I MESSAGGI SUBLIMINALI POSSONO DAVVERO MANIPOLARE LA MENTE?

I messaggi subliminali possono davvero manipolare la mente e spingere un soggetto a compiere determinate azioni?

Messaggi Subliminali - Mr.Loto

Senza che ce ne accorgiamo fanno parte del nostro vivere quotidiano e sono ovunque.

Cosa si intende per messaggio subliminale?

La possibilità di percepire informazioni attraverso stimoli sensoriali che risultano al di sotto della soglia percettiva cosciente (sublimen, dal latino, significa appunto sottosoglia), perché troppo deboli, troppo confusi, o troppo rapidi, e che rimangono inconsapevolmente impressi nella memoria di chi guarda o ascolta.

In sintesi, si tratta di una percezione in assenza di consapevolezza.

Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, dal titolo “Subliminal affective priming changes the ‘feeling’ towards neutral objects in infancy”, pubblicato su Social Neuroscience, ha dimostrato come il fenomeno del “priming subliminale” sia in grado di influenzare emozioni e percezioni dei bambini sin dai primi mesi di vita.

Paolo Boroni nel suo saggio «I principi del tramonto» dà notizia di una lettera inviata da Gianni Agnelli agli azionisti della Fiat, in cui si parlava di messaggi subliminali con i quali sonorizzare i propri stabilimenti, al fine di aumentare la produttività e migliorare il rapporto lavoratori-azienda, in modo da ridurre le rivendicazioni salariali.

Molte ricerche hanno dimostrato che un messaggio subliminale può avere un impatto sulle emozioni che proviamo verso un determinato prodotto commerciale o verso modelli sociali.

Un esempio è quando ci troviamo rilassati davanti alla TV, momento in cui la mente è più recettiva verso le informazioni inviate. Questo perché per provare un emozione non c’è bisogno di un’elaborazione logica.

La comunicazione suggestiva, impercettibile nelle sue finalità a livello conscio, ha come scopo di spingere il soggetto, a cui è rivolta, a compiere un’azione, che diversamente e spontaneamente non avrebbe fatto.

Il risultato è una spinta positiva verso un marchio o un prodotto o nei confronti di un’azione o modello comportamentale.

Norman Doidge nel suo libro, «The Brain That Changes Itself», espone risultati  allarmanti di rilevamenti scientifici sugli effetti neuroplastici dell’esposizione alla televisione e ai videogames, soprattutto sui bambini con conseguenze dannose.

Ciò che risulta è che la televisione rende la gente dipendente e quindi propensi ai suoi imput propagandistici e pubblicitari e abbassa il livello di attenzione, dialettica ed apprendimento.

In tal modo diventa uno strumento di «social control», un tranquillizzante per le masse è un veicolo per impiantare in esse la percezione della realtà che si vuole che abbia.

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Inoltre la TV determina disturbi dell’attenzione e del controllo degli impulsi.

Negli ultimi anni è emersa una tecnica di manipolazione ancora più potente: la manipolazione digitale.

Dipendenza da Internet e social network: i costrutti correlati al fenomeno

I media digitali oggi dominano l’uomo.

Digital 2021, il rapporto annuale elaborato da We Are Social in collaborazione con Hootsuite ha evidenziato che 5,22 miliardi di persone utilizzano telefoni cellulari, vale a dire il 66,6% della popolazione. Ogni giorno 4,66 miliardi di persone accedono ad internet (316 milioni in più rispetto a gennaio 2020), 4,20 miliardi navigano sui social (53% della popolazione mondiale, +13% in un anno) e il 98% di quest’ultimi è attivo su almeno due piattaforme (Facebook, Youtube e Whatsapp vanno per la maggiore).

Nel nostro Paese la base utenti giornaliera del web ha sfondato quota 50 milioni (93% da mobile) e in media trascorriamo quasi 6 ore e mezza in rete.

Dedichiamo poco più di un’ora all’ascolto della musica, una cinquantina di minuti al gaming e mezz’ora ai podcast. La percentuale di abitanti che possiede uno smartphone è del 97%. Usiamo lo smartphone soprattutto per le applicazioni di messaggistica (97%), per intrattenimento e video (76%), per lo shopping (73%) e per la già citata musica (54%).

Ciò che risulta è che le esperienze e le informazioni che ci trasmettono finiscono per influenzare i nostri comportamenti.

Cosa potrebbe accadere se questa tecnologia fosse usata come arma contro di noi?

Secondo molti esperti questo sta già accadendo.

Michael Kosinski è il creatore di una nuova forma di lavaggio del cervello: l’impiego della psicometria.

Il ricercatore polacco di 34 anni dell’Università di Cambridge, Michael Kosinski: capo supremo della “nuova tecnologia raffinata di lavaggio del cervello che è pubblicizzata, venduta e applicata da una piccola ditta londinese di analisi, la Cambridge Analytica.

Mediante il modello del Big Five oggi è possibile valutare, in maniera dettagliata, i tratti di personalità. Consiste in una classificazione formata da cinque fattori: apertura, coscienziosità, estroversione, piacevolezza e stabilità emotiva. La combinazione tra le cinque dimensioni del modello OCEAN (opennessconsciousnessextroversionagreeablenessneuroticism), determina la configurazione di personalità di ogni individuo.

Kosinski afferma che sulla base di 70 likes di Facebook, si può determinare se una persona è bianca o nera, se è omosessuale o no e il suo orientamento politico.
Il ricercatore polacco afferma inoltre che con 150 likes riesce a conoscere una persona meglio del suo partner.

Michal Kosinski Archives - Undark Magazine

La Cambrige Analytica, non analizza solo facebook, ma piattaforme come Google di cui verifica la navigazione, per conoscere abitudini di consumo e alimentari, preferenze musicali, abitudini bancarie e addirittura la velocità con cui rispondiamo al nostro cellulare quando suona, in modo da utilizzare queste informazioni per vendere i loro prodotti.

Gli algoritmi di internet sono diventati sempre più sofisticati e il loro obiettivo è quello di tenerci sempre più impegnati sulle piattaforme.

Questo sistema è utile agli inserzionisti che personalizzano i loro annunci in modo da studiare il nostro comportamento e che impiegano tecniche di persuasione sempre più sofisticate.

Secondo una pubblicazione effettuata nel 2019 su World Psichiatry”, “ The online brain”: how the internet may be changing our cognition”, internet non si limiterebbe ad attirare la nostra attenzione.

“In particolare, esploriamo come le caratteristiche uniche del mondo online possano influenzare: a) capacità attentive, poiché il flusso in continua evoluzione di informazioni online incoraggia la nostra attenzione divisa su più fonti mediatiche, a scapito di una concentrazione sostenuta; b) processi di memoria, poiché questa vasta e onnipresente fonte di informazioni online inizia a cambiare il modo in cui recuperiamo, archiviamo e persino valorizziamo la conoscenza; e c) cognizione sociale, poiché la capacità delle impostazioni sociali online di assomigliare ed evocare processi sociali del mondo reale crea una nuova interazione tra Internet e le nostre vite sociali, compresi i nostri concetti di sé e l’autostima. Nel complesso, le prove disponibili indicano che Internet può produrre alterazioni sia acute che sostenute in ciascuna di queste aree della cognizione, che possono riflettersi in cambiamenti nel cervello.

La tecnologia ha infatti un impatto unico sul sistema dopaminergico.

La dopamina è un neurotrasmettitore legato al piacere e al meccanismo della ricompensa, che è legato al meccanismo di dipendenza verso i social media.

Quando riceviamo un like, il nostro cervello lo interpreta come una ricompensa e rilascia una “scarica” di dopamina.

Questo evento  ci spinge a continuare a postare e interagire per ottenere nuovamente likes e reactions.

In questa immagine abbiamo un esempio di come funziona il dopamine-driven feedback loop che ci spinge ad essere incollati ai nostri schermi.

Sono individuati quattro momenti

  1. Il primo è quello dell’interazione coi social media, i quali ci spingono continuamente a condividere nuovi contenuti. 
  2. Il secondo momento è quello in cui si ha un’azione effettiva (il post, il retweet, il commento, etc.). 
  3. Il terzo momento è il tempo trascorso ad attendere una reazione. Più lunga sarà l’attesa, maggiore sarà la soddisfazione nell’arrivare al punto successivo
  4. Il quarto momento, quello in cui si riceve una reazione (un like, un follow, un commento) che viene interpretata dal cervello come ricompensa. 

Questo innesca nuovamente il meccanismo della ricompensa.

In conclusione, quando noi attraverso i social cerchiamo di promuovere un’idea, un prodotto, o un angolo della nostra vita, non facciamo altro che fornire strumenti per migliorare la nostra manipolazione.

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5 risposte a “I MESSAGGI SUBLIMINALI POSSONO DAVVERO MANIPOLARE LA MENTE?”

  1. Uno studio completo e allarmante bisogna tenere alta l’attenzione e sperare che il mondo “sano” si rivolti.

  2. Articolo interessantissimo, soprattutto sotto il profilo numerico “quantitativo” della massa globale coinvolta nei processi “brainwashing” dall’azione mediatica del web. Il Tema oltremodo dovrebbe fungere da vero e proprio “alert” capace di produrre autoanalisi per poter rivedere le proprie abitudini, il proprio stile di vita e ristabilire i giusti equilibri per evitare fenomeni di dipendenza dalla rete in generale. Grazie ancora una volta alla dr.ssa Giudice per aver toccato il delicatissimo argomento delle manipolazioni “subliminali” di massa.

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