CAMBIAMO EBBASTA!

 

Genitori, educatori, sociologi, psicoterapeuti, giornalisti, personaggi dello spettacolo, sindaci, politici CAMBIAMO EBBASTA.

Smettiamo noi genitori di proporci come amici dei nostri figli, di voler essere progressisti a tutti costi, dove essere al passo con i tempi significa consentire ai propri figli di dettare le regole in ambito familiare e non insegnare quei principi etici indispensabili, oramai considerati obsoleti e prerogativa di persone bigotte, perché impongono un modello comportamentale che è stretto anche ai genitori stessi.

Smettiamo di ignorare i cambiamenti che si sono verificati nei Millennials, continuando a proporre metodi d’insegnamento scolastico che non fanno breccia nella loro mente e nel loro cuore, perché non sono in grado di parlare con la loro lingua, completamente diversa da quella che si utilizzava prima dell’avvento del web.

Finiamola di pensare che non sia fondamentale da parte del docente avere un comportamento che non si contraddica con quanto richiesto agli studenti e facciamo in modo che gli atti di bullismo non passino inosservati, come purtroppo molto spesso avviene e che si dia di nuovo spazio all’educazione civica.

Smettiamo di organizzare convegni dove ci si preoccupa d’insegnare il ruolo di genitore e preoccupiamoci, invece, di contrastare i modelli deviati continuamente proposti ai giovani da questa società malata.

Contrastiamo la divulgazione degli idoli musicali dei nostri ragazzini, spesso Rapper italiani, che cantano storie di droga, violenza, autolesionismo, sesso. Cantanti  che utilizzano messaggi occulti sia nella musica sia nella costruzione del personaggio, unicamente a scopi commerciali, diventando comunque un valido strumento di diffusione del satanismo tra i giovani; attraverso i dischi, infatti, è possibile raggiungere il cuore di milioni di ragazzi che emulano i loro idoli, facendo propri i messaggi contenuti nelle canzoni sia nello stile di vita sia nell’abbigliamento.

 

Il dio denaro supera ogni regola morale e pertanto non ci si può meravigliare che certi personaggi abbiano uno spazio importante in ambito televisivo, che le discoteche prediligano questi cantanti rispetto ad altri artisti musicalmente più talentuosi, che s’ignorino le misure di controllo in un concerto, di fronte a una massa di giovani pulsante, vogliosa di ascoltare il propulsore di messaggi deviati del momento.

Un problema che è sempre esistito ma tacitamente tollerato. Discoteche stracolme, in cui dai racconti dei ragazzi circolano non solo spray urticanti.

Ieri al concerto di Sfera Ebbasta ci sono state sei vittime che si vanno ad aggiungere alle morti per suicidio (che basandoci sui dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia è la seconda causa di morte negli under 20) o per giochi autolesionisti finiti male.

Per finire, riportiamo l’educazione al primo posto, la cultura e tutto ciò che è un inno alla vita e all’amore e non riempiamo la televisione di reality o di trasmissioni dai contenuti di basso livello.

Se non corriamo velocemente ai ripari, ci ritroveremo tra non molto una generazione che penserà sotto effetto di sostanze stupefacenti e comunicherà così: “Sai che mi piace l’erba coi cristalli e le bevande colorate, mettere i diamanti sui bracciali e le collane, dire e fare proprio tutto quello che mi pare …. rolla una bomba e dopo dormi che si è fatto tardi, io sono tranquillo, easy, penso al business non perdo tempo ad infamare frate penso per me”.

 

Cara Marilyn Monroe con l’avvento dei social media anche tu saresti stata oggetto di body shaming.

Marilyn Monroe, da sempre considerata musa della bellezza e della femminilità e ispiratrice dei più importarti fotoreporter del mondo, nei giorni nostri non avrebbe passato indenne la gogna mediatica sui social a causa della sua leggera cellulite sulle gambe. Forse anche lei sarebbe dovuta ricorrere al Photoshop prima di postare alcune foto in cui le imperfezioni del suo corpo non passano inosservate.

 

In questa società, basata sull’immagine, imperversano, infatti, l’ossessione del corpo perfetto e il continuo confronto con gli altri, conseguente a un senso d’inadeguatezza e di fragilità che colpisce molti giovani. Ecco che il body shaming, ossia quella forma di bullismo che colpisce l’aspetto fisico delle persone, è sempre più frequente. Critiche, talvolta mascherate sotto forma di commento apparentemente innocuo e altre volte volutamente spietate, possono determinare ferite profonde e conseguenze drammatiche come l’induzione di atteggiamenti anoressici.

La paura di essere giudicati nel proprio aspetto fisico non risparmia nessuno, uomini e donne. Le palestre si affollano di ragazzi che sollecitano i propri muscoli, al limite della rottura tendinea, con pesi e bilancieri al fine di ottenere la tanto agognata tartaruga addominale e pettorali e bicipiti da far invidia a Rambo. Il tutto arricchito da pasti iperproteici, per aumentare la massa muscolare, al punto di entrare nel meccanismo definito con il nome di vigoressia o anoressia negli uomini: l’ossessione per la forma fisica. Nel 2016 ha provocato 3240 vittime; secondo i dati forniti dal Ministero delle Salute, in Italia sono circa tre milioni le persone che soffrono di questo disturbo.

Le giovani donne hanno perso la propria identità per uniformarsi al cliché che è in auge: magre al limite dell’anoressia, spesso con capigliature fluenti, attente a ogni minimo particolare e presenti su Instagram a caccia di like con foto o video in cui l’unico soggetto è il loro corpo con la speranza di arrivare a essere un Influencer.

Al giorno d’oggi non c’è spazio per le persone in sovrappeso, spesso oggetto del fat shaming, ossia la derisione di qualcuno per la sua obesità o per i chili di troppo. E’ un bullismo che si esprime con forme implicite (occhiate, allusioni al modo scorretto di alimentarsi) a forme esplicite come rimproveri, insulti, derisioni, fino ad arrivare a discriminazioni sociali o lavorative.

Questa realtà è tanto insediata nella nostra società da essere sponsorizzata anche in molti contenuti mediatici.

Un esempio lo troviamo nella serie televisiva Insatiable, in cui un’adolescente in sovrappeso a causa di un incidente è ricoverata e perde trenta chili diventando una bellissima ragazza, pronta a vendicarsi delle torture subite per anni.  Un messaggio esplicito: magro equivale a bellezza mentre essere grassi è oggetto di derisione. Per tale motivo è stata accompagnata da molte polemiche e di petizioni prima ancora della sua messa in onda, perché accusata di body-shaming e fat-shaming.

https://www.youtube.com/watch?v=-BfCjzBjAaE   

E che dire del Pull a Pig, il gioco in cui vince chi va a letto con la ragazza più brutta per poi dirle che era tutto uno scherzo? Lo scopo? Quello di fare a pezzi l’autostima della povera malcapitata. Nel momento in cui la ragazza chiede di rivedere la sua “conquista”, quest’ultima risponde con un messaggio: “Sei stata pigged”.

In questa società, dove è esplosa l’importanza della rete e dell’immagine che si dà in essa,  superficialità e perfezionismo regnano, anche a costo di ricorrere alla chirurgia plastica già in età adolescenziale. Per contro, come diretta conseguenza, la ricerca del perfetto porta ad essere sempre più insoddisfatti di ciò che si ha.

Ne vale veramente la pena?

L’EPOCA DELL’OCCULTO

Massimo Cacciari in un’intervista  postata da Nicola Mirenzi nel suo blog afferma che: “Al di là dell’apparenza, la nostra è l’epoca dell’occulto, dei poteri anonimi, di ciò che non si vede…Lucifero è negli inferi, però finge di essere portatore di chiarore. La nostra epoca è attraversata dallo spirito dell’anti-Cristo. Ci sono stati momenti in cui esso si è manifestato nella sua forma pura. Oggi, invece, circola mascherato”.

Sarà vero? Effettivamente il bombardamento mediatico rivolto a temi pro occulto si sta facendo sempre più incalzante e mira a manipolare le menti fin dalla giovane età. Andiamo a vedere come, citando alcuni esempi.

Gucci: Alessandro Michele, direttore creativo, ha introdotto nei capi di abbigliamento molti simboli esoterici e mediante messaggi subliminali spinge la teoria gender.  “L’ambiguità di quello che faccio è il mio linguaggio. È il mondo dell’impossibile quello che m’interessa”. In effetti, vedendo sfilare i suoi capi si ha la sensazione che vi sia la perdita del confine tra maschio e femmina. Nei capi e nei volti tutto è possibile: i piercing che trapassano le narici, gli abiti ambigui che creano un nuovo mondo in cui sono aboliti gli stereotipi e i modelli culturali, i simboli esoterici con richiami massonici e occulti sono strategicamente combinati in accattivanti modelli giovanili, che spopolano in questa fascia d’età.

Celine Dion: Il National Catholic Register, importante giornale statunitense, si è consultato con un esorcista professionista, John Esseff, che ha dichiarato che la diva è in combutta col demonio. Tutto è nato dallo spot pubblicitario che promuove la collezione di abbigliamento disegnata dalla cantante in collaborazione con il brand “Nununu”, con l’obiettivo di “liberare i bambini dai ruoli tradizionali del ragazzo/ragazza e consentire ai giovani di crescere su valori di uguaglianza ”, come si legge nel sito di Celinununu.

https://youtu.be/MRbxYi-gOfc 

Lucifer: serie televisiva statunitense, in cui il diavolo è rappresentato da Tom Ellis. Bello, affascinante, spinge, poco per volta, lo spettatore a simpatizzare per il protagonista oscuro, talvolta paladino della giustizia. Nella serie non mancano ovviamente riferimenti al satanismo e ai potenti simboli evocativi dell’occultismo.

Blue Exorcist: manga giapponese in cui il protagonista, Rin Okumura, è il figlio di Satana e di una donna umana.  Grazie agli insegnamenti acquisiti nell’Accademia della Vera Croce, Rin diventerà un fortissimo esorcista in grado di sconfiggere Satana e vendicare in tal modo la morte dell’amato genitore adottivo.

Questi sono solo alcuni esempi di come l’occulto non si limiti solo a messe nere e chiromanti, ma è presente in quasi ogni aspetto della vita quotidiana ed è caldamente sponsorizzato.

IMPARIAMO DAGLI ANIMALI E NON DAI ROBOT

E’ sempre più consuetudine incontrare persone che hanno accolto nella propria casa animali domestici. Girovagando per le strade si vedono cani di ogni razza che passeggiano accanto ai loro padroni, talvolta muniti di cappottini vezzosi o appena usciti da un salone di bellezza o che occupano i sedili posteriori delle macchine come compagni inseparabili.

Che cosa spinge gli esseri umani a investire sempre di più sugli animali il loro affetto, il proprio tempo libero e ingenti somme di denaro?

Il senso di purezza, di fiducia illimitata, la capacità di amare a senso unico che i cani, in particolare, possiedono. Non solo, la gioia che infondono ogni volta che si apre l’uscio di casa, la capacità di entrare in sintonia con il proprio padrone, di volerti bene anche con i propri difetti e anche quando ci si rivolta in modo aggressivo. Basta un richiamo e la coda inizia a scodinzolare come segnale di gratitudine per quel piccolo spazio dedicato a loro. Le fusa concilianti dei gatti, che hanno una funzione calmante meglio di qualsiasi farmaco sedativo. Lo sguardo sornione di chi è in grado di farsi scivolare addosso qualsiasi cosa.

Con loro non si deve fingere, si è amati per come si è: trasandati, assonnati, arrabbiati, silenziosi. Mentre il padrone dà il peggio l’animale continua a manifestare i suoi lati migliori.

C’è molto da imparare dagli animali.

Sorge a questo punto una domanda? Perché non imparare da loro? Se gli esseri umani dimostrano che è di questo che hanno bisogno, perché non incominciare a recuperare quei valori abbandonati e tanto disprezzati nell’essere umano ma ricercati nell’animale?  Anziché tuffarsi sempre di più in rapporti virtuali, a dedicare buona parte del nostro tempo a messaggiare, al punto che si è persa anche la voglia di telefonarsi, perché non recuperare i contatti fisici, l’amicizia reale e non virtuale, l’amore vero e non contaminato da falsi idoli?

L’individualismo, piaga sociale della nostra società, sta dilagando come un virus.

Come oggetto del desiderio sessuale stanno prendendo piede i robot sessuali sia femminili sia maschili. Gli acquirenti maschi possono scegliere una tipologia personalizzata oppure preferire una gamma già pronta all’uso dalle sembianze gentili, in cui traspaiono timidezza e ingenuità; altre con lentiggini, diversi colori degli occhi, piercing e unghie curate alla francese. Finalmente si può dare sfogo al completo dominio sessuale su una donna priva di autonomia, attraverso l’impiego di un suo clone robotizzato. Con loro non sei giudicato, non hai bisogno di ricambiare i sentimenti, i divertimenti, il tempo libero.

E le donne? Anche loro hanno i loro robot sessuali maschili che imparano, ricordano, ascoltano, e soprattutto hanno un pene bionico. Il progetto è stato ideato e portato avanti dalla Realbotix, una società americana di proprietà della RealDolls, start-up che produce bambole (e bamboli) gonfiabili al modico prezzo di 15 mila dollari (circa 12 mila euro). 

L’umanità si sta spingendo verso una strada che porta alla gratificazione del proprio ego, dei propri bisogni affettivi e fisici con il minimo sforzo e coinvolgimento emotivo. 

Tra non molto i robot metteranno alla porta anche i lavoratori umani perché oltre all’efficace produttività  non si ammalano, non procreano e soprattutto non scioperano.

Alberto Sordi ha predetto questa triste realtà già negli anni 80 nel suo film “Io e Caterina”.

Per fortuna che esistono ancora gli animali che riescono a tutelare una fetta di umanità nel nostro mondo.

 

 

LA VIOLENZA DEVE ESSERE COMBATTUTA INDIPENDENTEMENTE DAL SESSO E COINVOLGE TUTTI.

Faccio sempre molta fatica a comprendere e a partecipare a giornate come quella del 25 novembre, dedicata alla violenza sulle donne.

La nostra società è intrisa di atti di violenza che coinvolgono sia uomini  sia donne  e che hanno come oggetto esseri umani di ogni età.

Risale a tre giorni fa l’articolo pubblicato sulla rivista Aleteia in cui Don Fortunato  Di Noto riporta di aver scovato nei meandri d’internet sessanta video,  in cui sessanta neonati sono abusati sessualmente da parte di soggetti compiaciuti, sghignazzanti, con l’arroganza di chi è convinto di non essere individuato perché i neonati non parlano, non telefonano.

Solo nel 2017 Meter ha denunciato n. 502 links con 4292 foto e n. 4412 video con bambini abusati tra gli 0 (zero) e i 2 anni, maschi e femmine.

Una realtà taciuta, non denunciata, come lui stesso ammette: “Abusare sessualmente di neonati, non è neanche una notizia. Non indigna nessuno”

In Afghanistan sono migliaia i ragazzini vittime del fenomeno dei Bacha-bazi, i bambini per gioco; hanno solitamente tra gli 8 e i 14 anni, arrivano da famiglie povere e sono comprati, talvolta rapiti, da uomini potenti che li travestono con abiti da donna, li fanno ballare e infine abusano di loro. Una pratica atroce che passa sotto banco, in cui i bambini abusati se osano parlare sono uccisi e dopo le sevizie sono spesso utilizzati per le missioni suicide dei talebani.

Sicuramente le bambine sono molto più a rischio a forme di violenza sessuale. Un’indagine dell’Agenzia dell’Unione per i diritti fondamentali condotta su 42mila donne e ragazze in tutta l’Ue, pubblicato il 19 novembre dal Parlamento europeo, evidenzia un tasso medio di donne minori vittime al 19,7%, contro il 7,9 dei maschi. In particolare le ragazze costrette a rapporti sessuali forzati sono in media il 9% contro il 3% dei ragazzi mentre i casi che hanno incluso un contatto (tocco, accarezzamento o bacio) hanno riguardato il 13% delle femmine e il 6% dei maschi.

Quanti sono, tuttavia, i casi di abusi sessuali sui bambini in ambito ecclesiastico?  Solo in Pennsylvania un’inchiesta dell’Investigating Grand Jury accusa 301 sacerdoti di aver molestato migliaia di bambini, la maggior parte ragazzini, dagli anni ’40 a oggi.

Esiste un’altra forma di violenza cui i bambini sono sottoposti: la violenza domestica.  I figli, in questo caso, possono essere vittime dirette o spettatori di atti violenti di un genitore contro l’altro: la violenza assistita. In questo caso non ci si riferisce solo alle situazioni di grave maltrattamento del padre contro la madre, ma anche a quelle in cui avvengono litigi violenti e cronici fra i coniugi, specie nei casi di separazione per l’affidamento dei figli, in cui il carnefice e la vittima non sono necessariamente l’uomo e la donna. In queste situazioni i bambini possono ritenersi la causa della tensione familiare e nel tempo questo clima può determinare bassa autostima, capacità empatiche ridotte, capacità intellettive danneggiate perché l’alto livello di violenza durante l’infanzia danneggia lo sviluppo neuro-cognitivo dei bambini.

In ambito familiare c’è una forma ancora più sottile: l’incuria emozionale. Le parole possono ferire ancora di più di un maltrattamento fisico; la trascuratezza che alcune mamme hanno nei confronti dei propri figli sarà alla base di problematiche comportamentali future e di rapporti deviati con la figura femminile.

La violenza non è solo sessuale o familiare.

Esiste una forma di maltrattamento invisibile che è quella che accade in ambito scolastico da parte di alcuni docenti verso i propri alunni.  Fulvio Scaparro, psicoterapeuta e fondatore dell’Associazione GeA avverte: «Le urla della maestra con il dito puntato e le minacce non sono meno gravi di uno schiaffo».  Sono oramai diversi i casi denunciati di gravi maltrattamenti effettuati da maestre in ambito scolastico.  Esistono, oltre ai casi clamorosi, atteggiamenti prepotenti, minacciosi, che avvengono quotidianamente in classe da parte di docenti; apparentemente non importanti, nel tempo sono causa di stigma altrettanto grave della percossa fisica.

I dati della Polizia postale riportano che più di 350 i minori subiscono violenze online ogni anno. Secondo i dati del Viminale dal primo gennaio 2016 al 30 aprile 2018 sono stati 664 i casi di cyberbullismo in Italia ai danni di minorenni; in particolare nei primi 4 mesi del 2018 i casi di cyberbullismo contro i minori sono stati 106.

Lasciando da parte i giovani e parlando di adulti, se da un lato si denuncia la violenza contro le donne, dall’altra esiste una forma di violenza più subdola: quella femminile nei confronti degli uomini.

In Italia sono poche le indagini che trattano questa realtà. Secondo un’indagine dell’Università di Siena, nel 2011 sarebbero stati oltre 5 milioni gli uomini vittime di violenza femminile.

Gli atti cui sono sottoposti sono: minaccia di esercitare violenza (63,1%); graffi, morsi, capelli strappati (60,05); lancio di oggetti (51,02); percosse con calci e pugni (58,1%).  Nell’indagine sono, inoltre, riportate altre forme di violenza (15,7%): tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte, spinte dalle scale.

Anche gli uomini possono essere oggetto di violenza psicologica ed economica da parte delle donne: critiche a causa di un impiego poco remunerato (50.8%); denigrazioni a causa della vita modesta consentita alla partner (50,2%); paragoni irridenti con persone che hanno guadagni migliori (38,2%); rifiuto di partecipare economicamente alla gestione familiare (48,2%); critiche per difetti fisici (29,3%). Insulti e umiliazione raggiungono una quota d’intervistati del 75,4%; distruzione, danneggiamento di beni, minaccia verbale (47,1%) o di suicidio o di autolesionismo (32,4%), specialmente durante la cessazione della convivenza e alla presenza di figli, spesso utilizzati in modo strumentale.  Minaccia di chiedere la separazione, togliere casa e risorse, ridurre in rovina (68,4%), di portare via i figli (58,2%), di ostacolare i contatti con i figli (59,4%), d’impedire definitivamente ogni contatto con i figli (43,8%).

E’ fondamentale operare quotidianamente contro la violenza. In che modo?

  • Riportando amore nei nuclei familiari.
  • Insegnando fin da piccoli il rispetto verso il prossimo.
  • Accettando che il ruolo di madre non è sinonimo di serva ma fondamentale per creare le fondamenta di una società sana.
  • Insegnando ai propri figli che il rispetto della persona non si conquista attraverso atteggiamenti malsani, come quello di baciare più ragazzi in discoteca (moda attuale delle adolescenti), di sballarsi con fiumi di alcol o attraverso l’uso di droghe, di conquistare like nel social attraverso l’esposizione del proprio corpo…
  • Preferendo come requisiti, per fondare un  rapporto di coppia,  il rispetto, l’amore, la sensibilità  e non il patrimonio economico o l’aspetto fisico.
  • Introducendo uno spazio scolastico dedicato all’educazione civica e un maggior controllo sui modi d’insegnamento dei docenti, la cui valutazione deve includere anche la capacità di relazionarsi con gli alunni. La scuola ha inoltre il dovere di combattere ogni forma di bullismo e non di girare la testa, come se niente stesse accadendo.
  • Eliminando dai mass media figure femminili che hanno raggiunto la fama attraverso l’esposizione del proprio corpo, personaggi tipo Fabrizio Corona che vive di notorietà utilizzando metodi anche illegali, trasmissioni diseducative come “Il grande fratello” e simili.
  • Riportando l’educazione nel confronto sia in ambito giornalistico sia televisivo.

Potrei andare ancora avanti ma il messaggio è che la violenza non si combatte con le giornate dedicate per poi ritornare negli atteggiamenti distorti che accompagnano la quotidianità di tutti noi, bensì con un radicale cambiamento comportamentale che coinvolge ogni singolo individuo.

SVELATO IL NUOVO CATTIVO DI DRAGON BALL: ANCORA UNA VOLTA UN RIFERIMENTO ALL’OCCULTO

In televisione cartoni animati come Tom e Jerry, Gatto Silvestro e Titti, Beep Beep e Willy il coyote, Topolino e Paperino, Winnie the Pooh e simili, hanno lasciato il posto ai manga giapponesi che se, in passato, mantenevano uno spazio contenuto nella televisione dei ragazzi e un sapore innocente, nel tempo  sono diventati più inquietanti,   intrisi di simbologia occulta. Lo spazio dedicato è, attualmente,  quasi assoluto e i cartoni animati prima descritti sono, oramai, ricordo del passato.

E’ il caso di Dragon Ball (“Sfera del Drago”), trasmessa in Italia  nel 1989 su Junior Tv.(i primi 54 episodi della serie) e successivamente da Mediaset. Se la prima versione fu trasmessa senza censure, in seguito gli episodi furono adattati a un pubblico più infantile, eliminando, ad esempio, le scene a sfondo sessuale. In questo manga sono diversi i simboli di richiamo occultista.

La macchina di Goku presenta il numero 666.

In Dragon Ball Zeta la “O” di “Dragon” è rappresentata con un pentacono (stella a cinque punte all’interno di un circolo), mentre Ball o Baal è il nome di un demonio adorato dai Cananei, Fenici ed Egizi.

Un personaggio buono e comico e pertanto seduttivo è Mister Satan (Signor Satana) padre di Videl, sua figlia, nome che anagrammato è Devil (demonio).

Il protagonista della serie di Dragon Ball è Son Goku, appartenente al popolo guerriero dei Saiyan; inviato sulla terra per distruggere gli abitanti e conquistare il pianeta. Sposato con Chichi, il cui padre è Lo Stregone del toro. Come tecnica di combattimento utilizza il KameHameHa, imparata nella Scuola della Tartaruga dal maestro Muten; consiste nel concentrare il proprio Ki nelle mani, accumulando energia, come avviene per gli operatori di Reiki, tecnica di guarigione legata allo spiritismo.

Tra gli altri  personaggi troviamo Piccolo (Pikkoro), che significa “Re maligno dell’altro mondo” e che nel Torneo Tenkaichi  utilizza lo pseudonimo Ma Junior (dal giapponese ,“ma” sta per demoniaco, quindi “giovane demonio”.)

Oltre a questi, altre figure presenti nel cartone hanno significati legati al mondo degli inferi, come Kaiosama (malvagità eterna), Kamisama (inferno eterno), Enmasama (peccato eterno), Rey Yomma (Principe di Satana).

Un nuovo personaggio malvagio si affaccerà nel prossimo arco narrativo, Dragon Ball Super: un caprone blu con la barba grigia, molto anziano. Ancora  una volta sarà presente un riferimento al demonio, inteso come  Bafometto, il caprone satanico.

 

La simbologia occulta mascherata da cartone animato favorisce lo sviluppo di sottocultura deviata, con tutte le conseguenze che questo comporta.

 

COSA SUCCEDE QUANDO SI RIESCE AD USCIRE DA UNA SETTA? CONTINUA L’INFERNO. LO RACCONTA UNA EX ADESCATA.

E’ allarme sulle sette.  A segnalarlo è il Servizio antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII che dal 2002 offre il suo aiuto alle vittime adescate dai gruppi settari, grazie al numero verde 800 228866.

Dall’inizio del 2018, il Servizio ha ricevuto 2.467 richieste di aiuto: “Si è passati dalle 851 richieste dell’anno 2007 alle 1.403 del 2018, con un’impennata dal mese di settembre e in corrispondenza di Halloween”. I contatti giungono da tutta Italia con prevalenza del Nord Italia (39%), seguito dal Centro (32%) e dal Sud (29%).

Cosa s’intende per setta? Un gruppo a carattere dogmatico che impone, quindi, ai suoi adepti il rispetto di determinate verità e dogmi.

In Italia, tra gruppi di natura spirituale, psicoreligiosa e altro, se ne contano circa 500. Secondo i dati, diffusi nel corso del convegno “La trappola delle sette”, organizzato a Roma, dalla Lumsa e dal Consorzio Universitario Humanitas in collaborazione con la polizia, emerge che le psicosette (41%) rappresentano la realtà più diffusa; vi appartengono gruppi che propongono tecniche veloci di apprendimento, sviluppo della memoria e potenziamento della propria anima e delle energie. Seguono le sette che praticano culti estremi (30%) come il satanismo, le sette magico esoteriche (16%) e quelle pseudo-religiose (13%). Le vittime appartengono a qualsiasi ceto, con un aumento di quello alto e medio mentre le categorie più a rischio di essere adescati sono i giovani (35%) e gli adulti (39%).

Che cosa succede quando si riesce a uscire da una setta? Una ex adescata  descrive come l’inferno continua anche dopo.

LA VITTIMA DI UNA SETTA – “Quando si esce da una setta già non esisti più, ti hanno tolto anche l’anima e tu credi di trovare fuori chi ti accolga, chi riempie quel vuoto, chi ti difenderà, cerchi una Giustizia..

Per uno strano gioco delle parti scopri che fuori è ancora più terribile.
Psichiatri privi della capacità di ascoltare, detentori della tua verità a suon di soldoni, si ergono a veri sapienti del fenomeno; esperti di sette che scrivono libri, parlano a convegni, ti chiamano per interviste per l’amico giornalista o per i loro libri che pubblicizzano qui e lì.

Infine  c’è anche chi ti chiede 3.000 euro per andare a difenderti davanti a quel guru che ti minaccia.
Le forze di polizia che tra il credere e non credere ridono di te e della tua idiozia, per essere entrata in simili ingranaggi; magistrati che archiviano denunce anche gravi perché non è uso indagare ” se non ci scappa il morto “. Fiumi di giornalisti che vogliono notorietà con le tue interviste televisive, per dimenticarti due minuti dopo.
Questo è il mondo che una fuoriuscita trova uscendo da un gruppo, che pur con i suoi delitti mantiene alto quel senso di appartenenza che non ritroverai successivamente nella vita reale.

Che cosa è cambiato con il lavoro dei tanti esperti in tutti questi anni? Oggi abbiamo un aumento notevole di sette che si sono installate nel nostro territorio e in Europa, il metodo di aggancio e di asservimento è diventato più sottile e ingannevole, e si è passati da una ricerca per pochi a un coinvolgimento di massa (materiale umano, come lo chiama il guru giapponese); le famiglie, i medici, gl’insegnanti, oggi anche la signora casalinga, sono canalizzati e indotti a seguire dottrine e credenze. Abbiamo un aumento di presunti guru che elargiscono idee e concetti deliranti con un elevato numero di seguaci, in particolare nel mondo giovanile.

La grande battaglia di queste organizzazioni è il ripristino del reato di plagio. Il plagio è difficile da definire, ma si è compreso che un’idea manipolativa se entra nel luogo comune sociale diventa abitudine, consuetudine. Ho preso contatto con molti illustri avvocati, professori universitari per intervistarli sul reato di plagio, tutti concordi nel negare l’importanza di tale reato, davanti a magistrati poi che non enunciano nemmeno gli articoli già esistenti.

Ad una vittima di questi inferni è obbligo informarla che non avrà mai una giustizia, e che, anche se ha subito abusi all’interno della setta, fuori ce ne saranno mille altri perché  il mondo che troverà  ha gli stessi meccanismi che ha lasciato.

Questa è l’unica e triste certezza.”

Meditate gente, meditate!

 

 

LA MALATTIA DELL’ANIMA: ESISTE?

Come medico ho sempre pensato che nell’uomo esistano due tipi di malattia: il male fisico e quello psichico. Da quando collaboro con un esorcista, ho capito come, in realtà, esista anche un terzo tipo di malattia: quella dell’anima.

Dai racconti delle persone è un dolore continuo, totalizzante, che consuma giornalmente, come un cancro, e spoglia lentamente della gioia di vivere.

Non se ne comprende la ragione e poiché coinvolge sia il corpo, sia la mente, spinge a una ricerca esasperata di un rimedio, attraverso un calvario fatto di visite mediche, di terapie psicoanalitiche, che però non riescono a produrre risultati soddisfacenti, al punto che le persone tentano strade alternative, come l’esoterismo, pur di ottenere un po’ di pace.

Dentro se stessi avvertono il buio, il nulla; gli occhi sono privi di quella luce tipica di chi è in pace con se stesso.

E’ la conseguenza di un percorso di vita mirato al successo ad ogni costo, al potere, alla soddisfazione dei sensi, all’appagamento di ogni forma di curiosità. Se al momento tutto ciò è ritenuto giusto, negli anni risucchia in uno stato di perenne insoddisfazione, di amarezza, d’incapacità di apprezzare le piccole gioie della vita e i sentimenti positivi lasciano spazio a rabbia, gelosia, egoismo, solitudine.

Talvolta la malattia dell’anima non è conseguente a proprie scelte, ma a uno stile di vita sbandato da parte di alcuni membri della famiglia d’origine e, come le malattie ereditarie, anche questa patologia può trasmettersi di generazione  in generazione.

Il fattore predisponente è sicuramente la frequentazione di medium, cartomanti, di psicosette, l’adesione a  pratiche sataniche o uno stile di vita in cui l’occulto è il principale ingrediente.

Emil Cioran scrisse: “Il male possiede il duplice privilegio d’essere fascinatore e contagioso”. Tuttavia i sentimenti che accompagnano una persona che ha intrapreso questo tipo di scelta non potranno mai essere di pace e serenità, propri delle persone dedite al prossimo e dall’animo buono.

Non bisogna dimenticarlo.

 

IL FASCINO DISCRETO DELL’ASTROLOGIA

Manca poco più di un mese alla fine dell’anno, periodo in cui tra gli ospiti televisivi non mancheranno gli astrologi, con le loro previsioni per il nuovo anno.

L’astrologia è un riferimento quotidiano per milioni di persone, grazie anche all’enorme diffusione che gli oroscopi hanno in qualsiasi rivista online, cartacea ed anche in trasmissioni televisive. Tutto ciò contribuisce a creare un background in grado di influenzare le persone più fragili o in situazioni di difficoltà, specie in periodi come questi, in cui la crisi ha messo in ginocchio molta gente.

Il CICAP, comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, è una fondazione che si occupa di verificare la veridicità delle affermazioni raccolte dai vari astrologi e veggenti. Il risultato è che “Ancora una volta, la nostra verifica dimostra quanto poco affidabili siano astrologi e oroscopi» termina Massimo Polidoro, cofondatore e Segretario Nazionale del CICAP. «Eppure, non dubitiamo che giornali e TV continueranno a regalare loro spazio e pubblicità, perché l’astrologia è pur sempre un gioco divertente che piace a tanti”.

Si stima che In Italia siano oltre 155.000 gli operatori dell’occulto, astrologi compresi, e che i consulti giornalieri siano all’incirca trentamila; un business che nel 2016 ha raggiunto gli otto miliardi di euro.

Statistiche attendibili affermano che la metà degli italiani consulta l’oroscopo e di questi il 30% ci crede. Del resto i quotidiani, la radio, la televisione e internet ci mettono del loro, grazie al bombardamento di previsioni  astrologiche, soprattutto nei primi giorni dell’anno, complici della vendita d’ingannevoli chimere: è il caso dell’ospite fisso televisivo  Paolo Fox o  Branko.

Quando nel 2017 la Rai ha deciso di non trasmettere il consueto appuntamento con l’oroscopo di Paolo Fox, per dedicare lo spazio all’attentato terroristico avvenuto a Istanbul, c’è stata la rivolta dei telespettatori. La pagina Facebook di “Mezzogiorno in famiglia” è stata inondata di critiche “La stragrande maggioranza di noi aspettava Paolo Astri di Paolo Fox, la guardiamo per lui” .

BINGE DRINKING: MORTE ANNUNCIATA DEI NEURONI

Nell’ultimo decennio sta prendendo sempre più piede tra i giovani il “binge drinking”, ossia l’assunzione compulsiva di enormi quantità di alcol (oltre 60 grammi) che avviene  bevendo  4-5 drink  in modo consecutivo e rapido, così da ottenere il cosiddetto “sballo”.

Si stima che quest’abitudine coinvolga circa il 15% dei ragazzini di 15 anni, dai quali è  utilizzata, spesso, come “rito” di legame e di passaggio a un mondo adulto. L’alcol facilita apparentemente le relazioni sociali, attraverso sintomi come l’euforia e la disinibizione; per tale motivo il ragazzo gli può attribuire un ruolo importante per la soddisfazione delle proprie aspettative, in particolare il rafforzare la propria identità ed autonomia.

La personalità giovanile più a rischio  presenta determinate caratteristiche:  l’impulsività, la ricerca di sensazioni forti , la bassa autostima e un’affettività negativa. Altro fattore predisponente è l’appartenenza a una famiglia in cui esiste un forte consumo di alcol.

Uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports ed effettuato da ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs evidenzia come  questa moda potrebbe portare allo sviluppo negli anni di “alcol-dipendenza”, rischio che aumenterebbe con la frequenza di questa modalità di comportamento.

Si è inoltre  evidenziato come il 17% degli accessi in pronto soccorso per intossicazione acuta alcolica sono ragazzini con un’età inferiore ai 14 anni. E’ il dato rilevato  dalle statistiche dell’Osservatorio Nazionale Alcol e del Ministero della Salute.

Normalmente il fegato di un soggetto adulto può metabolizzare circa 6 grammi/ora di alcol; un bicchiere di vino,  300 ml di birra a 4,5° o 40 ml di superalcolico a 40% ne contengono 12. La quantità eccedente i 6 grammi è responsabile dell’alcolemia, ossia della presenza di alcol nel sangue.

L’organismo degli adolescenti non ha ancora completamente sviluppato il corredo enzimatico deputato a metabolizzare l’etanolo, un processo che giunge a compimento intorno al 21esimo anno di età. Pertanto, qualsiasi quantità di alcol assunta in giovane età circola immodificata nel sangue, provocando non solo danni al fegato ma anche al cervello.

L’alcol, infatti, è un solvente in grado di sciogliere i grassi; una volta superata la barriera emato-encefalica e raggiunto il cervello, porta via i lipidi di membrana neuronale, determinando la morte cellulare. Il danno coinvolge, in particolare, la corteccia prefrontale, struttura dove hanno sede le funzioni come, ad esempio, la pianificazione dei comportamenti sociali e i meccanismi di gratificazione e punizione, e l’ippocampo, responsabile dell’apprendimento e della memoria.

La perdita progressiva dei neuroni è tanto più pronunciata quanto più lungo è il periodo di abuso; il risultato che porta è la prevalenza di comportamenti impulsivo-compulsivi a discapito della razionalità.

In una società che pretende il massimo dalle persone, sono sempre più i giovani che usano l’alcol come doping quotidiano, come lo dimostra non solo l’incremento del binge drinking, ma anche mode come l’eye balling, il pub crawl, la drunkoressia e la neknomination.

Questi segnali devono essere colti dagli adulti ( insegnanti, istituzioni e non solo  genitori),  che hanno il dovere di porre rimedio e non ignorare il problema come troppo spesso avviene.