QUANDO LA MODA PROMUOVE IL MESSAGGIO: “NULLA E’ NORMALE – TUTTO E’ NORMALE”

In un  precedente articolo, pubblicato nel mio blog ho segnalato l’ambiguità di alcuni messaggi presenti nella collezione Designs ufficiali Steven Rhodes presenti sul mercato. In particolare cattura l’attenzione la linea di abbigliamento Wicked Clothes (vestiti malvagi), composta da T-shirt, felpe e body per bambini, in cui l’esoterismo e in particolare l’occulto è il tema principale delle illustrazioni da lui disegnate.

In “Sacrificare Toby” ci sono, addirittura, gli estremi per l’istigazione a delinquere, sec, l’art.  414 codice penale: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione.”

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Tuttavia questa linea d’abbigliamento non è l’unica che si caratterizza per messaggi subliminali che richiamano tendenze sempre più in voga nella nostra società. La moda, da sempre in grado di cogliere i fermenti sociali, ha trasferito nei propri abiti l’ambiguità di genere. E’ il caso di Alessandro Michele, direttore artistico di Gucci, che spesso caratterizza le sue sfilate con la presenza di modello/e dalle fattezze indecifrabili, sia per i tratti somatici che per i capi d’abbigliamento, a sostegno della tendenza Genderless: un look in cui si perde la distinzione tra maschile e femminile, dove le donne sono, ad esempio, vestite di pelle e gli uomini indossano zeppe vertiginose e borsette. Il tutto farcito da un’atmosfera che trasmette inquietudine, come in una delle sue sfilate del 2018.

“La collezione autunno/inverno 2019-20 di Alessandro Michele per Gucci è la rappresentazione di una società che attraverso il riconoscimento delle persone cerca se stessa……Uomini, donne, persone, esseri umani che usano gli abiti come usano i pensieri, le parole, le azioni.”

Ma la moda non si ferma qui.

Caroline Bosmans, madre di quattro figli, lavora come terapista nell’asilo psichiatrico. Appassionata di moda dei bambini, si è laureata presso il dipartimento di moda SASK Sint-Niklaas. Ha creato un suo marchio di lusso d’abbigliamento per bambini, in cui le piace giocare con i confini tra ragazzi e ragazze e non solo.

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La galleria di foto che promuovono i suoi capi d’abbigliamento su Instagram e Facebook si caratterizzano, molto spesso, per le pose dei bambini che simulano situazioni di morte, di sballo e che portano a pensare ad altro. Mai un sorriso, un gesto affettuoso che non lasci trasparire realtà oscure.

In una sciarpa indossata da un bambino si legge la parola “cloaca” nel carattere Coca Cola. Cloaca  è “La cavità comune in cui si aprono le vie intestinali, genitali e urinarie nei vertebrati come pesci, rettili, uccelli e alcuni mammiferi primitivi”. Quando si parla di cloaca ci si può riferire anche alla fogna e il bambino ha topi sulla giacca.

Ma la cloaca è anche il pene del gallo che si accoppia con la gallina attraverso una copulazione cloacale. Il rapporto avviene in maniera diversa rispetto a gran parte degli animali, in quanto non c’è penetrazione da parte del maschio nell’apparato riproduttivo della femmina. Cosa vi induce a pensare? Il tutto contornato dal simbolo dell’occhio.

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Il mondo infantile, promosso da questa linea di abbigliamento, porta a immaginare non a una realtà immacolata, gioiosa, spensierata, come dovrebbe essere quella di un bambino, ma a un mondo ricco di trappole e di mostri, pronti a sbranarlo in tutti i modi.

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Forse sono i che sono fuori dai tempi, forse sono io che non riesco a cogliere il lato artistico di tutto ciò. Certo è che, come mamma e come consumatrice, un capo di abbigliamento così, ai miei figli, non lo comprerei mai.

La cannabis Light e il parere espresso dal Css (Consiglio superiore della sanità)

La cannabis light è stata ultimamente oggetto di discussione a causa del parere espresso dal Consiglio superiore della sanità e per le limitazioni alla vendita imposte dal verdetto depositato il 30 maggio dalla Cassazione: “La coltivazione è consentita senza necessità di autorizzazione ma possono essere ottenuti esclusivamente prodotti tassativamente elencati dalla legge: possono ricavarsi alimenti, fibre e carburanti ma non hashish e marijuana”.

Quali sono le sue caratteristiche?

La cannabis legale italiana, o cannabis light, è una tipo di infiorescenze di cannabis  prodotta e certificata come “a basso tenore di THC” , ossia inferiore allo 0,2%, con una tolleranza fino allo 0,6%.

Il contenuto di cannabidiolo, CBD, non presenta invece limiti legali, perché non considerata sostanza psicoattiva e con una buona tollerabilità.

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Come si espresso il Consiglio superiore della sanità su questa sostanza e quali sono le motivazioni?

Come annunciato dalla ministra della salute Giulia Grillo: “Il precedente ministro della Salute il 19 febbraio scorso ha chiesto un parere interno al Consiglio superiore di sanità (Css) sulla eventuale pericolosità per la salute di questa sostanza. Il Consiglio si è espresso il 10 aprile scorso” e ha chiesto di fermare le vendite della ‘cannabis light‘, perché “non può esserne esclusa la pericolosità “. 

Il parere riguarda la marijuana legale, cioè quei “prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” (con livelli di Thc inferiori allo 0,2 per cento) in vendita nei ‘canapa shop‘ diffusi in tutta Italia.

Secondo il Css, è necessario attivare “nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti

I rischi per la salute, spiega il Css, riguardano  il Thc (tetraidrocannabinolo), principio attivo dei cannabinoidi: “La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili”.

Essendo il THC lipofilo, una volta assorbito, si distribuisce soprattutto negli organi che hanno concentrazioni significative di grasso. E’ il motivo per cui penetra rapidamente nell’encefalo attraverso la barriera emato-encefalica.

La sua capacità di sciogliersi nei grassi provoca un suo accumulo nell’organismo, con persistenza per svariati giorni, influenzato anche da fattori personali quali il metabolismo e il sistema di escrezione.

Il tempo di dimezzamento del THC varia tra 0.8 e 9.8 giorni. Questa eliminazione lenta tende ad intensificare l’effetto dei cannabinoidi. Ad esempio, l’assunzione giornaliera di 125 ml di olio di Canapa o 300 g di semi di Canapa corrisponde all’assunzione di 0.6 mg di THC, con conseguente positività del test delle urine, che non deve superare i 50 ng/ml di principio attivo. Ciò comporta problemi di carattere tecnico, come segnalato da Carlo Locatelli, Past President della Società Italiana di Tossicologia (Sitox): “Questo, va da sé, pone un problema per lavoratori, candidati in verifiche per le patenti e per il cittadino in generale”.

In una sua intervista inoltre dichiara che “Il business di prodotti “alla marjuana” promuove, di fatto, l’avvicinamento del cittadino a uno stupefacente. Tecnicamente non tale alle concentrazioni alle quali è venduto a tutt’oggi, ma che lo può diventare facilmente senza possedere un laboratorio chimico. Inoltre se si crea oggi desiderio, richiesta, mercato, nei confronti di un prodotto “light” – spiega Locatelli – è facile che domani la stessa tipologia di consumatori ricerchi lo stesso prodotto ma “migliore”, ovvero hashish e marjuana a concentrazioni di THC pericolosi per la salute”.

Un altro punto sottolineato dal Consiglio superiore della sanità è “il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri”.

Ma che effetti può provocare questa  sostanza? Secondo Vincenzo Di Marzo, direttore dell’Istituto di chimica molecolare del Cnr, noto esperto nel settore, non è facile fare ipotesi. Il contenuto di Thc dichiarato è effettivamente molto basso – spiega Di Marzo – per fare un paragone, le sostanze che venivano fumate negli anni ‘60 e ‘70 contenevano tra il 2 e il 4% di Thc, mentre le erbe moderne più potenti, come la skunk, superano il 20%”. “Esiste però una forte variabilità individuale nella risposta alla sostanza, e una certa differenza legata alla modalità di assunzione della sostanza, che rendono difficile dare una risposta univoca”, “Molto dipende inoltre da come si misura il contenuto di cannabinoidi. Nella pianta infatti non sono contenuti in forma attiva, ma in una non attiva, o carbossilata, che non produce effetti sul sistema nervoso. Il passaggio alla forma non carbossilata avviene con l’essiccamento e il riscaldamento, e quindi bisognerebbe essere sicuri delle percentuali di Thc in forma attiva presenti al momento del consumo, che spesso prevede il riscaldamento della sostanza, per poter ipotizzare i possibili effetti sul sistema nervoso”. Infine conclude Di Marzio, “non esistono molti studi sulla farmacocinetica del Thc, ed è quindi difficile comprendere in che modo influenzerebbe l’organismo il consumo ripetuto di tanti spinelli contenenti bassissime quantità di Thc, rispetto all’utilizzo di dosi minori di sostanza più concentrata (tipico del consumo ricreativo attualmente illegale)”.

Per  quanto riguarda il  cannabidiolo invece la situazione è più definita. E’ una sostanza perfettamente legale, di cui sono accertate le capacità antiansiolitiche e l’ottima tollerabilità. “Gli studi effettuati fino a oggi dimostrano che ha pochissimi effetti collaterali, anche a dosi estremamente elevate, molto più alte di quelle presenti nella cannabis”, sottolinea l’esperto.

Sulla base di quanto scritto, non sarebbe più onesto dire “ Lasciatemi fare una piccola canna ”, anziché aggrapparsi a scuse come quella del trattamento  personalizzato ansiolitico o antidolorifico, senza un controllo medico?

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LA PROPAGANDA DEL MALE

L’incremento del tasso di suicidi tra i giovani, dei disturbi depressivi, dei disordini alimentari e delle dipendenze, non solo dalle sostanze ma anche dalla tecnologia, sono il risultato della trasformazione della “società del benessere”, degli anni Cinquanta e Sessanta, nella “società del malessere” della nostra epoca.

Che caratteristiche presenta? Uno screditamento del male assoluto, attraverso un’opera volta a minimizzare la gravità di azioni, al punto da ritenerle normali, che ha come obiettivo i giovani ed è condotta da abili registi.

In questa “società del malessere” la realizzazione personale e lavorativa è diventata un traguardo sempre più impegnativo e difficilmente raggiungibile.

Lo stile sano di vita ha lasciato il posto a una perdita dei valori culinari, con il sopravvento del fast-food a base di prodotti di catene alimentari americane, del sushi e di kebab, responsabili di un incremento dell’obesità giovanile, con tutte le patologie che ne conseguono.

Il modello della famiglia tradizionale è stato sostituito da ogni alternativa, perché considerato obsoleto in una società progressista, con conseguente crollo dei matrimoni religiosi e delle nascite.

La distinzione tra maschio e femmina è sempre meno definita e il fluid gender sta entrando prepotentemente tra i giovani, anche grazie a una promozione del fenomeno attraverso la moda, incontri scolastici e non solo:

L’edonismo e l’individualismo hanno sostituito valori come l’altruismo, il rispetto per il prossimo, l’interesse per la collettività. I rapporti si sono banalizzati e ci si accontenta di un numero considerevole di amicizie virtuali a scapito di pochi amici sinceri e reali.

La dimensione del sacro sta avendo un’erosione significativa, specie tra i giovani che preferiscono riconoscere in Satana il punto di riferimento rispetto a Dio. Ciò è in parte legato a un processo d’inquinamento culturale spinto su più fronti: nei giochi virtuali sono, spesso, inseriti simboli esoterici che diventano familiari attraverso messaggi subliminali. Nei giochi di carte e di ruolo l’occulto, la magia e il demonio sono protagonisti assai acclamati.

Le case discografiche, promuovono cantanti che, spesso per puro marketing, si presentano al pubblico con testi musicali, caratteristiche e simbologie che presentano richiami satanici.

Tutto ciò trova il consenso di molti giornalisti e di direttori artistici televisivi che partecipano alla diffusione del fenomeno.

La blasfemia ha perso la sua sacralità tra i giovani ed è diventata d’uso comune, così come la bestemmia, oramai intercalare di molti ragazzi.

Questa realtà, tecnologica e progressista, libera da ogni schemi morali, definiti oscurantisti dai promotori, ha determinato, tuttavia, un netto incremento del disagio giovanile.

Ultimamente capita sovente di leggere di fatti di cronaca che coinvolgono baby gang.

Gli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale sull’adolescenza hanno rilevato che il 6,5% dei ragazzi minorenni fa parte di una banda giovanile, il 16% ha commesso atti vandalici, mentre tre ragazzi su dieci hanno partecipato a una rissa. Spesso sono ragazzi annoiati, con pochi obiettivi, tendenzialmente appartenenti a famiglie disattente e che traggono dalla coesione un senso di forza, talvolta di onnipotenza, come terapia alla propria vulnerabilità.

L’assuefazione al male e alla violenza indotta dal nuovo codice comportamentale promosso dal mondo ludico, tecnologico e dalla musica, funge da concausa perché determina una sorta di “deumanizzazione”; si perde la capacità di riconoscere negli altri quelle emozioni che il ragazzo non è in grado di vivere, riducendo il giudizio critico relativo al proprio comportamento.

Qual è l’obiettivo finale di questa trasformazione culturale? La società promossa dalla filosofia Thelema, elaborata da Aleister Crowley all’inizio del XX secolo, ispiratore del satanismo, il cui testo sacro è The Book of the Law (Il libro della legge).  

Tale legge si può riassumere in tre versi dello stesso Libro:

  • Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge
  • Amore è la legge, amore sotto la volontà
  • Non vi è altra legge oltre Fai ciò che vuoi.

Come scrisse Primo Levi: “Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto s’irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione.”

Il lato oscuro di Summoners War: Sky Arena

E’ un gioco online multi giocatore, creato da Com2uS, lo sviluppatore dei giochi della Corea del Sud e rilasciato il 12 giugno 2014 all’Electronic Entertainment Expo per dispositivi iOS e Android. 

Ha ottenuto un notevole successo, con oltre 100 milioni di download in tutto il mondo e più di un miliardo di dollari di guadagno; ha raggiunto lo status di top-10 in oltre 84 paesi nell’App Store di Apple e in oltre 54 paesi su Android.

I giocatori assumono il ruolo di evocatori di mostri che si presentano in cinque elementi: acqua, fuoco, vento, luce e oscurità. Ogni mostro può ospitare sei rune, che hanno la funzione di aumentare le sue statistiche innate.

La battaglia termina quando un giocatore riesce a eliminare tutti i mostri dalla squadra avversaria.

Apparentemente innocuo e divertente, come del resto la maggior parte dei giochi proposti, salta all’occhio un particolare: l’iniziazione a una simbologia di natura alchemica cabalistica, massonica e in parte in uso anche nei satanisti.

Il giocatore ha il ruolo di evocatore. Che cosa significa? Nella lingua italiana è colui che chiama entità misteriose. Si evocano, infatti, spiriti nelle sedute spiritiche, nella Wicca o demoni nelle messe nere.

Nel gioco possiamo vedere la presenza di esagrammi, dove si evocano i mostri, che contengono le seguenti figure e simboli:

Il triangolo equilatero: con i suoi tre lati e angoli uguali, simbolizza la Trinità divina nel cattolicesimo.

Nella Massoneria i tre lati del triangolo esprimono il ben pensare, il ben dire, il ben fare ma anche Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Le tre punte “Passato, Presente e Futuro”, i tre angoli “Saggezza, Forza, Bellezza”. Ma il triangolo può anche significare Luce, Tenebre (i lati obliqui), Durata (la base).

Nella simbologia alchemica il triangolo esprime i tre principi: Zolfo (intelligenza, spirito), Mercurio (solido, materia) e Sale (energia, Corpo Astrale).

Nell’esoterismo il triangolo contenuto in un cerchio è il sigillo di Saturno. Usato per riti magici rivolti sia verso il bene che verso il male.

L’Occhio onniveggente o Occhio di Horus: nella Massoneria, simbolizza sul piano fisico il Sole, su quello intermedio il Verbo e sul piano spirituale il Grande Architetto dell’Universo.

In queste basi si pone all’apice del triangolo e anche ai due lati superiori.

Nel satanismo il riferimento è a Lucifero. Secondo Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana, il nostro primo dovere è “aprire il terzo occhio alla visione”.

Il pentacolo composto dalla congiunzione di due triangoli equilateri (di cui uno con il vertice in basso e uno con il vertice in alto) contenuti in un cerchio, corrisponde nell’esoterismo al sigillo di Salomone; nei rituali magici consente di ottenere potere e successo oltre ad avere un ruolo di protezione da nemici manifesti e occulti.

Nella Wicca è utilizzato nel rituale minore dell’esagramma, di evocazione.

Il sigillo di Salomone è anche la rappresentazione della posizione degli Ufficiali nella Massoneria: il Maestro Venerabile e i due Sorveglianti che dirigono la Loggia formano il triangolo ascendente mentre l’Oratore, il Segretario e i Copritori formano il triangolo discendente.

Nell’alchimia il triangolo con l’apice verso l’alto rappresenta il fuoco, viceversa l’acqua. I due triangoli che s’intrecciano rappresentano anche la fusione del Macrocosmo con il Microcosmo dell’Alto con il Basso, dell’Infinito con il Finito.

La stella a 8 punte, simbolo utilizzato nella Massoneria, nel satanismo è la stella di Astaroth, la nipote di Beelzebub: consigliera guida sia per i demoni sia per gli umani, si occupa della maggior parte degli affari umani, governa quaranta legioni di spiriti. E’ anche il simbolo del Caos.

Nella simbologia alchemica rappresenta la Stella Polare ma anche del Mattino, il pianeta Venere, il cui ciclo è di otto anni e storicamente definito con il nome di Lucifero: portatore di luce.

Nei simboli contenuti negli esagrammi, troviamo, infine, quello della Luna. Rappresentazione dell’oscurità, del nostro Io nascosto, della magia, dell’esoterismo e dei sogni.

Nella corona delle basi sono raffigurati i simboli delle Rune, dal significato spirituale e divinatorio.

Sono uno degli Oracoli più diffusi e famosi al mondo. Trovano le loro origini nella tradizione germanico-vichinga e furono impiegate dal popolo Celtico per pratiche magiche.

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Nel gioco i personaggi sovente sono un richiamo alle tenebre e ai demoni.

I giochi che negli ultimi anni riempiono la vita dei nostri giovani ed in particolare le ore dedicate allo svago e al relax, si caratterizzano per la presenza nella grafica di richiami massonici ed esoterici.

E’ noto che in questi momenti la nostra mente è particolarmente predisposta a ricevere stimoli subliminali. Il gioco, inoltre, attiva il meccanismo di piacere e di ricompensa, che determina la liberazione di dopamina, neurotrasmettitore deputato al piacere.

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Questi presupposti ci fanno comprendere come in questi giochi niente sia lasciato al caso.

Una moltitudine di ragazzini avvicinati, inconsapevolmente, al mondo esoterico e massonico attraverso un sottile meccanismo di inquinamento culturale proveniente da ogni forma di comunicazione.

Un suggerimento, rifacendomi a concetti espressi dall’antropologo Gregory Bateson, potrebbe essere quello di sviluppare un’ecologia della mente volta a recuperare un senso più pulito di ogni forma di cultura, libero da qualsiasi tipo di messaggio subliminale e deviato che hanno come ultimo scopo quello di produrre redditi sulla pelle di ognuno di noi.

BUONE MUSICHE GENERANO BUONI COSTUMI

Nell’antica Grecia si diceva “Buone musiche generano buoni costumi”.

Per Platone “la musica non deve mirare al divertimento ma a formare armoniosamente le personalità”.

La musica e la ginnastica, infatti, erano, per il filosofo, le attività preposte a educare: la prima l’anima e la seconda il corpo.

Siamo agli inizi del 300 a.C.

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Negli anni 70 Jimi Hendix affermò come si può ipnotizzare le persone con la musica: “quando si raggiunge il loro punto più vulnerabile, possiamo predicare al loro subconscio tutto ciò che vogliamo”.

Nello stesso periodo Mick Jagger, leader dei Rolling Stones affermava analogamente: “Noi lavoriamo sempre per dirigere il pensiero e la volontà delle persone e la maggior parte degli altri gruppi fa altrettanto”.

E’ veramente così?

Grazie agli studi di neuroimaging e di neuroscienze si è potuto evidenziare come l’ascolto musicale intenso si accompagna alla liberazione di dopamina, neurotrasmettitore responsabile della sensazione del piacere, al punto da determinare il “brivido musicale” (la pelle d’oca).

Tanto più la musica ci piace e maggiore è l’attivazione del sistema dopaminergico che interviene anche nel meccanismo della ricompensa, ossia la tendenza a ripetere azioni che hanno provocato sensazioni positive.

Numerosi studi mostrano come la musica, grazie alle emozioni che induce, influenza i nostri stati emotivi e cognitivi sia in senso positivo che negativo.

Se da un lato Tobias Greitemeyer, dell’Università di Innsbruck, ha mostrato come alcune canzoni inducano compassione e generosità, al punto da indurre a svolgere azioni benefiche, uno studio condotto dall’American Journal of Publich Health 1996-99, ha invece evidenziato come ragazzi adolescenti afro-americani esposti a video musicali rap, erano più propensi a compiere atti antisociali.

i 10 benefici della musica

Nel 2011 un altro esperimento condotto da John Mast e Franck McAndrew, del Konx College ha evidenziato come i testi violenti contenuti in una melodia siano responsabili di un incremento dell’aggressività nei partecipanti allo studio.

L’industria discografica, grazie ad esperti del settore, identifica le caratteristiche fondamentali affinché un brano diventi un tormentone, o earworm/ sticky music come definito dai ricercatori inglesi. La diffusione del brano in tutti canali concorre alla realizzazione del processo.

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Che cosa succede? Che canzoni che inizialmente non ci piacciono finiamo per fischiettarle continuamente o ritrovarcele nella nostra testa senza volerlo.

Questo fenomeno è definito INMI, Involuntary Musical Imagery.

Che caratteristiche deve avere il brano musicale affinché ciò avvenga?

Deve essere familiare; il ritmo o le parole ci devono riportare a ricordi piacevoli legati anche a musiche analoghe, la melodia deve essere semplice ma con risvolti inaspettati, in modo che catturi la nostra attenzione.

A queste caratteristiche si associa il contesto sociale: i media possono influenzare in modo marcato l’ascesa di cantanti e di canzoni che in altro modo non troverebbero spazio.

In sintesi, si può rilevare come una canzone, sia tramite la musicalità, sia tramite il testo, possa esercitare un’influenza profonda sulle nostre emozioni e sulle nostre menti, al punto da influenzare più o meno fortemente i nostri comportamenti in base alla stabilità emotiva e alla lucidità con cui ci poniamo di fronte ad essa.

Come si può intuire gli effetti possono essere importanti, specie se ad ascoltarla sono ragazzini in cui da un lato la capacità critica non è ancora completamente sviluppata e dall’altro l’instabilità adolescenziale non permette di approcciarsi spesso con lucidità ad essa.

IL VERO GENDER: LA NOSTRA SOCIETA’

La Triptorelina, il farmaco antitumorale che ha tra i suoi effetti collaterali quello di bloccare temporaneamente la pubertà, potrà essere prescritto «a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale». La decisione dell’Agenzia italiana del farmaco è stata inserita nella Gazzetta ufficiale del 25 febbraio.

Il blocco puberale farmacologico dovrebbe precedere l’intervento chirurgico mirato al cambiamento sessuale, alla presenza di gravi sintomi psicologici altrimenti non trattabili.

Ma facciamo un passo indietro.

Uno studio di 143 pagine,  pubblicato dalla prestigiosa rivista americana di scienza, etica e tecnologia, “The New Atlantis”, dal titolo “Sexuality and Gender. Findings from the Biological, Psychological, and Social Sciencesprende in esame il problema “gender”.

A condurlo due tra i più eminenti studiosi in materia degli Stati Uniti, Lawrence S. Meyer, professore di Statistica e Biostatistica all’Arizona State University, ricercatore presso il Dipartimento di Psichiatria della Scuola di Medicina della Johns Hopkins University, e il dottor Paul R. McHugh, professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali alla Scuola di Medicina della Johns Hopkins University, primario di Psichiatria presso il John Hopkins Hospital per oltre 25 anni.

Il dottor Meyer afferma di aver: “Esplorato la ricerca attraverso una varietà di campi scientifici, tra cui l’epidemiologia, la genetica, l’endocrinologia, la psichiatria, la neuroscienza, l’embriologia e la pediatria” e di aver passato in rassegna anche “molti degli studi empirici accademici fatti nel campo delle scienze sociali, tra cui la psicologia, la sociologia, le scienze politiche, l’economia e gli studi di genere”.

Il suo studio è dedicato, tra gli altri, “ai bambini alle prese con la loro sessualità e di genere” e a riguardo scrive quanto segue “Nel corso del loro sviluppo, molti bambini esplorano l’idea di essere del sesso opposto. Alcuni bambini possono aver avuto dei miglioramenti nel loro benessere psicologico se sono incoraggiati e sostenuti nella loro identificazione cross-gender (…) Ma quasi tutti i bambini, in ultima analisi, s’identificano con il loro sesso biologico. L’idea che un bambino di due anni, dopo aver espresso pensieri o comportamenti identificabili con l’altro sesso, possa essere etichettato per la vita come transgender non ha assolutamente alcun supporto nel campo della scienza”.

Tra i risultati di questo studio alcuni sono particolarmente interessanti:

  • L’ipotesi che l’identità di genere sia innata, proprietà fissa degli esseri umani che è indipendente dal sesso biologico – che una persona potrebbe essere “un uomo intrappolato nel corpo di una donna” o “una donna intrappolata nel corpo di un uomo” – non è supportata da prove scientifiche.
  • Secondo una recente stima, circa lo 0,6% degli statunitensi adulti s’identificano con un genere che non corrisponde al loro sesso biologico.
  • Gli studi che confrontano le strutture cerebrali di individui transgender e non-transgender hanno dimostrato correlazioni deboli tra la struttura del cervello e l’identificazione cross-gender. Queste correlazioni non forniscono alcuna prova di una base neurobiologica per l’identificazione cross-gender.
  • Rispetto alla popolazione generale, gli adulti che hanno subito un intervento chirurgico per cambiare sesso continuano ad avere un rischio maggiore di vivere negativi risultati di salute mentale. Uno studio ha rilevato che, rispetto ai controlli, gli individui di sesso-riassegnato avevano circa 5 volte di più la probabilità di tentare il suicidio e circa 19 volte più la probabilità di morire per suicidio.
  • I bambini sono un caso speciale nell’affrontare le questioni transgender. Solo una minoranza di bambini che soffrono d’identificazione cross-gender continuerà a farlo in adolescenza o in età adulta.
  • Ci sono poche prove scientifiche riguardo il valore terapeutico degli interventi che ritardano la pubertà o modificano le caratteristiche sessuali secondarie degli adolescenti, sebbene alcuni bambini possono aver migliorato il proprio benessere psicologico se incoraggiati e sostenuti nella loro identificazione cross-genere. Tuttavia, non ci sono prove che tutti i bambini che esprimono pensieri o comportamenti di genere atipico dovrebbero essere incoraggiati a diventare transgender.”

Al momento unico dato scientifico indiscutibile è che il sesso è determinato dal corredo cromosomico.  

I nostri bambini vivono in una società liquida che sta sgretolando ogni pilastro educativo: tutto è possibile, tutto è lecito e il motto fondamentale che va per la maggiore è “tutto subito”.

Come in questo caso. Da un lato si bombarda la gioventù con messaggi mirati a distruggere l’identità di genere. Ne è la prova la moda con i suoi modelli che inneggiano il gender fluid, al punto che in America studi hanno dimostrato come questi stimoli stiano incidendo pesantemente nella vita dei giovani di oggi.

In una ricerca, ad esempio,  condotta da Gucci e dalla società Irregular Labs, in cui sono stati  intervistati 2.013 giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, quasi il 25% di loro è convinto che nel corso della propria vita cambierà gusti sessuali e identità di genere e il 45% si aspetta che la propria identità di genere cambierà due o tre volte.

Dall’altro lato anziché interrogarsi sulle cause dell’insorgenza di questo problema e sulle eventuali responsabilità dei messaggi deviati di questa società sempre più malata, o di modelli educativi distorti, cosa si propone? Un farmaco; di cui  si ha ancora una scarsa letteratura scientifica ma che avrebbe la presunzione di risolvere, almeno apparentemente, il disagio di un bambino, la  sua pulsione autolesionista.

Parliamo di bambini il cui centro deputato alla discriminazione delle scelte, localizzato nella corteccia prefrontale, non è ancora sviluppato. Lo è, invece, il sistema  limbico responsabile delle scelte emotive tipiche di questa età.

Chi può arrogarsi allora il diritto di decidere cosa sarà giusto per il suo avvenire? Eutanasia no ma cambio di genere si? Esiste una sofferenza di serie A ed una di serie B?

Parliamo in ogni caso di minori, ancora immaturi dal punto di vista decisionale. Gli esperti del settore hanno rilevato che, bloccando lo sviluppo puberale dai dodici ai diciotto anni, limite previsto dalla legge per l’intervento chirurgico, si potrebbe causare farmacologicamente un disallineamento tra sviluppo fisico e sviluppo cognitivo.

Ancora una volta si decide sulla pelle di anime fragili. Ancora una volta s’incrementa la loro confusione e si cerca una scappatoia ai disastri che noi adulti stiamo provocando: una puntura per il cambio di genere, una pillola antidepressiva o un neurolettico per i disturbi mentali, un ansiolitico per sedare l’insonnia, una dose di cannabis o un drink alcolico per superare il disagio adolescenziale.  Un’iniezione, un sorso, una tirata e via!

Io non so se i ragazzi affetti da disforia di genere ne avranno giovamento. So per certo che chi avrà un bel tornaconto da tutto ciò saranno sicuramente  le case farmaceutiche.

Quale deve essere il ruolo del genitore?

E’ giusto che un genitore si comporti da amico con il proprio figlio?

Per Paolo Crepet no. Secondo lui, infatti, le attuali problematiche dei giovani derivano per la maggior parte da genitori che hanno preferito il ruolo dell’amicone: ” Quando il buonismo educativo è così pregnante, non va bene. Noi non abbiamo più figli, ma piccoli Budda a cui noi siamo devoti, per cui possono fare tutto. Scelgono dove andare a mangiare, in quale parco giochi. Siamo diventati genitori che dicono sempre di si. Ma questo è sbagliato. Quando diventeranno grandi ci sarà qualcuno che gli dirà di no. Magari alla prima frustrazione amorosa. Magari al primo lavoro. I genitori vanno al primo incontro di lavoro del figlio di 26 anni. Poi c’è gente che non manda i figli all’Erasmus perché fa freddo. Sono un disastro questi genitori. Non possiamo generalizzare, ma in molti casi è così”


“Coraggio è far rispettare il proprio ruolo, mantenersi a distanza aprendo al dialogo. Insomma, abbiamo bisogno di genitori sicuri, che non siano amici dei propri figli ma padri e madri autorevoli ed inflessibili”.
Paolo Crepet

Agli inizi del 2018 ho pubblicato il libro Anime Fragili, ed.Edito; nei diversi paragrafi dedicati alla musica, ai giochi, al cinema, ai fumetti, alla moda e a internet, ho riportato quali messaggi si nascondono dietro a una facciata apparentemente innocente. Lo scopo era di aprire gli occhi agli educatori e in particolare ai genitori su una realtà che se non si conosce non si può combattere.

Nelle conclusioni ho chiesto a ragazzi di età e quindi di generazione diversa di esprimere il loro parere su quanto scritto, che penso sia utile far conoscere anche a chi non ha avuto modo di leggerlo.

STEFANIA: 29 ANNI

Fin dall’antichità le mamme nascondevano i propri figli al riparo dentro le caverne e accendevano i fuochi, sia per allontanare le fiere sia per rendere meno buia l’oscurità.

Che cosa succede, però, se i nemici si celano proprio nei meandri nascosti della caverna? E’ ciò che succede nelle famiglie di oggigiorno. Forse anche all’epoca occorreva rendere domestica la caverna, stanando ragni e serpenti, ma come difendersi quando questi possono entrare indisturbati, perché non osservati? Fuor di metafora, per quanto cerchiamo di tutelare noi stessi e soprattutto i nostri figli dal “male”, i mezzi con cui questo s’insinua sono diventati sempre più subdoli.

La disponibilità d’internet ha indiscutibilmente dato la possibilità di avere il mondo nella propria stanza, a portata di un click, nella sua interezza, nel suo lato illuminato dai raggi del sole e in quello avvolto dalle tenebre.

Una volta i genitori potevano tutelare i propri figli suggerendo posti in cui era meglio non andare, compagnie da evitare, comportamenti da non assumere; quando le strade diventano siti navigabili segretamente, gli amici conversazioni cancellabili o protette da password e i comportamenti frasi oscurabili, il mestiere di genitore diventa un misto tra uno psicanalista junghiano e un agente segreto al servizio di sua maestà.

Se anche facessimo buon uso dello strumento che ci è fornito, la possibilità di avere a disposizione tutta la conoscenza in un’età in cui non si è ancora costruito un filtro con cui interpretarla, senza un mentore che ci aiuti a rinsaldare le nozioni mattoncino su mattoncino, può essere controproducente.

La mia non è una tirata pro-oscurantismo, anzi; ma le scuole e tanti anni passati sui libri, con professori noiosi che ci ripetono concetti noiosi, serviranno pure a qualcosa?La risposta è no, non ad avere un pezzo di carta per fare un concorso pubblico. E allora? Servono a formarci una conoscenza critica, con cui interpretare i messaggi che, ogni giorno, ci sono propinati dai media.

Questa coscienza è lunga a formarsi e, sinceramente, quando avevo quindici anni, credevo di averla già sufficientemente strutturata. Come tutti i giovani, nonostante la mia convinzione, ho, però, commesso errori che mi hanno ferito e fatto comprendere come ci fosse ancora da lavorare, dovendo, a questo punto, ripartire da qualche gradino più basso e con i muscoli doloranti per la caduta.

Altri ragazzi sono stati più sfortunati, forse perché accecati da più tracotanza o resi più spavaldi da maggiori fragilità, spinti dall’idea di avere meno da perdere; per questo hanno saltato più in alto e l’urto è stato letale.

Probabilmente alcuni di noi nascono con la predisposizione a sfidare la sorte, spinti dalla curiosità di conoscere l’ignoto e, talora, dall’irrequietezza del noto. Ovviamente se nessuno avesse mai osato, Newton non avrebbe mai avuto l’intuizione della mela che cade e Colombo non sarebbe mai ruzzolato nel nuovo continente.

Alla specie, al gene egoista, serve qualcuno che si tuffi dalle rocce di Acapulco e all’individuo? Forse, in qualche modo, siamo pedine del nostro genoma.

La storia ci riporta le avventure delle persone cui è andata bene a fronte di tanti ignoti che, nel fare il salto più lungo della gamba, sono inciampati perché il mare era pieno non solo di pesci arcobaleno ma anche di squali, e le isole di cannibali.

E quando siamo stati feriti dagli squali cosa è successo? Ognuno di noi avrà avuto un momento difficile della propria vita, in cui si è sentito triste e ha trasformato questo suo malessere in aggressività verso gli altri e l’ambiente circostante.

In queste fasi della vita è esperienza comune trovare conforto in chi sta vivendo situazioni simili: similes cum similibus congregantur, come dicevano i giganti che ci sorreggono sulle spalle. Ed eccoci ad ascoltare un determinato tipo di canzone o a vedere un certo genere di film in linea con il nostro umore. Risultato? Che ogni giorno ci affossiamo di più dentro il nostro tormento e ci sembra più difficile venirne fuori. Parallelamente ci diventano sempre più pedanti quei benpensanti che ci ripetono, fino alla noia, come dovremmo comportarci in queste situazioni, loro che hanno sempre la soluzione in tasca pronta all’uso. Infatti, apparentemente, le soluzioni ai problemi degli altri si vendono  a buon mercato in piazza: “ duecento grammi signora, che faccio lascio?”

“Nessuno può capire il nostro dolore, la nostra inquietudine; o forse qualcuno c’è, ma non lo conosco, magari su internet potrei….Potrei provare a cercare qualcuno che davvero mi capisca perché qui mi sento solo”. Eccoci, così, avviati in una spirale degna delle peggiori geometrie di Euclide in cui, nuovamente, avere troppi strumenti a disposizione diventa controproducente.

Che cosa può fare, quindi, un genitore apprensivo che si rispetti? Negarli? Eh no, cari miei. Quando il sasso inizia a rotolare deve arrivare a valle prima di fermarsi e togliere strumenti non è mai una soluzione; semmai occorre istruirsi e istruire a utilizzarli in modo corretto.

Viviamo in una società che c’induce a credere che sia bravo chi impiega poco tempo e produce tanto in modo da ottenere tutto e subito.

Tuttavia, cercare una cosa su Wikipedia non significa averla imparata, sennò a quest’ora dovrebbero fare una svendita di lauree ad honorem. Sebbene Cristina Parodi affermi che si può cucinare velocemente e bene, per fare un buon ragù occorrerà sempre del tempo. Perciò cari genitori lettori, la verità è che anche per svolgere il ruolo del genitore non bastano quindici minuti la sera a tavola. Servono ore, giorni, mesi e anni a parlare con i propri figli, chiedendogli dal più banale “ Com’è andata a scuola?” al più ricercato “Cosa ti fa soffrire?”. Il buon quindicenne, il figlio, d’altro canto reagirà sbattendo la porta e sbraitando, oppure si chiuderà in un mutismo acinetico. Servono discorsi per intasare la testa dei ragazzi con formati di soluzioni, cui poter attingere quando si ritroveranno nella medesima situazione e che, col tempo, modificheranno fino a trasformarli nei propri formati.

Serve il Didò per costruire pupazzi. Occorre sempre una materia prima da vedere, copiare, distruggere e infine rifare a modo proprio.

Quando non l’abbiamo, forse ci sentiamo liberi a volte, ma anche vuoti e atterriti dal non avere punti di riferimento.

Pertanto io vedo una soluzione positiva per il futuro dei giovani ed è curiosità, dedizione e voglia di mettersi in gioco, anche saltando e talvolta cadendo, ma pronti ad ammettere l’errore e a non incolpare altri per la storta alla caviglia.

Per i genitori la soluzione è: amore, pazienza, istruzione e tanta fatica che sarà ben ricompensata.

MATTIA:  20 ANNI

“Il popolo non ha la capacità di conoscere. D’altra parte, come potrebbe averla dal momento che non è stato istruito?”

Così scrisse Erodoto nel lontanissimo IV secolo a. C, quando, ne “La storia politica e militare”, per bocca di  Megabizio, nel confrontare le forme di governo, fece una critica della struttura democratica.

Il contesto era completamente differente, ma il concetto, oltre ad essere più che mai attuale, è perfettamente coerente con il messaggio di questo libro: la necessità d’informare.

L’utilizzo di Internet e dei cosiddetti “mass media”, ormai elementi  base della nostra società, hanno portato a ottenere delle informazioni in modo più semplice e immediato. Tuttavia, la mancanza di filtri di informazione nella rete e la presenza sempre più grande di “fake news” diventano un serio problema se l’utente non dispone della capacità di verificarne la validità. Se a questo si accompagna la strumentalizzazione delle informazioni da parte dei poteri mediatici, non credo di esagerare affermando che una mente non preparata può venire prepotentemente trasferita in una realtà diversa da quella in cui vive.

Proprio questa è la realtà  in cui il giovane viene condotto quando l’incessante simbologia occulta è accostata ad un concetto quasi paradossale di “normalità”, tramite la sua  presenza  nella moda, nella musica, nei videogiochi…

Non credo, personalmente, che lo sviluppo tecnologico vada respinto in quanto tale; spesso vedo del bigottismo quando si dice che non bisogna a prescindere approcciarsi a certi strumenti in cui la simbologia occulta è più che mai presente e quando vengono colpevolizzati i ragazzi se giocano  giochi violenti o ascoltano musica che non trasmette messaggi positivi.

Tuttavia, mentre critico personalmente la proibizione, sono dell’idea che, in un contesto in cui la realtà virtuale, con i suoi personaggi, i suoi mondi alternativi e le sue fantasie, è sempre meno distinguibile da quella reale (al punto che spesso nelle nostre menti tende a confondersi con essa), un controllo genitoriale sui ragazzini, non in grado di difendersi, debba essere obbligatoriamente presente. 

DAVIDE : 18 ANNI

La vita di un figlio ha tre passaggi: infanzia, adolescenza e fase adulta. Ognuna ha le sue caratteristiche comportamentali.

Il bambino agisce d’istinto, per il puro scopo di divertirsi. In questa fase il ruolo del genitore è fondamentale per controllare che il divertimento del proprio figlio non coinvolga negativamente qualcun altro, nel qual caso è d’obbligo l’imposizione di regole.

L’adolescente è formato solo in parte, ossia nella sfera “personale”: si delinea una personalità che non sa ancora bene relazionarsi con la società; tuttavia, in questo periodo, il desiderio d’indipendenza è molto forte, convinti oramai di essere adulti. Il risultato è il rifiuto delle regole imposte dai genitori, con l’unico obiettivo di sentirsi autonomi, liberi.

La fase adulta, ormai, vede un figlio educato sia nel carattere sia nel comportamento, anche grazie all’esperienza acquisita; è, pertanto, in grado di stabilire cosa sia corretto e cosa no, ha compreso il valore del rispetto e sa riconoscere e dare ragione a chi ne è più saggio.

Per molti genitori viene spontaneo dire che la fase più difficile è l’infanzia: ciò accade perché il bambino non è mai visto come responsabile delle proprie azioni, mentre l’adolescente sì: “Ormai è grande, per cui se sbaglia è colpa sua”. Per non parlare dei nonni: “Io alla tua età aravo i campi” e frasi del genere.

Ognuno ha ragione a modo suo: il nonno arava i campi, i genitori erano più responsabili. Ma oggi è il 2018 e non trent’anni fa. Il mondo è cambiato, ed è invaso dal web, dai social networks.

Il ragazzo, o la ragazza si scontra con la realtà del mondo sempre più precocemente, quando ancora è in grado di stabilire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, agisce d’istinto, per ribellione o, peggio ancora, per divertimento. Nessuno fumerebbe una sigaretta pensando che sia una cosa giusta, nessuno starebbe tutto il giorno da solo a guardare video pensando sia un bene, nessuno andrebbe a ubriacarsi in un pub pensando sia la cosa migliore da fare. E allora perché succede ciò? Per divertimento, curiosità, ma soprattutto  perché si è individuato il proprio “leader” in chi basa la propria vita su queste cose.

Tutti quanti hanno avuto bisogno di un modello da emulare in fase di crescita, nessuno si educa da solo e il miglior leader per un adolescente è il proprio genitore, perché è l’unica persona che gli insegnerà la giusta strada da intraprendere per il suo bene. Questo alcuni l’hanno capito, ma pochissimi sanno fare la cosa giusta.

Leader non vuol dire amico: il genitore è il genitore, l’amico è l’amico, non mischiate le cose; leader non vuol dire dittatore; bisogna lasciare il dovuto spazio al proprio figlio, altrimenti la stima diventa paura, e appena c’è la possibilità di andare contro le regole, sarà fatto. Leader vuol dire fonte d’ispirazione.

Il problema odierno è questo: chiedete a vostro figlio, bambino o adolescente, chi sono i suoi “idoli”. Vi anticipo un paio di categorie possibili:

  1. Uno youtuber
  2. Un trapper

Se una di queste due risposte sono vere, o comunque in parte rispecchiano una fonte di educazione di vostro figlio, sappiate ciò: lo youtuber fa del gaming (videogiochi) la propria vita, spesso non ha nemmeno un diploma, fa degli insulti o del “rage quitting” il proprio intrattenimento (rabbia, parolacce, bestemmie), e porta i giovani a vivere una vita statica.

Il trapper fa della marijuana la propria vita, va male a scuola, o spesso la abbandona per lavorare, fa del “dissing” (frasi mirate a offendere), della violenza e della ribellione il proprio intrattenimento.

A voi le conclusioni.


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LA TRAPpola di ANASTASIO: SALVATORE DALLA TRAP O PROFETA DELL’HIKIKOMORI

Oggi è uscito il video ufficiale del brano “La fine del mondo” di Anastasio, finalista dell’edizione di X Factor 12, da molti ritenuto colui che può salvare la musica italiana dal fenomeno della “trap” che ha dominato gli ultimi anni. Ventimila visualizzazioni del video in solo due ore.

Che cosa racconta nella sua canzone? La depressione del protagonista, che con rabbia afferma che l’unica speranza per salvare se stesso e il mondo è l’apocalisse. Una rivoluzione autodistruttiva, silenziosa, in cui l’apatia e l’indifferenza, anche per la cura della propria persona, sono totalizzanti.

Il mondo fa schifo e il ragazzo non è pronto a vivere in questa realtà per cui decide di non combattere una battaglia che a suo parere è persa in partenza. La sua soluzione è immergersi nel nulla accettando la sua debolezza.

“Non mi rompete il ca**o con sta fretta di
decidersi lasciatemi non fatemi alzare dal letto
Scendetemi di dosso con sta fretta di
decidersi voi, voi non fatemi alzare dal letto

Non mi alzerò mai,
da questo letto sfatto e zozzo
Che mi tira giù sul fondo
ed è profondo come un pozzo
Mi ripeto alzati, almeno muoviti
Ma ste lenzuola sono come sabbie mobili

E non ho manco sonno ma se mi alzo
torno affrontare il mondo
E sono tempi bui
Il gioco lo conosco a fondo
Sono debole e lui cambia regole a suo
Piacimento e vince sempre lui
E vince sempre lui

Ed accidenti dovrei darci dentro ancora
In contro mano a fari spenti sfioro
centoventi all’ora
Ma il mondo mi ignora ancora
Non lo vedo più
Non tira un filo di vento non sento
Manco l’aria sulla faccia mentre cado giù
Ma io non voglio far finta di niente
Se in giro vedo solo ed unicamente facce spente
Io…io sogno un mondo che finisca degnamente
Che esploda
non che si spenga lentamente

Io sogno i led e i riflettori alla Cappella
Sistina sogno un impianto con bassi pazzeschi
Sogno una folla che salta all’unisono fino
a spaccare i marmi fino a crepare gli affreschi
Sogno il giudizio universale sgretolarsi e
Cadere in coriandoli sopra una folla
danzante di vandali li vedo al rallenty
Miliardi di vite mentre guido il meteorite
Sto puntando lì

Le critiche sono molto favorevoli. Eppure, personalmente, la lettura del testo della canzone mi ha trasmesso estrema inquietudine. Si dà una valenza positiva a un messaggio patologico.

L’atteggiamento del protagonista corrisponde, infatti, a quello tipico dell’Hikikomori, una patologia in cui l’apatia, ossia una forte mancanza motivazionale generalizzata e l’isolamento sono visti come una soluzione per porre rimedio al proprio disagio, che nel tempo rischia di diventare una trappola mortale. Un vuoto motivazionale, una perdita di senso, che colpisce le nuove generazioni, al punto che di questa patologia, secondo un sondaggio dell’Università Cattolica del 2017, sarebbero affetti 2 milioni in tutta la Penisola.

Gli adulti e in particolare i giudici di gara di X Factor contribuiscono in questo modo al dilagare di una forma di fuga patologica dalla realtà, frutto di un’estrema fragilità di queste nuove generazioni.

Il messaggio che si dovrebbe inviare attraverso la musica è esattamente l’opposto: la forza per combattere il demone risiede solo dentro se stessi e, ognuno, attraverso un comportamento contro corrente, può cambiare il marcio di questo mondo. Non scappando o annientandosi con le droghe, con l’alcol ma dimostrando che esistono stili di vita e valori in cui credere, in cui la dignità siede al primo posto in una scala gerarchica e non accetta compromessi.

IL DOLCE INGANNO DELL’EROINA

L’eroina, chimicamente definita diacetilmorfina o diamorfina, è un derivato della morfina e tra le droghe da strada è la più mortale.

La sensazione di piacere, alla base dell’alto rischio di dipendenza, è particolarmente intensa se iniettata per via endovenosa e sopraggiunge, in questo caso, come un flash entro otto secondi; dopo pochi minuti si riduce la tensione emotiva, l’ansietà, la depressione. Il soggetto avverte un senso di pace, di distacco dagli stress psichici e fisici e un intenso effetto analgesico.

Tutto ciò deriva dalla capacità della sostanza di passare la barriera ematoencefalica e di legarsi ai recettori degli oppiodi, mimando l’azione delle endorfine e determinando un alto rilascio di dopamina.

I sintomi che accompagnano questo effetto sono: miosi, parola impastata, labbra secche, vampate di calore, funzioni mentali annebbiate, sonnolenza, ipotermia, pesantezza delle articolazioni e a volte nausea, vomito e forte prurito.

I consumatori di eroina rimangono assopiti per molte ore dopo l’effetto iniziale. In caso di overdose può sopraggiungere il coma e la morte per arresto cardio-respiratorio.

L’effetto si esaurisce entro 6-8 ore dall’assunzione.

In presenza di un’eccessiva quantità di dopamina il cervello reagisce con una diminuzione del numero e della sensibilità dei recettori oppioidi; di conseguenza, il livello di dopamina nei consumatori abituali di droghe si abbassa  nettamente  in assenza della sostanza e ciò spiega l’assuefazione e la necessità di aumentare il dosaggio per ottenere il benessere. La diminuzione, inoltre,  dei recettori dopaminergici si associa a una ridotta attività cerebrale dell’area della corteccia frontale, deputata al controllo con conseguente atteggiamento compulsivo nella ricerca della droga.

La tossicodipendenza determina dei significativi cambiamenti cerebrali e si può pertanto ritenere una vera e propria malattia.

Oltre al sistema dopamimergico ne sono coinvolti  altri, anch’essi sensibili all’azione dell’eroina:

  • Il sistema serotoninergico, importante nella regolazione dell’umore, dell’appetito, del sonno, del dolore
  • Il sistema delle endorfine responsabile della soglia del dolore
  • Il sistema degli endocannabinoidi coinvolto nel controllo motorio, nella memoria, nell’apprendimento della percezione del dolore e in comportamenti come l’assunzione del cibo
  • Il sistema del GABA responsabile dell’eccitazione neuronale
  • Il sistema noradrenergico coinvolto nella regolazione di risposte verso situazioni potenzialmente pericolose.

L’assunzione prolungata, anche dopo poche dosi, è responsabile, pertanto, dei seguenti sintomi:

  • Irregolarità del ciclo mestruale
  • Costipazione
  • Riduzione dell’appetito con perdita di peso e malnutrizione
  • Apatia
  • Insorgenza di carie dentaria e deterioramento della dentatura
  • Riduzione della produzione delle endorfine con abbassamento della soglia del dolore
  • Infezioni della pelle, trombosi venosa nelle zone d’iniezione
  • Rapido sviluppo di assuefazione e di dipendenza fisica e psichica
  • Sindrome di astinenza in caso di mancata assunzione

La crisi di astinenza comincia in maniera leggera con ansia, irrequietezza, irritabilità. Entro 8-16 ore dalla fine degli effetti dell’ultima dose iniziano a comparire sbadigli, sudorazione, lacrimazione; cola il naso, le pupille si dilatano, a tratti si hanno brividi. I sintomi aumentano e nel giro di trentasei ore, senza chiudere occhio, si passa a crampi alle gambe, scosse muscolari, dolori addominali, diarrea e vomito. E’ il momento più difficile perché si sa che in cinque minuti una nuova dose farebbe passare tutta la  sintomatologia.

Il picco si ha verso le 48-72 ore. Ci vogliono dai 5-8 giorni per riprendere a mangiare e a dormire. Molti più giorni per risolvere la dipendenza psicologica.

A tali sintomi si associano il rischio di contagio di malattie infettive quali HIV/AIDS ed epatiti B e C, compromissione dei legami affettivi e lavorativi, la necessità di costante denaro che comporta atteggiamenti che possono spingere verso l’illegalità.

Se alla base della dipendenza fisica c’è la crisi di astinenza, il problema maggiore è la dipendenza psicologica determinata dal meccanismo di rinforzo. Il nostro cervello è programmato per ripetere le attività che hanno determinato piacere, come mangiare, avere rapporti sessuali, fare attività sportiva…Ciò è dovuto a un aumento dei livelli di dopamina nelle regioni cerebrali impiegate nel meccanismo di rinforzo: l’area tegmentale ventrale e il nucleo accumbens. L’aumento della dopamina nel nucleo accumbens, incoraggia il comportamento d’abuso, mentre a determinare l’abitudine è lo striato dorsale (nucleo caudato e putamen); qui non avviene un aumento dei livelli di dopamina quando si assume la sostanza, ma quando si è di fronte a stimoli associati all’atto di prenderla. 

Negli ultimi anni si è verificato un incremento dei consumatori di eroina.

L’immagine di una siringa introdotta in vena in un individuo barcollante e dall’aspetto denutrito, tipico degli anni settanta, aveva portato i giovani a preferire l’utilizzo di droghe sintetiche o di cocaina. Tra il 2006 e il 2015 la percentuale di eroinomani era diminuita, per poi risalire nel 2016 dove i dati riferiscono di circa 37mila studenti che ne hanno fatto uso, anche occasionale.

Cosa è successo? Ha semplicemente cambiato volto.

E’ aumentata la percentuale di consumatori che prediligono la via inalatoria rendendola socialmente più accettabile; si stima, infatti, che solo un terzo di eroinomani la iniettino. Con l’inalazione il consumatore può modularne l’assunzione a seconda dell’effetto raggiunto.

In questo caso la sostanza è adagiata su un foglio di alluminio, in seguito scaldato con un accendino, e il fumo che ne deriva è aspirato con una cannuccia o un foglio di carta arrotolata. L’effetto ha una durata analoga all’eroina iniettata; ciò che cambia è la mancanza del “flash”.

Questa modalità di assunzione ha avvicinato molto il mondo giovanile, che in passato la rifiutavano per paura degli aghi o di contrarre infezioni o perché considerata una “droga dei disperati”. Secondo un rapporto dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa,  il primo contatto con l’eroina si verifica quasi  simultanemante con le droghe leggere, mentre in passato rappresentava la fase finale di un lungo periodo  di abusi di droghe di vario genere.

E’ stata nettamente potenziata come principi attivi, con danni neurologici e dipendenza molto più pesanti, e ha subito un calo notevole di prezzo della monodose (fino a cinque euro). Questo perché?  Le modificazioni che sono avvenute ultimamente in Afghanistan nella produzione di eroina hanno causato importanti ripercussioni sul mercato europeo. Da solo l’Afghanistan contribuisce a sostenere quasi l’80% dell’offerta mondiale.

E’ aumentata, infatti, la produzione, con la presenza della comparsa di quantità notevoli di eroina bianca o eroina n°.4, in cui il quarto processo la trasforma in sale (cloridrato) e la cui purezza si aggira intorno al 90%. L’eroina bianca, essendo un sale, brucia più facilmente dell’eroina base o eroina n°3 o brown sugar e  i suoi effetti sono notevolmente smorzati se è fumata. Per gli spacciatori non è più così importante tagliare eccessivamente la sostanza per aumentare i propri guadagni. La droga venduta al dettaglio arriva a presentare un principio attivo superiore al 50% fino al 70%, rispetto all’1-10/15% del passato.

 

Un’altra modificazione di mercato importante è la variabilità dei tipi di eroina disponibili rispetto al passato, dove ci si trovava di fronte di un’offerta standard e di un unico prodotto.

Abbiamo l’eroina base, detta anche diamorfina base e brown sugar o eroina n°3, perché richiede tre processi di raffinazione.

L’eroina bianca o eroina n°4, descritta prima; l’eroina rosa, proveniente dalla Malesia, conosciuta anche come Penang PinK; la Cobret, in cui l’eroina è tagliata con degli additivi che permettono di fumarla, L’eroina black tar, letteralmente catrame nero.

L’eroina gialla è il marchio  che contraddistingue i clan nigeriani. La sua caratteristica non è tanto il colore ma quanto l’utilizzo di sostanze da taglio come il metorfano, oppioide che può essere impiegato sia come destrometorfano sia come levometorfano; il primo riduce i sintomi della tosse e in dose  massiccia può causare dipendenza e morte. Il secondo è uno stupefacente allucinogeno.

 RX ADDOME:          Ovuli di eroina nell’intestino di uno spacciatore

LA RICERCA DEL BENESSERE DEI GIOVANI ADOLESCENTI NEI GRUPPI SETTARI

Spesso  ci ritroviamo a leggere  articoli sull’importanza o meno della vaccinazione. Io, da medico, sono sempre stata favorevole alla prevenzione, come strumento per migliorare la qualità della vita di noi cittadini. Esiste, tuttavia, un vaccino che pochi utilizzano ma di estrema importanza: la conoscenza dell’occulto, delle psicosette e del mercato che ci gira intorno. Come ogni vaccino è fondamentale iniettarlo nei giovani, affinché producano quei sani anticorpi indispensabili per evitare di contrarre la malattia.

L’attrazione per l’occulto si può paragonare a un virus e come tale richiede le condizioni predisponenti per l’attecchimento e  un periodo d’incubazione prima della manifestazione.

Che cos’è l’occulto? Dal latino occulere, “nascondere”, è la conoscenza del paranormale, attraverso la magia,  l’astrologia, la cartomanzia, lo spiritismo.

Quali sono le condizioni che avvicinano all’occulto? L’adolescenza è sicuramente un fattore predisponente. In questa tappa delle crescita, i giovani non hanno ancora elaborato il senso critico nei confronti di scelte pericolose, quali l’uso di sostanze psicoattive, condotte devianti, atteggiamenti autolesionisti. A ciò si aggiunge il fatto che la scelta del “tutto e subito” è ritenuta, il più delle volte, come quella vincente.

Il primum movens che spinge i giovani all’avvicinamento all’occulto è la noia, la curiosità, il gioco, favorito anche dai messaggi espliciti e subliminali  che i media, il web, la musica, i giochi e la moda stessa inviano a favore dell’affermazione del male.

Il disagio adolescenziale, caratterizzato da una bassa autostima, senso d’inadeguatezza e debolezza, rappresenta il trampolino di lancio verso  realtà occulte quali il satanismo, viste come soluzioni per acquisire potenza personale.

Il satanismo non è considerato l’unica scelta per la soluzione dei propri disagi. Esistono, infatti, molteplici psicosette mascherate come associazioni a scopo salutista, accademie di crescita spirituale, di autorealizzazione, di canalizzazione delle energie angeliche, di potenziamento delle proprie facoltà, messaggeri angelici. Lo scopo ultimo è la manipolazione della persona con fini spesso poco leciti. Per facilitare la vittima a un avvicinamento nei confronti di queste realtà, apparentemente innocue, spesso si utilizzano icone della religione cristiana.

Come si verifica la manipolazione mentale? La strategia di manipolazione passa attraverso tre stadi: la destrutturazione, il cambiamento e la ristrutturazione.

  • La destrutturazione: utilizza il disagio dell’adolescente per distruggere tutti gli schemi di riferimento. Lo scopo è di bombardare la persona con stimoli emozionali. Questa fase  mira all’allontanamento dal contesto familiare che è sostituito dalla setta. 
  • Il cambiamento: consiste nel proporre nuovi schemi di comportamento, pensieri ed emozioni raccontando al neo-adepto di come questo mondo consenta di risolvere i propri problemi e di ottenere ciò che si vuole. In questa fase s’indottrina la persona all’obbedienza cieca al senso gerarchico, si richiede una conformità a codici di vestiario per accentuare il senso di diversità dal mondo circostante, s’induce un senso di mistero che lo faccia sentire un prescelto, si usano preghiere e formule da ripetere continuamente in modo da ridurre il senso critico.
  • Nello stadio di ristrutturazione la vecchia identità è sostituita con quella della setta. In questa fase sono attuate tutte quelle tecniche mirate a creare un indebolimento del soggetto in modo da inibire la ribellione (alimentazione squilibrata, attività fisica e intensa).

In questo periodo la famiglia si ritrova a vivere alcuni cambiamenti fisici e psichici del giovane, spesso non riconosciuti subito come campanello d’allarme:

  • Perdita della volontà individuale
  • Aumento della dipendenza, della spontaneità e perdita del senso dell’umorismo
  • Chiusura verso il mondo esterno
  • Dimagramento e disturbi psicologici: allucinazioni, ansia, paranoia.

E’ fondamentale che i genitori siano particolarmente attenti in questa delicata fase della vita e non abbiano il timore di controllare le amicizie e la realtà che attrae il proprio figlio, per il suo bene soprattutto.