Cara Marilyn Monroe con l’avvento dei social media anche tu saresti stata oggetto di body shaming.

Marilyn Monroe, da sempre considerata musa della bellezza e della femminilità e ispiratrice dei più importarti fotoreporter del mondo, nei giorni nostri non avrebbe passato indenne la gogna mediatica sui social a causa della sua leggera cellulite sulle gambe. Forse anche lei sarebbe dovuta ricorrere al Photoshop prima di postare alcune foto in cui le imperfezioni del suo corpo non passano inosservate.

 

In questa società, basata sull’immagine, imperversano, infatti, l’ossessione del corpo perfetto e il continuo confronto con gli altri, conseguente a un senso d’inadeguatezza e di fragilità che colpisce molti giovani. Ecco che il body shaming, ossia quella forma di bullismo che colpisce l’aspetto fisico delle persone, è sempre più frequente. Critiche, talvolta mascherate sotto forma di commento apparentemente innocuo e altre volte volutamente spietate, possono determinare ferite profonde e conseguenze drammatiche come l’induzione di atteggiamenti anoressici.

La paura di essere giudicati nel proprio aspetto fisico non risparmia nessuno, uomini e donne. Le palestre si affollano di ragazzi che sollecitano i propri muscoli, al limite della rottura tendinea, con pesi e bilancieri al fine di ottenere la tanto agognata tartaruga addominale e pettorali e bicipiti da far invidia a Rambo. Il tutto arricchito da pasti iperproteici, per aumentare la massa muscolare, al punto di entrare nel meccanismo definito con il nome di vigoressia o anoressia negli uomini: l’ossessione per la forma fisica. Nel 2016 ha provocato 3240 vittime; secondo i dati forniti dal Ministero delle Salute, in Italia sono circa tre milioni le persone che soffrono di questo disturbo.

Le giovani donne hanno perso la propria identità per uniformarsi al cliché che è in auge: magre al limite dell’anoressia, spesso con capigliature fluenti, attente a ogni minimo particolare e presenti su Instagram a caccia di like con foto o video in cui l’unico soggetto è il loro corpo con la speranza di arrivare a essere un Influencer.

Al giorno d’oggi non c’è spazio per le persone in sovrappeso, spesso oggetto del fat shaming, ossia la derisione di qualcuno per la sua obesità o per i chili di troppo. E’ un bullismo che si esprime con forme implicite (occhiate, allusioni al modo scorretto di alimentarsi) a forme esplicite come rimproveri, insulti, derisioni, fino ad arrivare a discriminazioni sociali o lavorative.

Questa realtà è tanto insediata nella nostra società da essere sponsorizzata anche in molti contenuti mediatici.

Un esempio lo troviamo nella serie televisiva Insatiable, in cui un’adolescente in sovrappeso a causa di un incidente è ricoverata e perde trenta chili diventando una bellissima ragazza, pronta a vendicarsi delle torture subite per anni.  Un messaggio esplicito: magro equivale a bellezza mentre essere grassi è oggetto di derisione. Per tale motivo è stata accompagnata da molte polemiche e di petizioni prima ancora della sua messa in onda, perché accusata di body-shaming e fat-shaming.

https://www.youtube.com/watch?v=-BfCjzBjAaE   

E che dire del Pull a Pig, il gioco in cui vince chi va a letto con la ragazza più brutta per poi dirle che era tutto uno scherzo? Lo scopo? Quello di fare a pezzi l’autostima della povera malcapitata. Nel momento in cui la ragazza chiede di rivedere la sua “conquista”, quest’ultima risponde con un messaggio: “Sei stata pigged”.

In questa società, dove è esplosa l’importanza della rete e dell’immagine che si dà in essa,  superficialità e perfezionismo regnano, anche a costo di ricorrere alla chirurgia plastica già in età adolescenziale. Per contro, come diretta conseguenza, la ricerca del perfetto porta ad essere sempre più insoddisfatti di ciò che si ha.

Ne vale veramente la pena?

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