SERGIO MANDELLI DESCRIVE LUIGI ONTANI

Sergio Mandelli titolare presso Praline. Prelibatezze dal mondo dell’arte, si definisce così ” Ho scoperto la Bellezza a vent’anni, una mattina di primavera, andando in Vespa al Lago di Como. Da allora non ho mai smesso di cercarla.
Sono laureato in Letteratura Francese con una tesi su Pierre Klossowski. Per questo mi piace continuare ad occuparmi di letteratura: ogni tanto scrivo una poesia, oppure mi batto per far conoscere qualche scrittore che ritengo meritevole.
Nel campo dell’arte ho deciso di occuparmi dei contemporanei perché per me è fondamentale l’incontro personale con l’artista, vivere il mio tempo e partecipare al dibattito culturale in corso.”

In questo saggio Sergio Mandelli fornisce un’interessante chiave di lettura dell’espressione artistica di Luigi Ontani, svelando lati meritevoli di una riflessione, anche in considerazione degli ultimi fatti di cronaca che lo hanno riguardato.

LUIGI ONTANI

Parte prima: Premesse

Uno dei luoghi comuni della nostra epoca è che questa avrebbe fatto piazza pulita di alcuni dogmi di tipo religioso, assolutamente dannosi per la vera cultura, la quale dovrebbe essere libera da ogni superstizione e da ogni pregiudizio.

In realtà, a guardare bene, ogni epoca, e quindi anche la nostra, se le capita di distruggere dei dogmi, è solo per ricrearne degli altri.

La nostra ha creato dei dogmi in numerosi campi della vita sociale e culturale; vi è un campo, però, che ben si presta a produrne: quello dell’arte contemporanea.

Ad esempio, un dogma ben radicato riguarda lo statuto dell’artista, secondo il quale lo stesso artista dovrebbe essere messo in grado di potersi esprimere in piena libertà indipendentemente da ogni costrizione di tipo sociale o (non sia mai) morale.

Questo dogma viene di tanto in tanto però minacciato allorquando qualche opera contemporanea esce dagli stretti limiti delle gallerie e delle collezioni, per proporsi in un luogo pubblico.

Le cronache di questi ultimi tempi ci riferiscono della realizzazione di un monumento da parte dell’artista Luigi Ontani, che avrebbe suscitato assai più di una perplessità e molte critiche, anche dure.

L’opera in questione, che nelle intenzioni dell’artista avrebbe voluto omaggiare il proprio paese d’origine, è stata collocata in una zona importante di Vergato, un piccolo centro dell’Appennino bolognese.

Secondo la descrizione di una giornalista, Giulia Ronchi, si tratterebbe di “un monumento che, sul modello di una fontana seicentesca, è intriso di iconografia greca e romana, con dèi e creature mitologiche a raffigurare

il fiume Reno, il Torrente Vergatello, l’Appennino, e gli elementi della topografia del luogo. Al centro, un Fauno adulto dall’aspetto fiero, gli occhi bianchi e il pene eretto, tiene sulle spalle un putto alato.”

Orbene, le figure rappresentate in questa fontana, a detta di altri, in primis il senatore cattolico Simone Pillon, ricorderebbero ben altre simbologie, addirittura di tipo satanico e pedofilo.

Ora, al di là dell’appartenenza politica del senatore (che in questo momento non ci interessa), dobbiamo pur sempre rilevare che si tratta di un avvocato, dotato perciò di una certa cultura…

Alle sue si aggiungono le dichiarazioni assai più autorevoli di Giancarlo Politi, che definisce senza mezzi termini l’episodio “oltraggioso” e l’opera in questione “di una bruttezza indicibile, barocca e pesante”.

Ora, a parte i pareri personali, che possono essere i più vari, la domanda vera è: com’è possibile che di fronte allo stesso monumento, persone istrute possano trarre letture addirittura opposte fra loro?

E chi ha ragione?

Chi difende l’opera a spada tratta, in nome della libertà di espressione dell’artista, oppure coloro che dalla stessa opera si dicono scandalizzati?

La risposta è semplice: hanno ragione entrambi.

Parte seconda: L’ambiguità

Ma come è possibile?

Infatti, se ci poniamo di fronte a qualsiasi monumento, questo problema non esiste proprio.

Prendiamo ad esempio, per stare sempre in territorio emiliano, la celebre fontana del Nettuno – nota peraltro anche per i suoi contenuti erotici (la nudità del dio del mare, che da una certa angolazione sembra avere addirittura il membro in erezione; i getti d’acqua che provengono dai seni abbondanti delle nereidi…). Ebbene, qui non ci sono dubbi: la figura maschile è proprio un Nettuno, contrassegnato dal tridente, dal delfino e dalle nereidi, appunto.

Che poi la stessa opera avesse (come normale) anche messaggi di tipo politico, è evidente, ma sul significato non ci piove, nessuno potrebbe confondere Nettuno con altre divinità; e nemmeno la prossimità con dei putti potrebbe far pensare a tendenze di tipo pedofilo da parte del Giambologna.

In quest’opera di Ontani, invece, tutto è ambiguo, volutamente ambiguo, proprio perché l’ambiguità è l’ambiente naturale in cui vivono le opere di Ontani.

Parte terza. Dalla performance al tableau vivant

Ma andiamo con ordine. Luigi Ontani nasce proprio a Vergato (BO) nel 1943.

Dopo le prime prove risalenti alla fine degli anni sessanta, con la costruzione di oggetti chiamati Pleonastici, trova subito dopo il soggetto principale della sua ricerca: se stesso.

Dapprima si impegna, secondo una certa moda dell’epoca, in alcune performance in cui si presenta in situazioni paradossali; sono gli anni della body art, in cui alcuni artisti, soprattutto austriaci, si provocano ogni genere di auto-tortura.

Ontani, invece, preferisce una linea più morbida, che lo porta a diventare il soggetto di opere fotografiche.

Ad esempio si fa ritrarre nelle sembianze di San Sebastiano, secondo il modello di Guido Reni, nel dipinto conservato a Bologna.

Oppure, ispirandosi sempre ad un dipinto di Guido Reni, diventa un Ecce homo, la figura di Gesù Cristo torturato ed esposto in pubblico; e ancora: indossa gli abiti di Dante Alighieri, quelli di Pinocchio, interpreta a suo modo il mito di Leda e il Cigno, quello della lupa che allatta Romolo e Remo, e così via.

Accanto ai set fotografici esegue delle performance dal vivo in cui rimane immobile a rappresentare un certo soggetto: sono i tableaux vivants, i quadri viventi.

Con la conoscenza diretta dell’India, aggiunge anche immagini provenienti dalla mitologia indiana, vestendo i panni di Shiva, di Krishna e di varie entità riconducibili al mondo induista.

Il senso di queste operazioni ce lo spiega lui stesso in un’intervista:

Invece della performance come accadimento, mi sembrava più interessante considerare l’immagine vivente come pittura. Attraverso lo scatto fotografico avevo la sensazione di poter fermare il mio gesto nel tempo, quindi giocavo con un’illusione di infinito: in quel momento scelgo l’immobilità, l’istantanea della posa. C’era la convinzione di voler rimanere nello spazio dell’arte, apparendo nelle prime pose, come il San Sebastiano.

(Intervista con Andrea Bellini)

A differenza di alcune esperienze dell’epoca, insomma, in cui si cercava di far coincidere l’arte e la vita, lui procede al contrario, cerca cioè di sottrarre alla vita un attimo in cui il tempo si sospende e si eternizza.

Questo è, tutto sommato, l’aspirazione di ogni artista, dare senso alla vita (di per sé destinata a scorrere verso la morte) tramite la propria opera d’arte, che invece rimane per sempre.

Più precisamente, e come già accennato, lui riprende la moda del Tableau vivant, il quadro vivente, un gioco di società assai diffuso, soprattutto nel XIX secolo, in cui alcuni personaggi si mettono in posa per riprodurre una determinata immagine proveniente dalla storia dell’arte.

A dir la verità, alcuni anni prima di Ontani c’era stato il clamoroso precedente di Pier Paolo Pasolini, che ne “La ricotta” cita la deposizione di Cristo del Rosso Fiorentino.

Il quadro vivente, inoltre, era già stato oggetto delle riflessioni apparse in un romanzo di Pierre Klossowski, La revoca dell’editto di Nantes, apparso nel 1959, riflessioni che lo conducono ad approfondire l’essenza stessa dell’opera d’arte. Imitando un’opera d’arte, la vita si arricchirebbe di senso, attingendo ai significati che sono propri dell’opera d’arte rappresentata.

Inoltre, nella replica di un’immagine appartenente alla storia dell’arte si produrrebbe una moltiplicazione di strati temporali. Nel tableau vivant di Pasolini, la rievocazione della deposizione di Rosso Fiorentino evoca ed attualizza il tempo in cui quell’opera è stata realizzata, ma anche il tempo in cui effettivamente si è verificata la deposizione originaria di Cristo.

Il quadro vivente fa vivere in sé un gioco di specchi che si può, in alcuni casi, moltiplicare all’infinito.

Parte quarta. La morte di Dio

In realtà, nel mondo di Ontani, il quadro vivente è caratterizzato da una “colpa originaria” che vanifica tutto il discorso fatto finora.

Che cosa?

La risposta è: la morte di Dio, un concetto elaborato dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche e che ha determinato il destino di gran parte della cultura Occidentale contemporanea.

Dio, infatti, nella cultura cristiana, è colui che garantisce l’identità della singola persona.

A differenza della filosofia buddista, cioè, in cui il nostro Io, alla fine delle reincarnazioni, ad un certo punto si dissolverà nel tutto indistinto – il Nirvana – nella dottrina cristiana, si sostiene esattamente il contrario. Il cristiano, infatti, sa che nell’ultimo giorno sarà giudicato, ossia condannato o premiato per le sue azioni in vita, e tornerà a vivere per l’eternità insieme al suo corpo, che gli verrà restituito nella sua integrità.

Se quindi Dio è lo specchio giudicante, colui che garantisce la nostra identità, con la Sua morte, con la Sua sparizione, che cosa succede?

Succede che noi non sappiamo più chi siamo.

Per questo motivo la nostra società abbonda di idoli da imitare, nella cultura, nella musica, nello spettacolo, nella politica…. Così la gente si identifica di volta in volta in Simone de Beauvoir, in Kennedy, nei Beatles, in Madonna (la cantante), in Pannella o nella Bonino.

Si adottano i loro comportamenti, si imita il loro abbigliamento, ci si ispira a loro per regolare i valori della propria vita.

L’uomo occidentale, si ritrova cioè coinvolto in una affannosa ricerca del proprio vero Io; c’è chi si rivolge alla psicanalisi, c’è chi si rivolge ad altre religioni, c’è chi si dedica al culto di se stessi, ad esempio con l’ossessiva cura del proprio aspetto fisico. In ambito filosofico, una risposta sostanzialmente pessimista è stata data da dottrine di stampo esistenzialista, come il Sartre de La Nausea che va in direzione del disfacimento, della deformazione della propria immagine. L’artista che meglio di tutti ha rappresentato questa sensazione di disfacimento è stato sicuramente il pittore Francis Bacon.

Poi c’è chi si dedica all’arte contemporanea, la quale, per molti aspetti, è diventata un surrogato della religione, una religione misterica e misteriosa, dove i più non sanno quali verità vengano rivelate.

Parte quinta. Narciso e la maschera

Ontani cerca di risolvere il problema della propria identità nel proprio riflesso, nello sguardo di Narciso.

Narciso è il personaggio mitico che, guardandosi riflesso nell’acqua di uno stagno, si innamora della propria immagine.

Quindi, se è vero che è Dio a dare ad ogni individuo la propria identità, in mancanza di Dio, l’artista Ontani si fa dio a se stesso, una divinità astratta, fuori dal tempo.

Ora, quali caratteristiche ha questa divinità?

Innanzitutto quella di scivolare da una identità all’altra.

Ontani, siccome non può amarsi per un se stesso che non esiste, è costretto ad amarsi nelle fattezze di altri; per poter sopravvivere, per non morire, deve replicare continuamente la propria immagine; ed in quanto artista, cerca la propria identità nelle più diverse icone della storia dell’arte.

Impossibilitato a trovare la propria vera identità, si traveste di volta in volta in un personaggio diverso; il travestitismo, in fondo, denuncia l’incapacità di identificarsi con il proprio Sé profondo.

L’artista-dio Ontani, è perciò un dio che indossa sempre una maschera diversa; ciò significa che l’identità di Ontani scorre via in continuazione senza mai fermarsi in un aspetto definitivo.

Caratteristica della maschera, è, però, di essere falsa.

La maschera può nascondere, può persino rivelare una identità “altra”, ma non sanguina; quindi, se una delle caratteristiche dell’arte cristiana è quella di rappresentare corpi morenti prossimi alla risurrezione, quelli di Ontani sono corpi finti, che non muoiono.

Il suo Cristo incoronato di spine, il suo san Sebastiano, sono appena sporcati di rosso, si vede che è colore, che è finto, che non è nemmeno una imitazione del sangue. E’ parodia. Leggera, amabile, velata di ironia fin che vogliamo, ma è pur sempre una parodia.

Ma se il sangue non è vero, se non vi è nessuna morte, non è possibile nemmeno nessuna risurrezione. L’artista Ontani, muore tutte le volte che si mostra, ma solo per ripresentarsi subito dopo con un’altra maschera.

Per questo il gioco dei simulacri, che arricchiscono la propria vita sempre di più di nuovi significati, con lui non funziona; il mondo artistico di Ontani mette in scena una infinita erranza, la disperata erranza di Ontani nelle icone del mondo dell’arte.

In un certo senso possiamo dire che Ontani non produce arte, in grado perciò di rivelare una verità profonda dell’essere umano: produce altro.

Parte sesta. Tra Warhol, Duchamp e Eros

Cerchiamo di approfondire ulteriormente: se l’artista-dio Ontani esiste solo come immagine riflessa, la sua prima caratteristica è di esistere solo sulla superficie, di essere perciò un simulacro senza spessore, senza profondità.

Questo ci ricorda la celebre sentenza di Andy Warhol: “Non avete che da guardare la superficie dei miei quadri, i miei film e me stesso: eccomi. Nulla è nascosto.”

L’essenza della Pop-Art è quella di risolversi tutta in superficie.

Per questa ragione, l’opera di Ontani è Pop; e se Andy Warhol reiterava l’immagine di Marilyn, Ontani ripete all’infinito un solo soggetto, il proprio volto.

Questo presupposto trascina con sé delle conseguenze non indifferenti, la prima delle quali è che se l’Io si identifica con un’immagine, e se l’immagine è superficie, l’Io stesso non possiede nessuna vera identità personale.

Il regno di Ontani è lo stesso di Duchamp, il regno dell’ambiguità, dello scivolamento continuo dei significati, da un senso all’altro, in cui l’artista gioca nell’assumere identità che vengono immediatamente dopo rinnegate.

Come si sa, Marcel Duchamp lavorò a lungo sulla figura dell’androgino, di colui che contiene in sé il principio maschile e quello femminile. Celebre è il suo alter ego femminile chiamato Rrose Selavy, con il quale ha firmato alcune opere. Non meno celebre è la Gioconda con i baffi, e così via.

Ontani, per molti aspetti, sembra muoversi sulle orme di Duchamp.

Ad esempio, indossa abiti femminili nella sua Cleopatria, ricorrendo ad un altro dei vezzi di Duchamp, il gioco di parole, il calembour, che provoca improvvise alterazioni di senso, e dà origine ad imprevisti allargamenti dello spettro semantico.

Oppure, in un’immagine che dà origine a pensieri scabrosi, si traveste da Lupa, che dovrebbe (e non si sa bene come) allattare due bambini.

Gli aspetti erotici, nella sua opera, del resto, abbondano.

La stessa scelta reiterata del San Sebastiano, non è certo casuale, essendo diventata nel tempo una celebrata icona gay. Noto è l’episodio del giovane Mishima, che si mise a masturbarsi vedendo una riproduzione del dipinto di Guido Reni in un libro d’arte del padre.

Ricorrente è la inoltre la ripresa del tema dell’ermafrodito, sia nella posizione della celebre scultura classica, sia nella assai più inquietante figura in ceramica denominata, NarciJanErmafrodita, in cui un piede termina in uno zoccolo caprino, e l’altro prosegue in una lunga coda di serpente marino, sulla cui pinna terminale appare uno strano occhio.

Infine, quando lui si rappresenta nella figura di Leda, è inevitabile guardare al lungo collo del cigno come ad un simbolo fallico; Ontani, maschio, si innamora del sé femmina, e si produce in un atteggiamento di manifesto autoerotismo, che diventa ancor più evidente nella versione di “Leda e il cigno” come fontana.

Parte settima. La leggerezza dei simboli

Con l’uso della ceramica, le sue opere si arricchiscono di simboli. Ad esempio, negli annali delle cronache relative ad Ontani, ha fatto parlare di sé il “Grillo Mediolanum”, commissionatogli dalla giunta comunale di Milano nel 1995, e che consisteva in un “nanerottolo che aveva il suo volto, un Panettone e la merda d’artista di Manzoni sulla testa, mentre il busto ricordava i palchi della Scala. Con una mano  poi tratteneva al petto “I promessi sposi”; con l’altra mostrava al mondo l’uovo della pala Piero”.

(Alessandra Mammì)

Un assemblaggio di elementi diversi che suscitò una diffusa riprovazione, tant’è che l’opera venne in qualche modo fatta sparire.

Tornando all’opera NarciJanErmafrodita, abbiamo visto che sono presenti lo zoccolo e la pinna.

Sono tutti elementi che allargano lo spettro dei significati dell’”individuo” Ontani. Lo zoccolo caprino appartiene al fauno, figura mitica legata alla terra, al principio animale, erotico: il fauno è infatti sempre alla ricerca di belle fanciulle. Da qui la presenza del membro eretto dell’ermafrodito.

La coda, per contro, fa riferimento all’elemento marino, legato all’acqua, e perciò simbolo di fecondità femminile. Elemento ulteriormente rafforzato dal seno vistoso del soggetto rappresentato.

Infine, in questa e in molte altre opere, troviamo la presenza di un occhio. A cosa si riferisce?

Probabilmente all’occhio pineale, elemento che si trova frequentemente nell’opera del discusso scrittore francese Georges Bataille.

In realtà, la ghiandola pineale, presente nel cranio di ogni uomo, era stata interpretata da Cartesio come il centro identificativo dell’Io, la sede della coscienza razionale; Bataille, invece, ne fa una lettura opposta; secondo il principio del non-savoir, Bataille immagina una conoscenza svincolata dai limiti della razionalità, una conoscenza in grado di rivelare l’autentica dimensione esistenziale dell’essere umano, che si manifesterebbe in alcune situazioni particolari come l’erotismo, l’angoscia, il riso, il pianto, tutte situazioni in cui si produrrebbe una sorta di uscita da sé.

Uscendo da sé, perciò, si perverrebbe – sempre secondo questa teoria – ad una conoscenza di sé più ricca e completa di quella che si identifica con la coscienza razionale.

Ora, le dichiarazioni di Ontani riguardo ai propri lavori, farebbero pensare ad un disincantato nichilismo.

Infatti, in una intervista dichiara: “Amo la ripetizione come possibilità di viaggiare verso l’infinito.”

E insiste: “Qualunque posa, qualunque simulacro purché utili a collocarmi fuori dal nostro tempo”.

Il senso della sua opera sarebbe perciò nel non avere senso alcuno, di produrre una sensazione di viaggio ininterrotto, senza meta, nel tempo e nello spazio.

“Sono cresciuto come un dilettante dell’arte. Che è anche arte del diletto. Senza mai assumermi la responsabilità del mestiere di dipingere, scolpire, poetare. Nessun messaggio da lasciare ai posteri. Nessuna velleità di cambiare la storia né di esserne cambiati.”

Ontani, perciò, sembra giocare con leggerezza con i simboli.

Parte ottava. Tra Horus e Bafometto

Il punto è che i simboli, invece, sono pesanti, sono molto pesanti, e si trascinano con sé milioni di informazioni che sfuggono al potere di controllo dell’artista, e per questo bisognerebbe maneggiarli con estrema cautela, a maggior ragione se esposti in uno spazio pubblico.

E’ tipico di Ontani, invece, come abbiamo visto, contraddire volutamente ogni principio di chiarezza.

Quindi, se uno dei criteri indispensabili ad un’opera pubblica è che il suo significato deve essere univoco, limpido, senza ambiguità, la fontana di Vergato, invece, abbonda di ambiguità, che danno legittima facoltà di possibili letture di senso assi diverso.

Ad esempio, la figura sdraiata in marmo bianco, con la barba e la coda di pesce, si dice che rappresenti un Tritone.

Cosa ci faccia un Tritone in mezzo alle montagne è tutto da spiegare; ancor più da spiegare è il fatto che lo stesso Tritone, normalmente raffigurato come figura maschile, venga rappresentato con un seno pronunciato.

Siamo ancora nella compresenza dei due sessi, che può portarci da un’altra parte. C’è una dottrina che proclama l’unione dei sue sessi? Certo che c’è. La troviamo nel libro di Aleister Crowley (il famoso satanista)“Magick”, in cui si fa cenno all’ “Eone di Horus, due sessi in una sola persona”.

In questo capitolo, ovviamente farcito di oscurità e di rimandi tirati per i capelli, troviamo però tutti gli elementi per dare una lettura della fontana di Ontani radicalmente diversa dalle innocenti premesse enunciate dallo stesso artista.

Innanzitutto, Horus è un dio egizio noto, fra le altre cose, per essere stato sodomizzato dallo zio Seth.

Ecco che, improvvisamente, il senso del bambino sulle spalle di Ontani – che ha il pene in erezione – assume un significato assai più che inquietante.

L’iniziazione di Horus, sempre secondo Crowley, evocherebbe nientepopodimeno che il Diavolo: sì, stiamo parlando proprio di Satana. Il quale, però, non sarebbe quel malvagio essere sempre alla ricerca della nostra dannazione, ma – al contrario – sarebbe apportatore di luce, rappresentato dall’altro occhio, e che si darebbe da fare per liberare la nostra identità dalle costrizioni di una dottrina opprimente.

Innanzitutto ci spiega che non esistono bene e male, ma sono solo opinioni momentanee di cui servirsi alla bisogna; così come non esistono destra e sinistra, alto e basso. Tantomeno esiste il “vero” “epiteto assolutamente inintelligibile”.

A questo punto, citiamo un passo per intero: “il Diavolo è il Capricorno, il capro che balza sulle montagne più alte, la divinità che, se si manifesta nell’uomo, fa di lui l’Egipan, il Tutto”.

Ora: come viene raffigurato il Capricorno nello zodiaco?

Guarda caso, proprio come una capra con la coda di pesce…

Quindi, il Tritone della fontana, può anche essere benissimo interpretato come un capricorno, che non a caso sta in mezzo ad alte montagne.

“Quindi” prosegue” è l’Uomo fatto Dio, esaltato e ardente; è pervenuto consciamente alla sua piena statura ed è pronto a intraprendere il suo viaggio per redimere il mondo”.

Infine, per dare un termine a questo saggio che sta diventando eccessivamente lungo, vi è un simbolo di sapienza suprema, che riunisce i due sessi in un’unica persona, ed è il Bafometto.

Bafometto è il titolo di un romanzo di Pierre Klossowski, assai complesso persino da riassumere, in cui però le identità (come sempre in questo scrittore) scivolano l’una nell’altra, mischiando femminile e maschile.

Più precisamente il Bafometto è una presunta divinità templare, divenuta di moda negli ultimi decenni in seguito al dilagare dell’occultismo.

In particolare se ne conosce una raffigurazione realizzata da parte di Eliphas Levi, un esoterista vissuto nell’Ottocento, che sembra alquanto convincente.

Senza addentrarci nella descrizione particolareggiata di tutti i simboli (non è questa la sede) non può non attrarre l’occhio dell’osservatore la presenza della testa di capro, di due seni fiorenti, e di un’asta in grembo alla figura.

Parte nona. Conclusione

Con tutti questi elementi a disposizione, come si può negare una interpretazione “altra” della fontana di Ontani, indubbiamente ricca di simboli esoterici e persino satanici?

Chi mi impedisce di formulare l’interpretazione, di un Ontani fatto Dio, che – attraverso l’iniziazione di Horus – evoca un Capricorno, ossia il diavolo, per intraprendere il suo viaggio di redenzione del mondo?

Di un Ontani che si vede nel Bafometto, figura che si autorigenera e basta a se stessa?

Del resto, gli elementi ci sono tutti, e nell’ambiguità, ogni interpretazione è lecita.

Perciò, se in un essere con le corna, con il pene in erezione e con in spalla un bambino, qualcuno vede un chiaro riferimento pedofilo, ha tutto il diritto di vederci un elemento pedofilo, indipendentemente dalla volontà dell’artista.

E se nella stessa figura c’è chi intravede la presenza di simboli satanici, ha tutto il diritto di vederceli.

Inutile dire che, rimanendo nell’ambiguità, Ontani, quando si trova a dover dare una risposta, tiene sempre aperta una via di fuga, la possibilità di sgusciarsene via, di cavarsela con un gioco di parole, che gli consentono di fuggire dalle proprie responsabilità.

Del resto, come da lui sostenuto, lui non si pone certamente alcuna problematica relativa alla propria responsabilità sociale.

La sua opera, come abbiamo detto, non nasce certamente per essere condivisa da un grande numero di persone, ma solo per permettere all’artista-dio-Ontani di confermare la propria esistenza in vita in quanto artista.

La responsabilità sociale, invece, dovrebbe essere il punto di riferimento costante di chi amministra la cosa pubblica; in questo caso, purtroppo, non è stata adeguatamente assunta come criterio centrale nella scelta di un’opera da collocare in una posizione pubblica.

A sostegno dell’opera gli amministratori non sanno fare altro che rivendicare la chiara fama dell’artista locale.

A questo punto, come detto all’inizio, l’arte ha smesso di essere un linguaggio in grado di rendere noti alcuni significati essenziali alla vita del singolo e della comunità, per diventare veramente una religione, da accettare per fede; e l’apprezzamento dell’artista, non dipende in alcun modo dalla qualità dell’opera esposta, ma dalla sua fama ottenuta nel ristretto mondo dell’arte cosiddetta contemporanea.

Il lato oscuro di Summoners War: Sky Arena

E’ un gioco online multi giocatore, creato da Com2uS, lo sviluppatore dei giochi della Corea del Sud e rilasciato il 12 giugno 2014 all’Electronic Entertainment Expo per dispositivi iOS e Android. 

Ha ottenuto un notevole successo, con oltre 100 milioni di download in tutto il mondo e più di un miliardo di dollari di guadagno; ha raggiunto lo status di top-10 in oltre 84 paesi nell’App Store di Apple e in oltre 54 paesi su Android.

I giocatori assumono il ruolo di evocatori di mostri che si presentano in cinque elementi: acqua, fuoco, vento, luce e oscurità. Ogni mostro può ospitare sei rune, che hanno la funzione di aumentare le sue statistiche innate.

La battaglia termina quando un giocatore riesce a eliminare tutti i mostri dalla squadra avversaria.

Apparentemente innocuo e divertente, come del resto la maggior parte dei giochi proposti, salta all’occhio un particolare: l’iniziazione a una simbologia di natura alchemica cabalistica, massonica e in parte in uso anche nei satanisti.

Il giocatore ha il ruolo di evocatore. Che cosa significa? Nella lingua italiana è colui che chiama entità misteriose. Si evocano, infatti, spiriti nelle sedute spiritiche, nella Wicca o demoni nelle messe nere.

Nel gioco possiamo vedere la presenza di esagrammi, dove si evocano i mostri, che contengono le seguenti figure e simboli:

Il triangolo equilatero: con i suoi tre lati e angoli uguali, simbolizza la Trinità divina nel cattolicesimo.

Nella Massoneria i tre lati del triangolo esprimono il ben pensare, il ben dire, il ben fare ma anche Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Le tre punte “Passato, Presente e Futuro”, i tre angoli “Saggezza, Forza, Bellezza”. Ma il triangolo può anche significare Luce, Tenebre (i lati obliqui), Durata (la base).

Nella simbologia alchemica il triangolo esprime i tre principi: Zolfo (intelligenza, spirito), Mercurio (solido, materia) e Sale (energia, Corpo Astrale).

Nell’esoterismo il triangolo contenuto in un cerchio è il sigillo di Saturno. Usato per riti magici rivolti sia verso il bene che verso il male.

L’Occhio onniveggente o Occhio di Horus: nella Massoneria, simbolizza sul piano fisico il Sole, su quello intermedio il Verbo e sul piano spirituale il Grande Architetto dell’Universo.

In queste basi si pone all’apice del triangolo e anche ai due lati superiori.

Nel satanismo il riferimento è a Lucifero. Secondo Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana, il nostro primo dovere è “aprire il terzo occhio alla visione”.

Il pentacolo composto dalla congiunzione di due triangoli equilateri (di cui uno con il vertice in basso e uno con il vertice in alto) contenuti in un cerchio, corrisponde nell’esoterismo al sigillo di Salomone; nei rituali magici consente di ottenere potere e successo oltre ad avere un ruolo di protezione da nemici manifesti e occulti.

Nella Wicca è utilizzato nel rituale minore dell’esagramma, di evocazione.

Il sigillo di Salomone è anche la rappresentazione della posizione degli Ufficiali nella Massoneria: il Maestro Venerabile e i due Sorveglianti che dirigono la Loggia formano il triangolo ascendente mentre l’Oratore, il Segretario e i Copritori formano il triangolo discendente.

Nell’alchimia il triangolo con l’apice verso l’alto rappresenta il fuoco, viceversa l’acqua. I due triangoli che s’intrecciano rappresentano anche la fusione del Macrocosmo con il Microcosmo dell’Alto con il Basso, dell’Infinito con il Finito.

La stella a 8 punte, simbolo utilizzato nella Massoneria, nel satanismo è la stella di Astaroth, la nipote di Beelzebub: consigliera guida sia per i demoni sia per gli umani, si occupa della maggior parte degli affari umani, governa quaranta legioni di spiriti. E’ anche il simbolo del Caos.

Nella simbologia alchemica rappresenta la Stella Polare ma anche del Mattino, il pianeta Venere, il cui ciclo è di otto anni e storicamente definito con il nome di Lucifero: portatore di luce.

Nei simboli contenuti negli esagrammi, troviamo, infine, quello della Luna. Rappresentazione dell’oscurità, del nostro Io nascosto, della magia, dell’esoterismo e dei sogni.

Nella corona delle basi sono raffigurati i simboli delle Rune, dal significato spirituale e divinatorio.

Sono uno degli Oracoli più diffusi e famosi al mondo. Trovano le loro origini nella tradizione germanico-vichinga e furono impiegate dal popolo Celtico per pratiche magiche.

Risultati immagini per rune celtiche

Nel gioco i personaggi sovente sono un richiamo alle tenebre e ai demoni.

I giochi che negli ultimi anni riempiono la vita dei nostri giovani ed in particolare le ore dedicate allo svago e al relax, si caratterizzano per la presenza nella grafica di richiami massonici ed esoterici.

E’ noto che in questi momenti la nostra mente è particolarmente predisposta a ricevere stimoli subliminali. Il gioco, inoltre, attiva il meccanismo di piacere e di ricompensa, che determina la liberazione di dopamina, neurotrasmettitore deputato al piacere.

Risultati immagini per dopamina e circuito del piacere nel gioco

Questi presupposti ci fanno comprendere come in questi giochi niente sia lasciato al caso.

Una moltitudine di ragazzini avvicinati, inconsapevolmente, al mondo esoterico e massonico attraverso un sottile meccanismo di inquinamento culturale proveniente da ogni forma di comunicazione.

Un suggerimento, rifacendomi a concetti espressi dall’antropologo Gregory Bateson, potrebbe essere quello di sviluppare un’ecologia della mente volta a recuperare un senso più pulito di ogni forma di cultura, libero da qualsiasi tipo di messaggio subliminale e deviato che hanno come ultimo scopo quello di produrre redditi sulla pelle di ognuno di noi.

What a gloom: che tristezza!

E’ possibile divertirsi e vincere facendo  soffrire più che si può la propria famiglia?

Nel gioco di società Gloom sì.

Pubblicato dalla  Atlas Games nel 2004, è stato vincitore dell’ Origins Award nel 2005 come miglior gioco tradizionale di carte.

Dalla grafica sicuramente dark e noir, le carte presentano un testo che aggiunge un tassello alla storia, dalle caratteristiche satiriche e di black humor e dal finale tragico, elemento fondamentale per vincere la partita.

Il gioco richiede la partecipazione dai due ai quattro giocatori ed è composto di:

  • 20 carte personaggio in quattro famiglie con cinque personaggi ognuna
  • 58 carte modificatori
  • 12 carte evento
  • 20 carte morte imprevista

Ogni giocatore sceglie una delle quattro famiglie costituite da cinque membri e dalle seguenti caratteristiche:

  • Hemlock Hall: una famiglia in cui troviamo un maggiordomo,  una figlia Lola e due dolci gemelli sociopatici, posseduti dal demonio e la loro bambinaia in attesa di ucciderli.
  • Dark’s Den of Deformity: un circo gestito da artisti e da un direttore privo di raziocinio. Possiamo, inoltre, trovare un “uomo barbuto”, una cantante d’Opera, un clown brutto e terrificante e una donna tatuata.
  • Castle Slogar: qui una professoressa impedisce a suo marito e sua figlia di morire, mentre prova a dar vita a un pupazzo da regalare alla figlia come amico perfetto, grazie all’aiuto di un aiutante becchino.
  • Blackwater Watch: la Matriarca e il suo accolito tengono tutti ai propri ordini i restanti familiari (Angel, Mordecai e un cane) nella fattoria, nel cui terreno sono sotterrati orridi segreti.

Le carte personaggio sono poste sul tavolo, di fronte al giocatore che guiderà le sorti della famiglia. Le altre carte sono mischiate in un mazzo unico e ogni giocatore pesca a questo punto cinque carte.

Inizia il gioco, il giocatore che ha trascorso la giornata peggiore. Nel caso in cui tutti abbiano subito qualcosa di veramente spiacevole, incomincerà il proprietario del gioco.

Oltre alle carte personaggio troviamo le seguenti tipologie di carte:

  • Modificatore: una volta messe su un personaggio aggiungono dei punti Pathos in positivo o negativo o provocano effetti speciali.
  • Evento: alcune si possono usare durante il turno di un altro giocatore, altre durante il proprio turno, per poi essere scartate. Hanno immediato effetto speciale, che potrebbe spostare di poco/molto l’equilibrio del gioco.
  • morte improvvisa: si possono mettere solo su un personaggio con punti pathos negativi, uccidendolo e togliendolo dal gioco.

L’obiettivo di ogni giocatore è, da un lato quello di far accadere le peggiori tragedie ai propri personaggi, fino alla  morte di tutti i membri, dall’altro, cercare di far eseguire azioni che suscitino felicità ai personaggi degli avversari. Vince, infatti, chi ha provocato le peggiori disgrazie ai membri della propria famiglia.

Buona parte del divertimento in Gloom è determinata dalle storie narrate dai singoli giocatori nel momento in cui si lanciano le carte influsso; ognuno, infatti, ha il compito di spiegare gli effetti della carta giocata e come avvengono, realizzando  storie deprimenti e terrificanti. Per tale motivo deve essere giocato da persone capaci di immedesimarsi nella vicenda, poiché il vero divertimento non è tanto vincere la partita, ma quanto quello di “vivere delle vicende di morte”.

Divertente? Black humor?  Io oserei dire preoccupante.

Come in altri giochi, anche virtuali, il divertimento passa attraverso azioni violente, sadiche nei confronti delle persone che in teoria dovrebbero essere il tuo nido; quasi a consentire, attraverso la finzione, di dare libero sfogo alla rabbia repressa nei confronti dei propri familiari e non solo.

E’ il caso anche di Binding of Isaac,videogioco pubblicato tramite Steam nel settembre del 2011; qui il giocatore controlla un bambino, Isaac, che deve salvarsi dalla madre, la quale lo vuole uccidere per richiesta di Dio, come prova della sua fede. La mamma sarà il boss da sconfiggere di fine gioco e una volta uccisa Isaac sarà salvo.

Se il tuo bersaglio sono invece i professori? Allora gioca a “Don’t whack your teacher” . In questo gioco il giocatore ha dieci modi per sbarazzarsi dell’insegnante: può fracassare una sedia sul suo capo o scagliare vari oggetti contro il docente, come un vaso pieno d’api.

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Da un lato ci inorridiamo di fronte a fatti di cronaca nera che coinvolgono giovani adolescenti, dall’altro non poniamo la giusta attenzione verso la realtà ludica che occupa il loro tempo libero e che consente di rendere normale e lecito ciò che è contro ogni regola morale.

Quando finalmente si deciderà di prendere seri provvedimenti forse sarà troppo tardi.

IL FASCINO DI SATANA

Billie Eilish, definita il “futuro del pop”; una ragazzina che ha ottenuto il suo primo successo a quindici anni: il viso, innocente, incorniciato da capelli lunghi dal colore in continuo cambiamento (dall’argento al blu), carnagione pallida, occhi chiari e inespressivi e un sorriso che non compare mai.

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Nel giro di un anno e mezzo è diventata una delle icone mondiali della musica pop dark.

Il suo primo album, “When We All Fall Asleep, Where Do We Go?” solo il primo giorno sulla piattaforma di streaming Spotify è stato ascoltato 46.9 milioni di volte e negli Stati Uniti sono stati più di 170 milioni gli stream on demand.

In un’intervista descrive “bury a friend”, uno dei suoi successi, affermando che è  “letteralmente il punto di vista di un mostro sotto il mio letto. Se ti metti in quello stato mentale, cosa sente e cosa fa quella creatura?”. “Confesso di essere quel mostro, perché io sono il mio peggior nemico. Posso essere anche il mostro sotto il tuo letto”.

https://youtu.be/HUHC9tYz8ik

Ama arricchire i suoi video con scene di possessione demoniaca, in cui la protagonista cammina, innarcandosi all’indietro, come accade nel corso di alcuni esorcismi.

Gli occhi sono talvolta privi di pupille e altre volte esprimono tutta l’oscurità che invade la sua anima.

Eppure la possessione è, molto spesso, fonte d’ilarità e associata a credenze oscurantiste e medioevali.

Che cosa spinge una cantante cresciuta nello show business e con dietro una grossa casa discografica, l’Interscope, a scegliere un tema così discusso?

Nei giovani la possessione demoniaca esercita molto fascino così come il mondo legato all’occulto e l’adorazione di Satana.

https://www.youtube.com/watch?v=vyQZ13jobIY

Sebbene il demonio sia non riconosciuto e considerato lontano dalla realtà attuale, sempre più scientifica e meno religiosa, negli svaghi e nella fantasia giovanile è molto attraente, in tutti i suoi aspetti e gli è riconosciuto il suo potere sul corpo e sulla mente.

Satana, con i sentimenti di paura, terrore e oscurità è in grado di provocare emozioni paradossalmente di elevato piacere, conseguenti all’intreccio tra sentimento di terrore e maestosità della sua immagine, in grado di creare un senso di sudditanza sui giovani.

E’ un aspetto che non può e non deve essere sottovalutato da noi adulti.

BUONE MUSICHE GENERANO BUONI COSTUMI

Nell’antica Grecia si diceva “Buone musiche generano buoni costumi”.

Per Platone “la musica non deve mirare al divertimento ma a formare armoniosamente le personalità”.

La musica e la ginnastica, infatti, erano, per il filosofo, le attività preposte a educare: la prima l’anima e la seconda il corpo.

Siamo agli inizi del 300 a.C.

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Negli anni 70 Jimi Hendix affermò come si può ipnotizzare le persone con la musica: “quando si raggiunge il loro punto più vulnerabile, possiamo predicare al loro subconscio tutto ciò che vogliamo”.

Nello stesso periodo Mick Jagger, leader dei Rolling Stones affermava analogamente: “Noi lavoriamo sempre per dirigere il pensiero e la volontà delle persone e la maggior parte degli altri gruppi fa altrettanto”.

E’ veramente così?

Grazie agli studi di neuroimaging e di neuroscienze si è potuto evidenziare come l’ascolto musicale intenso si accompagna alla liberazione di dopamina, neurotrasmettitore responsabile della sensazione del piacere, al punto da determinare il “brivido musicale” (la pelle d’oca).

Tanto più la musica ci piace e maggiore è l’attivazione del sistema dopaminergico che interviene anche nel meccanismo della ricompensa, ossia la tendenza a ripetere azioni che hanno provocato sensazioni positive.

Numerosi studi mostrano come la musica, grazie alle emozioni che induce, influenza i nostri stati emotivi e cognitivi sia in senso positivo che negativo.

Se da un lato Tobias Greitemeyer, dell’Università di Innsbruck, ha mostrato come alcune canzoni inducano compassione e generosità, al punto da indurre a svolgere azioni benefiche, uno studio condotto dall’American Journal of Publich Health 1996-99, ha invece evidenziato come ragazzi adolescenti afro-americani esposti a video musicali rap, erano più propensi a compiere atti antisociali.

i 10 benefici della musica

Nel 2011 un altro esperimento condotto da John Mast e Franck McAndrew, del Konx College ha evidenziato come i testi violenti contenuti in una melodia siano responsabili di un incremento dell’aggressività nei partecipanti allo studio.

L’industria discografica, grazie ad esperti del settore, identifica le caratteristiche fondamentali affinché un brano diventi un tormentone, o earworm/ sticky music come definito dai ricercatori inglesi. La diffusione del brano in tutti canali concorre alla realizzazione del processo.

Risultati immagini per INMI, Involuntary Musical Imagery

Che cosa succede? Che canzoni che inizialmente non ci piacciono finiamo per fischiettarle continuamente o ritrovarcele nella nostra testa senza volerlo.

Questo fenomeno è definito INMI, Involuntary Musical Imagery.

Che caratteristiche deve avere il brano musicale affinché ciò avvenga?

Deve essere familiare; il ritmo o le parole ci devono riportare a ricordi piacevoli legati anche a musiche analoghe, la melodia deve essere semplice ma con risvolti inaspettati, in modo che catturi la nostra attenzione.

A queste caratteristiche si associa il contesto sociale: i media possono influenzare in modo marcato l’ascesa di cantanti e di canzoni che in altro modo non troverebbero spazio.

In sintesi, si può rilevare come una canzone, sia tramite la musicalità, sia tramite il testo, possa esercitare un’influenza profonda sulle nostre emozioni e sulle nostre menti, al punto da influenzare più o meno fortemente i nostri comportamenti in base alla stabilità emotiva e alla lucidità con cui ci poniamo di fronte ad essa.

Come si può intuire gli effetti possono essere importanti, specie se ad ascoltarla sono ragazzini in cui da un lato la capacità critica non è ancora completamente sviluppata e dall’altro l’instabilità adolescenziale non permette di approcciarsi spesso con lucidità ad essa.

ROLLS ROYCE E LE TURBO DROGHE

Se in passato esistevano poche categorie di droghe (eroina, cocaina, allucinogeni, amfetamine, derivati della cannabis), ora esistono centinaia di “party pills”, pillole a buon mercato, con nomi accattivanti, immagini che richiamano i cartoni animati, simili a caramelle e apparentemente innocue.

Sono assunte con lo scopo di trascorrere una notte su di giri, a poco prezzo, dedicate ai giovani.

In realtà pericolosissime; sia perché i mix di molecole contenute nelle pastiglie sono sempre diversi e pertanto impossibile da individuare, sia perché spesso la produzione è domestica e viaggia senza impedimenti. Spesso si trovano su internet, oppure smerciate nelle discoteche o nei rave party.

I prezzi variano dai cinque ai venti euro per dose, assolutamente accessibili alla paghetta settimanale degli adolescenti.

E’ il caso del mercato delle turbo droghe, derivate dall’ectasy, in cui l’MDMA (metilendiossimetamfetamina) è mescolato con altre sostanze chimiche che ne esaltano l’azione e che possono causare la morte di un ragazzo anche solo dopo una singola assunzione.

Esistono 28 tipi di turbo droghe, così definite perché danno effetti immediati e devastanti. Per tali motivi sono state nominate come le vetture di lusso e dalle grandi prestazioni: Ferrari, Lamborghini,Tesla, Rolls Royce… quest’ultima solitamente rosa e pare la più temibile.

Gli effetti delle turbo droghe compaiono già dopo 30-60 minuti dall’assunzione e sono simili a quelli dell’ectasy: un netto aumento dell’interesse nei rapporti interpersonali, della resistenza fisica e della vigilanza. Le emozioni, l’affettività sono pertanto amplificate (l’ectasy era, infatti, soprannominata la droga dell’abbraccio) così come la disinibizione sociale.

L’MDMA agisce sui circuiti serotoninergici del cervello aumentando la produzione della serotonina, neurotrasmettitore che controlla l’umore, l’aggressività, il sonno, l’ansia, la percezione.

La neurotossicità dell’agente chimico provoca la degenerazione irreversibile dei neuroni produttori di serotonina oltre che danni epatici, collasso cardiocircolatorio, emorragia cerebrale, infarto e sviluppo di una psicosi paranoide.

L’intossicazione acuta di tali droghe ha un altro grave problema: i medici che devono gestirla in pronto soccorso, non sono a conoscenza della presenza delle sostanze associate, talvolta numerose, anch’esse responsabili di effetti collaterali.

Per tutti questi motivi i tossicologi puntano sulla prevenzione, perché un “abbraccio” e una serata all’insegna dello sballo può segnare la vita dei nostri giovani in modo irreversibile.

I GIOVANI. LUCE O TENEBRE: SCELTA O MANIPOLAZIONE?

La realtà giovanile è sempre più intrisa di messaggi espliciti e impliciti che inneggiano la morte, la violenza, le figure considerate rappresentazioni del male, come il demonio, la ricerca del piacere e del potere a qualsiasi costo, ottenuta anche attraverso l’impiego di pratiche magiche.   

Il bombardamento esoterico non è casuale ma ha “registi” che hanno un progetto ben definito e che utilizzano l’occulto a scopi mercenari e non solo.

Oroscopi, magia, musica, videogiochi, moda, muovono un giro d’affari enorme in cui il male svolge il ruolo di protagonista: accattivante, permissivo, piace tanto ai giovani e poco importa quali siano le conseguenze.

Secondo le più recenti statistiche, in Italia operano oltre 22mila maghi e occultisti e tra le persone che ne fanno ricorso si riscontra un aumento dei giovani (49%), di cui il 14% addirittura adolescente.

In una società in cui prevale “il tutto e subito”, l’avvicinamento all’esoterismo è visto come soluzione immediata ai problemi quotidiani e come strumento per acquisire denaro, successo e potere.

La dottrina filosofica di Aleister Crowely, soprannominato dalla stampa come “l’uomo più cattivo della storia”, la “ Grande Bestia 666” e ispiratore del satanismo, sta, in particolare, spopolando e prendendo sempre più consensi:

  1. Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge;
  2. L’amore è la legge, amore sotto la volontà;
  3. Ogni uomo e ogni donna sono una stella.

Per Crowely “Il diavolo non esiste” perché “non c’è altro Dio che l’uomo”. La magia sessuale è, per l’occultista, la “forza vitale” o “kundalini”, attraverso la quale l’iniziato può raggiungere i più elevati livelli di spiritualità; quindi non un atto di amore e finalizzato a un’eventuale procreazione ma sessualità mirata solo ad acquisire energia e potere, in cui la promiscuità è inclusa.

E’ noto da anni l’impatto di Aleister Crowely sulla musica, evidente sia attraverso i riferimenti diretti alla sua persona che alla sua filosofia. Molte star musicali si sono ispirate alla filosofia di Thelema trasmessa dall’occultista.

Nel mondo dello spettacolo Crowely è ed è stato considerato un guru, dagli anni Sessanta e Settanta a oggi.

Ma la sua presenza si palpa in molti altri ambiti che coinvolgono i nostri giovani.

I riferimenti all’erotismo, alla magia, all’occulto sono molti. Così i bambini incominciano un processo di assuefazione ai concetti da lui proposti; in particolare il demonio, attraverso il gioco o i cartoni animati, diventa non più una figura negativa, la rappresentazione del male assoluto ma, al contrario, un alleato che consente di sconfiggere, nei giochi, l’avversario se non addirittura, nell’immaginario infantile, un idolo.

E’ il caso di Magic, gioco da tavolo, o di Force of will, gioco di carte giapponese, uscito nel 2012 e in Italia nel 2014, in cui la magia è alla base della strategia del gioco.

Tra i personaggi di Yu-Gi-Ho  uno spicca per le sue peculiarità: Alister, creato esclusivamente per la serie anime. Il suo nome deriva da quello di Aleister  Crowely, ideatore dell’Esagramma unicursale.

Il simbolo è stato adottato dagli autori della serie televisiva per il Sigillo di Orichalcos posto sulla fronte di Alister.

In Dragon Ball sono diversi i simboli di richiamo occultista.

La macchina di Goku presenta il numero 666.

In Dragon Ball Zeta la “O” di “Dragon” è rappresentata con un pentacono (stella a cinque punte all’interno di un circolo). Un personaggio buono e comico è Mister Satan (Signor Satana) padre di Videl, sua figlia, nome che anagrammato è Devil (demonio).

Il nuovo villain di Dragon Ball Super, Il Mangiapianeti Moro, è una caricatura del bafometto.

The binding of Isaac, videogioco pubblicato tramite Steam nel settembre del 2011. Il giocatore controlla un bambino, Isaac, che deve salvarsi dalla madre, la quale lo vuole uccidere per richiesta di Dio, come prova della sua fede. Fugge quindi in una cantina piena di mostri. Nel corso del gioco si possono trovare oggetti nelle stanze o negli scrigni che lo potenziano. Attraverso l’opportunità di fare dei patti con il diavolo Isaac può sacrificare parte della sua vita per ottenere dei potenziamenti particolarmente potenti.

La mamma sarà il boss da sconfiggere di fine gioco; una volta uccisa Isaac sarà salvo.

7th Sea, gioco di ruolo ambientato in un mondo fantasy, in cui la stregoneria gioca una parte importante. La religione dominante è la fede in Theus e nei suoi profeti  ci sono anche riferimenti ai Cavalieri templari, alla Massoneria, all’Invisible College, una società segreta di scienziati  e al  Novus Ordum Mundi: una collezione dei più malvagi membri della società.

La Wicca o “religione della natura”, è la più diffusa tra le religioni appartenenti al neopaganesimo specie tra i giovani. Vissuta come un gioco, spopola su Instagram l’hastag delle streghe.

Negli Stati Uniti d’America sono in netto aumento le donne che si definiscono streghe; se nel 1990 si contavano solo 8 mila streghe Wicca, nel 2008 sono arrivate a 340 mila e nel 2018 sono quattro volte tanto.

Il Libro delle ombre è il testo religioso che contiene i fondamenti della ritualistica e della pratica wicca insegnati da Gerald Gardner, cui si deve la sua pubblicazione nel 1954.

  • In esso vi è il rifiuto di ogni nozione di creazione da parte di entità esterne al mondo e quindi di un Dio.
  • Il rifiuto del concetto di etica universale.
  • Il concetto di etica universale è sostituito da quello di etica personale, che consenta la libertà di esprimere e di gratificare i propri bisogni e desideri al fine di ottenere la felicità individuale.
  • Il perseguimento di portare alla luce e di valorizzare la divinità presente nell’uomo e l’abolizione della distinzione tra religione e magia.

Per la Wicca  Lucifero è “ll principe del bene e della creazione misconosciuto e ingiustamente perseguitato dalla Chiesa cristiana” (Joseph M. Verlinde, “Attacco al cristianesimo”, ed Carismatici Francescani,  2008, p.171); Lucifero, inoltre, sarebbe un’emanazione della dea primordiale Diana con la quale si unirebbe per dar vita ad Aradia (Erodiade), la regina delle streghe che avrebbe il compito, secondo il “Vangelo delle Streghe” (1899) di Charles G. Leland, di venire sulla Terra per insegnare l’arte della stregoneria (legare con malefici, avvelenare, ecc.), mentre Lucifero è presentato come “uno spirito benigno e non maligno … Lucifero la luce conquistata dall’oscurità”.

La passione della Wicca è sicuramente stimolata da serie  televisive che raffigurano la strega come una figura misteriosa, affascinante, potente.

E’ il caso della serie televisiva  Le terrificanti avventure di Sabrina, tratta dalla serie a fumetti e  distribuita da Netflix a partire dal 26 ottobre 2018. Sabrina è una normale quindicenne con una vita tipica di quell’età: va a scuola, esce con le amiche e con il suo ragazzo. Ha però un lato nascosto: è per metà umana e per metà strega.

Oggetto di numerose polemiche: nell’episodio sette il personaggio principale si sveglia mentre si svolge un’orgia nella sua casa, in cui ragazzi e ragazze adolescenti si baciano e si accarezzano l’un l’altro e che chiedono di unirsi a lei.

Nelle puntate la strega Sabrina Spellman è chiamata a inserire il suo nome nel Book of the Beast (libro della Bestia) e compaiono demoni e pratiche d’incantesimi malvagi. L’utilizzo di una statua del Baphomet ha indispettito i satanisti americani del “Satanic Temple” che hanno fatto causa a Netflix.

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La passione per l’occulto da parte dei giovani si manifesta anche attraverso pratiche di spiritismo.

Già in età scolare, i bambini si divertono con una sorta di seduta spiritica in miniatura, il gioco di Charlie: due matite messe in croce su un foglio e con una frase, “Charlie possiamo giocare?”.

Mania nata nel web con il nome di “Charlie Challenge”: le due matite sono appoggiate a formare una croce su un foglio bianco nei cui quadranti sono scritte le parole “Si” e “No”. Si chiede allo spirito se è presente e quando la matita superiore si sposta sul “Si”, s’incomincia a giocare. I video del gioco spopolano sui vari social: i ragazzi giocano, si filmano e postano il loro Charlie Challenge.

Questo gioco è stato causa di crisi di nervi da parte di ragazzini, al punto di dover essere ricoverati.

Il cartellone alfabetico (Ouija), venduto anche come gioco dalla Hasbro, il colosso dei giocattoli americani e reperibile anche su internet come video.

Ma è attraverso il web che i ragazzi possono avvicinarsi a sette e movimenti religiosi come il satanismo, con la possibilità di trasformare la conoscenza virtuale in quella reale.

Sempre su Facebook esistono, infatti, numerose pagine o gruppi chiusi relativi a questi temi, quali ad esempio:

Theistic Satanism: 1567 membri

Sapere occulto: 7156 membri

LaVeyan Satanist: piace 13788

Satanismo Razionalista: piace a 10.271 persone

Satanismo blasfemo: piace a 99.459  persone

Unione Satanisti Italiani: piace a 10.110 persone

Unione Satanisti Italiani

Molte altre pagine sono presenti anche su Instagram e anche qui i followers sono notevoli. Basta scrivere satanismo o sinonimi ed ecco che si apre il mondo, con foto di ogni genere, che ti conduce, virtualmente e in modo accattivante, a condividere questa realtà vista come libera da pregiudizi, da ogni tipo di contaminazione, culturale, ideologica e religiosa.

Il sottile e costante cambiamento di costumi che caratterizzano i Millennials, la perdita dei confini tra il bene e il male, tra ciò che è moralmente corretto da ciò che non lo è, conferma come il progetto dei registi che muovono le fila stia portando i risultati sperati.

Che cosa possiamo consigliare ai genitori? La conoscenza è l’antidoto principale al veleno che dilaga in questa società e lo strumento per dare luce al buio dell’occulto.

IL VERO GENDER: LA NOSTRA SOCIETA’

La Triptorelina, il farmaco antitumorale che ha tra i suoi effetti collaterali quello di bloccare temporaneamente la pubertà, potrà essere prescritto «a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale». La decisione dell’Agenzia italiana del farmaco è stata inserita nella Gazzetta ufficiale del 25 febbraio.

Il blocco puberale farmacologico dovrebbe precedere l’intervento chirurgico mirato al cambiamento sessuale, alla presenza di gravi sintomi psicologici altrimenti non trattabili.

Ma facciamo un passo indietro.

Uno studio di 143 pagine,  pubblicato dalla prestigiosa rivista americana di scienza, etica e tecnologia, “The New Atlantis”, dal titolo “Sexuality and Gender. Findings from the Biological, Psychological, and Social Sciencesprende in esame il problema “gender”.

A condurlo due tra i più eminenti studiosi in materia degli Stati Uniti, Lawrence S. Meyer, professore di Statistica e Biostatistica all’Arizona State University, ricercatore presso il Dipartimento di Psichiatria della Scuola di Medicina della Johns Hopkins University, e il dottor Paul R. McHugh, professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali alla Scuola di Medicina della Johns Hopkins University, primario di Psichiatria presso il John Hopkins Hospital per oltre 25 anni.

Il dottor Meyer afferma di aver: “Esplorato la ricerca attraverso una varietà di campi scientifici, tra cui l’epidemiologia, la genetica, l’endocrinologia, la psichiatria, la neuroscienza, l’embriologia e la pediatria” e di aver passato in rassegna anche “molti degli studi empirici accademici fatti nel campo delle scienze sociali, tra cui la psicologia, la sociologia, le scienze politiche, l’economia e gli studi di genere”.

Il suo studio è dedicato, tra gli altri, “ai bambini alle prese con la loro sessualità e di genere” e a riguardo scrive quanto segue “Nel corso del loro sviluppo, molti bambini esplorano l’idea di essere del sesso opposto. Alcuni bambini possono aver avuto dei miglioramenti nel loro benessere psicologico se sono incoraggiati e sostenuti nella loro identificazione cross-gender (…) Ma quasi tutti i bambini, in ultima analisi, s’identificano con il loro sesso biologico. L’idea che un bambino di due anni, dopo aver espresso pensieri o comportamenti identificabili con l’altro sesso, possa essere etichettato per la vita come transgender non ha assolutamente alcun supporto nel campo della scienza”.

Tra i risultati di questo studio alcuni sono particolarmente interessanti:

  • L’ipotesi che l’identità di genere sia innata, proprietà fissa degli esseri umani che è indipendente dal sesso biologico – che una persona potrebbe essere “un uomo intrappolato nel corpo di una donna” o “una donna intrappolata nel corpo di un uomo” – non è supportata da prove scientifiche.
  • Secondo una recente stima, circa lo 0,6% degli statunitensi adulti s’identificano con un genere che non corrisponde al loro sesso biologico.
  • Gli studi che confrontano le strutture cerebrali di individui transgender e non-transgender hanno dimostrato correlazioni deboli tra la struttura del cervello e l’identificazione cross-gender. Queste correlazioni non forniscono alcuna prova di una base neurobiologica per l’identificazione cross-gender.
  • Rispetto alla popolazione generale, gli adulti che hanno subito un intervento chirurgico per cambiare sesso continuano ad avere un rischio maggiore di vivere negativi risultati di salute mentale. Uno studio ha rilevato che, rispetto ai controlli, gli individui di sesso-riassegnato avevano circa 5 volte di più la probabilità di tentare il suicidio e circa 19 volte più la probabilità di morire per suicidio.
  • I bambini sono un caso speciale nell’affrontare le questioni transgender. Solo una minoranza di bambini che soffrono d’identificazione cross-gender continuerà a farlo in adolescenza o in età adulta.
  • Ci sono poche prove scientifiche riguardo il valore terapeutico degli interventi che ritardano la pubertà o modificano le caratteristiche sessuali secondarie degli adolescenti, sebbene alcuni bambini possono aver migliorato il proprio benessere psicologico se incoraggiati e sostenuti nella loro identificazione cross-genere. Tuttavia, non ci sono prove che tutti i bambini che esprimono pensieri o comportamenti di genere atipico dovrebbero essere incoraggiati a diventare transgender.”

Al momento unico dato scientifico indiscutibile è che il sesso è determinato dal corredo cromosomico.  

I nostri bambini vivono in una società liquida che sta sgretolando ogni pilastro educativo: tutto è possibile, tutto è lecito e il motto fondamentale che va per la maggiore è “tutto subito”.

Come in questo caso. Da un lato si bombarda la gioventù con messaggi mirati a distruggere l’identità di genere. Ne è la prova la moda con i suoi modelli che inneggiano il gender fluid, al punto che in America studi hanno dimostrato come questi stimoli stiano incidendo pesantemente nella vita dei giovani di oggi.

In una ricerca, ad esempio,  condotta da Gucci e dalla società Irregular Labs, in cui sono stati  intervistati 2.013 giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, quasi il 25% di loro è convinto che nel corso della propria vita cambierà gusti sessuali e identità di genere e il 45% si aspetta che la propria identità di genere cambierà due o tre volte.

Dall’altro lato anziché interrogarsi sulle cause dell’insorgenza di questo problema e sulle eventuali responsabilità dei messaggi deviati di questa società sempre più malata, o di modelli educativi distorti, cosa si propone? Un farmaco; di cui  si ha ancora una scarsa letteratura scientifica ma che avrebbe la presunzione di risolvere, almeno apparentemente, il disagio di un bambino, la  sua pulsione autolesionista.

Parliamo di bambini il cui centro deputato alla discriminazione delle scelte, localizzato nella corteccia prefrontale, non è ancora sviluppato. Lo è, invece, il sistema  limbico responsabile delle scelte emotive tipiche di questa età.

Chi può arrogarsi allora il diritto di decidere cosa sarà giusto per il suo avvenire? Eutanasia no ma cambio di genere si? Esiste una sofferenza di serie A ed una di serie B?

Parliamo in ogni caso di minori, ancora immaturi dal punto di vista decisionale. Gli esperti del settore hanno rilevato che, bloccando lo sviluppo puberale dai dodici ai diciotto anni, limite previsto dalla legge per l’intervento chirurgico, si potrebbe causare farmacologicamente un disallineamento tra sviluppo fisico e sviluppo cognitivo.

Ancora una volta si decide sulla pelle di anime fragili. Ancora una volta s’incrementa la loro confusione e si cerca una scappatoia ai disastri che noi adulti stiamo provocando: una puntura per il cambio di genere, una pillola antidepressiva o un neurolettico per i disturbi mentali, un ansiolitico per sedare l’insonnia, una dose di cannabis o un drink alcolico per superare il disagio adolescenziale.  Un’iniezione, un sorso, una tirata e via!

Io non so se i ragazzi affetti da disforia di genere ne avranno giovamento. So per certo che chi avrà un bel tornaconto da tutto ciò saranno sicuramente  le case farmaceutiche.

I TATUAGGI: BELLEZZA MA…

In Italia la pelle della popolazione è sempre più decorata. Ogni anno si spendono 300 milioni di euro in tatuaggi e secondo un’analisi condotta da  Unioncamere-InfoCamere, sulla base del registro delle imprese delle Camere di commercio a partire dal 2012, i tatuatori  sono aumentati di oltre 2.500 unità.

Un giro d’affari che vale circa 100 milioni di euro per 30 mila aziende che lavorano in sicurezza, senza contare il sottobosco di abusivi.

Sulla base dei dati raccolti da indagini dell’Istituto Superiore di Sanità, sono circa 7 milioni gli italiani tatuati e il fenomeno è più diffuso tra le donne (13,8% delle intervistate) rispetto agli uomini (11,7%).

Il primo tatuaggio è effettuato a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuati riguarda la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (29,9%).

Secondo Alessandro  Bonacorsi, in arte Alle Tatoo, a dare impulso a questa moda sono stati gli influencers, come i calciatori o i cantanti, che postano sui vari social i loro nuovi tatuaggi.

Esiste un altro aspetto della medaglia, meno romantico ed estetico, che riguarda gli effetti collaterali e gli eventuali rischi per la propria salute, troppo spesso non  considerato.

Da un lato, infatti, ci sono gli effetti collaterali e i danni direttamente determinati dalla composizione degli inchiostri  per tatuaggi e make-up permanenti, dall’altro il rischio di un ritardato intervento su un eventuale melanoma formatosi sulla pelle.

La presenza di un chiaro segnale epidermico della neoplasia potrebbe essere nascosta da un tatuaggio, specie se esteso, con un conseguente ritardo nell’approccio terapeutico.

Il melanoma è uno dei tumori più aggressivi della pelle; è la seconda neoplasia più frequente tra i tumori giovanili e la sua incidenza è in continua crescita.  Spesso il primo segno è un cambiamento nella forma, colore, dimensione di un neo esistente ma può anche apparire come un nuovo neo. La sua diagnosi precoce ha aumentato il tasso di sopravvivenza (87%). Se non è asportato in tempo, scende in profondità e le cellule maligne entrano nel sangue  causando le metastasi.

Uno studio condotto da un  team di scienziati tedeschi e dell’ESRF (European Synchrotron Radiation Facility) francese, pubblicato dal magazine Scientific Reports, mette in correlazione i tatuaggi all’insorgere di alcune tipologie di tumori.

La maggioranza  degli inchiostri da tatuaggio contengono non solo pigmenti organici ma includono anche conservanti e contaminanti. Tra questi il nichel, cromo, manganese o cobalto. Oltre al nero ‘carbon black’, il secondo ingrediente più comune usato negli inchiostri per tattoo è il biossido di titanio (TiO2), un pigmento bianco che s’impiega  per creare alcune tonalità, mescolato con coloranti.

Gli scienziati hanno ottenuto  un’immagine molto precisa sulla posizione del biossido di titanio una volta entrato nel tessuto.

Bernhard Hesse, uno dei primi due autori dello studio, riporta quanto segue: “Sapevamo già che i pigmenti viaggiano dai tatuaggi ai linfonodi per via delle prove visive: i linfonodi diventano colorati con il colore del tatuaggio. E’ la risposta del corpo per pulire il sito di ingresso del tattoo. Quello che non sapevamo è che migrano in una forma nano, il che implica che non possano avere lo stesso comportamento delle particelle a livello micro. E’ questo il problema: non sappiamo come reagiscono le nanoparticelle”

Antonino Di Pietro, presidente dell’International – Italian Society of Plastic – Regenerative and Oncologic Dermatology, in un’intervista a Donna Moderna, ha affermato che: “Il primo allarme è scattato dopo il rilevamento di pigmenti di tatuaggi nei linfonodi. Il sospetto è che determinate sostanze possano indurre linfomi e alterazioni nel sistema linfatico”.

In un’intervista la professoressa di Igiene e Medicina Preventiva Antonella De Donno dichiara che “Chi decide di fare un tatuaggio spesso si reca in un centro specializzato ed è molto attento ai dispositivi di sicurezza verso i rischi infettivi (ad esempio, utilizzo di aghi sterili monouso, guanti e altro), ma quasi nessuno si preoccupa del rischio chimico. In alcuni casi, infatti, gli inchiostri contengono metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici”

All’inizio dell’anno in corso è stato diramato un allarme sul sito di Adiconsum (Associazione difesa consumatori e ambiente), in merito a un pigmento impiegato nella realizzazione di tatuaggi,  altamente tossico e cancerogeno e di cui il Ministero della salute ha bloccato la vendita: il pigmento “Caramel”. Si tratta di un inchiostro venduto dalla ditta statunitense “Eternal Ink”.  Dal 12 dicembre 2018 al 15 gennaio 2019, il Ministero della Salute ha effettuato sequestri in tutta Italia ritirando dal mercato otto lotti di pigmenti per tatuaggi risultati contenenti sostanze pericolose, anche cancerogene, le cui analisi erano già state effettuate nel marzo del 2018.

Oltre al rischio tumorale esistono problematiche che possono insorgere subito dopo l’effettuazione del tatuaggio.

Se, infatti, non si rispettano le norme igieniche o in caso d’inesperienza del tatuatore si possono verificare le seguenti complicanze:

  • Insorgenza di piccole eruzioni sulla pelle, dovute all’uso dell’ago, causa talvolta di un senso di fastidio e prurito. Tale fenomeno è più marcato se l’ago usato non è monouso;
  • Comparsa di manifestazioni allergiche, come prurito, rossore ed eczemi, dovute al contatto della pelle con le sostanze colorate, perché riconosciute dall’organismo come corpi estranei.
  • Il pericolo di contrarre infezioni trasmesse con il sangue, come l’epatite C o l’Hiv se gli strumenti non sono sterilizzati e monouso.

Un appello rivolto all’Unione europea dai dermatologi riuniti a Parigi per il 27esimo Congresso dell’European Academy of Dermatology and Venereology (Eadv) chiede che “Gli inchiostri per i tatuaggi dovrebbero almeno rispondere agli stessi standard di sicurezza dei prodotti cosmetici”. Anzi di più: “Sarebbe preferibile che fossero sicuri come i farmaci, perché vengono iniettati sottopelle e i loro ingredienti possono viaggiare nel corpo” con il rischio di “infezioni batteriche, allergie, effetti tossici”, senza escludere l’eventualità di tumori.

“I requisiti e i paletti europei sulla composizione degli inchiostri per tatuaggi e make-up permanenti non sono ancora sufficienti per garantirne la sicurezza” e dopo la seduta dal tatuatore “2 persone su 3 riportano qualche effetto collaterale“.

Attraverso la risoluzione ResAp 2008, il Consiglio d’Europa ha stabilito regole di sicurezza per prevenire le infezioni. I dermatologi europei rilevano, tuttavia, che “i tatuaggi non sono privi di rischi. La qualità e la sterilità degli inchiostri utilizzati, che in genere non sono controllati, rappresentano ancora un motivo di preoccupazione”.

“In molti casi, ingredienti e sostanze chimiche non sono chiaramente etichettati; il mercato è poco controllato; alcuni pigmenti non sono elencati dallo Scientific Committee for Consumer Products (Sccp), organismo della Commissione europea, né ammessi nei cosmetici. Infine, su Internet possono essere facilmente acquistati prodotti illegali e contraffatti di scarsa qualità”.

Uno studio danese ha dimostrato  che su 58 nuovi colori il 10% è contaminato da batteri: stafilococchi, streptococchi, pseudomonas, enterococchi, escherichia coli e simili.

La Commissione Europea nel 2016, in un report ha  riscontrato nei prodotti per tatuaggi/PMU sostanze chimiche pericolose, come idrocarburi aromatici policiclici (43%), ammine aromatiche primarie (14%), metalli pesanti (9%) e conservanti (6%) e contaminazione microbiologica (11%).
Su sua richiesta l’European Chemical Agency (Echa) ha preparato due proposte per migliorare la composizione degli inchiostri per tatuaggi, che sono state sottomesse a consultazione pubblica e all’esame degli Stati membri, con pubblicazione finale che doveva avvenire entro fine 2018. “Sfortunatamente – spiega Christa De Cuyper, membro del board Eadv – quanto predisposto è ancora insufficiente a garantire tatuaggi al sicuro da ogni rischio di tossicità e cancerogenicità. Per eliminare sostanze cancerogene e limitare effetti collaterali a lungo termine, servono misure rigorose e limiti di sicurezza ben definiti attraverso appropriati metodi analitici, ma le proposte dell’Echa non forniscono adeguate soluzioni per centrare questi obiettivi”.

La passione per la pelle colorata non è pertanto priva di rischi.

Gli studi sui pigmenti utilizzati nei tatuaggi sono ancora in corso e non si può escludere, come già successo, che i reali danni si scoprano nel tempo, quando molti non saranno più in grado di correre ai ripari.

ACHILLE LAURO. ALTRO CHE SFERA EBBASTA

Il Festival di Sanremo è da sempre l’emblema della canzone italiana.

Claudio Baglioni, direttore artistico di questa edizione, ha posto come tema centrale l’armonia e l’amore.

Un bel messaggio da inviare ai giovani, in un periodo in cui l’odio e l’individualismo hanno sicuramente la meglio su questi sentimenti; perché, però, utilizzare come simbolo della rappresentazione artistica e di questi concetti lo Yin Yang anziché, ad esempio, una colomba con l’ulivo? E’ noto che il primo simbolo ha come principio che tutte le cose esistono come opposti inseparabili: maschio e femmina, vecchio e giovane, luce e oscurità, bene e male.

Forse è proprio per questo motivo che tra i cantanti in gara è stato accolto Achille Lauro, lo Yin (oscurità/ male) del simbolo, con la sua canzone Rolls Royce?

Un trapper le cui canzoni sono un tributo alla droga, al mondo degli spacciatori, alla morte e, di quei concetti di cui parla Claudio Baglioni, non se ne vede neanche l’ombra.

Secondo il Tg satirico di Antonio Ricci la sua canzone in gara, Rolls Royce, farebbe riferimento al simbolo di una pastiglia di ecstasy: RR.

In un precedente incontro con la stampa per presentare il suo album “ Pour L’Amour”, Achille Lauro ha rilasciato alcune dichiarazioni alquanto discutibili.

”Io scrivo solo ed esclusivamente sotto l’effetto di stupefacenti”. Ha, inoltre, raccontato di aver testato assieme ai suoi collaboratori dei modi di assunzione degli stupefacenti idonei per favorire la creatività, che ha definito come ‘microdosing’: una somministrazione costante di droghe, in piccole dosi, in modo tale da rimanere costantemente sballati e quindi ispirati, senza perdere la voglia di fare e la lucidità. “La droga è assolutamente fondamentale per la nostra creatività, oltre che per la nostra ispirazione musicale”.

Nel video del suo primo album ufficiale: “Achille Idol – Immortale”, su uno sfondo di muri imbrattati da croci rovesciate, sono descritti con dovizia di dettagli gli scambi di droga tra pusher e consumatori; realtà raccontata anche nel brano “Dio c’è”, acronimo di “Droga in offerta a costi economici” o nell’album “Ragazzi madre” dove la gestazione è riferita agli ovuli di droga, contenuti nell’addome, strumento utilizzato dagli spacciatori per evadere i controlli ed evidenziato con una radiografia dell’addome.

E così attraverso un mix di satanismo, come si rivela anche dai suoi tatuaggi, di esaltazione della droga e di racconti di criminalità, Achille Lauro trova il suo spazio di notorietà e riscatta la sua vita di pusher. Peccato che anziché utilizzarla per trasmettere messaggi opposti al pubblico adolescente, di amore per la vita, di rifiuto delle sostanze, continui con i suoi testi l’ attività di promotore di droghe non sulla strada ma su un palco, quello stesso in cui si trova grazie a Claudio Baglioni, in una rete televisiva pagata, anche, da noi genitori.