix affermò come si può ipnotizzare le persone con la musica: “quando si raggiunge il loro punto più vulnerabile, possiamo predicare al loro subconscio tutto ciò che vogliamo”.

Nello stesso periodo Mick Jagger, leader dei Rolling Stones affermava analogamente: “Noi lavoriamo sempre per dirigere il pensiero e la volontà delle persone e la maggior parte degli altri gruppi fa altrettanto”.

E’ veramente così?

Grazie agli studi di neuroimaging e di neuroscienze si è potuto evidenziare come l’ascolto musicale intenso si accompagna alla liberazione di dopamina, neurotrasmettitore responsabile della sensazione del piacere, al punto da determinare il “brivido musicale” (la pelle d’oca).

Tanto più la musica ci piace e maggiore è l’attivazione del sistema dopaminergico che interviene anche nel meccanismo della ricompensa, ossia la tendenza a ripetere azioni che hanno provocato sensazioni positive.

Numerosi studi mostrano come la musica, grazie alle emozioni che induce, influenza i nostri stati emotivi e cognitivi sia in senso positivo che negativo.

Se da un lato Tobias Greitemeyer, dell’Università di Innsbruck, ha mostrato come alcune canzoni inducano compassione e generosità, al punto da indurre a svolgere azioni benefiche, uno studio condotto dall’American Journal of Publich Health 1996-99, ha invece evidenziato come ragazzi adolescenti afro-americani esposti a video musicali rap, erano più propensi a compiere atti antisociali.

i 10 benefici della musica

Nel 2011 un altro esperimento condotto da John Mast e Franck McAndrew, del Konx College ha evidenziato come i testi violenti contenuti in una melodia siano responsabili di un incremento dell’aggressività nei partecipanti allo studio.

L’industria discografica, grazie ad esperti del settore, identifica le caratteristiche fondamentali affinché un brano diventi un tormentone, o earworm/ sticky music come definito dai ricercatori inglesi. La diffusione del brano in tutti canali concorre alla realizzazione del processo.

Risultati immagini per INMI, Involuntary Musical Imagery

Che cosa succede? Che canzoni che inizialmente non ci piacciono finiamo per fischiettarle continuamente o ritrovarcele nella nostra testa senza volerlo.

Questo fenomeno è definito INMI, Involuntary Musical Imagery.

Che caratteristiche deve avere il brano musicale affinché ciò avvenga?

Deve essere familiare; il ritmo o le parole ci devono riportare a ricordi piacevoli legati anche a musiche analoghe, la melodia deve essere semplice ma con risvolti inaspettati, in modo che catturi la nostra attenzione.

A queste caratteristiche si associa il contesto sociale: i media possono influenzare in modo marcato l’ascesa di cantanti e di canzoni che in altro modo non troverebbero spazio.

In sintesi, si può rilevare come una canzone, sia tramite la musicalità, sia tramite il testo, possa esercitare un’influenza profonda sulle nostre emozioni e sulle nostre menti, al punto da influenzare più o meno fortemente i nostri comportamenti in base alla stabilità emotiva e alla lucidità con cui ci poniamo di fronte ad essa.

Come si può intuire gli effetti possono essere importanti, specie se ad ascoltarla sono ragazzini in cui da un lato la capacità critica non è ancora completamente sviluppata e dall’altro l’instabilità adolescenziale non permette di approcciarsi spesso con lucidità ad essa.