VIETATO “VIETATO FUMARE”

Risultati immagini per danni da marijuana cervello

A seguito di un ricorso presentato ad ottobre, la Corte di Cassazione il 19 dicembre ha emesso una sentenza che stabilisce che:

“Non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica. Attività di coltivazione che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.”

 Ciò è avvenuto nonostante i dati presenti nella relazione annuale sullo stato delle varie dipendenze in Italia nell’anno 2018, diffuso dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, accolta nell’indifferenza totale da parte del mondo della comunicazione e del governo. Del resto i risultati dimostrano l’insuccesso delle politiche preventive e d’informazioni attuali.

In sintesi la diffusione delle sostanze stupefacenti ha raggiunto un terzo della popolazione giovanile; a ciò si associa l’insuccesso della prevenzione, correlata al grado di consapevolezza e l’inesistenza del recupero.

Nella relazione emerge quanto segue:

Un terzo degli studenti italiani – il 33,6%, corrispondente a 870.000 ragazzi circa – ha utilizzato almeno una sostanza drogante durante la propria vita; un quarto – il 25,6%, corrispondente a 660.000 studenti – ne ha fatto uso nel 2018.

I derivati della cannabis – marijuana e hashish, oltre alle piante – sono lo stupefacente maggiormente diffuso: interessano il 58% delle operazioni antidroga, il 96% del totale dei quantitativi sequestrati, l’80% delle segnalazioni ai sensi dell’art. 75 DPR n. 309/1990 (la detenzione che non costituisce illecito penale bensì solo amministrativo), il 48% delle denunce all’autorità giudiziaria.

Il consumo di cannabis è definibile “rischioso” per un giovane consumatore su quattro: circa 150.000 studenti tra i 15 e i 19 anni sono risultati positivi al CAST-Cannabis Abuse Screening Test, che per le quantità e le modalità di utilizzo della sostanza renderebbero necessario un sostegno clinico per affrontare gli effetti del consumo.

L’utenza dei servizi per le tossicodipendenze in trattamento per uso primario di cannabis rappresenta l’11% del totale, e i ricoveri ospedalieri da imputare a questa sostanza sono il 5%, di quelli direttamente droga-correlati. La causa della mancata corrispondenza fra uso e trattamento è, tra le altre cose, conseguente al fatto che il 78% degli studenti assuntori di derivati della cannabis sono all’oscuro degli effetti che le sostanze avrebbero avuto, a fronte di un media di principio attivo – il THC – riscontrata in esse pari al 12 % per la marijuana e al 17% per l’hashish.

I ricoveri ospedalieri direttamente droga-correlati nel 2017 (ultimo dato disponibile) sono stati 7.452, con un aumento del 14% rispetto all’anno precedente. Il 52,4% dei ricoveri sono stati attribuiti all’utilizzo di sostanze miste o non identificate: il 21,1% ad oppioidi, il 20% a cocaina, il 5,4% a cannabinoidi, lo 1,1% ad amfetamine e allucinogeni. Indicano, inoltre, un incremento di circa il 12% delle violazioni contestate per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti: 5.289 contro le 4.742 nel 2016. A esso corrisponde la crescita rispetto agli anni precedenti delle rilevazioni dei Carabinieri relative agli incidenti stradali con lesioni a persone con almeno un conducente sotto l’effetto di sostanze psicoattive: sono stati 1.048 (pari al 3,2% del totale degli incidenti rilevati) ed hanno provocato 1.893 feriti e 40 vittime. Sono numeri sottostimati: il secondo perché tiene conto solo del lavoro dell’Arma, il primo perché non considera i rilievi operati dalle Polizie locali.

Nel 2018 i decessi direttamente attribuibili all’uso di sostanze stupefacenti sono stati 334, con un aumento di quasi il 12,8% rispetto all’anno precedente.

Nella Relazione il totale dell’assistenza socio-sanitaria ammonta per le tossicodipendenze complessivamente a 1.810.433.498 euro: il 79,4% riguarda i servizi pubblici per le dipendenze, il 16% le comunità terapeutiche, il 4,6% è assorbito dall’assistenza ospedaliera. Restano fuori voci significative, in primis i danni da incidenti stradali.

In merito alla sentenza, la Comunità di San Patrignano ha riferito in una nota: “Esprimiamo la nostra più viva preoccupazioneper le eventuali conseguenze che, da questa decisione, si potrebbero riverberare negativamente sul nostro sistema sociale”. Aver reso, infatti, lecita la possibilità di coltivare la sostanza stupefacente in un ambiente domestico “inciderà negativamente sull’educazione dei minori che cresceranno, sempre di più, nella convinzione che l’utilizzo di cannabis sia innocuo e socialmente condiviso nello strisciante e progressivo percorso verso la legalizzazione che da anni è ormai in corso nel nostro Paese”.    

Dello stesso parere è lo scienziato, fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, Silvio Garattini che in un’intervista afferma quanto segue: “Penso sia molto grave. Non possiamo nemmeno più parlare di tolleranza ma di vero e proprio scarico di responsabilità. Da parte della società dovrebbe esserci uno sforzo enorme per evitare che i giovani cadano nella schiavitù della droga e invece accade esattamente il contrario”.

Risultati immagini per silvio garattini

In relazione al messaggio inviato ai giovani e alla percentuale THC contenuta continua così: “Tremendamente sbagliato. Di fronte a ragazzi che si drogano e si riempiono di alcol non possiamo dire che la cannabis si può coltivare in balcone, come fosse basilico, per uso personale.

Non ci sono soglie tollerabili e non tollerabili. La differenza la fa anche il numero di canne che si fumano nell’arco della giornata, magari una in fila all’altra, non solo la percentuale di THC, che tra l’altro nella sentenza non è nemmeno specificata. Non c’era bisogno di aprire negozi che vendessero prodotti a base di marijuana, non abbiamo fatto altro che alimentare un certo tipo di cultura. Realizzare i cannabis shop ha dato l’impressione che questa sostanza potesse essere assimilata a un alimento.

Il cervello dei ragazzi si evolve fino ai 16-18 anni. Se un giovane fuma, avrà problemi di memoria, di concentrazione, di apprendimento. Farà fatica a prendere delle decisioni, come se fosse sotto una sorta di sedazione. Ci sono studi che dicono che, dopo quindici anni, si sviluppino più facilmente malattie psichiche. Penso sia molto importante mantenere fra i giovani l’idea che la cannabis sia una droga e possa dare effetti molto importanti anche a distanza di tempo se si assume in fase giovanile.

Risultati immagini per danni da marijuana cervello

Le droghe light aprono la porta all’uso di altri tipi di droghe più pesanti. Se alziamo la soglia della tollerabilità e prendiamo certe decisioni con leggerezza, non ci rendiamo contro che facilitiamo questo processo.

Analizzando i campioni di acqua prelevati, ci siamo resi conto che l’utilizzo di droghe è raddoppiato. Sia per quanto riguarda la cannabis, sia per quanto riguarda la cocaina, poiché rispetto a un tempo costa molto meno e quindi risulta più accessibile ai giovani. E in una fase come questa, dove l’allarme droga è alto in tutte le scuole, che facciamo? Consentiamo l’uso personale della cannabis”.

Spesso quando scrivo articoli sulle droghe leggere l’obiezione classica è che la legalizzazione combatte il mercato illegale.

Ascoltiamo cosa ha da dire sull’argomento il Procuratore Nicola Gratteri, impegnato in prima linea contro la ‘ndrangheta, sotto scorta dall’aprile del 1989, attualmente procuratore aggiunto a Reggio Calabria e a cui va il merito di aver coordinato e realizzato un recente blitz che ha permesso l’emissione di misure cautelari nei confronti di 330 persone, tra presunti boss di ’ndrangheta, affiliati, politici e professionisti.

Alla domanda se è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere risponde che:

  1. Dal punto di vista scientifico non esiste più la differenza tra droghe pesanti e leggere perché quelle attuali hanno un THC che ha un effetto stupefacente 4 volte superiore rispetto al passato, in quanto la pianta di marijuana viene modificata geneticamente, per resistere agli agenti atmosferici.
  2. La legalizzazione non allontana i giovani dalla criminalità organizzata perché questo disegno di legge afferma che la marijuana può essere venduta in farmacia con un certificato medico che attesti la sua tossicodipendenza; è noto che la droga in questione si consuma nelle scuole medie e pertanto questo disegno non tutela i ragazzi dai dieci ai diciassette anni che continuerebbero pertanto a rivolgersi al mercato nero.
  3. Molti affermano che se si legalizzano le droghe leggere lo Stato incasserà dalle tasse sulla vendita 4 miliardi e mezzo di euro l’anno, stesso ragionamento che è stato effettuato per le slot machine, dalle quali lo Stato ha previsto di incassare 2 miliardi e mezzo.

Oggi tuttavia non si calcolano i costi sanitari conseguenti alla ludopatia che coinvolge i ragazzini e i pensionati. Quest’ultimi spesso bruciano nel gioco d’azzardo la pensione entro la prima settimana del mese, portandoli ad assumere un comportamento analogo a quello dei tossicodipendenti. Quindi è stupido dire che è un motivo per fare cassa.

Inoltre:

  1. Secondo lo studio di chi è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere un grammo in farmacia costerà 12 euro circa. Ma se al mercato nero costa 4 o 5 euro al grammo perché la gente dovrebbe comprarla in farmacia a un costo pari al doppio, tenuto conto che attualmente la gente va a fare benzina al self service per risparmiare?
  2. L’uso sistematico della marijuana porta alla diminuzione dello spessore della corteccia cerebrale dove risiede la memoria e determina un incremento della slatentizzazione della schizofrenia, degli incidenti stradali e un aumento di violenza secondo studi fatti dal Colorado. Quindi chiunque viene a parlare di questa realtà prima si documenti.

Concludo riportando i dati ISTAT relativi all’uso di alcol, nonostante esista una legge che vieta gli alcolici fino a 18 anni e sia legalizzata.

Nel 2018 il 66,8% della popolazione di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno, percentuale in aumento rispetto al 65,4% del 2017.

Secondo il dottor Gianni Testino, presidente della società italiana di alcologia, “fino a 25 anni qualsiasi consumo settimanale di alcol è dannoso e va a impattare sulla salute dei giovani nel futuro. L’etanolo che è nella birra, nel vino e nei superalcolici è tossico e può dare dipendenza. Il fegato che deve eliminare l’etanolo è immaturo fino a circa vent’anni e qualsiasi dosaggio rimane nell’organismo per un periodo di tempo molto superiore rispetto a un adulto e ha tutto il tempo per danneggiarlo dal punto di vista fisico. Dal punto di vista psichico, visto che la maturazione del cervello è fra i 20 i 25 anni, bere al di sotto di questa età predispone alla dipendenza dall’alcol.

Non esiste un livello soglia di sicurezza. Il mondo degli adulti dovrebbe fare di tutto affinché i ragazzi evitassero di bere alcol. I nostri corsi si rivolgono ai bambini già dalla quinta elementare proprio perché imparino loro a dire a no e a capire che diventare grandi significa dire no al fumo, all’alcol e alle sostanze stupefacenti. Bisogna renderli forti con l’informazione”.

I dati riportati in questo articolo dimostrano chiaramente la carenza di informazione, di prevenzione e di controllo del nostro Stato verso l’uso e abuso di sostanze da parte dei giovani, sempre di più avviati verso uno stile di vita dedito allo sballo.

Ciò andrà ad incidere necessariamente sui costi sociali e sanitari, come spiegato correttamente dal Procuratore Nicola Gratteri, ma cosa ancora più grave è l’indifferenza e la superficialità con cui si affrontano questi argomenti nel mondo adulto.

L’uso farmacologico della cannabis deve avvenire in ambito ospedaliero e non deve essere una giustificazione a terapie fai da te, a cui siamo sempre più abituati o all’utilizzo incondizionato delle droghe leggere.

Il risultato della politica attuata fino ad ora ce l’abbiamo davanti agli occhi, guardando i nostri ragazzi. Fin dove ci vogliamo spingere? Ma soprattutto che futuro vogliamo per i nostri ragazzi?

Le droghe devono essere combattute tutte, indiscriminatamente. Non esiste una dipendenza di serie A o di serie B, esiste LA DIPENDENZA e le sue conseguenze.

erosione cervello da metanfetamine
Danni cerebrali da uso di metanfetamine: perdita del tessuto cerebrale di oltre il 5% rispetto ai non consumatori. Altera gravemente le strutture encefaliche e le funzioni cognitive
cervello consumatore di cocaina
Danni cerebrali da uso di cocaina: diminuzione dell’attività cerebrale, in particolar modo nella regione dei lobi frontali, che presiede la capacità di pianificare, prendere decisioni e regolare gli impulsi del comportamento, la stima dei pericoli
cervello consumatore di cannabis

Questa sentenza ci fa capire quanto teniamo ai nostri giovani.

Immagine correlata

LIGHT ZOMBIES: LA FUTURA GENERAZIONE?

Il senatore del Movimento Cinque StelleMatteo Mantero, ha depositato un disegno di legge per permettere la coltivazione di tre piante, la detenzione di quindici grammi nella propria casa e cinque fuori, per dare un nuovo inquadramento alla cannabis light. “Ho presentato la proposta per consentire l’autoproduzione di cannabis perché legalizzare la produzione e la vendita di marijuana per uso personale è una questione tutt’altro che secondaria.” E ancora:”Molte persone sono d’accordo che sia insensato perseguire chi si fuma uno spinello, visto che la marijuana non fa male come invece l’alcol e il tabacco. Anzi, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista “Scientific Reports” l’alcool ha indici di pericolosità centoquattordici volte superiori alla cannabis, seguito da eroina, cocaina e tabacco. Storicamente non è mai stata registrata alcuna morte dovuta all’uso di derivati della canapa”.

Sebbene non vi siano dati circa una mortalità diretta dall’uso di cannabis, negli Stati americani, dove il consumo di marijuana a uso ricreativo è legale, si è registrato, un aumento degli incidenti stradali, come riportato dalla denuncia effettuata da Automotive News. In particolare, è stato evidenziato un aumento importante nella frequenza d’incidenti in Colorado, Washington e Oregon dopo che i mercati della cannabis erano stati aperti in quegli stati, così come un aumento del numero di conducenti coinvolti in incidenti mortali e risultati positivi per la cannabis.

L’Italia è il terzo paese europeo per uso di cannabis e l’età media del primo consumo si è notevolmente abbassata: 14 anni per la cannabis e 18 anni per la cocaina e l’eroina.

Un sondaggio effettuato da Skuola.net su 7500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni, in occasione della seconda puntata di ‘Generazione Giovani’, ha evidenziato un quadro allarmante: circa 1 su 10 ha ammesso di fare uso di sostanze stupefacenti a base di Cannabis (il 7% qualche volta, il 3% abitualmente). A questi numeri va aggiunto un 6% che le ha provate solo una volta e un 5% che, ad oggi, non ne consuma ma lo ha fatto in passato. Il motivo di un utilizzo così diffuso è risultato l’estrema facilità nel procurarsele. Tra i consumatori il 41% le trova per strada, nelle piazze di spaccio e nella scuola: il 18% dei ragazzi intervistati ha detto di comprare le droghe leggere tra bagni, cortili e corridoi del proprio istituto. La scuola rientra, inoltre, anche tra i luoghi preferiti per il consumo.

Un   studio dell’Università di Montreal, in Canada, che  ha coinvolto circa 3.800 adolescenti di 13 anni di età, provenienti da 31 scuole canadesi e pubblicato nella rivista American Journal of Psychiatryevidenzia che l’uso cronico della cannabis nei teenager determina danni cerebrali maggiori, riguardanti sia lo sviluppo del cervello che le capacità cognitive, rispetto al consumo di alcool. I ricercatori hanno rilevato che un aumento del consumo di cannabis da parte di giovani adolescenti, in un determinato anno, è associato a un punteggio più basso nei test cognitivi, che permane anche negli anni successivi cosa che, invece, non si è verificata negli adolescenti che consumavano alcol. 

Questo non vuole minimizzare gli effetti preoccupanti dell’abuso saltuario dell’alcool da parte dei giovani, che avviene comunemente con modi deviati (binge drinking ad esempio).

Sono stati eseguiti diversi studi scientifici di neuro imaging che hanno dimostrato come il consumo di cannabis in adolescenza provoca anomalie strutturali della materia grigia e della materia bianca nelle aree cerebrali associate alla velocità psicomotoria, al controllo emotivo, all’apprendimento e memoria (Arnone D et al., 2008; Ashtari M et al., 2009).

Medina e colleghi (Medina KL et al., 2007) hanno rilevato come un aumento dei sintomi depressivi nei consumatori di cannabis fosse associato a un ridotto volume della materia bianca presente in questi adolescenti. A favore di questa teoria esistono altri studi scientifici, che suggeriscono come l’uso cronico di cannabis aumenta il rischio di sviluppare sintomi depressivi, ansiosi e maniacali, depressione maggiore e disturbo bipolare, specie per i consumatori abituali che iniziano a fare uso di cannabis prima dei quindici anni (Hayatbakhsh et al 2007, Henquet et al. 2006, van Laar et al 2007).

Gruppi di soggetti consumatori cronici di marijuana sono stati sottoposti a scansioni PET durante l’esecuzione di compiti che implicavano delle scelte decisionali. I risultati hanno evidenziato che tali individui presentavano delle turbe nella capacità di decisione cognitiva; in particolare si è notato che era richiesto un maggiore sforzo cerebrale per ottenere il risultato richiesto (Silveri M. et al., 2011).

Negli adolescenti, infine, l’uso di cannabis può favorire l’insorgenza di disturbi psicotici. Ciò sembra dipendere dal fatto che il principio attivo della cannabis si leghi ai recettori cannabinoidi di tipo 1 (CB1), presenti nel cervelletto, deputato al controllo di alcune funzioni come il linguaggio, il movimento e alcune emozioni come il piacere e la paura. In tal modo il THC (Delta-9-Tetraidrocannabinolo), sostituendosi agli endocannabinoidi, molecole endogene prodotte dal nostro organismo, va a interferire con i processi in cui questi ultimi sono coinvolti, favorendo una patologia cerebellare con un quadro clinico simile alla schizofrenia. 

Uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista medica Jama Psychiatry e un rapporto della National Academy of Sciences del 2017, affermano che oramai esistono dati a sufficienza per concludere che l’associazione tra consumo di cannabis e lo sviluppo di quadri schizofrenici o psicotici di altro genere è solida, specie per chi fuma skunk, una nuova varietà che contiene un tasso di THC pari al 15-18%. In questo caso il rischio è tre volte più alto rispetto ai consumatori di cannabis classica e se l’uso è quotidiano il rischio si quintuplica.

Il responsabile comunicazione e prevenzione di San Patrignano, Antonio Tinelli, nel  rilasciare alcune dichiarazioni all’Adnkronos riferisce che: “Negli ultimi anni abbiamo registrato una concentrazione del principio attivo di 10-15 volte superiore a quello contenuto nella cannabis fumata 40 ani fa, questo perché il mercato esige oggi prodotti sempre più potenti e costi sempre più bassi. Tutto ciò ha fatto registrare un tragico aumento dei minori in comunità (+70 per cento negli ultimi 3 anni) e un crollo vertiginoso dell’età media dei consumatori: il primo contatto a soli 14 anni”

Per quanto riguarda la “cannabis light”, il Consiglio superiore di sanità (Css), in un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute e in possesso dell’Adnkronos Salute, raccomanda “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti“. Il Consiglio, infatti, “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggerà, non può essere esclusa”. I motivi sono riconducibili al fatto che “ La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine“.

Oltre ai danni fisici non bisogna sottovalutare i costi sociali conseguenti all’utilizzo delle droghe cosiddette leggere: ricoveri ospedalieri e mutua conseguenti a incidenti sul lavoro, autostradali o per perdita del controllo.

La richiesta di liberalizzazione delle droghe leggere, più volte portata in campo da vari politici, non è mai stata, fino ad ora, accompagnata da un progetto di massiccia campagna informativa, che coinvolga scuole e mass-media, sui danni determinati dall’abuso in età adolescenziale.

Sempre più spesso, nel mondo giovanile, tutte le sostanze stupefacenti, alcool compreso, hanno un impiego di tipo terapeutico, finalizzato a sedare il tormento, gli stati d’ansia o l’indole depressiva dell’adolescente che ne fa uso, nella piena convinzione della non pericolosità.

Negli ultimi due anni, secondo i dati che arrivano dall’Osservatorio Nazionale dell’Adolescenti i tentativi di suicidio nei teenager sono quasi raddoppiati e il suicidio è diventato la seconda causa di morte.

Pertanto, anziché avvallare abitudini che stanno devastando la vita di molti ragazzi con la scusa di combattere il traffico illegale, preoccupiamoci di riportare la voglia di vivere ai nostri giovani, ottenuta non con sostanze psicotrope ma semplicemente affrontando la quotidianità con gioia, ottimismo e voglia di realizzare i propri sogni.

Certo questo andrebbe a discapito di tutti coloro che lucrano sulla loro sofferenza e sulla loro trasformazione in zombies.

Le droghe leggere e la confusione che regna intorno. PARTE 3: qualche dato statistico

I dati forniti dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), nel suo ultimo Rapporto 2018, riportano quanto segue:

USO CANNABIS NELL’UNIONE EUROPEA

 ADULTI (15-64 ANNI):                                           GIOVANI ADULTI (15-34 ANNI):

24,0 MILIONI (7,2%)                                                 17,2 MILIONI (14,1%)

Il rapporto tra maschi e femmine è di due a uno nei consumatori di cannabis nell’ultimo anno.

“Attualmente il consumo di droga in Europa interessa una serie di sostanze più ampia che in passato. Fra i consumatori di stupefacenti è diffusa la poliassunzione e i modelli individuali di consumo vanno da quello sperimentale a quello abituale, fino alla dipendenza. La prevalenza del consumo di cannabis è di circa cinque volte superiore a quella di altre sostanze.”

L’Italia è il terzo Paese in Ue per uso di cannabis: in Francia ne ha fatto uso, almeno una volta nella vita, il 41% della popolazione, in Danimarca il 38,4% e in Italia il 33,1%.

L’età media del primo consumo si è notevolmente abbassata: 14 anni per la cannabis e 18 anni per la cocaina e l’eroina.

 Un nuovo  studio dell’Università di Montreal, in Canada, che  ha coinvolto circa 3.800 adolescenti di 13 anni di età, provenienti da 31 scuole canadesi e pubblicato nella rivista American Journal of Psychiatry, evidenzia che l’uso cronico della cannabis nei teenager determina danni cerebrali maggiori, riguardanti sia lo sviluppo del cervello che le capacità cognitive, rispetto al consumo di alcool. I ricercatori hanno rilevato che un aumento del consumo di cannabis da parte di giovani adolescenti, in un determinato anno, è associato a un punteggio più basso nei test cognitivi, che permane anche negli anni successivi cosa che, invece, non si è verificata negli adolescenti che consumavano alcol. Questo non vuole minimizzare gli effetti preoccupanti dell’abuso saltuario dell’alcool da parte dei giovani, che avviene comunemente con modi deviati (binge drinking ad esempio).

Negli Stati americani, dove il consumo di marijuana a uso ricreativo è legale, si è registrato, inoltre, un aumento degli incidenti stradali come riportato dalla denuncia effettuata da Automotive News. In particolare, è stato evidenziato un aumento importante nella frequenza d’incidenti in Colorado, Washington e Oregon dopo che i mercati della cannabis erano stati aperti in quegli stati, così come un aumento del numero di conducenti coinvolti in incidenti mortali che sono positivi per la cannabis.

Questi dati rilevano come sia di estrema importanza l’attuazione di una politica d’informazione e di prevenzione in ambito scolastico e sociale.

 

 

Le droghe leggere e la confusione che regna intorno. PARTE 2: la cannabis e gli effetti sul SNC degli adolescenti

Il cervello si modifica di continuo con il  crescere dell’età; pertanto a quindici anni la maturazione cerebrale non si è ancora completata.

Il sistema limbico, coinvolto nella memoria, nell’emotività e negli impulsi, si sviluppa precocemente. E’ composto da ippocampo, talamo, ipotalamo, circonvoluzione del cingolo e amigdala.

La corteccia prefrontale e frontale, che sono, invece, le parti connesse alla razionalità, l’apprendimento, alle funzioni sociali e al linguaggio, maturano intorno ai venticinque anni. Il basso controllo di queste regioni in età adolescenziale spiega, in parte, la prevalenza di comportamenti rischiosi, dettati sotto lo stimolo emotivo.

Sempre all’inizio dell’adolescenza si ha la produzione di un intenso numero di sinapsi, definita sinaptogenesi. Ciò comporta a un progressivo aumento della sostanza grigia, che raggiunge un picco di densità, oltre il quale si ha un cosiddetto sfoltimento delle sinapsi (pruning), che avviene in funzione del loro uso e della frequenza con cui s’impiegano, nel rispetto di una logica legata alla regola “use it or loose it” (usalo o perdilo).

La maturazione della materia bianca, responsabile dell’efficienza della conduttività neurale, sembra continuare fino ai trent’anni (Ashtari et al., 2007; Barnea-Goraly et al., 2005; Giedd et al., 1999; Jernigan & Gamst, 2005; Paus et al., 2001; Bava et al., 2010).

Com’è possibile immaginare da queste premesse, l’uso di droghe in giovane età determina modificazioni notevoli del normale sviluppo cerebrale, sia sulla sostanza grigia sia sulla sostanza bianca, essendo il cervello in corso di sviluppo più vulnerabile agli effetti neurotossici.

Sono stati eseguiti diversi studi scientifici di neuro immagine a riguardo, che hanno dimostrato come il consumo di cannabis in adolescenza provoca anomalie strutturali della materia grigia e della materia bianca nelle aree cerebrali associate alla velocità psicomotoria, al controllo emotivo, all’apprendimento e memoria (Arnone D et al., 2008; Ashtari M et al., 2009).

Medina e colleghi (Medina KL et al., 2007) hanno rilevato come un aumento dei sintomi depressivi nei consumatori di cannabis fosse associato a un ridotto volume della materia bianca presente in questi adolescenti. A favore di questa teoria esistono altri studi scientifici, che suggeriscono come l’uso cronico di cannabis aumenta il rischio di sviluppare sintomi depressivi, ansiosi e maniacali, depressione maggiore e disturbo bipolare, specie per i consumatori abituali che iniziano a fare uso di cannabis prima dei quindici anni (Hayatbakhsh et al 2007, Henquet et al. 2006, van Laar et al 2007).

Gruppi di soggetti consumatori cronici di marijuana sono stati sottoposti a scansioni PET durante l’esecuzione di compiti che implicavano delle scelte decisionali. I risultati hanno evidenziato che tali individui presentavano delle turbe nella capacità di decisione cognitiva; in particolare si è notato che era richiesto un maggiore sforzo cerebrale per ottenere il risultato richiesto (Silveri M. et al., 2011).

Negli adolescenti, infine, l’uso di cannabis può favorire l’insorgenza di disturbi psicotici. Ciò sembra dipendere dal fatto che il principio attivo della cannabis si leghi ai recettori cannabinoidi di tipo 1 (CB1) presenti nel cervelletto, deputato al controllo di alcune funzioni come il linguaggio, il movimento e alcune emozioni come il piacere e la paura. In tal modo il THC (Delta-9-Tetraidrocannabinolo), sostituendosi agli endocannabinoidi, molecole endogene prodotte dal nostro organismo, va a interferire con i processi in cui questi ultimi sono coinvolti, favorendo una patologia cerebellare con un quadro clinico simile alla schizofrenia. Uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista medica Jama Psychiatry e un rapporto della National Academy of Sciences del 2017, affermano che oramai esistono dati a sufficienza per concludere che l’associazione tra consumo di cannabis e lo sviluppo di quadri schizofrenici o psicotici di altro genere è solida, specie per chi fuma skunk, una nuova varietà che contiene un tasso di THC pari al 15-18%. In questo caso il rischio è tre volte più alto rispetto ai consumatori di cannabis classica e se l’uso è quotidiano il rischio si quintuplica.

Oltre al cervelletto, le regioni cerebrali più densamente popolate dai recettori cannabinoidi sono:

  • L’ippocampo
  • La corteccia cerebrale
  • Il nucleo accumbens
  • I nuclei della base
  • L’ipotalamo
  • L’amigdala
  • Il nucleo del tratto solitario
  • Il tronco cerebrale

Il THC agendo su queste aree e interferendo con l’attività di neurotrasmettitori (ossia le sostanze liberate dai neuroni a livello sinaptico e che compiono la propria funzione su un neurone o un organo effettore), come la noradrenalina, la serotonina, l’acetilcolina e la dopamina, provoca i seguenti effetti acuti:

  • Elevato benessere per un aumento del rilascio della dopamina, responsabile dell’innesco del processo di gratificazione che sta alla base della dipendenza.
  • Aumento del tono dell’umore
  • Euforia e loquacità
  • Sedazione
  • Disturbi delle capacita cognitive ed in particolare alterazione della memoria a breve termine, del senso critico e della capacità decisionale
  • Alterazione delle capacità percettive sensoriali che si delinea soprattutto in un aumento della sensibilità verso gli stimoli esterni e un’alterazione della percezione temporale
  • Disturbi motori, soprattutto alterazione della coordinazione dei movimenti e aumento del tempo di reazione a uno stimolo
  • Occasionalmente stati d’ansia e attacchi di panico
  • Aumento dell’appetito
  • Secchezza delle fauci

Bibliografia

 

Le droghe leggere e la confusione che regna intorno PARTE 1: definizione.

Fino a poco tempo fa i drogati erano coloro che facevano uso di droghe pesanti, ai margini della società. I consumatori  di cannabis non si ritenevano tali, nella piena convinzione che le droghe leggere non determinassero dipendenza e alcun danno alla salute; sicuramente meno pericolose del tabacco. Questo è ciò che mi sono sentita ripetere molte volte dai ragazzini della scuola media, nelle lezioni di prevenzione svolte, insieme a mio marito, in ambito scolastico sulle dipendenze e sui disturbi alimentari.

Quanto c’è di vero in queste affermazioni?

Innanzitutto definiamo cosa s’intende per droghe leggere.

Con tale locuzione si definiscono quelle sostanze stupefacenti che non provocano dipendenza nel senso medico del termine e che possiedono proprietà psicotrope trascurabili. Appartengono a questa categoria le piante del genere cannabis  (canapa) e le sostanze psicotrope da esse ricavabili, specie marijuana e hashish (dalla lavorazione delle infiorescenze femminili).

Hashish consiste  nella resina prodotta dalle infiorescenze.
Marijuana si ottiene dalle  foglie, dai fiori e parte del gambo seccate all’aria.
Olio di hashish è’ un liquido viscoso, ottenuto per estrazione con solventi organici.

Il più importante principio attivo della cannabis è Il delta-9-tetraidrocannabinolo (detto comunemente THC, delta-9-THC o tetraidrocannabinolo), sostanza psicotropa la cui percentuale   varia da un 10%  nell’Hashish, un 20%  nella Marijuana e a un 50 % nell’olio.

Negli anni 70 e 80 le sostanze fumate contenevano tra il 2-4% di THC. Oggi la cannabis  venduta sul mercato nero ha percentuali di principio attivo che vanno dal 10 al 20% (Skunk  contenente il 15-18% di THC).

Il THC stimola  il rilascio di dopamina dal nucleus accumbens, alla base del senso di gratificazione, nel sistema nervoso centrale. Ciò innesca un circolo vizioso alla base delle dipendenze.

Le sensazioni di euforia, di rilassamento, di maggior loquacità, di percezione spazio-temporale alterata, di riduzione della percezione del dolore e stimolazione dell’appetito sono, infatti, l fattori che inducono l’ossessione verso tali sostanze.

La cannabis  è generalmente fumata. In questo casi il livello di THC nel sangue raggiunge il suo picco nel giro di 15-20 minuti, mentre Il sistema nervoso centrale viene raggiunto dal composto in circa 5 min. Gli effetti permangono per 2-3 ore.  Se la cannabis è mangiata gli effetti sono più lenti e permangono più a lungo, raggiungendo il picco dopo 3-4 ore e la conclusione degli effetti dopo 6-8 ore.

Il metabolismo del THC ha inizio dopo circa 10 minuti e avviene nel fegato, con produzione di 7 metaboliti maggiori e circa 25 altri metaboliti potenzialmente attivi; eliminati lentamente dal corpo poiché accumulati nel tessuto adiposo (essendo il THC una molecola molto solubile nel grasso) e da qui lentamente rilasciati nel flusso sanguigno. L’eliminazione completa si ottiene, infatti, dopo cinque settimane tramite le urine.

Un uso ripetuto della cannabis determina un accumulo di cannabinoidi nei tessuti ricchi di lipidi, compreso il cervello.