I TATUAGGI: BELLEZZA MA…

In Italia la pelle della popolazione è sempre più decorata. Ogni anno si spendono 300 milioni di euro in tatuaggi e secondo un’analisi condotta da  Unioncamere-InfoCamere, sulla base del registro delle imprese delle Camere di commercio a partire dal 2012, i tatuatori  sono aumentati di oltre 2.500 unità.

Un giro d’affari che vale circa 100 milioni di euro per 30 mila aziende che lavorano in sicurezza, senza contare il sottobosco di abusivi.

Sulla base dei dati raccolti da indagini dell’Istituto Superiore di Sanità, sono circa 7 milioni gli italiani tatuati e il fenomeno è più diffuso tra le donne (13,8% delle intervistate) rispetto agli uomini (11,7%).

Il primo tatuaggio è effettuato a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuati riguarda la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (29,9%).

Secondo Alessandro  Bonacorsi, in arte Alle Tatoo, a dare impulso a questa moda sono stati gli influencers, come i calciatori o i cantanti, che postano sui vari social i loro nuovi tatuaggi.

Esiste un altro aspetto della medaglia, meno romantico ed estetico, che riguarda gli effetti collaterali e gli eventuali rischi per la propria salute, troppo spesso non  considerato.

Da un lato, infatti, ci sono gli effetti collaterali e i danni direttamente determinati dalla composizione degli inchiostri  per tatuaggi e make-up permanenti, dall’altro il rischio di un ritardato intervento su un eventuale melanoma formatosi sulla pelle.

La presenza di un chiaro segnale epidermico della neoplasia potrebbe essere nascosta da un tatuaggio, specie se esteso, con un conseguente ritardo nell’approccio terapeutico.

Il melanoma è uno dei tumori più aggressivi della pelle; è la seconda neoplasia più frequente tra i tumori giovanili e la sua incidenza è in continua crescita.  Spesso il primo segno è un cambiamento nella forma, colore, dimensione di un neo esistente ma può anche apparire come un nuovo neo. La sua diagnosi precoce ha aumentato il tasso di sopravvivenza (87%). Se non è asportato in tempo, scende in profondità e le cellule maligne entrano nel sangue  causando le metastasi.

Uno studio condotto da un  team di scienziati tedeschi e dell’ESRF (European Synchrotron Radiation Facility) francese, pubblicato dal magazine Scientific Reports, mette in correlazione i tatuaggi all’insorgere di alcune tipologie di tumori.

La maggioranza  degli inchiostri da tatuaggio contengono non solo pigmenti organici ma includono anche conservanti e contaminanti. Tra questi il nichel, cromo, manganese o cobalto. Oltre al nero ‘carbon black’, il secondo ingrediente più comune usato negli inchiostri per tattoo è il biossido di titanio (TiO2), un pigmento bianco che s’impiega  per creare alcune tonalità, mescolato con coloranti.

Gli scienziati hanno ottenuto  un’immagine molto precisa sulla posizione del biossido di titanio una volta entrato nel tessuto.

Bernhard Hesse, uno dei primi due autori dello studio, riporta quanto segue: “Sapevamo già che i pigmenti viaggiano dai tatuaggi ai linfonodi per via delle prove visive: i linfonodi diventano colorati con il colore del tatuaggio. E’ la risposta del corpo per pulire il sito di ingresso del tattoo. Quello che non sapevamo è che migrano in una forma nano, il che implica che non possano avere lo stesso comportamento delle particelle a livello micro. E’ questo il problema: non sappiamo come reagiscono le nanoparticelle”

Antonino Di Pietro, presidente dell’International – Italian Society of Plastic – Regenerative and Oncologic Dermatology, in un’intervista a Donna Moderna, ha affermato che: “Il primo allarme è scattato dopo il rilevamento di pigmenti di tatuaggi nei linfonodi. Il sospetto è che determinate sostanze possano indurre linfomi e alterazioni nel sistema linfatico”.

In un’intervista la professoressa di Igiene e Medicina Preventiva Antonella De Donno dichiara che “Chi decide di fare un tatuaggio spesso si reca in un centro specializzato ed è molto attento ai dispositivi di sicurezza verso i rischi infettivi (ad esempio, utilizzo di aghi sterili monouso, guanti e altro), ma quasi nessuno si preoccupa del rischio chimico. In alcuni casi, infatti, gli inchiostri contengono metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici”

All’inizio dell’anno in corso è stato diramato un allarme sul sito di Adiconsum (Associazione difesa consumatori e ambiente), in merito a un pigmento impiegato nella realizzazione di tatuaggi,  altamente tossico e cancerogeno e di cui il Ministero della salute ha bloccato la vendita: il pigmento “Caramel”. Si tratta di un inchiostro venduto dalla ditta statunitense “Eternal Ink”.  Dal 12 dicembre 2018 al 15 gennaio 2019, il Ministero della Salute ha effettuato sequestri in tutta Italia ritirando dal mercato otto lotti di pigmenti per tatuaggi risultati contenenti sostanze pericolose, anche cancerogene, le cui analisi erano già state effettuate nel marzo del 2018.

Oltre al rischio tumorale esistono problematiche che possono insorgere subito dopo l’effettuazione del tatuaggio.

Se, infatti, non si rispettano le norme igieniche o in caso d’inesperienza del tatuatore si possono verificare le seguenti complicanze:

  • Insorgenza di piccole eruzioni sulla pelle, dovute all’uso dell’ago, causa talvolta di un senso di fastidio e prurito. Tale fenomeno è più marcato se l’ago usato non è monouso;
  • Comparsa di manifestazioni allergiche, come prurito, rossore ed eczemi, dovute al contatto della pelle con le sostanze colorate, perché riconosciute dall’organismo come corpi estranei.
  • Il pericolo di contrarre infezioni trasmesse con il sangue, come l’epatite C o l’Hiv se gli strumenti non sono sterilizzati e monouso.

Un appello rivolto all’Unione europea dai dermatologi riuniti a Parigi per il 27esimo Congresso dell’European Academy of Dermatology and Venereology (Eadv) chiede che “Gli inchiostri per i tatuaggi dovrebbero almeno rispondere agli stessi standard di sicurezza dei prodotti cosmetici”. Anzi di più: “Sarebbe preferibile che fossero sicuri come i farmaci, perché vengono iniettati sottopelle e i loro ingredienti possono viaggiare nel corpo” con il rischio di “infezioni batteriche, allergie, effetti tossici”, senza escludere l’eventualità di tumori.

“I requisiti e i paletti europei sulla composizione degli inchiostri per tatuaggi e make-up permanenti non sono ancora sufficienti per garantirne la sicurezza” e dopo la seduta dal tatuatore “2 persone su 3 riportano qualche effetto collaterale“.

Attraverso la risoluzione ResAp 2008, il Consiglio d’Europa ha stabilito regole di sicurezza per prevenire le infezioni. I dermatologi europei rilevano, tuttavia, che “i tatuaggi non sono privi di rischi. La qualità e la sterilità degli inchiostri utilizzati, che in genere non sono controllati, rappresentano ancora un motivo di preoccupazione”.

“In molti casi, ingredienti e sostanze chimiche non sono chiaramente etichettati; il mercato è poco controllato; alcuni pigmenti non sono elencati dallo Scientific Committee for Consumer Products (Sccp), organismo della Commissione europea, né ammessi nei cosmetici. Infine, su Internet possono essere facilmente acquistati prodotti illegali e contraffatti di scarsa qualità”.

Uno studio danese ha dimostrato  che su 58 nuovi colori il 10% è contaminato da batteri: stafilococchi, streptococchi, pseudomonas, enterococchi, escherichia coli e simili.

La Commissione Europea nel 2016, in un report ha  riscontrato nei prodotti per tatuaggi/PMU sostanze chimiche pericolose, come idrocarburi aromatici policiclici (43%), ammine aromatiche primarie (14%), metalli pesanti (9%) e conservanti (6%) e contaminazione microbiologica (11%).
Su sua richiesta l’European Chemical Agency (Echa) ha preparato due proposte per migliorare la composizione degli inchiostri per tatuaggi, che sono state sottomesse a consultazione pubblica e all’esame degli Stati membri, con pubblicazione finale che doveva avvenire entro fine 2018. “Sfortunatamente – spiega Christa De Cuyper, membro del board Eadv – quanto predisposto è ancora insufficiente a garantire tatuaggi al sicuro da ogni rischio di tossicità e cancerogenicità. Per eliminare sostanze cancerogene e limitare effetti collaterali a lungo termine, servono misure rigorose e limiti di sicurezza ben definiti attraverso appropriati metodi analitici, ma le proposte dell’Echa non forniscono adeguate soluzioni per centrare questi obiettivi”.

La passione per la pelle colorata non è pertanto priva di rischi.

Gli studi sui pigmenti utilizzati nei tatuaggi sono ancora in corso e non si può escludere, come già successo, che i reali danni si scoprano nel tempo, quando molti non saranno più in grado di correre ai ripari.

ACHILLE LAURO. ALTRO CHE SFERA EBBASTA

Il Festival di Sanremo è da sempre l’emblema della canzone italiana.

Claudio Baglioni, direttore artistico di questa edizione, ha posto come tema centrale l’armonia e l’amore.

Un bel messaggio da inviare ai giovani, in un periodo in cui l’odio e l’individualismo hanno sicuramente la meglio su questi sentimenti; perché, però, utilizzare come simbolo della rappresentazione artistica e di questi concetti lo Yin Yang anziché, ad esempio, una colomba con l’ulivo? E’ noto che il primo simbolo ha come principio che tutte le cose esistono come opposti inseparabili: maschio e femmina, vecchio e giovane, luce e oscurità, bene e male.

Forse è proprio per questo motivo che tra i cantanti in gara è stato accolto Achille Lauro, lo Yin (oscurità/ male) del simbolo, con la sua canzone Rolls Royce?

Un trapper le cui canzoni sono un tributo alla droga, al mondo degli spacciatori, alla morte e, di quei concetti di cui parla Claudio Baglioni, non se ne vede neanche l’ombra.

Secondo il Tg satirico di Antonio Ricci la sua canzone in gara, Rolls Royce, farebbe riferimento al simbolo di una pastiglia di ecstasy: RR.

In un precedente incontro con la stampa per presentare il suo album “ Pour L’Amour”, Achille Lauro ha rilasciato alcune dichiarazioni alquanto discutibili.

”Io scrivo solo ed esclusivamente sotto l’effetto di stupefacenti”. Ha, inoltre, raccontato di aver testato assieme ai suoi collaboratori dei modi di assunzione degli stupefacenti idonei per favorire la creatività, che ha definito come ‘microdosing’: una somministrazione costante di droghe, in piccole dosi, in modo tale da rimanere costantemente sballati e quindi ispirati, senza perdere la voglia di fare e la lucidità. “La droga è assolutamente fondamentale per la nostra creatività, oltre che per la nostra ispirazione musicale”.

Nel video del suo primo album ufficiale: “Achille Idol – Immortale”, su uno sfondo di muri imbrattati da croci rovesciate, sono descritti con dovizia di dettagli gli scambi di droga tra pusher e consumatori; realtà raccontata anche nel brano “Dio c’è”, acronimo di “Droga in offerta a costi economici” o nell’album “Ragazzi madre” dove la gestazione è riferita agli ovuli di droga, contenuti nell’addome, strumento utilizzato dagli spacciatori per evadere i controlli ed evidenziato con una radiografia dell’addome.

E così attraverso un mix di satanismo, come si rivela anche dai suoi tatuaggi, di esaltazione della droga e di racconti di criminalità, Achille Lauro trova il suo spazio di notorietà e riscatta la sua vita di pusher. Peccato che anziché utilizzarla per trasmettere messaggi opposti al pubblico adolescente, di amore per la vita, di rifiuto delle sostanze, continui con i suoi testi l’ attività di promotore di droghe non sulla strada ma su un palco, quello stesso in cui si trova grazie a Claudio Baglioni, in una rete televisiva pagata, anche, da noi genitori.

L’EONE DI HORUS E’ ARRIVATO

Mentre nella società si combatte quotidianamente con i problemi dettati dalle scelte politiche del momento e da quelle precedenti, un concetto  distruttivo sta prendendo piede nel mondo giovanile, grazie a un messaggio diffuso in sordina o in modo subliminale: “Fai ciò che vuoi sarà la tua legge”.

E’ uno dei concetti chiave della dottrina filosofica, il Thelema, di Aleister Crowely, soprannominato dalla stampa come “l’uomo più cattivo della storia”, definito la “ Grande Bestia 666” e il messia di una nuova era, l’Eone di Horus.

Il Thelema (in greco significa volontà) descriverebbe lo spirito dei prossimi duemila anni: nell’età di Horus ci saranno l’abolizione del concetto di un Dio esterno a noi stessi e la consapevolezza dell’identità dell’uomo con Dio.

Obiettivo principale sarà la realizzazione della propria volontà, indipendentemente dalle barriere etiche, in accordo con la visione del satanismo razionalista: “Il diavolo non esiste” perché “non c’è altro Dio che l’uomo”.

Nell’era di Horus ci sarà l’unione della polarità maschile con quella femminile e l’uso magico dello sperma, che non avrà funzione riproduttiva ma quella di potenziare la forza vitale o il Kundalini, attraverso l’uso rituale di tecniche sessuali, ispirate dalle scuole tantriche d’Oriente, in modo da raggiungere i più elevati livelli di spiritualità.

Ed ecco che la rivista di moda Elle e non solo,  dedica allo “Stato neutrale” quattro pagine nel settimanale del 02/02/2019:

“Misteriose creature né maschio né femmina. Inafferrabili e allergici a qualsiasi etichetta. Sono gli Agender. Partiti in sordina hanno messo in atto una rivoluzione silenziosa che ci ha spinto a ripensare la lingua e la legislatura, passando per la moda. Sempre di più senza barriere.”

Un nuovo genere rappresentato da chi non vuole definirsi maschio o femmina.

La moda, da sempre in grado di captare i fermenti sociali, ha trasferito nei propri abiti l’ambiguità di genere. Alessandro Michele, direttore artistico di Gucci,caratterizza le sue sfilate con modelli/e dalle fattezze indecifrabili sia per i tratti somatici che per i capi d’abbigliamento.

Francesco Russo, shoe designer, ha da poco presentato la sua collezione di scarpe A-Gender.

H&M ha debuttato una sua collezione unisex per grandi e bambini.

Celine Dion ha lanciato recentemente la sua linea di moda (CELINUNUNU) che sposa l’orientamento A-Gender e anzi lo promuove già nell’abbigliamento neonatale.

Profumi, come Musk di Alyssa Ashley, creati apposta per superare la divisione fra maschile e femminile e per rompere i codici storici.

Campagne pubblicitarie quali quella lanciata dal gruppo L’Oreal Paris,intitolata “La tua pelle, la tua storia“, in cui Hari Neif, attivista trans gender, è uno dei protagonisti di uno spot che promuove il fondotinta gender-free True Matc.


Come per incanto nella realtà  i Millennials catturano il messaggio e  cancellano le vecchie categorie come etero, omo o bisex per creare la nuova sessualità, più fluida: gender-fluid.

Miley Cyrus, ex icona Disney lo definisce così: «Mi va di fare a letto qualunque cosa con chiunque di qualunque sesso e orientamento, basta che siano atti consenzienti».

La pensano allo stesso modo le attrici Kristen Stewart, Lily Rose Depp e Cara Delevingne, che  alternano fidanzati e fidanzate. Così l’orientamento sessuale cambia in funzione dell’umore, delle circostanze.

In una ricerca condotta da Gucci e dalla società Irregular Labs, i ricercatori hanno intervistato 2.013 giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Quasi il 25% di loro è convinto che nel corso della propria vita cambierà gusti sessuali e identità di genere e il 45% si aspetta che la propria identità di genere cambierà due o tre volte.

Nel 2016, negli Stati Uniti, è stato fatto un sondaggio da Harris Poll, un’azienda specializzata in ricerche di mercato online, mirato alla valutazione dell’accettazione sociale dell’omosessualità e degli altri orientamenti sessuali è stato fatto un sondaggio. Sono stati intervistati 2.037 ragazzi tra i 18 e i 34 anni, di cui 1.708 eterosessuali.

Il documento di otto pagine tra i vari punti definisce che i Millenials sono più portati a identificarsi come A-Gender rispetto alle passate generazioni.

Tra i motivi di tale netto mutamento culturale gli autori pongono l’accento sull’importanza del ruolo svolto dal sistema mass–mediatico con il suo incessante ed efficace messaggio di abbattimento degli stereotipi.

Credo che se Aleister Crowely fosse ancora vivo potrebbe tranquillamente affermare, con profonda soddisfazione, che l’Eone di Horus è arrivato.

IL PIACERE DEL MALE

Un ragazzo di 22 anni originario della Sierra Leone, Alhaji Turay, ha subito un’aggressione razzista da parte di un gruppo di ragazzi che hanno forzato la porta della sua abitazione a Trepuzzi, dove vive e lavora come custode di impianti sportivi, e una volta entrati gli hanno detto «nero, tornate a casa». Quando il ragazzo ha provato a scappare dalla finestra, uno degli aggressori gli ha lanciato una sedia sulla schiena”

“Un calcio in faccia a un clochard, così violento da provocargli una frattura al volto”.

Episodi di violenza nei confronti di chi è ritenuto “un diverso”, sono oramai fatti di cronaca quotidiana.

Oggi è la “giornata della memoria” dedicata al ricordo delle vittime dell’Olocausto, per non dimenticare. A quanto pare, però, i giovani d’oggi stanno lentamente perdendo la percezione di cosa l’odio ha provocato nei fatti raccontati dalla storia, ritenuta “passata” e di poco interesse attuale.

Non hanno più nonni che testimoniano ciò che l’odio ha provocato negli anni ’30 e ’40; hanno genitori che hanno vissuto la loro infanzia in un’epoca di pace e di benessere e che hanno sostituito lentamente il rispetto e l’amore verso il prossimo con quello verso se stesso.

I social hanno fatto il resto.

Chi utilizza quotidianamente questa forma di comunicazione ha modo di costatare come si stia perdendo la capacità di confrontarsi e di accettare opinioni diverse con rispetto e educazione.

Siamo diventati tutti portatori di verità assoluta.

Persino nel mondo cattolico in cui “ama il prossimo come te stesso” dovrebbe essere il pilastro di vita, si stanno formando gruppi in cui il rancore e la rabbia verso chi interpreta il Vangelo in modo diverso dal proprio hanno il sopravvento.

E allora che senso ha ricordare il genocidio nazista se poi non ci fermiamo in questa lotta per il diverso? E con questo non mi riferisco ai migranti ma a ciò che avviene nella quotidianità: nella rabbia contro il vicino o contro chi intralcia il tuo percorso in macchina o contro chi ha opinioni diverse e potrei andare avanti all’infinito.

Che fine ha fatto la gentilezza nei nostri rapporti umani? Se non ci fermiamo a riflettere e non recuperiamo i valori rivolti al bene, il male lentamente inghiottirà la nostra umanità e come scrisse Charles Baudelaire nella poesia introduttiva “Al lettore” del libro “I fiori del male”:

“Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti; 
ogni giorno d’un passo, col fetore delle tenebre, 
scendiamo verso l’Inferno, senza orrore.”

LA MORTE DEL BUON SENSO

Da sempre il teschio è relazionato con l’idea della morte.

I pirati lo utilizzavano, infatti, nelle loro bandiere per terrorizzare il nemico e indurlo alla resa.

Nel nazismo il simbolo delle “teste di morto”, il Totenkopf, caratterizzava alcuni dei berretti degli ufficiali e dei carristi. Emblema della 3. SS-Panzerdivision “Totenkopf”, noto per essere anche simbolo di tutti gli inquadrati nelle SS-Totenkopfstandarte, i reggimenti a capo dei campi di concentramento nazisti.

Nell’arte, in particolare in quella cristiana, era impiegato come elemento di meditazione sulla morte.

In Messico, addirittura si dedica la festa “Día de los Muertos” o Il Giorno dei Morti, in cui si esorcizza la morte ridendo di essa.

Usato in simboli di rischio chimico e nei cartelli per il trasporto di merci pericolose.

Talvolta rappresentazione della saggezza e dello spirito dell’uomo, come nel caso del suo impiego nella simbologia massonica dove il teschio sovrasta due ossa incrociate o due spade.

Nonostante sia assodato il suo collegamento con la morte e con la transitorietà della vita, da anni assistiamo a un’avanzata del teschio come simbolo nella moda, soprattutto giovanile: colorato, tenebroso, buffo, è protagonista indiscusso nell’abbigliamento, nei tatuaggi e nella realtà ludica.

Lo ritroviamo negli accessori come le spille fosforescenti, negli anelli, nelle collane, negli orecchini, nei gemelli per le camicie. E’ presente nelle cravatte, nel papillon, nelle bretelle, nei foulard, nei berretti, nelle bandane, nei portafogli, nelle borse, negli zaini, nelle scarpe.

Passando agli abiti, il simbolo compare nelle magliette, nelle felpe, negli abiti e nei pantaloni e persino nell’abbigliamento sportivo.

Teschi tempestati di strass e finti diamanti pagati come se fossero veri.

Anche quando facciamo colazione ci delizia del suo volto nelle tazze o mentre studiamo, nelle matite, nelle penne, nei quaderni o mentre parliamo al telefono.

Nei tatuaggi è uno dei simboli preferiti. Nella cute tappezzata di simboli e disegni è sempre dedicato uno spazio, più o meno considerevole, al simbolo della morte per eccellenza.

Che dire dei giochi? Mazzi di carte, giochi da tavolo come YuGiOh o Magic ad esempio, giochi di ruolo come Kult, videogiochi come Grim Fandango o Fortnite l’incubo.

Pur essendo talvolta simpatico o allegro, è pur sempre collegato con il simbolo della morte.

Perché allora non sostituirlo con il sole che ci scalda ed è fonte di vita? Perché non tappezzare la vita dei nostri figli con simboli gioiosi?

Non pensate che ce ne sia bisogno?

 

IL MERCATO DELLE OSTIE CONSACRATE

Il giorno 18 gennaio Lucia Ascione, conduttrice della trasmissione “Beltempo si spera”, TV 2000, ha ospitato il giornalista David Murgia e Padre Francois Dermin, esorcista e Presidente del GRIS, per parlare del furto di ostie consacrate e dei sospetti di satanismo avvenuto nella cappella dell’ospedale di Monte Sant’Angelo i cui autori, in seguito identificati, erano due ragazzini di 12 e 14 anni.

https://www.tv2000.it/beltemposispera/video/furti-nelle-chiese-sospetto-di-satanismo/

Nel corso dell’anno 2018 sono diversi i casi di sparizione per furto delle particole. E’ successo nella parrocchia di San Martino Vescovo, a Musano di Trevignano, a Modena, nella chiesa interna all’ospedale di Baggiovara, ad Ancona nella chiesa di San Francesco alle Scale, nella diocesi di Padova e in particolare nella parrocchia di San Giacomo a Monselice, nella cappella dell’ospedale “Riuniti” di Anzio.
Talvolta questi atti sacrileghi sono frutto di qualche “bravata” da parte di ragazzi, per dar luogo a “ritualità fai da te” in un contesto di satanismo acido giovanile.

Altre volte, dietro a questi furti si cela una realtà ben più tenebrosa rappresentata dalle sette sataniche o da operatori dell’occulto, disposti a pagare le ostie consacrate con un prezzo che oscilla dai 50 ai 150 euro ciascuna.

La Particola, infatti, è il Corpo di Cristo, nutrimento per i credenti.

Nel mondo esoterico è lo strumento per ottenere poteri e per rendere più efficace l’azione di filtri e pozioni, attraverso un patto con il demonio a cui si offre il “Santissimo” come contropartita.

Quando il Corpo di Cristo cade nelle mani dei satanisti, è utilizzato nelle messe nere per evocare il demonio e per ottenere potere, successo e ricchezza in cambio della sottomissione.

In tali riti l’Ostia consacrata è utilizzata per il sacrilegio della comunione che avviene intingendola nel calice contenente un elisir, composto di sperma e secrezioni vaginali, per poi ingoiarla, operazione compiuta da tutti i partecipanti.

Secondo il dottor Luigi Corvaglia, membro della Federazione Europea dei Centri di ricerca e informazione sul settarismo, in Italia sono presenti almeno dieci sette sataniche «strutturate e organizzate». «Ciascuna con almeno cento adepti». A queste si deve aggiungere il numero delle sette fai da te, impossibili da calcolare. «Gruppi che spesso sono responsabili di fatti di sangue, mutilazioni di animali e atti vandalici».

IL MISTERO DEL GIOCO DELL’OCA

Chi di noi non ha mai giocato al Gioco dell’Oca? E’ un gioco antichissimo, le cui origini risalgono nel 1580 quando Ferdinando I De’ Medici donò la propria versione al Re di Spagna Filippo II.

Alcuni ipotizzano che il gioco si chiamasse così perché in premio al vincitore era offerta un’oca.

Nel XVII secolo il gioco apparve per la prima volta in Inghilterra ma si diffuse velocemente per tutta l’Europa.

Di che cosa si tratta? Di un tabellone in cui è disegnato un percorso a spirale composto di 63 o 90 caselle, contrassegnate con numeri o altri simboli.

Non richiede strategia e la modalità di gioco è molto semplice: i partecipanti, identificati con dei segnalini, attraverso il lancio di due dadi, si muovono, dalla casella di partenza, di un numero di caselle pari alla somma del lancio.

Vince chi riesce a raggiungere per primo l’ultima casella del circuito.

Logicamente ci sono alcuni ostacoli che rendono più coinvolgente il gioco: alla casella 19 (casa o locanda), ad esempio, si paga la posta e si rimane fermi per tre turni oppure alla casella 58 (scheletro) si paga la posta e si ritorna alla casella 1.

Esiste una reinterpretazione alchemica di questo gioco da tavolo in cui nel tabellone è descritto il rito d’iniziazione massonico: Il Gioco dell’Ouroboros.

Il percorso si apre con la soglia in cui gli opposti, il bianco e il nero, si toccano: l’arrivo è il preludio per una nuova partenza e la fine annuncia un nuovo inizio.

Nella casella 3 troviamo l’acrostico V.I.T.R.I.O.L: “Visita Interiora Terrae, Rectificando, Invenies Occultum Lapidem”. L’invito è il seguente: “Visita l’interno della Terra e, rettificando, troverai la pietra nascosta”. Presente nella parete nord del gabinetto di riflessione, cameretta oscura, in cui vengono isolati i profani prima della cerimonia di iniziazione.

Durante il percorso l’iniziato intraprende un viaggio speciale, quello dell’esistenza, che lo porterà a perfezionare se stesso attraverso le conoscenze alchemiche e tramite una serie di prove da superare.
Al posto delle Oche si trovano 6 Ouroboros ( serpente o drago che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine) che iniziano dal numero 9 e arrivano al numero 54.

La struttura è composta come nel gioco originale da Stazioni o Caselle; i significati delle immagini sono, in questo caso, esclusivamente alchemici e nascondono prove, abilità o piani esistenziali che l’iniziato deve affrontare e superare idealmente.

Le facilitazioni rappresentano un compenso per un sacrificio precedente mentre le retrocessioni non sono reali punizioni ma opportunità per trasformare gli errori in esperienza: ad esempio se si cade nella casa dell’Ira (31) s’indietreggia fino alla casa del Vaso (8) per far ritornare l’animo calmo.

Le sette porte, in cui capitandovi sopra si resta fermi per un turno, sono un’occasione per riflettere sul cammino intrapreso e sono caratterizzate da disegni alchemici: la prima (casella 7) contiene il simbolo del mercurio, la seconda (casella 14) del rame/ venere, la terza (casella 21) del ferro/marte, la quarta (casella 28) di giove/stagno…

Al posto dei dadi si utilizzano due solidi platonici numerati dall’uno al sei.

Il gioco dell’Oca, da noi tutti considerato un innocente passatempo infantile può, in realtà, dare atto ad interpretazioni di tipo alchemico.

SNAPCHAT DISMORPHIA

Una moda che imperversa tra i giovani e l’utilizzo dei “filtri ritocco” nei selfie da postare nei diversi social.

Il fenomeno ha dato luogo alla “Snapchat dismorphia”, espressione coniata dal dott. Tijion Esho, un medico cosmetico.

Di cosa si tratta? È l’ossessione dell’utilizzo del “filtro bellezza” dei social, come Snapchat o Instagram, per ritoccare la propria immagine, facendola apparire dall’aspetto più giovanile grazie alla pelle più levigata e senza rughe, o con connotati del corpo modificati: occhi più grandi o labbra più carnose, glutei più tonici, seno più prosperoso o addominali più scolpiti.

Facetune è  tra le più scaricate; in poche mosse permette di sbiancare i denti, ridurre la silhouette, aggiustare la linea del viso e molto ancora se a pagamento.

In questa patologia dalla modifica virtuale si passa a quella reale, tramite il ricorso della chirurgia plastica, a causa del desiderio di apparire meglio nei selfie così come nelle foto modificate.

Un  studio  effettuato dal Telefono Azzurro Onlus,che ha coinvolto millecinquecento giovani di età compresa tra gli undici e diciannove anni su tutto il territorio italiano, evidenzia  quanto gli adolescenti siano preoccupati della loro immagine e aspetto fisico:

il 44% delle ragazze non si piace e il 42% dei maschi vorrebbe essere più muscoloso; il 49%, ammette di aver ridotto drasticamente il cibo, proprio per via dell’aspetto estetico che non corrisponde ai canoni sociali e quasi il 60% si butta sul cibo con atteggiamento bulimico, per colmare un vuoto emotivo.

Negli ultimi anni il ricorso alla chirurgia estetica ha coinvolto sempre di più i giovani, dai tredici anni, a causa di disagi psicologici legati alla propria immagine o di tipo alimentare, che si cercano di risolvere con il bisturi. Ciò può innescare un meccanismo di dipendenza nei confronti della chirurgia estetica, con il proseguire d’interventi sempre più importanti e di conseguenza pericolosi.

Spesso i ragazzi, nella corsa al ritocco, sono assecondati, se non addirittura incoraggiati, dai propri genitori.

Secondo i dati dell’Isaps, la Società internazionale di chirurgia plastica estetica, l’Italia è salita al quarto posto della classifica fra i Paesi con maggior numero di ritocchi o operazioni chirurgiche mentre le statiche più recenti sui selfie, elaborate da una ricerca del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), rilevano che l’Italia è al secondo posto nella classifica dei Paesi in cui si fanno più autoritratti digitali per poi condividerli su Instagram.

In una ricerca condotta dalla ‘Società italiana di medicina estetica’, nel 2015, con l’università ‘Magna Grecia’ di Catanzaro, è stato analizzato un campione di oltre duemila ragazzi fra i 13 e i 18 anni: il 17,7% di loro era disponibile a un ritocco estetico, il 15,8% delle ragazze e il 3,3% dei ragazzi avevano già usufruito della medicina estetica o della chirurgia plastica per curare alcuni difetti.  

Al primo posto fra gli interventi più richiesti c’è quello dell’aumento del seno.

Sono aumentati anche gli interventi di ringiovanimento vaginale, richiesti da ragazze tra i diciotto e i vent’anni, che vogliono l’aspetto delle piccole e grandi labbra in linea con i canoni che dominano su internet o fra le amiche.

Nei maschi le operazioni più diffuse sono la ginecomastia e il trapianto di capelli.

La richiesta di rinoplastica è, invece, calata anche grazie allo sviluppo di tecniche meno invasive come l’utilizzo di rinofiller che correggono il naso, temporaneamente e in maniera ambulatoriale, senza anestesia e con rischi inferiori rispetto a quelli di un intervento.

Anche la liposuzione è stata sostituita dall’impiego di apparecchiature come laser e radiofrequenza, che migliorano il tono muscolare e riducono le adiposità, in maniera più semplice e meno traumatica.

Una vera e propria impennata l’ha avuta invece la tossina botulinica che permette di distendere le rughe su fronte e contorno occhi. A richiederla sono sopratutto le ragazze under 30.  

Ciò che emerge da questi dati riportati è come è diventato sempre più difficile da parte dei giovani accettare il proprio corpo, con i suoi pregi e difetti, anche per colpa di canoni estetici, apparentemente perfetti, che riscuotono enorme successo sia nei mass-media che su social come Instagram. La ricerca continua di consensi porta, nell’età dei selfie, a valutare costantemente il proprio viso e  corpo.

La bellezza di una persona è anche legata alle imperfezioni che la rendono particolare e non uniformata, proprio ciò che in questa patologia si vuole eliminare: un’asimmetria del volto, un’irregolarità della dentatura, del naso  o altro:
“L’assenza di difetti nella bellezza è di per sé un difetto”.
(Henry Havelock Ellis)

Il comportamento e la personalità hanno un ruolo considerevole nel spostare l’ago della bilancia a favore della bellezza di una persona che non può e non  deve essere giudicata unicamente dalle foto postate.

LIGHT ZOMBIES: LA FUTURA GENERAZIONE?

Il senatore del Movimento Cinque StelleMatteo Mantero, ha depositato un disegno di legge per permettere la coltivazione di tre piante, la detenzione di quindici grammi nella propria casa e cinque fuori, per dare un nuovo inquadramento alla cannabis light. “Ho presentato la proposta per consentire l’autoproduzione di cannabis perché legalizzare la produzione e la vendita di marijuana per uso personale è una questione tutt’altro che secondaria.” E ancora:”Molte persone sono d’accordo che sia insensato perseguire chi si fuma uno spinello, visto che la marijuana non fa male come invece l’alcol e il tabacco. Anzi, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista “Scientific Reports” l’alcool ha indici di pericolosità centoquattordici volte superiori alla cannabis, seguito da eroina, cocaina e tabacco. Storicamente non è mai stata registrata alcuna morte dovuta all’uso di derivati della canapa”.

Sebbene non vi siano dati circa una mortalità diretta dall’uso di cannabis, negli Stati americani, dove il consumo di marijuana a uso ricreativo è legale, si è registrato, un aumento degli incidenti stradali, come riportato dalla denuncia effettuata da Automotive News. In particolare, è stato evidenziato un aumento importante nella frequenza d’incidenti in Colorado, Washington e Oregon dopo che i mercati della cannabis erano stati aperti in quegli stati, così come un aumento del numero di conducenti coinvolti in incidenti mortali e risultati positivi per la cannabis.

L’Italia è il terzo paese europeo per uso di cannabis e l’età media del primo consumo si è notevolmente abbassata: 14 anni per la cannabis e 18 anni per la cocaina e l’eroina.

Un sondaggio effettuato da Skuola.net su 7500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni, in occasione della seconda puntata di ‘Generazione Giovani’, ha evidenziato un quadro allarmante: circa 1 su 10 ha ammesso di fare uso di sostanze stupefacenti a base di Cannabis (il 7% qualche volta, il 3% abitualmente). A questi numeri va aggiunto un 6% che le ha provate solo una volta e un 5% che, ad oggi, non ne consuma ma lo ha fatto in passato. Il motivo di un utilizzo così diffuso è risultato l’estrema facilità nel procurarsele. Tra i consumatori il 41% le trova per strada, nelle piazze di spaccio e nella scuola: il 18% dei ragazzi intervistati ha detto di comprare le droghe leggere tra bagni, cortili e corridoi del proprio istituto. La scuola rientra, inoltre, anche tra i luoghi preferiti per il consumo.

Un   studio dell’Università di Montreal, in Canada, che  ha coinvolto circa 3.800 adolescenti di 13 anni di età, provenienti da 31 scuole canadesi e pubblicato nella rivista American Journal of Psychiatryevidenzia che l’uso cronico della cannabis nei teenager determina danni cerebrali maggiori, riguardanti sia lo sviluppo del cervello che le capacità cognitive, rispetto al consumo di alcool. I ricercatori hanno rilevato che un aumento del consumo di cannabis da parte di giovani adolescenti, in un determinato anno, è associato a un punteggio più basso nei test cognitivi, che permane anche negli anni successivi cosa che, invece, non si è verificata negli adolescenti che consumavano alcol. 

Questo non vuole minimizzare gli effetti preoccupanti dell’abuso saltuario dell’alcool da parte dei giovani, che avviene comunemente con modi deviati (binge drinking ad esempio).

Sono stati eseguiti diversi studi scientifici di neuro imaging che hanno dimostrato come il consumo di cannabis in adolescenza provoca anomalie strutturali della materia grigia e della materia bianca nelle aree cerebrali associate alla velocità psicomotoria, al controllo emotivo, all’apprendimento e memoria (Arnone D et al., 2008; Ashtari M et al., 2009).

Medina e colleghi (Medina KL et al., 2007) hanno rilevato come un aumento dei sintomi depressivi nei consumatori di cannabis fosse associato a un ridotto volume della materia bianca presente in questi adolescenti. A favore di questa teoria esistono altri studi scientifici, che suggeriscono come l’uso cronico di cannabis aumenta il rischio di sviluppare sintomi depressivi, ansiosi e maniacali, depressione maggiore e disturbo bipolare, specie per i consumatori abituali che iniziano a fare uso di cannabis prima dei quindici anni (Hayatbakhsh et al 2007, Henquet et al. 2006, van Laar et al 2007).

Gruppi di soggetti consumatori cronici di marijuana sono stati sottoposti a scansioni PET durante l’esecuzione di compiti che implicavano delle scelte decisionali. I risultati hanno evidenziato che tali individui presentavano delle turbe nella capacità di decisione cognitiva; in particolare si è notato che era richiesto un maggiore sforzo cerebrale per ottenere il risultato richiesto (Silveri M. et al., 2011).

Negli adolescenti, infine, l’uso di cannabis può favorire l’insorgenza di disturbi psicotici. Ciò sembra dipendere dal fatto che il principio attivo della cannabis si leghi ai recettori cannabinoidi di tipo 1 (CB1), presenti nel cervelletto, deputato al controllo di alcune funzioni come il linguaggio, il movimento e alcune emozioni come il piacere e la paura. In tal modo il THC (Delta-9-Tetraidrocannabinolo), sostituendosi agli endocannabinoidi, molecole endogene prodotte dal nostro organismo, va a interferire con i processi in cui questi ultimi sono coinvolti, favorendo una patologia cerebellare con un quadro clinico simile alla schizofrenia. 

Uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista medica Jama Psychiatry e un rapporto della National Academy of Sciences del 2017, affermano che oramai esistono dati a sufficienza per concludere che l’associazione tra consumo di cannabis e lo sviluppo di quadri schizofrenici o psicotici di altro genere è solida, specie per chi fuma skunk, una nuova varietà che contiene un tasso di THC pari al 15-18%. In questo caso il rischio è tre volte più alto rispetto ai consumatori di cannabis classica e se l’uso è quotidiano il rischio si quintuplica.

Il responsabile comunicazione e prevenzione di San Patrignano, Antonio Tinelli, nel  rilasciare alcune dichiarazioni all’Adnkronos riferisce che: “Negli ultimi anni abbiamo registrato una concentrazione del principio attivo di 10-15 volte superiore a quello contenuto nella cannabis fumata 40 ani fa, questo perché il mercato esige oggi prodotti sempre più potenti e costi sempre più bassi. Tutto ciò ha fatto registrare un tragico aumento dei minori in comunità (+70 per cento negli ultimi 3 anni) e un crollo vertiginoso dell’età media dei consumatori: il primo contatto a soli 14 anni”

Per quanto riguarda la “cannabis light”, il Consiglio superiore di sanità (Css), in un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute e in possesso dell’Adnkronos Salute, raccomanda “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti“. Il Consiglio, infatti, “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggerà, non può essere esclusa”. I motivi sono riconducibili al fatto che “ La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine“.

Oltre ai danni fisici non bisogna sottovalutare i costi sociali conseguenti all’utilizzo delle droghe cosiddette leggere: ricoveri ospedalieri e mutua conseguenti a incidenti sul lavoro, autostradali o per perdita del controllo.

La richiesta di liberalizzazione delle droghe leggere, più volte portata in campo da vari politici, non è mai stata, fino ad ora, accompagnata da un progetto di massiccia campagna informativa, che coinvolga scuole e mass-media, sui danni determinati dall’abuso in età adolescenziale.

Sempre più spesso, nel mondo giovanile, tutte le sostanze stupefacenti, alcool compreso, hanno un impiego di tipo terapeutico, finalizzato a sedare il tormento, gli stati d’ansia o l’indole depressiva dell’adolescente che ne fa uso, nella piena convinzione della non pericolosità.

Negli ultimi due anni, secondo i dati che arrivano dall’Osservatorio Nazionale dell’Adolescenti i tentativi di suicidio nei teenager sono quasi raddoppiati e il suicidio è diventato la seconda causa di morte.

Pertanto, anziché avvallare abitudini che stanno devastando la vita di molti ragazzi con la scusa di combattere il traffico illegale, preoccupiamoci di riportare la voglia di vivere ai nostri giovani, ottenuta non con sostanze psicotrope ma semplicemente affrontando la quotidianità con gioia, ottimismo e voglia di realizzare i propri sogni.

Certo questo andrebbe a discapito di tutti coloro che lucrano sulla loro sofferenza e sulla loro trasformazione in zombies.

SATANA, ISPIRATORE DI CHRISTIAN BALE?

Durante la 76esima edizione della cerimonia di premiazione dei Golden Globe, ChristianBale, l’attore di Vice, ringrazia  “Satana per avergli dato l’ispirazione per il ruolo”.

 Inutile dire che ciò ha suscitato l’ammirazione dei satanisti; la pagina Twitter della Chiesa di Satana ha condiviso con i suoi follower l’omaggio dello speech di Bale, commentando così: “Per noi Satana è un simbolo di orgoglio, libertà e individualismo, e costituisce una proiezione metaforica esteriore del nostro più alto potenziale individuale. Così come dimostrano il talento e la capacità del signor Bale, che gli hanno fatto vincere il premio, com’è giusto che sia. Hail Christian! Hail Satana!

Sono diversi  i personaggi dello spettacolo che esprimono un forte interesse per l’occulto e per il demonio, con il quale giungono, addirittura, a patti pur di ottenere quella notorietà tanto ambita.

E’ il caso di Angelina Jolie, filantropa e ambasciatrice dell’UNHCR (Alto commissariato per i rifugiati e delle nazioni unite dal 2001), e di Asia Argento, figlia del noto regista di film horror Dario Argento.

Angelina in un video ha dichiarato di aver aderito a una setta satanica.

Asia Argento al Torino Film Festival del 2017, su uno sfondo rosso, su uno sfondo rosso, ha introdotto gli spettatori a Trabalho de Concentraçao, film diretto dal regista francese Bertrand Bonello, su un tappeto di musica horror. Al centro della scena una decina di donne in maglietta bianca, gonna e piedi nudi e lei, la sacerdotessa di un rito orfico-dionisiaco: “Lady Lesbian Jesus come, and rise the dead” (Signora Gesù Lesbica, cioè vieni tra noi e resuscita i morti”) è la preghiera-mantra prima che si scateni un sabba di urla sconnesse e strilli. Infine la benedizione con tanto di “comunione pagana” che ha offerto agli spettatori, invitandoli e a farsi segnare la fronte con una croce.

Il patto con il demonio è spesso visto dai personaggi dello spettacolo e non solo, come lo strumento per ottenere ispirazione, fama e la risoluzione dei problemi.

A questo punto, mi chiedo, anche in Italia dovrà scendere in campo Satana a ispirare le menti dei nostri politici per risolvere la crisi? Speriamo di no, perché se sarà così, vorrà dire che siamo messi veramente male.