LIGHT ZOMBIES: LA FUTURA GENERAZIONE?

Il senatore del Movimento Cinque StelleMatteo Mantero, ha depositato un disegno di legge per permettere la coltivazione di tre piante, la detenzione di quindici grammi nella propria casa e cinque fuori, per dare un nuovo inquadramento alla cannabis light. “Ho presentato la proposta per consentire l’autoproduzione di cannabis perché legalizzare la produzione e la vendita di marijuana per uso personale è una questione tutt’altro che secondaria.” E ancora:”Molte persone sono d’accordo che sia insensato perseguire chi si fuma uno spinello, visto che la marijuana non fa male come invece l’alcol e il tabacco. Anzi, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista “Scientific Reports” l’alcool ha indici di pericolosità centoquattordici volte superiori alla cannabis, seguito da eroina, cocaina e tabacco. Storicamente non è mai stata registrata alcuna morte dovuta all’uso di derivati della canapa”.

Sebbene non vi siano dati circa una mortalità diretta dall’uso di cannabis, negli Stati americani, dove il consumo di marijuana a uso ricreativo è legale, si è registrato, un aumento degli incidenti stradali, come riportato dalla denuncia effettuata da Automotive News. In particolare, è stato evidenziato un aumento importante nella frequenza d’incidenti in Colorado, Washington e Oregon dopo che i mercati della cannabis erano stati aperti in quegli stati, così come un aumento del numero di conducenti coinvolti in incidenti mortali e risultati positivi per la cannabis.

L’Italia è il terzo paese europeo per uso di cannabis e l’età media del primo consumo si è notevolmente abbassata: 14 anni per la cannabis e 18 anni per la cocaina e l’eroina.

Un sondaggio effettuato da Skuola.net su 7500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni, in occasione della seconda puntata di ‘Generazione Giovani’, ha evidenziato un quadro allarmante: circa 1 su 10 ha ammesso di fare uso di sostanze stupefacenti a base di Cannabis (il 7% qualche volta, il 3% abitualmente). A questi numeri va aggiunto un 6% che le ha provate solo una volta e un 5% che, ad oggi, non ne consuma ma lo ha fatto in passato. Il motivo di un utilizzo così diffuso è risultato l’estrema facilità nel procurarsele. Tra i consumatori il 41% le trova per strada, nelle piazze di spaccio e nella scuola: il 18% dei ragazzi intervistati ha detto di comprare le droghe leggere tra bagni, cortili e corridoi del proprio istituto. La scuola rientra, inoltre, anche tra i luoghi preferiti per il consumo.

Un   studio dell’Università di Montreal, in Canada, che  ha coinvolto circa 3.800 adolescenti di 13 anni di età, provenienti da 31 scuole canadesi e pubblicato nella rivista American Journal of Psychiatryevidenzia che l’uso cronico della cannabis nei teenager determina danni cerebrali maggiori, riguardanti sia lo sviluppo del cervello che le capacità cognitive, rispetto al consumo di alcool. I ricercatori hanno rilevato che un aumento del consumo di cannabis da parte di giovani adolescenti, in un determinato anno, è associato a un punteggio più basso nei test cognitivi, che permane anche negli anni successivi cosa che, invece, non si è verificata negli adolescenti che consumavano alcol. 

Questo non vuole minimizzare gli effetti preoccupanti dell’abuso saltuario dell’alcool da parte dei giovani, che avviene comunemente con modi deviati (binge drinking ad esempio).

Sono stati eseguiti diversi studi scientifici di neuro imaging che hanno dimostrato come il consumo di cannabis in adolescenza provoca anomalie strutturali della materia grigia e della materia bianca nelle aree cerebrali associate alla velocità psicomotoria, al controllo emotivo, all’apprendimento e memoria (Arnone D et al., 2008; Ashtari M et al., 2009).

Medina e colleghi (Medina KL et al., 2007) hanno rilevato come un aumento dei sintomi depressivi nei consumatori di cannabis fosse associato a un ridotto volume della materia bianca presente in questi adolescenti. A favore di questa teoria esistono altri studi scientifici, che suggeriscono come l’uso cronico di cannabis aumenta il rischio di sviluppare sintomi depressivi, ansiosi e maniacali, depressione maggiore e disturbo bipolare, specie per i consumatori abituali che iniziano a fare uso di cannabis prima dei quindici anni (Hayatbakhsh et al 2007, Henquet et al. 2006, van Laar et al 2007).

Gruppi di soggetti consumatori cronici di marijuana sono stati sottoposti a scansioni PET durante l’esecuzione di compiti che implicavano delle scelte decisionali. I risultati hanno evidenziato che tali individui presentavano delle turbe nella capacità di decisione cognitiva; in particolare si è notato che era richiesto un maggiore sforzo cerebrale per ottenere il risultato richiesto (Silveri M. et al., 2011).

Negli adolescenti, infine, l’uso di cannabis può favorire l’insorgenza di disturbi psicotici. Ciò sembra dipendere dal fatto che il principio attivo della cannabis si leghi ai recettori cannabinoidi di tipo 1 (CB1), presenti nel cervelletto, deputato al controllo di alcune funzioni come il linguaggio, il movimento e alcune emozioni come il piacere e la paura. In tal modo il THC (Delta-9-Tetraidrocannabinolo), sostituendosi agli endocannabinoidi, molecole endogene prodotte dal nostro organismo, va a interferire con i processi in cui questi ultimi sono coinvolti, favorendo una patologia cerebellare con un quadro clinico simile alla schizofrenia. 

Uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista medica Jama Psychiatry e un rapporto della National Academy of Sciences del 2017, affermano che oramai esistono dati a sufficienza per concludere che l’associazione tra consumo di cannabis e lo sviluppo di quadri schizofrenici o psicotici di altro genere è solida, specie per chi fuma skunk, una nuova varietà che contiene un tasso di THC pari al 15-18%. In questo caso il rischio è tre volte più alto rispetto ai consumatori di cannabis classica e se l’uso è quotidiano il rischio si quintuplica.

Il responsabile comunicazione e prevenzione di San Patrignano, Antonio Tinelli, nel  rilasciare alcune dichiarazioni all’Adnkronos riferisce che: “Negli ultimi anni abbiamo registrato una concentrazione del principio attivo di 10-15 volte superiore a quello contenuto nella cannabis fumata 40 ani fa, questo perché il mercato esige oggi prodotti sempre più potenti e costi sempre più bassi. Tutto ciò ha fatto registrare un tragico aumento dei minori in comunità (+70 per cento negli ultimi 3 anni) e un crollo vertiginoso dell’età media dei consumatori: il primo contatto a soli 14 anni”

Per quanto riguarda la “cannabis light”, il Consiglio superiore di sanità (Css), in un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute e in possesso dell’Adnkronos Salute, raccomanda “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti“. Il Consiglio, infatti, “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggerà, non può essere esclusa”. I motivi sono riconducibili al fatto che “ La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine“.

Oltre ai danni fisici non bisogna sottovalutare i costi sociali conseguenti all’utilizzo delle droghe cosiddette leggere: ricoveri ospedalieri e mutua conseguenti a incidenti sul lavoro, autostradali o per perdita del controllo.

La richiesta di liberalizzazione delle droghe leggere, più volte portata in campo da vari politici, non è mai stata, fino ad ora, accompagnata da un progetto di massiccia campagna informativa, che coinvolga scuole e mass-media, sui danni determinati dall’abuso in età adolescenziale.

Sempre più spesso, nel mondo giovanile, tutte le sostanze stupefacenti, alcool compreso, hanno un impiego di tipo terapeutico, finalizzato a sedare il tormento, gli stati d’ansia o l’indole depressiva dell’adolescente che ne fa uso, nella piena convinzione della non pericolosità.

Negli ultimi due anni, secondo i dati che arrivano dall’Osservatorio Nazionale dell’Adolescenti i tentativi di suicidio nei teenager sono quasi raddoppiati e il suicidio è diventato la seconda causa di morte.

Pertanto, anziché avvallare abitudini che stanno devastando la vita di molti ragazzi con la scusa di combattere il traffico illegale, preoccupiamoci di riportare la voglia di vivere ai nostri giovani, ottenuta non con sostanze psicotrope ma semplicemente affrontando la quotidianità con gioia, ottimismo e voglia di realizzare i propri sogni.

Certo questo andrebbe a discapito di tutti coloro che lucrano sulla loro sofferenza e sulla loro trasformazione in zombies.

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