COSA SUCCEDE QUANDO SI RIESCE AD USCIRE DA UNA SETTA? CONTINUA L’INFERNO. LO RACCONTA UNA EX ADESCATA.

E’ allarme sulle sette.  A segnalarlo è il Servizio antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII che dal 2002 offre il suo aiuto alle vittime adescate dai gruppi settari, grazie al numero verde 800 228866.

Dall’inizio del 2018, il Servizio ha ricevuto 2.467 richieste di aiuto: “Si è passati dalle 851 richieste dell’anno 2007 alle 1.403 del 2018, con un’impennata dal mese di settembre e in corrispondenza di Halloween”. I contatti giungono da tutta Italia con prevalenza del Nord Italia (39%), seguito dal Centro (32%) e dal Sud (29%).

Cosa s’intende per setta? Un gruppo a carattere dogmatico che impone, quindi, ai suoi adepti il rispetto di determinate verità e dogmi.

In Italia, tra gruppi di natura spirituale, psicoreligiosa e altro, se ne contano circa 500. Secondo i dati, diffusi nel corso del convegno “La trappola delle sette”, organizzato a Roma, dalla Lumsa e dal Consorzio Universitario Humanitas in collaborazione con la polizia, emerge che le psicosette (41%) rappresentano la realtà più diffusa; vi appartengono gruppi che propongono tecniche veloci di apprendimento, sviluppo della memoria e potenziamento della propria anima e delle energie. Seguono le sette che praticano culti estremi (30%) come il satanismo, le sette magico esoteriche (16%) e quelle pseudo-religiose (13%). Le vittime appartengono a qualsiasi ceto, con un aumento di quello alto e medio mentre le categorie più a rischio di essere adescati sono i giovani (35%) e gli adulti (39%).

Che cosa succede quando si riesce a uscire da una setta? Una ex adescata  descrive come l’inferno continua anche dopo.

LA VITTIMA DI UNA SETTA – “Quando si esce da una setta già non esisti più, ti hanno tolto anche l’anima e tu credi di trovare fuori chi ti accolga, chi riempie quel vuoto, chi ti difenderà, cerchi una Giustizia..

Per uno strano gioco delle parti scopri che fuori è ancora più terribile.
Psichiatri privi della capacità di ascoltare, detentori della tua verità a suon di soldoni, si ergono a veri sapienti del fenomeno; esperti di sette che scrivono libri, parlano a convegni, ti chiamano per interviste per l’amico giornalista o per i loro libri che pubblicizzano qui e lì.

Infine  c’è anche chi ti chiede 3.000 euro per andare a difenderti davanti a quel guru che ti minaccia.
Le forze di polizia che tra il credere e non credere ridono di te e della tua idiozia, per essere entrata in simili ingranaggi; magistrati che archiviano denunce anche gravi perché non è uso indagare ” se non ci scappa il morto “. Fiumi di giornalisti che vogliono notorietà con le tue interviste televisive, per dimenticarti due minuti dopo.
Questo è il mondo che una fuoriuscita trova uscendo da un gruppo, che pur con i suoi delitti mantiene alto quel senso di appartenenza che non ritroverai successivamente nella vita reale.

Che cosa è cambiato con il lavoro dei tanti esperti in tutti questi anni? Oggi abbiamo un aumento notevole di sette che si sono installate nel nostro territorio e in Europa, il metodo di aggancio e di asservimento è diventato più sottile e ingannevole, e si è passati da una ricerca per pochi a un coinvolgimento di massa (materiale umano, come lo chiama il guru giapponese); le famiglie, i medici, gl’insegnanti, oggi anche la signora casalinga, sono canalizzati e indotti a seguire dottrine e credenze. Abbiamo un aumento di presunti guru che elargiscono idee e concetti deliranti con un elevato numero di seguaci, in particolare nel mondo giovanile.

La grande battaglia di queste organizzazioni è il ripristino del reato di plagio. Il plagio è difficile da definire, ma si è compreso che un’idea manipolativa se entra nel luogo comune sociale diventa abitudine, consuetudine. Ho preso contatto con molti illustri avvocati, professori universitari per intervistarli sul reato di plagio, tutti concordi nel negare l’importanza di tale reato, davanti a magistrati poi che non enunciano nemmeno gli articoli già esistenti.

Ad una vittima di questi inferni è obbligo informarla che non avrà mai una giustizia, e che, anche se ha subito abusi all’interno della setta, fuori ce ne saranno mille altri perché  il mondo che troverà  ha gli stessi meccanismi che ha lasciato.

Questa è l’unica e triste certezza.”

Meditate gente, meditate!

 

 

LA MALATTIA DELL’ANIMA: ESISTE?

Come medico ho sempre pensato che nell’uomo esistano due tipi di malattia: il male fisico e quello psichico. Da quando collaboro con un esorcista, ho capito come, in realtà, esista anche un terzo tipo di malattia: quella dell’anima.

Dai racconti delle persone è un dolore continuo, totalizzante, che consuma giornalmente, come un cancro, e spoglia lentamente della gioia di vivere.

Non se ne comprende la ragione e poiché coinvolge sia il corpo, sia la mente, spinge a una ricerca esasperata di un rimedio, attraverso un calvario fatto di visite mediche, di terapie psicoanalitiche, che però non riescono a produrre risultati soddisfacenti, al punto che le persone tentano strade alternative, come l’esoterismo, pur di ottenere un po’ di pace.

Dentro se stessi avvertono il buio, il nulla; gli occhi sono privi di quella luce tipica di chi è in pace con se stesso.

E’ la conseguenza di un percorso di vita mirato al successo ad ogni costo, al potere, alla soddisfazione dei sensi, all’appagamento di ogni forma di curiosità. Se al momento tutto ciò è ritenuto giusto, negli anni risucchia in uno stato di perenne insoddisfazione, di amarezza, d’incapacità di apprezzare le piccole gioie della vita e i sentimenti positivi lasciano spazio a rabbia, gelosia, egoismo, solitudine.

Talvolta la malattia dell’anima non è conseguente a proprie scelte, ma a uno stile di vita sbandato da parte di alcuni membri della famiglia d’origine e, come le malattie ereditarie, anche questa patologia può trasmettersi di generazione  in generazione.

Il fattore predisponente è sicuramente la frequentazione di medium, cartomanti, di psicosette, l’adesione a  pratiche sataniche o uno stile di vita in cui l’occulto è il principale ingrediente.

Emil Cioran scrisse: “Il male possiede il duplice privilegio d’essere fascinatore e contagioso”. Tuttavia i sentimenti che accompagnano una persona che ha intrapreso questo tipo di scelta non potranno mai essere di pace e serenità, propri delle persone dedite al prossimo e dall’animo buono.

Non bisogna dimenticarlo.

 

IL FASCINO DISCRETO DELL’ASTROLOGIA

Manca poco più di un mese alla fine dell’anno, periodo in cui tra gli ospiti televisivi non mancheranno gli astrologi, con le loro previsioni per il nuovo anno.

L’astrologia è un riferimento quotidiano per milioni di persone, grazie anche all’enorme diffusione che gli oroscopi hanno in qualsiasi rivista online, cartacea ed anche in trasmissioni televisive. Tutto ciò contribuisce a creare un background in grado di influenzare le persone più fragili o in situazioni di difficoltà, specie in periodi come questi, in cui la crisi ha messo in ginocchio molta gente.

Il CICAP, comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, è una fondazione che si occupa di verificare la veridicità delle affermazioni raccolte dai vari astrologi e veggenti. Il risultato è che “Ancora una volta, la nostra verifica dimostra quanto poco affidabili siano astrologi e oroscopi» termina Massimo Polidoro, cofondatore e Segretario Nazionale del CICAP. «Eppure, non dubitiamo che giornali e TV continueranno a regalare loro spazio e pubblicità, perché l’astrologia è pur sempre un gioco divertente che piace a tanti”.

Si stima che In Italia siano oltre 155.000 gli operatori dell’occulto, astrologi compresi, e che i consulti giornalieri siano all’incirca trentamila; un business che nel 2016 ha raggiunto gli otto miliardi di euro.

Statistiche attendibili affermano che la metà degli italiani consulta l’oroscopo e di questi il 30% ci crede. Del resto i quotidiani, la radio, la televisione e internet ci mettono del loro, grazie al bombardamento di previsioni  astrologiche, soprattutto nei primi giorni dell’anno, complici della vendita d’ingannevoli chimere: è il caso dell’ospite fisso televisivo  Paolo Fox o  Branko.

Quando nel 2017 la Rai ha deciso di non trasmettere il consueto appuntamento con l’oroscopo di Paolo Fox, per dedicare lo spazio all’attentato terroristico avvenuto a Istanbul, c’è stata la rivolta dei telespettatori. La pagina Facebook di “Mezzogiorno in famiglia” è stata inondata di critiche “La stragrande maggioranza di noi aspettava Paolo Astri di Paolo Fox, la guardiamo per lui” .

BINGE DRINKING: MORTE ANNUNCIATA DEI NEURONI

Nell’ultimo decennio sta prendendo sempre più piede tra i giovani il “binge drinking”, ossia l’assunzione compulsiva di enormi quantità di alcol (oltre 60 grammi) che avviene  bevendo  4-5 drink  in modo consecutivo e rapido, così da ottenere il cosiddetto “sballo”.

Si stima che quest’abitudine coinvolga circa il 15% dei ragazzini di 15 anni, dai quali è  utilizzata, spesso, come “rito” di legame e di passaggio a un mondo adulto. L’alcol facilita apparentemente le relazioni sociali, attraverso sintomi come l’euforia e la disinibizione; per tale motivo il ragazzo gli può attribuire un ruolo importante per la soddisfazione delle proprie aspettative, in particolare il rafforzare la propria identità ed autonomia.

La personalità giovanile più a rischio  presenta determinate caratteristiche:  l’impulsività, la ricerca di sensazioni forti , la bassa autostima e un’affettività negativa. Altro fattore predisponente è l’appartenenza a una famiglia in cui esiste un forte consumo di alcol.

Uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports ed effettuato da ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs evidenzia come  questa moda potrebbe portare allo sviluppo negli anni di “alcol-dipendenza”, rischio che aumenterebbe con la frequenza di questa modalità di comportamento.

Si è inoltre  evidenziato come il 17% degli accessi in pronto soccorso per intossicazione acuta alcolica sono ragazzini con un’età inferiore ai 14 anni. E’ il dato rilevato  dalle statistiche dell’Osservatorio Nazionale Alcol e del Ministero della Salute.

Normalmente il fegato di un soggetto adulto può metabolizzare circa 6 grammi/ora di alcol; un bicchiere di vino,  300 ml di birra a 4,5° o 40 ml di superalcolico a 40% ne contengono 12. La quantità eccedente i 6 grammi è responsabile dell’alcolemia, ossia della presenza di alcol nel sangue.

L’organismo degli adolescenti non ha ancora completamente sviluppato il corredo enzimatico deputato a metabolizzare l’etanolo, un processo che giunge a compimento intorno al 21esimo anno di età. Pertanto, qualsiasi quantità di alcol assunta in giovane età circola immodificata nel sangue, provocando non solo danni al fegato ma anche al cervello.

L’alcol, infatti, è un solvente in grado di sciogliere i grassi; una volta superata la barriera emato-encefalica e raggiunto il cervello, porta via i lipidi di membrana neuronale, determinando la morte cellulare. Il danno coinvolge, in particolare, la corteccia prefrontale, struttura dove hanno sede le funzioni come, ad esempio, la pianificazione dei comportamenti sociali e i meccanismi di gratificazione e punizione, e l’ippocampo, responsabile dell’apprendimento e della memoria.

La perdita progressiva dei neuroni è tanto più pronunciata quanto più lungo è il periodo di abuso; il risultato che porta è la prevalenza di comportamenti impulsivo-compulsivi a discapito della razionalità.

In una società che pretende il massimo dalle persone, sono sempre più i giovani che usano l’alcol come doping quotidiano, come lo dimostra non solo l’incremento del binge drinking, ma anche mode come l’eye balling, il pub crawl, la drunkoressia e la neknomination.

Questi segnali devono essere colti dagli adulti ( insegnanti, istituzioni e non solo  genitori),  che hanno il dovere di porre rimedio e non ignorare il problema come troppo spesso avviene.

 

Le droghe leggere e la confusione che regna intorno. PARTE 3: qualche dato statistico

I dati forniti dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), nel suo ultimo Rapporto 2018, riportano quanto segue:

USO CANNABIS NELL’UNIONE EUROPEA

 ADULTI (15-64 ANNI):                                           GIOVANI ADULTI (15-34 ANNI):

24,0 MILIONI (7,2%)                                                 17,2 MILIONI (14,1%)

Il rapporto tra maschi e femmine è di due a uno nei consumatori di cannabis nell’ultimo anno.

“Attualmente il consumo di droga in Europa interessa una serie di sostanze più ampia che in passato. Fra i consumatori di stupefacenti è diffusa la poliassunzione e i modelli individuali di consumo vanno da quello sperimentale a quello abituale, fino alla dipendenza. La prevalenza del consumo di cannabis è di circa cinque volte superiore a quella di altre sostanze.”

L’Italia è il terzo Paese in Ue per uso di cannabis: in Francia ne ha fatto uso, almeno una volta nella vita, il 41% della popolazione, in Danimarca il 38,4% e in Italia il 33,1%.

L’età media del primo consumo si è notevolmente abbassata: 14 anni per la cannabis e 18 anni per la cocaina e l’eroina.

 Un nuovo  studio dell’Università di Montreal, in Canada, che  ha coinvolto circa 3.800 adolescenti di 13 anni di età, provenienti da 31 scuole canadesi e pubblicato nella rivista American Journal of Psychiatry, evidenzia che l’uso cronico della cannabis nei teenager determina danni cerebrali maggiori, riguardanti sia lo sviluppo del cervello che le capacità cognitive, rispetto al consumo di alcool. I ricercatori hanno rilevato che un aumento del consumo di cannabis da parte di giovani adolescenti, in un determinato anno, è associato a un punteggio più basso nei test cognitivi, che permane anche negli anni successivi cosa che, invece, non si è verificata negli adolescenti che consumavano alcol. Questo non vuole minimizzare gli effetti preoccupanti dell’abuso saltuario dell’alcool da parte dei giovani, che avviene comunemente con modi deviati (binge drinking ad esempio).

Negli Stati americani, dove il consumo di marijuana a uso ricreativo è legale, si è registrato, inoltre, un aumento degli incidenti stradali come riportato dalla denuncia effettuata da Automotive News. In particolare, è stato evidenziato un aumento importante nella frequenza d’incidenti in Colorado, Washington e Oregon dopo che i mercati della cannabis erano stati aperti in quegli stati, così come un aumento del numero di conducenti coinvolti in incidenti mortali che sono positivi per la cannabis.

Questi dati rilevano come sia di estrema importanza l’attuazione di una politica d’informazione e di prevenzione in ambito scolastico e sociale.

 

 

IL DOLCE INGANNO DELL’EROINA

L’eroina, chimicamente definita diacetilmorfina o diamorfina, è un derivato della morfina e tra le droghe da strada è la più mortale.

La sensazione di piacere, alla base dell’alto rischio di dipendenza, è particolarmente intensa se iniettata per via endovenosa e sopraggiunge, in questo caso, come un flash entro otto secondi; dopo pochi minuti si riduce la tensione emotiva, l’ansietà, la depressione. Il soggetto avverte un senso di pace, di distacco dagli stress psichici e fisici e un intenso effetto analgesico.

Tutto ciò deriva dalla capacità della sostanza di passare la barriera ematoencefalica e di legarsi ai recettori degli oppiodi, mimando l’azione delle endorfine e determinando un alto rilascio di dopamina.

I sintomi che accompagnano questo effetto sono: miosi, parola impastata, labbra secche, vampate di calore, funzioni mentali annebbiate, sonnolenza, ipotermia, pesantezza delle articolazioni e a volte nausea, vomito e forte prurito.

I consumatori di eroina rimangono assopiti per molte ore dopo l’effetto iniziale. In caso di overdose può sopraggiungere il coma e la morte per arresto cardio-respiratorio.

L’effetto si esaurisce entro 6-8 ore dall’assunzione.

In presenza di un’eccessiva quantità di dopamina il cervello reagisce con una diminuzione del numero e della sensibilità dei recettori oppioidi; di conseguenza, il livello di dopamina nei consumatori abituali di droghe si abbassa  nettamente  in assenza della sostanza e ciò spiega l’assuefazione e la necessità di aumentare il dosaggio per ottenere il benessere. La diminuzione, inoltre,  dei recettori dopaminergici si associa a una ridotta attività cerebrale dell’area della corteccia frontale, deputata al controllo con conseguente atteggiamento compulsivo nella ricerca della droga.

La tossicodipendenza determina dei significativi cambiamenti cerebrali e si può pertanto ritenere una vera e propria malattia.

Oltre al sistema dopamimergico ne sono coinvolti  altri, anch’essi sensibili all’azione dell’eroina:

  • Il sistema serotoninergico, importante nella regolazione dell’umore, dell’appetito, del sonno, del dolore
  • Il sistema delle endorfine responsabile della soglia del dolore
  • Il sistema degli endocannabinoidi coinvolto nel controllo motorio, nella memoria, nell’apprendimento della percezione del dolore e in comportamenti come l’assunzione del cibo
  • Il sistema del GABA responsabile dell’eccitazione neuronale
  • Il sistema noradrenergico coinvolto nella regolazione di risposte verso situazioni potenzialmente pericolose.

L’assunzione prolungata, anche dopo poche dosi, è responsabile, pertanto, dei seguenti sintomi:

  • Irregolarità del ciclo mestruale
  • Costipazione
  • Riduzione dell’appetito con perdita di peso e malnutrizione
  • Apatia
  • Insorgenza di carie dentaria e deterioramento della dentatura
  • Riduzione della produzione delle endorfine con abbassamento della soglia del dolore
  • Infezioni della pelle, trombosi venosa nelle zone d’iniezione
  • Rapido sviluppo di assuefazione e di dipendenza fisica e psichica
  • Sindrome di astinenza in caso di mancata assunzione

La crisi di astinenza comincia in maniera leggera con ansia, irrequietezza, irritabilità. Entro 8-16 ore dalla fine degli effetti dell’ultima dose iniziano a comparire sbadigli, sudorazione, lacrimazione; cola il naso, le pupille si dilatano, a tratti si hanno brividi. I sintomi aumentano e nel giro di trentasei ore, senza chiudere occhio, si passa a crampi alle gambe, scosse muscolari, dolori addominali, diarrea e vomito. E’ il momento più difficile perché si sa che in cinque minuti una nuova dose farebbe passare tutta la  sintomatologia.

Il picco si ha verso le 48-72 ore. Ci vogliono dai 5-8 giorni per riprendere a mangiare e a dormire. Molti più giorni per risolvere la dipendenza psicologica.

A tali sintomi si associano il rischio di contagio di malattie infettive quali HIV/AIDS ed epatiti B e C, compromissione dei legami affettivi e lavorativi, la necessità di costante denaro che comporta atteggiamenti che possono spingere verso l’illegalità.

Se alla base della dipendenza fisica c’è la crisi di astinenza, il problema maggiore è la dipendenza psicologica determinata dal meccanismo di rinforzo. Il nostro cervello è programmato per ripetere le attività che hanno determinato piacere, come mangiare, avere rapporti sessuali, fare attività sportiva…Ciò è dovuto a un aumento dei livelli di dopamina nelle regioni cerebrali impiegate nel meccanismo di rinforzo: l’area tegmentale ventrale e il nucleo accumbens. L’aumento della dopamina nel nucleo accumbens, incoraggia il comportamento d’abuso, mentre a determinare l’abitudine è lo striato dorsale (nucleo caudato e putamen); qui non avviene un aumento dei livelli di dopamina quando si assume la sostanza, ma quando si è di fronte a stimoli associati all’atto di prenderla. 

Negli ultimi anni si è verificato un incremento dei consumatori di eroina.

L’immagine di una siringa introdotta in vena in un individuo barcollante e dall’aspetto denutrito, tipico degli anni settanta, aveva portato i giovani a preferire l’utilizzo di droghe sintetiche o di cocaina. Tra il 2006 e il 2015 la percentuale di eroinomani era diminuita, per poi risalire nel 2016 dove i dati riferiscono di circa 37mila studenti che ne hanno fatto uso, anche occasionale.

Cosa è successo? Ha semplicemente cambiato volto.

E’ aumentata la percentuale di consumatori che prediligono la via inalatoria rendendola socialmente più accettabile; si stima, infatti, che solo un terzo di eroinomani la iniettino. Con l’inalazione il consumatore può modularne l’assunzione a seconda dell’effetto raggiunto.

In questo caso la sostanza è adagiata su un foglio di alluminio, in seguito scaldato con un accendino, e il fumo che ne deriva è aspirato con una cannuccia o un foglio di carta arrotolata. L’effetto ha una durata analoga all’eroina iniettata; ciò che cambia è la mancanza del “flash”.

Questa modalità di assunzione ha avvicinato molto il mondo giovanile, che in passato la rifiutavano per paura degli aghi o di contrarre infezioni o perché considerata una “droga dei disperati”. Secondo un rapporto dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa,  il primo contatto con l’eroina si verifica quasi  simultanemante con le droghe leggere, mentre in passato rappresentava la fase finale di un lungo periodo  di abusi di droghe di vario genere.

E’ stata nettamente potenziata come principi attivi, con danni neurologici e dipendenza molto più pesanti, e ha subito un calo notevole di prezzo della monodose (fino a cinque euro). Questo perché?  Le modificazioni che sono avvenute ultimamente in Afghanistan nella produzione di eroina hanno causato importanti ripercussioni sul mercato europeo. Da solo l’Afghanistan contribuisce a sostenere quasi l’80% dell’offerta mondiale.

E’ aumentata, infatti, la produzione, con la presenza della comparsa di quantità notevoli di eroina bianca o eroina n°.4, in cui il quarto processo la trasforma in sale (cloridrato) e la cui purezza si aggira intorno al 90%. L’eroina bianca, essendo un sale, brucia più facilmente dell’eroina base o eroina n°3 o brown sugar e  i suoi effetti sono notevolmente smorzati se è fumata. Per gli spacciatori non è più così importante tagliare eccessivamente la sostanza per aumentare i propri guadagni. La droga venduta al dettaglio arriva a presentare un principio attivo superiore al 50% fino al 70%, rispetto all’1-10/15% del passato.

 

Un’altra modificazione di mercato importante è la variabilità dei tipi di eroina disponibili rispetto al passato, dove ci si trovava di fronte di un’offerta standard e di un unico prodotto.

Abbiamo l’eroina base, detta anche diamorfina base e brown sugar o eroina n°3, perché richiede tre processi di raffinazione.

L’eroina bianca o eroina n°4, descritta prima; l’eroina rosa, proveniente dalla Malesia, conosciuta anche come Penang PinK; la Cobret, in cui l’eroina è tagliata con degli additivi che permettono di fumarla, L’eroina black tar, letteralmente catrame nero.

L’eroina gialla è il marchio  che contraddistingue i clan nigeriani. La sua caratteristica non è tanto il colore ma quanto l’utilizzo di sostanze da taglio come il metorfano, oppioide che può essere impiegato sia come destrometorfano sia come levometorfano; il primo riduce i sintomi della tosse e in dose  massiccia può causare dipendenza e morte. Il secondo è uno stupefacente allucinogeno.

 RX ADDOME:          Ovuli di eroina nell’intestino di uno spacciatore

L’OMEOPATIA: la presa di posizione sul sito della Federazione Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri)

Nella rivista “Il giornale della Previdenza dei medici e degli odontoiatri, n.4-2018 è stato dedicato uno spazio sulla validità delle cure omeopatiche, in particolare nella pagina Dottore, ma è vero che…?  dedicato alla risposta ai cittadini.

Nella scheda viene riportato che “sebbene vi siano pubblicazioni di vari studi, allo stato attuale non ci sono prove scientifiche ne’plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche (quella dei simili, la succussione o l’utilità delle diluizioni per potenziare i rimedi) secondo i canoni classici della ricerca scientifica. Infatti, diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. Nella migliore delle ipotesi gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo (una sostanza inerte). D’altra parte sarebbero numerose le testimonianze personali che riferiscono di successi terapeutici dovuti all’omeopatia, ma questi potrebbero essere facilmente spiegabili con l’effetto placebo, con il normale decorso della malattia o con l’aspettativa del paziente. L’effetto placebo e’ conosciuto da tempo, ha una base neurofisiologica nota e funziona anche su animali e bambini, ma il suo uso in terapia e’ eticamente discutibile e oggetto di dibattito”.

Il medico omeopata prescrive al paziente il rimedio in base alle caratteristiche psicofisiche; ciò richiede un ascolto, un approccio verso la persona e non solo verso la malattia, creando, in tal modo, un rapporto particolare con il paziente, che si avvicina all’approccio terapeutico con quella fiducia in grado di attivare la liberazione di sostanze endorfine, che svolgono un ruolo positivo verso il processo di guarigione della malattia.

Nella scheda si afferma, inoltre, che “essendo una terapia basata su sostanze in quantità infinitesimali o inesistenti non vi sono rischi di effetti collaterali o pericolosi”, ma sono comunque riportati “eventi avversi gravi dovuti a errori di fabbricazione o contaminazione. Curare con la sola omeopatia malattie serie può inoltre esporre a problemi ulteriori, anche gravi, perché può ritardare il ricorso a medicine efficaci e curative”.

Che cos’è l’omeopatia? E’ una pratica inventata da un medico tedesco, Samuel Hannemann, nell’Ottocento, che basa la guarigione delle malattie sul principio dei simili, secondo cui per la cura di un sintomo dovrebbe avvenire con una sostanza che ne provochi uno simile, e sulla diluizione del principio attivo; ciò avviene utilizzando l’acqua o l’alcol. Per gli omeopati l’acqua utilizzata per tale processo “ricorda” la caratteristica della sostanza, anche se non è presente, per una sorta di memoria. La potenza del preparato è direttamente proporzionale al livello di diluizione e pertanto i preparati più efficaci sono quelli che non hanno in pratica più traccia del principio attivo iniziale, tramite centinaia o migliaia di diluizioni; per attivarlo è necessario il suo scuotimento, nel flacone che lo contiene, per decine di volte, procedura definita “successione” o “dinamizzazione”.

Un preparato omeopatico può essere venduto come tale solo se ha un principio attivo pari, al massimo, un centesimo della più piccola dose impiegata nelle medicine prescrivibili.

Chi può praticare l’omeopatia? In Italia solo medici chirurghi abilitati nella professione, non tanto perché si consideri questa pratica di natura medica ma per garantire l’uso integrativo e limitato solo a patologie lievi e soggette a guarigione spontanea. Questo per evitare di ritardare una diagnosi più seria e il trattamento, in tal caso, con cure più adeguate.

Per quanto riguarda il lato commerciale, l’omeopatia è un grosso business, soprattutto per l’impresa Boiron, in Francia, che ha dichiarato sul proprio sito web un bilancio di 600 milioni di euro nel 2014. In America, la Food and Drug Administration ha stilato una lista con i trattamenti omeopatici fraudolenti e ha costretto alla società a pagare 12 milioni di dollari per colpa di pubblicità ingannevole nei confronti dei consumatori americani, poiché diceva di utilizzare principi attivi che non erano presenti nei prodotti. La Boiron è stata obbligata a  scrivere il contenuto reale dei suoi barattoli: acqua e zucchero.

 

Per approfondire

http://www.meteoweb.eu/2018/05/omeopatia-funziona-medici/1090019/#afR1YdCsEgFD5XD2.99

https://www.agoravox.it/L-omeopatia-funziona-L-inchiesta.htm

Le droghe leggere e la confusione che regna intorno. PARTE 2: la cannabis e gli effetti sul SNC degli adolescenti

Il cervello si modifica di continuo con il  crescere dell’età; pertanto a quindici anni la maturazione cerebrale non si è ancora completata.

Il sistema limbico, coinvolto nella memoria, nell’emotività e negli impulsi, si sviluppa precocemente. E’ composto da ippocampo, talamo, ipotalamo, circonvoluzione del cingolo e amigdala.

La corteccia prefrontale e frontale, che sono, invece, le parti connesse alla razionalità, l’apprendimento, alle funzioni sociali e al linguaggio, maturano intorno ai venticinque anni. Il basso controllo di queste regioni in età adolescenziale spiega, in parte, la prevalenza di comportamenti rischiosi, dettati sotto lo stimolo emotivo.

Sempre all’inizio dell’adolescenza si ha la produzione di un intenso numero di sinapsi, definita sinaptogenesi. Ciò comporta a un progressivo aumento della sostanza grigia, che raggiunge un picco di densità, oltre il quale si ha un cosiddetto sfoltimento delle sinapsi (pruning), che avviene in funzione del loro uso e della frequenza con cui s’impiegano, nel rispetto di una logica legata alla regola “use it or loose it” (usalo o perdilo).

La maturazione della materia bianca, responsabile dell’efficienza della conduttività neurale, sembra continuare fino ai trent’anni (Ashtari et al., 2007; Barnea-Goraly et al., 2005; Giedd et al., 1999; Jernigan & Gamst, 2005; Paus et al., 2001; Bava et al., 2010).

Com’è possibile immaginare da queste premesse, l’uso di droghe in giovane età determina modificazioni notevoli del normale sviluppo cerebrale, sia sulla sostanza grigia sia sulla sostanza bianca, essendo il cervello in corso di sviluppo più vulnerabile agli effetti neurotossici.

Sono stati eseguiti diversi studi scientifici di neuro immagine a riguardo, che hanno dimostrato come il consumo di cannabis in adolescenza provoca anomalie strutturali della materia grigia e della materia bianca nelle aree cerebrali associate alla velocità psicomotoria, al controllo emotivo, all’apprendimento e memoria (Arnone D et al., 2008; Ashtari M et al., 2009).

Medina e colleghi (Medina KL et al., 2007) hanno rilevato come un aumento dei sintomi depressivi nei consumatori di cannabis fosse associato a un ridotto volume della materia bianca presente in questi adolescenti. A favore di questa teoria esistono altri studi scientifici, che suggeriscono come l’uso cronico di cannabis aumenta il rischio di sviluppare sintomi depressivi, ansiosi e maniacali, depressione maggiore e disturbo bipolare, specie per i consumatori abituali che iniziano a fare uso di cannabis prima dei quindici anni (Hayatbakhsh et al 2007, Henquet et al. 2006, van Laar et al 2007).

Gruppi di soggetti consumatori cronici di marijuana sono stati sottoposti a scansioni PET durante l’esecuzione di compiti che implicavano delle scelte decisionali. I risultati hanno evidenziato che tali individui presentavano delle turbe nella capacità di decisione cognitiva; in particolare si è notato che era richiesto un maggiore sforzo cerebrale per ottenere il risultato richiesto (Silveri M. et al., 2011).

Negli adolescenti, infine, l’uso di cannabis può favorire l’insorgenza di disturbi psicotici. Ciò sembra dipendere dal fatto che il principio attivo della cannabis si leghi ai recettori cannabinoidi di tipo 1 (CB1) presenti nel cervelletto, deputato al controllo di alcune funzioni come il linguaggio, il movimento e alcune emozioni come il piacere e la paura. In tal modo il THC (Delta-9-Tetraidrocannabinolo), sostituendosi agli endocannabinoidi, molecole endogene prodotte dal nostro organismo, va a interferire con i processi in cui questi ultimi sono coinvolti, favorendo una patologia cerebellare con un quadro clinico simile alla schizofrenia. Uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista medica Jama Psychiatry e un rapporto della National Academy of Sciences del 2017, affermano che oramai esistono dati a sufficienza per concludere che l’associazione tra consumo di cannabis e lo sviluppo di quadri schizofrenici o psicotici di altro genere è solida, specie per chi fuma skunk, una nuova varietà che contiene un tasso di THC pari al 15-18%. In questo caso il rischio è tre volte più alto rispetto ai consumatori di cannabis classica e se l’uso è quotidiano il rischio si quintuplica.

Oltre al cervelletto, le regioni cerebrali più densamente popolate dai recettori cannabinoidi sono:

  • L’ippocampo
  • La corteccia cerebrale
  • Il nucleo accumbens
  • I nuclei della base
  • L’ipotalamo
  • L’amigdala
  • Il nucleo del tratto solitario
  • Il tronco cerebrale

Il THC agendo su queste aree e interferendo con l’attività di neurotrasmettitori (ossia le sostanze liberate dai neuroni a livello sinaptico e che compiono la propria funzione su un neurone o un organo effettore), come la noradrenalina, la serotonina, l’acetilcolina e la dopamina, provoca i seguenti effetti acuti:

  • Elevato benessere per un aumento del rilascio della dopamina, responsabile dell’innesco del processo di gratificazione che sta alla base della dipendenza.
  • Aumento del tono dell’umore
  • Euforia e loquacità
  • Sedazione
  • Disturbi delle capacita cognitive ed in particolare alterazione della memoria a breve termine, del senso critico e della capacità decisionale
  • Alterazione delle capacità percettive sensoriali che si delinea soprattutto in un aumento della sensibilità verso gli stimoli esterni e un’alterazione della percezione temporale
  • Disturbi motori, soprattutto alterazione della coordinazione dei movimenti e aumento del tempo di reazione a uno stimolo
  • Occasionalmente stati d’ansia e attacchi di panico
  • Aumento dell’appetito
  • Secchezza delle fauci

Bibliografia

 

Esoterismo: cui prodest?

Come in una sorta di processo schizofrenico, in questa realtà, sempre più tecnologica e scientifica, il disincanto del mondo, la scomparsa della dimensione religiosa, la perdita di punti di riferimenti certi e l’isolamento dei soggetti nelle metropoli, hanno condotto la gente a rivolgersi, sempre più spesso, al mondo esoterico.

Come segnalato in diversi articoli di cronaca, attualmente oltre 13 milioni di italiani si rivolgono ai 155 mila santoni, guaritori e guru di pseudo-sette: in pratica uno su quattro.

Questa realtà è esistita fin dai tempi remoti con lo scopo da parte dell’uomo primitivo di dominare la natura, di guarire le malattie; la magia non era altro che lo strumento attraverso cui l’essere umano cercava di acquisire potere e controllo nei confronti di quegli eventi che non era in grado di comprendere.

Nella nostra società ha un ruolo diverso; non la conoscenza e la padronanza dei fenomeni naturali, ma quello di cambiare il corso degli eventi a proprio vantaggio attraverso lo spiritismo, l’occultismo, i channeling.

In una società in cui prevale “il tutto e subito”, l’avvicinamento all’esoterismo è visto come soluzione immediata ai problemi quotidiani e come strumento per acquisire denaro, successo e potere.

Al contrario, la fede non trova più spazio. L’idea della vita eterna, conquistata con un percorso di preghiera, di sacrifici, di pazienza, non attira più, specie i giovani.

Il risultato è un giro d’affari enorme, che s’incrementa grazie alla crisi, tanto che solo in Italia il mercato avrebbe superato il valore di otto miliardi di euro.

guru sono circa 140.000. Di questi il 32% si definiscono medium o sensitivi, il. 28% santoni e il 21% maghi stregoni. Il resto sono “semplici” coach.

Quante sono le vittime adescate? I dati del Servizio stimano circa 390.000 in Italia; di questi il 37% appartiene al ceto sociale alto, il 44% appartiene al ceto medio, mentre in quello più basso rientra il 19% dei casi.

Per quanto riguarda la fascia d’età di quanti fanno ricorso all’occultismo, è emerso un preoccupante aumento dei giovani (49%), di cui il 14% addirittura adolescente. Gli adulti sono il 38% e il 13% anziani. Ciò è dovuto all’aumento delle persone adescate via internet, strumento sicuramente più utilizzato dalla gioventù.

I GIOVANI D’OGGI

In passato, la fine del percorso scolastico coincideva, spesso, con la formazione di una nuova famiglia e con l’ingresso nel mondo del lavoro.  Si abbandonava la spensieratezza giovanile per entrare in una realtà adulta, in cui si accoglievano le responsabilità e le difficoltà come un dato indiscutibile e come una tappa obbligatoria della vita.

Oggi viviamo in una società in cui è tutto meno definito, più dinamico, più complesso. Si fanno figli in età avanzata, sovente in una situazione di convivenza, fuori dal vincolo matrimoniale e da schemi familiari; oramai, sempre più in una situazione di precarietà economica, che porta, necessariamente, a ridurre i propri obiettivi futuri.

Il “posto fisso” di Checco Alone è stato sostituito da lavori con contratti a termine, della durata anche solo di un mese.

La diversità e l’instabilità sono diventate parte della nostra quotidianità.  Questo ha portato nei giovani a due conseguenze:

  • La prima, anche se non per dato numerico, una maggior disponibilità mentale ai cambiamenti, agli spostamenti fisici, alla costruzione d’identità più flessibili, dinamiche, più intraprendenti sotto tutti i punti di vista, più consapevoli dei rischi e dei pericoli attraverso le conoscenze fornite dal web.
  • La seconda a un profondo disagio esistenziale.

In questo caso, una caratteristica che accomuna è vivere unicamente il presente. Il passato non è bagaglio di arricchimento, da cui trarre insegnamento, e il futuro non è fonte d’interesse.

La mancanza di valori, di punti di riferimento, di certezze, le delusioni e la corsa all’accettazione da parte di coetanei, sempre più esigente, genera uno stato di fragilità che può arrivare alla depressione da un lato o all’esplosione di atti di violenza dall’altro.

Gli adolescenti sono i più colpiti. Perché? L’adolescenza è il periodo evolutivo più delicato, in cui la trasformazione del corpo, del cervello e dell’assetto ormonale, rappresentazione del passaggio dal mondo infantile a quello adulto, non necessariamente è accompagnata da una personalità strutturata, che si ottiene anche attraverso il supporto di una presenza genitoriale incisiva.

I genitori, assaliti dall’ansia di far quadrare i bilanci e dalle varie problematiche causate da istituzioni sempre più assenti e sempre più tese a fare false promesse o spartizione di potere, non possiedono più il carisma e l’attenzione di un tempo nella famiglia.  In altri casi la notevole emancipazione dei genitori, che al ruolo educativo prediligono quello del compagno di vita, può generare inquietudine emotiva e disorientamento conseguenti all’assenza di quei riferimenti stabili, necessari in questa età. Ecco che, in queste situazioni, i ragazzi tendono a ritirarsi in un mondo illusorio, ricco di gratificazioni deviate, rappresentate dai like” del social o dal consenso del gruppo mediante comportamenti rischiosi, trasgressivi e talvolta antisociali. Perché? La risposta la troviamo nello sviluppo cerebrale di questa età.

Il cervello dell’adolescente ha un livello di produzione di dopamina, ormone responsabile del senso di appagamento e dello stato di benessere. Ciò comporta a ricercare la gratificazione immediata attraverso attività di cui si esaltano le valenze positive a discapito di quelle negative. Tra queste possono rientrare l’uso di sostanze psicoattive, condotte devianti e rischiose come guida pericolosa e sport estremi, alimentazione scorretta, atteggiamenti autolesionisti che trovano consenso nel social, il gioco d’azzardo, l’uso smoderato d’internet e social network…

Tutti questi atteggiamenti sono modi impiegati dagli adolescenti da un lato per ottenere  successo sociale, dall’altro come strumento di comunicazione del proprio dolore, del senso di disorientamento che hanno il sopravvento sui rischi che una condotta pericolosa può causare. Ecco che il corpo esprime la mente dell’adolescente e la sua rabbia repressa: tagliato, bruciato, svuotato, tatuato o amato in modo narcisistico.

E’ compito di noi adulti leggerlo e interpretarlo per evitare danni irreparabili.