IL VERO GENDER: LA NOSTRA SOCIETA’

La Triptorelina, il farmaco antitumorale che ha tra i suoi effetti collaterali quello di bloccare temporaneamente la pubertà, potrà essere prescritto «a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale». La decisione dell’Agenzia italiana del farmaco è stata inserita nella Gazzetta ufficiale del 25 febbraio.

Il blocco puberale farmacologico dovrebbe precedere l’intervento chirurgico mirato al cambiamento sessuale, alla presenza di gravi sintomi psicologici altrimenti non trattabili.

Ma facciamo un passo indietro.

Uno studio di 143 pagine,  pubblicato dalla prestigiosa rivista americana di scienza, etica e tecnologia, “The New Atlantis”, dal titolo “Sexuality and Gender. Findings from the Biological, Psychological, and Social Sciencesprende in esame il problema “gender”.

A condurlo due tra i più eminenti studiosi in materia degli Stati Uniti, Lawrence S. Meyer, professore di Statistica e Biostatistica all’Arizona State University, ricercatore presso il Dipartimento di Psichiatria della Scuola di Medicina della Johns Hopkins University, e il dottor Paul R. McHugh, professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali alla Scuola di Medicina della Johns Hopkins University, primario di Psichiatria presso il John Hopkins Hospital per oltre 25 anni.

Il dottor Meyer afferma di aver: “Esplorato la ricerca attraverso una varietà di campi scientifici, tra cui l’epidemiologia, la genetica, l’endocrinologia, la psichiatria, la neuroscienza, l’embriologia e la pediatria” e di aver passato in rassegna anche “molti degli studi empirici accademici fatti nel campo delle scienze sociali, tra cui la psicologia, la sociologia, le scienze politiche, l’economia e gli studi di genere”.

Il suo studio è dedicato, tra gli altri, “ai bambini alle prese con la loro sessualità e di genere” e a riguardo scrive quanto segue “Nel corso del loro sviluppo, molti bambini esplorano l’idea di essere del sesso opposto. Alcuni bambini possono aver avuto dei miglioramenti nel loro benessere psicologico se sono incoraggiati e sostenuti nella loro identificazione cross-gender (…) Ma quasi tutti i bambini, in ultima analisi, s’identificano con il loro sesso biologico. L’idea che un bambino di due anni, dopo aver espresso pensieri o comportamenti identificabili con l’altro sesso, possa essere etichettato per la vita come transgender non ha assolutamente alcun supporto nel campo della scienza”.

Tra i risultati di questo studio alcuni sono particolarmente interessanti:

  • L’ipotesi che l’identità di genere sia innata, proprietà fissa degli esseri umani che è indipendente dal sesso biologico – che una persona potrebbe essere “un uomo intrappolato nel corpo di una donna” o “una donna intrappolata nel corpo di un uomo” – non è supportata da prove scientifiche.
  • Secondo una recente stima, circa lo 0,6% degli statunitensi adulti s’identificano con un genere che non corrisponde al loro sesso biologico.
  • Gli studi che confrontano le strutture cerebrali di individui transgender e non-transgender hanno dimostrato correlazioni deboli tra la struttura del cervello e l’identificazione cross-gender. Queste correlazioni non forniscono alcuna prova di una base neurobiologica per l’identificazione cross-gender.
  • Rispetto alla popolazione generale, gli adulti che hanno subito un intervento chirurgico per cambiare sesso continuano ad avere un rischio maggiore di vivere negativi risultati di salute mentale. Uno studio ha rilevato che, rispetto ai controlli, gli individui di sesso-riassegnato avevano circa 5 volte di più la probabilità di tentare il suicidio e circa 19 volte più la probabilità di morire per suicidio.
  • I bambini sono un caso speciale nell’affrontare le questioni transgender. Solo una minoranza di bambini che soffrono d’identificazione cross-gender continuerà a farlo in adolescenza o in età adulta.
  • Ci sono poche prove scientifiche riguardo il valore terapeutico degli interventi che ritardano la pubertà o modificano le caratteristiche sessuali secondarie degli adolescenti, sebbene alcuni bambini possono aver migliorato il proprio benessere psicologico se incoraggiati e sostenuti nella loro identificazione cross-genere. Tuttavia, non ci sono prove che tutti i bambini che esprimono pensieri o comportamenti di genere atipico dovrebbero essere incoraggiati a diventare transgender.”

Al momento unico dato scientifico indiscutibile è che il sesso è determinato dal corredo cromosomico.  

I nostri bambini vivono in una società liquida che sta sgretolando ogni pilastro educativo: tutto è possibile, tutto è lecito e il motto fondamentale che va per la maggiore è “tutto subito”.

Come in questo caso. Da un lato si bombarda la gioventù con messaggi mirati a distruggere l’identità di genere. Ne è la prova la moda con i suoi modelli che inneggiano il gender fluid, al punto che in America studi hanno dimostrato come questi stimoli stiano incidendo pesantemente nella vita dei giovani di oggi.

In una ricerca, ad esempio,  condotta da Gucci e dalla società Irregular Labs, in cui sono stati  intervistati 2.013 giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, quasi il 25% di loro è convinto che nel corso della propria vita cambierà gusti sessuali e identità di genere e il 45% si aspetta che la propria identità di genere cambierà due o tre volte.

Dall’altro lato anziché interrogarsi sulle cause dell’insorgenza di questo problema e sulle eventuali responsabilità dei messaggi deviati di questa società sempre più malata, o di modelli educativi distorti, cosa si propone? Un farmaco; di cui  si ha ancora una scarsa letteratura scientifica ma che avrebbe la presunzione di risolvere, almeno apparentemente, il disagio di un bambino, la  sua pulsione autolesionista.

Parliamo di bambini il cui centro deputato alla discriminazione delle scelte, localizzato nella corteccia prefrontale, non è ancora sviluppato. Lo è, invece, il sistema  limbico responsabile delle scelte emotive tipiche di questa età.

Chi può arrogarsi allora il diritto di decidere cosa sarà giusto per il suo avvenire? Eutanasia no ma cambio di genere si? Esiste una sofferenza di serie A ed una di serie B?

Parliamo in ogni caso di minori, ancora immaturi dal punto di vista decisionale. Gli esperti del settore hanno rilevato che, bloccando lo sviluppo puberale dai dodici ai diciotto anni, limite previsto dalla legge per l’intervento chirurgico, si potrebbe causare farmacologicamente un disallineamento tra sviluppo fisico e sviluppo cognitivo.

Ancora una volta si decide sulla pelle di anime fragili. Ancora una volta s’incrementa la loro confusione e si cerca una scappatoia ai disastri che noi adulti stiamo provocando: una puntura per il cambio di genere, una pillola antidepressiva o un neurolettico per i disturbi mentali, un ansiolitico per sedare l’insonnia, una dose di cannabis o un drink alcolico per superare il disagio adolescenziale.  Un’iniezione, un sorso, una tirata e via!

Io non so se i ragazzi affetti da disforia di genere ne avranno giovamento. So per certo che chi avrà un bel tornaconto da tutto ciò saranno sicuramente  le case farmaceutiche.

I TATUAGGI: BELLEZZA MA…

In Italia la pelle della popolazione è sempre più decorata. Ogni anno si spendono 300 milioni di euro in tatuaggi e secondo un’analisi condotta da  Unioncamere-InfoCamere, sulla base del registro delle imprese delle Camere di commercio a partire dal 2012, i tatuatori  sono aumentati di oltre 2.500 unità.

Un giro d’affari che vale circa 100 milioni di euro per 30 mila aziende che lavorano in sicurezza, senza contare il sottobosco di abusivi.

Sulla base dei dati raccolti da indagini dell’Istituto Superiore di Sanità, sono circa 7 milioni gli italiani tatuati e il fenomeno è più diffuso tra le donne (13,8% delle intervistate) rispetto agli uomini (11,7%).

Il primo tatuaggio è effettuato a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuati riguarda la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (29,9%).

Secondo Alessandro  Bonacorsi, in arte Alle Tatoo, a dare impulso a questa moda sono stati gli influencers, come i calciatori o i cantanti, che postano sui vari social i loro nuovi tatuaggi.

Esiste un altro aspetto della medaglia, meno romantico ed estetico, che riguarda gli effetti collaterali e gli eventuali rischi per la propria salute, troppo spesso non  considerato.

Da un lato, infatti, ci sono gli effetti collaterali e i danni direttamente determinati dalla composizione degli inchiostri  per tatuaggi e make-up permanenti, dall’altro il rischio di un ritardato intervento su un eventuale melanoma formatosi sulla pelle.

La presenza di un chiaro segnale epidermico della neoplasia potrebbe essere nascosta da un tatuaggio, specie se esteso, con un conseguente ritardo nell’approccio terapeutico.

Il melanoma è uno dei tumori più aggressivi della pelle; è la seconda neoplasia più frequente tra i tumori giovanili e la sua incidenza è in continua crescita.  Spesso il primo segno è un cambiamento nella forma, colore, dimensione di un neo esistente ma può anche apparire come un nuovo neo. La sua diagnosi precoce ha aumentato il tasso di sopravvivenza (87%). Se non è asportato in tempo, scende in profondità e le cellule maligne entrano nel sangue  causando le metastasi.

Uno studio condotto da un  team di scienziati tedeschi e dell’ESRF (European Synchrotron Radiation Facility) francese, pubblicato dal magazine Scientific Reports, mette in correlazione i tatuaggi all’insorgere di alcune tipologie di tumori.

La maggioranza  degli inchiostri da tatuaggio contengono non solo pigmenti organici ma includono anche conservanti e contaminanti. Tra questi il nichel, cromo, manganese o cobalto. Oltre al nero ‘carbon black’, il secondo ingrediente più comune usato negli inchiostri per tattoo è il biossido di titanio (TiO2), un pigmento bianco che s’impiega  per creare alcune tonalità, mescolato con coloranti.

Gli scienziati hanno ottenuto  un’immagine molto precisa sulla posizione del biossido di titanio una volta entrato nel tessuto.

Bernhard Hesse, uno dei primi due autori dello studio, riporta quanto segue: “Sapevamo già che i pigmenti viaggiano dai tatuaggi ai linfonodi per via delle prove visive: i linfonodi diventano colorati con il colore del tatuaggio. E’ la risposta del corpo per pulire il sito di ingresso del tattoo. Quello che non sapevamo è che migrano in una forma nano, il che implica che non possano avere lo stesso comportamento delle particelle a livello micro. E’ questo il problema: non sappiamo come reagiscono le nanoparticelle”

Antonino Di Pietro, presidente dell’International – Italian Society of Plastic – Regenerative and Oncologic Dermatology, in un’intervista a Donna Moderna, ha affermato che: “Il primo allarme è scattato dopo il rilevamento di pigmenti di tatuaggi nei linfonodi. Il sospetto è che determinate sostanze possano indurre linfomi e alterazioni nel sistema linfatico”.

In un’intervista la professoressa di Igiene e Medicina Preventiva Antonella De Donno dichiara che “Chi decide di fare un tatuaggio spesso si reca in un centro specializzato ed è molto attento ai dispositivi di sicurezza verso i rischi infettivi (ad esempio, utilizzo di aghi sterili monouso, guanti e altro), ma quasi nessuno si preoccupa del rischio chimico. In alcuni casi, infatti, gli inchiostri contengono metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici”

All’inizio dell’anno in corso è stato diramato un allarme sul sito di Adiconsum (Associazione difesa consumatori e ambiente), in merito a un pigmento impiegato nella realizzazione di tatuaggi,  altamente tossico e cancerogeno e di cui il Ministero della salute ha bloccato la vendita: il pigmento “Caramel”. Si tratta di un inchiostro venduto dalla ditta statunitense “Eternal Ink”.  Dal 12 dicembre 2018 al 15 gennaio 2019, il Ministero della Salute ha effettuato sequestri in tutta Italia ritirando dal mercato otto lotti di pigmenti per tatuaggi risultati contenenti sostanze pericolose, anche cancerogene, le cui analisi erano già state effettuate nel marzo del 2018.

Oltre al rischio tumorale esistono problematiche che possono insorgere subito dopo l’effettuazione del tatuaggio.

Se, infatti, non si rispettano le norme igieniche o in caso d’inesperienza del tatuatore si possono verificare le seguenti complicanze:

  • Insorgenza di piccole eruzioni sulla pelle, dovute all’uso dell’ago, causa talvolta di un senso di fastidio e prurito. Tale fenomeno è più marcato se l’ago usato non è monouso;
  • Comparsa di manifestazioni allergiche, come prurito, rossore ed eczemi, dovute al contatto della pelle con le sostanze colorate, perché riconosciute dall’organismo come corpi estranei.
  • Il pericolo di contrarre infezioni trasmesse con il sangue, come l’epatite C o l’Hiv se gli strumenti non sono sterilizzati e monouso.

Un appello rivolto all’Unione europea dai dermatologi riuniti a Parigi per il 27esimo Congresso dell’European Academy of Dermatology and Venereology (Eadv) chiede che “Gli inchiostri per i tatuaggi dovrebbero almeno rispondere agli stessi standard di sicurezza dei prodotti cosmetici”. Anzi di più: “Sarebbe preferibile che fossero sicuri come i farmaci, perché vengono iniettati sottopelle e i loro ingredienti possono viaggiare nel corpo” con il rischio di “infezioni batteriche, allergie, effetti tossici”, senza escludere l’eventualità di tumori.

“I requisiti e i paletti europei sulla composizione degli inchiostri per tatuaggi e make-up permanenti non sono ancora sufficienti per garantirne la sicurezza” e dopo la seduta dal tatuatore “2 persone su 3 riportano qualche effetto collaterale“.

Attraverso la risoluzione ResAp 2008, il Consiglio d’Europa ha stabilito regole di sicurezza per prevenire le infezioni. I dermatologi europei rilevano, tuttavia, che “i tatuaggi non sono privi di rischi. La qualità e la sterilità degli inchiostri utilizzati, che in genere non sono controllati, rappresentano ancora un motivo di preoccupazione”.

“In molti casi, ingredienti e sostanze chimiche non sono chiaramente etichettati; il mercato è poco controllato; alcuni pigmenti non sono elencati dallo Scientific Committee for Consumer Products (Sccp), organismo della Commissione europea, né ammessi nei cosmetici. Infine, su Internet possono essere facilmente acquistati prodotti illegali e contraffatti di scarsa qualità”.

Uno studio danese ha dimostrato  che su 58 nuovi colori il 10% è contaminato da batteri: stafilococchi, streptococchi, pseudomonas, enterococchi, escherichia coli e simili.

La Commissione Europea nel 2016, in un report ha  riscontrato nei prodotti per tatuaggi/PMU sostanze chimiche pericolose, come idrocarburi aromatici policiclici (43%), ammine aromatiche primarie (14%), metalli pesanti (9%) e conservanti (6%) e contaminazione microbiologica (11%).
Su sua richiesta l’European Chemical Agency (Echa) ha preparato due proposte per migliorare la composizione degli inchiostri per tatuaggi, che sono state sottomesse a consultazione pubblica e all’esame degli Stati membri, con pubblicazione finale che doveva avvenire entro fine 2018. “Sfortunatamente – spiega Christa De Cuyper, membro del board Eadv – quanto predisposto è ancora insufficiente a garantire tatuaggi al sicuro da ogni rischio di tossicità e cancerogenicità. Per eliminare sostanze cancerogene e limitare effetti collaterali a lungo termine, servono misure rigorose e limiti di sicurezza ben definiti attraverso appropriati metodi analitici, ma le proposte dell’Echa non forniscono adeguate soluzioni per centrare questi obiettivi”.

La passione per la pelle colorata non è pertanto priva di rischi.

Gli studi sui pigmenti utilizzati nei tatuaggi sono ancora in corso e non si può escludere, come già successo, che i reali danni si scoprano nel tempo, quando molti non saranno più in grado di correre ai ripari.

ACHILLE LAURO. ALTRO CHE SFERA EBBASTA

Il Festival di Sanremo è da sempre l’emblema della canzone italiana.

Claudio Baglioni, direttore artistico di questa edizione, ha posto come tema centrale l’armonia e l’amore.

Un bel messaggio da inviare ai giovani, in un periodo in cui l’odio e l’individualismo hanno sicuramente la meglio su questi sentimenti; perché, però, utilizzare come simbolo della rappresentazione artistica e di questi concetti lo Yin Yang anziché, ad esempio, una colomba con l’ulivo? E’ noto che il primo simbolo ha come principio che tutte le cose esistono come opposti inseparabili: maschio e femmina, vecchio e giovane, luce e oscurità, bene e male.

Forse è proprio per questo motivo che tra i cantanti in gara è stato accolto Achille Lauro, lo Yin (oscurità/ male) del simbolo, con la sua canzone Rolls Royce?

Un trapper le cui canzoni sono un tributo alla droga, al mondo degli spacciatori, alla morte e, di quei concetti di cui parla Claudio Baglioni, non se ne vede neanche l’ombra.

Secondo il Tg satirico di Antonio Ricci la sua canzone in gara, Rolls Royce, farebbe riferimento al simbolo di una pastiglia di ecstasy: RR.

In un precedente incontro con la stampa per presentare il suo album “ Pour L’Amour”, Achille Lauro ha rilasciato alcune dichiarazioni alquanto discutibili.

”Io scrivo solo ed esclusivamente sotto l’effetto di stupefacenti”. Ha, inoltre, raccontato di aver testato assieme ai suoi collaboratori dei modi di assunzione degli stupefacenti idonei per favorire la creatività, che ha definito come ‘microdosing’: una somministrazione costante di droghe, in piccole dosi, in modo tale da rimanere costantemente sballati e quindi ispirati, senza perdere la voglia di fare e la lucidità. “La droga è assolutamente fondamentale per la nostra creatività, oltre che per la nostra ispirazione musicale”.

Nel video del suo primo album ufficiale: “Achille Idol – Immortale”, su uno sfondo di muri imbrattati da croci rovesciate, sono descritti con dovizia di dettagli gli scambi di droga tra pusher e consumatori; realtà raccontata anche nel brano “Dio c’è”, acronimo di “Droga in offerta a costi economici” o nell’album “Ragazzi madre” dove la gestazione è riferita agli ovuli di droga, contenuti nell’addome, strumento utilizzato dagli spacciatori per evadere i controlli ed evidenziato con una radiografia dell’addome.

E così attraverso un mix di satanismo, come si rivela anche dai suoi tatuaggi, di esaltazione della droga e di racconti di criminalità, Achille Lauro trova il suo spazio di notorietà e riscatta la sua vita di pusher. Peccato che anziché utilizzarla per trasmettere messaggi opposti al pubblico adolescente, di amore per la vita, di rifiuto delle sostanze, continui con i suoi testi l’ attività di promotore di droghe non sulla strada ma su un palco, quello stesso in cui si trova grazie a Claudio Baglioni, in una rete televisiva pagata, anche, da noi genitori.

L’EONE DI HORUS E’ ARRIVATO

Mentre nella società si combatte quotidianamente con i problemi dettati dalle scelte politiche del momento e da quelle precedenti, un concetto  distruttivo sta prendendo piede nel mondo giovanile, grazie a un messaggio diffuso in sordina o in modo subliminale: “Fai ciò che vuoi sarà la tua legge”.

E’ uno dei concetti chiave della dottrina filosofica, il Thelema, di Aleister Crowely, soprannominato dalla stampa come “l’uomo più cattivo della storia”, definito la “ Grande Bestia 666” e il messia di una nuova era, l’Eone di Horus.

Il Thelema (in greco significa volontà) descriverebbe lo spirito dei prossimi duemila anni: nell’età di Horus ci saranno l’abolizione del concetto di un Dio esterno a noi stessi e la consapevolezza dell’identità dell’uomo con Dio.

Obiettivo principale sarà la realizzazione della propria volontà, indipendentemente dalle barriere etiche, in accordo con la visione del satanismo razionalista: “Il diavolo non esiste” perché “non c’è altro Dio che l’uomo”.

Nell’era di Horus ci sarà l’unione della polarità maschile con quella femminile e l’uso magico dello sperma, che non avrà funzione riproduttiva ma quella di potenziare la forza vitale o il Kundalini, attraverso l’uso rituale di tecniche sessuali, ispirate dalle scuole tantriche d’Oriente, in modo da raggiungere i più elevati livelli di spiritualità.

Ed ecco che la rivista di moda Elle e non solo,  dedica allo “Stato neutrale” quattro pagine nel settimanale del 02/02/2019:

“Misteriose creature né maschio né femmina. Inafferrabili e allergici a qualsiasi etichetta. Sono gli Agender. Partiti in sordina hanno messo in atto una rivoluzione silenziosa che ci ha spinto a ripensare la lingua e la legislatura, passando per la moda. Sempre di più senza barriere.”

Un nuovo genere rappresentato da chi non vuole definirsi maschio o femmina.

La moda, da sempre in grado di captare i fermenti sociali, ha trasferito nei propri abiti l’ambiguità di genere. Alessandro Michele, direttore artistico di Gucci,caratterizza le sue sfilate con modelli/e dalle fattezze indecifrabili sia per i tratti somatici che per i capi d’abbigliamento.

Francesco Russo, shoe designer, ha da poco presentato la sua collezione di scarpe A-Gender.

H&M ha debuttato una sua collezione unisex per grandi e bambini.

Celine Dion ha lanciato recentemente la sua linea di moda (CELINUNUNU) che sposa l’orientamento A-Gender e anzi lo promuove già nell’abbigliamento neonatale.

Profumi, come Musk di Alyssa Ashley, creati apposta per superare la divisione fra maschile e femminile e per rompere i codici storici.

Campagne pubblicitarie quali quella lanciata dal gruppo L’Oreal Paris,intitolata “La tua pelle, la tua storia“, in cui Hari Neif, attivista trans gender, è uno dei protagonisti di uno spot che promuove il fondotinta gender-free True Matc.


Come per incanto nella realtà  i Millennials catturano il messaggio e  cancellano le vecchie categorie come etero, omo o bisex per creare la nuova sessualità, più fluida: gender-fluid.

Miley Cyrus, ex icona Disney lo definisce così: «Mi va di fare a letto qualunque cosa con chiunque di qualunque sesso e orientamento, basta che siano atti consenzienti».

La pensano allo stesso modo le attrici Kristen Stewart, Lily Rose Depp e Cara Delevingne, che  alternano fidanzati e fidanzate. Così l’orientamento sessuale cambia in funzione dell’umore, delle circostanze.

In una ricerca condotta da Gucci e dalla società Irregular Labs, i ricercatori hanno intervistato 2.013 giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Quasi il 25% di loro è convinto che nel corso della propria vita cambierà gusti sessuali e identità di genere e il 45% si aspetta che la propria identità di genere cambierà due o tre volte.

Nel 2016, negli Stati Uniti, è stato fatto un sondaggio da Harris Poll, un’azienda specializzata in ricerche di mercato online, mirato alla valutazione dell’accettazione sociale dell’omosessualità e degli altri orientamenti sessuali è stato fatto un sondaggio. Sono stati intervistati 2.037 ragazzi tra i 18 e i 34 anni, di cui 1.708 eterosessuali.

Il documento di otto pagine tra i vari punti definisce che i Millenials sono più portati a identificarsi come A-Gender rispetto alle passate generazioni.

Tra i motivi di tale netto mutamento culturale gli autori pongono l’accento sull’importanza del ruolo svolto dal sistema mass–mediatico con il suo incessante ed efficace messaggio di abbattimento degli stereotipi.

Credo che se Aleister Crowely fosse ancora vivo potrebbe tranquillamente affermare, con profonda soddisfazione, che l’Eone di Horus è arrivato.

IL PIACERE DEL MALE

Un ragazzo di 22 anni originario della Sierra Leone, Alhaji Turay, ha subito un’aggressione razzista da parte di un gruppo di ragazzi che hanno forzato la porta della sua abitazione a Trepuzzi, dove vive e lavora come custode di impianti sportivi, e una volta entrati gli hanno detto «nero, tornate a casa». Quando il ragazzo ha provato a scappare dalla finestra, uno degli aggressori gli ha lanciato una sedia sulla schiena”

“Un calcio in faccia a un clochard, così violento da provocargli una frattura al volto”.

Episodi di violenza nei confronti di chi è ritenuto “un diverso”, sono oramai fatti di cronaca quotidiana.

Oggi è la “giornata della memoria” dedicata al ricordo delle vittime dell’Olocausto, per non dimenticare. A quanto pare, però, i giovani d’oggi stanno lentamente perdendo la percezione di cosa l’odio ha provocato nei fatti raccontati dalla storia, ritenuta “passata” e di poco interesse attuale.

Non hanno più nonni che testimoniano ciò che l’odio ha provocato negli anni ’30 e ’40; hanno genitori che hanno vissuto la loro infanzia in un’epoca di pace e di benessere e che hanno sostituito lentamente il rispetto e l’amore verso il prossimo con quello verso se stesso.

I social hanno fatto il resto.

Chi utilizza quotidianamente questa forma di comunicazione ha modo di costatare come si stia perdendo la capacità di confrontarsi e di accettare opinioni diverse con rispetto e educazione.

Siamo diventati tutti portatori di verità assoluta.

Persino nel mondo cattolico in cui “ama il prossimo come te stesso” dovrebbe essere il pilastro di vita, si stanno formando gruppi in cui il rancore e la rabbia verso chi interpreta il Vangelo in modo diverso dal proprio hanno il sopravvento.

E allora che senso ha ricordare il genocidio nazista se poi non ci fermiamo in questa lotta per il diverso? E con questo non mi riferisco ai migranti ma a ciò che avviene nella quotidianità: nella rabbia contro il vicino o contro chi intralcia il tuo percorso in macchina o contro chi ha opinioni diverse e potrei andare avanti all’infinito.

Che fine ha fatto la gentilezza nei nostri rapporti umani? Se non ci fermiamo a riflettere e non recuperiamo i valori rivolti al bene, il male lentamente inghiottirà la nostra umanità e come scrisse Charles Baudelaire nella poesia introduttiva “Al lettore” del libro “I fiori del male”:

“Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti; 
ogni giorno d’un passo, col fetore delle tenebre, 
scendiamo verso l’Inferno, senza orrore.”

LA MORTE DEL BUON SENSO

Da sempre il teschio è relazionato con l’idea della morte.

I pirati lo utilizzavano, infatti, nelle loro bandiere per terrorizzare il nemico e indurlo alla resa.

Nel nazismo il simbolo delle “teste di morto”, il Totenkopf, caratterizzava alcuni dei berretti degli ufficiali e dei carristi. Emblema della 3. SS-Panzerdivision “Totenkopf”, noto per essere anche simbolo di tutti gli inquadrati nelle SS-Totenkopfstandarte, i reggimenti a capo dei campi di concentramento nazisti.

Nell’arte, in particolare in quella cristiana, era impiegato come elemento di meditazione sulla morte.

In Messico, addirittura si dedica la festa “Día de los Muertos” o Il Giorno dei Morti, in cui si esorcizza la morte ridendo di essa.

Usato in simboli di rischio chimico e nei cartelli per il trasporto di merci pericolose.

Talvolta rappresentazione della saggezza e dello spirito dell’uomo, come nel caso del suo impiego nella simbologia massonica dove il teschio sovrasta due ossa incrociate o due spade.

Nonostante sia assodato il suo collegamento con la morte e con la transitorietà della vita, da anni assistiamo a un’avanzata del teschio come simbolo nella moda, soprattutto giovanile: colorato, tenebroso, buffo, è protagonista indiscusso nell’abbigliamento, nei tatuaggi e nella realtà ludica.

Lo ritroviamo negli accessori come le spille fosforescenti, negli anelli, nelle collane, negli orecchini, nei gemelli per le camicie. E’ presente nelle cravatte, nel papillon, nelle bretelle, nei foulard, nei berretti, nelle bandane, nei portafogli, nelle borse, negli zaini, nelle scarpe.

Passando agli abiti, il simbolo compare nelle magliette, nelle felpe, negli abiti e nei pantaloni e persino nell’abbigliamento sportivo.

Teschi tempestati di strass e finti diamanti pagati come se fossero veri.

Anche quando facciamo colazione ci delizia del suo volto nelle tazze o mentre studiamo, nelle matite, nelle penne, nei quaderni o mentre parliamo al telefono.

Nei tatuaggi è uno dei simboli preferiti. Nella cute tappezzata di simboli e disegni è sempre dedicato uno spazio, più o meno considerevole, al simbolo della morte per eccellenza.

Che dire dei giochi? Mazzi di carte, giochi da tavolo come YuGiOh o Magic ad esempio, giochi di ruolo come Kult, videogiochi come Grim Fandango o Fortnite l’incubo.

Pur essendo talvolta simpatico o allegro, è pur sempre collegato con il simbolo della morte.

Perché allora non sostituirlo con il sole che ci scalda ed è fonte di vita? Perché non tappezzare la vita dei nostri figli con simboli gioiosi?

Non pensate che ce ne sia bisogno?

 

SNAPCHAT DISMORPHIA

Una moda che imperversa tra i giovani e l’utilizzo dei “filtri ritocco” nei selfie da postare nei diversi social.

Il fenomeno ha dato luogo alla “Snapchat dismorphia”, espressione coniata dal dott. Tijion Esho, un medico cosmetico.

Di cosa si tratta? È l’ossessione dell’utilizzo del “filtro bellezza” dei social, come Snapchat o Instagram, per ritoccare la propria immagine, facendola apparire dall’aspetto più giovanile grazie alla pelle più levigata e senza rughe, o con connotati del corpo modificati: occhi più grandi o labbra più carnose, glutei più tonici, seno più prosperoso o addominali più scolpiti.

Facetune è  tra le più scaricate; in poche mosse permette di sbiancare i denti, ridurre la silhouette, aggiustare la linea del viso e molto ancora se a pagamento.

In questa patologia dalla modifica virtuale si passa a quella reale, tramite il ricorso della chirurgia plastica, a causa del desiderio di apparire meglio nei selfie così come nelle foto modificate.

Un  studio  effettuato dal Telefono Azzurro Onlus,che ha coinvolto millecinquecento giovani di età compresa tra gli undici e diciannove anni su tutto il territorio italiano, evidenzia  quanto gli adolescenti siano preoccupati della loro immagine e aspetto fisico:

il 44% delle ragazze non si piace e il 42% dei maschi vorrebbe essere più muscoloso; il 49%, ammette di aver ridotto drasticamente il cibo, proprio per via dell’aspetto estetico che non corrisponde ai canoni sociali e quasi il 60% si butta sul cibo con atteggiamento bulimico, per colmare un vuoto emotivo.

Negli ultimi anni il ricorso alla chirurgia estetica ha coinvolto sempre di più i giovani, dai tredici anni, a causa di disagi psicologici legati alla propria immagine o di tipo alimentare, che si cercano di risolvere con il bisturi. Ciò può innescare un meccanismo di dipendenza nei confronti della chirurgia estetica, con il proseguire d’interventi sempre più importanti e di conseguenza pericolosi.

Spesso i ragazzi, nella corsa al ritocco, sono assecondati, se non addirittura incoraggiati, dai propri genitori.

Secondo i dati dell’Isaps, la Società internazionale di chirurgia plastica estetica, l’Italia è salita al quarto posto della classifica fra i Paesi con maggior numero di ritocchi o operazioni chirurgiche mentre le statiche più recenti sui selfie, elaborate da una ricerca del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), rilevano che l’Italia è al secondo posto nella classifica dei Paesi in cui si fanno più autoritratti digitali per poi condividerli su Instagram.

In una ricerca condotta dalla ‘Società italiana di medicina estetica’, nel 2015, con l’università ‘Magna Grecia’ di Catanzaro, è stato analizzato un campione di oltre duemila ragazzi fra i 13 e i 18 anni: il 17,7% di loro era disponibile a un ritocco estetico, il 15,8% delle ragazze e il 3,3% dei ragazzi avevano già usufruito della medicina estetica o della chirurgia plastica per curare alcuni difetti.  

Al primo posto fra gli interventi più richiesti c’è quello dell’aumento del seno.

Sono aumentati anche gli interventi di ringiovanimento vaginale, richiesti da ragazze tra i diciotto e i vent’anni, che vogliono l’aspetto delle piccole e grandi labbra in linea con i canoni che dominano su internet o fra le amiche.

Nei maschi le operazioni più diffuse sono la ginecomastia e il trapianto di capelli.

La richiesta di rinoplastica è, invece, calata anche grazie allo sviluppo di tecniche meno invasive come l’utilizzo di rinofiller che correggono il naso, temporaneamente e in maniera ambulatoriale, senza anestesia e con rischi inferiori rispetto a quelli di un intervento.

Anche la liposuzione è stata sostituita dall’impiego di apparecchiature come laser e radiofrequenza, che migliorano il tono muscolare e riducono le adiposità, in maniera più semplice e meno traumatica.

Una vera e propria impennata l’ha avuta invece la tossina botulinica che permette di distendere le rughe su fronte e contorno occhi. A richiederla sono sopratutto le ragazze under 30.  

Ciò che emerge da questi dati riportati è come è diventato sempre più difficile da parte dei giovani accettare il proprio corpo, con i suoi pregi e difetti, anche per colpa di canoni estetici, apparentemente perfetti, che riscuotono enorme successo sia nei mass-media che su social come Instagram. La ricerca continua di consensi porta, nell’età dei selfie, a valutare costantemente il proprio viso e  corpo.

La bellezza di una persona è anche legata alle imperfezioni che la rendono particolare e non uniformata, proprio ciò che in questa patologia si vuole eliminare: un’asimmetria del volto, un’irregolarità della dentatura, del naso  o altro:
“L’assenza di difetti nella bellezza è di per sé un difetto”.
(Henry Havelock Ellis)

Il comportamento e la personalità hanno un ruolo considerevole nel spostare l’ago della bilancia a favore della bellezza di una persona che non può e non  deve essere giudicata unicamente dalle foto postate.

CAMBIAMO EBBASTA!

 

Genitori, educatori, sociologi, psicoterapeuti, giornalisti, personaggi dello spettacolo, sindaci, politici CAMBIAMO EBBASTA.

Smettiamo noi genitori di proporci come amici dei nostri figli, di voler essere progressisti a tutti costi, dove essere al passo con i tempi significa consentire ai propri figli di dettare le regole in ambito familiare e non insegnare quei principi etici indispensabili, oramai considerati obsoleti e prerogativa di persone bigotte, perché impongono un modello comportamentale che è stretto anche ai genitori stessi.

Smettiamo di ignorare i cambiamenti che si sono verificati nei Millennials, continuando a proporre metodi d’insegnamento scolastico che non fanno breccia nella loro mente e nel loro cuore, perché non sono in grado di parlare con la loro lingua, completamente diversa da quella che si utilizzava prima dell’avvento del web.

Finiamola di pensare che non sia fondamentale da parte del docente avere un comportamento che non si contraddica con quanto richiesto agli studenti e facciamo in modo che gli atti di bullismo non passino inosservati, come purtroppo molto spesso avviene e che si dia di nuovo spazio all’educazione civica.

Smettiamo di organizzare convegni dove ci si preoccupa d’insegnare il ruolo di genitore e preoccupiamoci, invece, di contrastare i modelli deviati continuamente proposti ai giovani da questa società malata.

Contrastiamo la divulgazione degli idoli musicali dei nostri ragazzini, spesso Rapper italiani, che cantano storie di droga, violenza, autolesionismo, sesso. Cantanti  che utilizzano messaggi occulti sia nella musica sia nella costruzione del personaggio, unicamente a scopi commerciali, diventando comunque un valido strumento di diffusione del satanismo tra i giovani; attraverso i dischi, infatti, è possibile raggiungere il cuore di milioni di ragazzi che emulano i loro idoli, facendo propri i messaggi contenuti nelle canzoni sia nello stile di vita sia nell’abbigliamento.

 

Il dio denaro supera ogni regola morale e pertanto non ci si può meravigliare che certi personaggi abbiano uno spazio importante in ambito televisivo, che le discoteche prediligano questi cantanti rispetto ad altri artisti musicalmente più talentuosi, che s’ignorino le misure di controllo in un concerto, di fronte a una massa di giovani pulsante, vogliosa di ascoltare il propulsore di messaggi deviati del momento.

Un problema che è sempre esistito ma tacitamente tollerato. Discoteche stracolme, in cui dai racconti dei ragazzi circolano non solo spray urticanti.

Ieri al concerto di Sfera Ebbasta ci sono state sei vittime che si vanno ad aggiungere alle morti per suicidio (che basandoci sui dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia è la seconda causa di morte negli under 20) o per giochi autolesionisti finiti male.

Per finire, riportiamo l’educazione al primo posto, la cultura e tutto ciò che è un inno alla vita e all’amore e non riempiamo la televisione di reality o di trasmissioni dai contenuti di basso livello.

Se non corriamo velocemente ai ripari, ci ritroveremo tra non molto una generazione che penserà sotto effetto di sostanze stupefacenti e comunicherà così: “Sai che mi piace l’erba coi cristalli e le bevande colorate, mettere i diamanti sui bracciali e le collane, dire e fare proprio tutto quello che mi pare …. rolla una bomba e dopo dormi che si è fatto tardi, io sono tranquillo, easy, penso al business non perdo tempo ad infamare frate penso per me”.

 

I GIOVANI D’OGGI

In passato, la fine del percorso scolastico coincideva, spesso, con la formazione di una nuova famiglia e con l’ingresso nel mondo del lavoro.  Si abbandonava la spensieratezza giovanile per entrare in una realtà adulta, in cui si accoglievano le responsabilità e le difficoltà come un dato indiscutibile e come una tappa obbligatoria della vita.

Oggi viviamo in una società in cui è tutto meno definito, più dinamico, più complesso. Si fanno figli in età avanzata, sovente in una situazione di convivenza, fuori dal vincolo matrimoniale e da schemi familiari; oramai, sempre più in una situazione di precarietà economica, che porta, necessariamente, a ridurre i propri obiettivi futuri.

Il “posto fisso” di Checco Alone è stato sostituito da lavori con contratti a termine, della durata anche solo di un mese.

La diversità e l’instabilità sono diventate parte della nostra quotidianità.  Questo ha portato nei giovani a due conseguenze:

  • La prima, anche se non per dato numerico, una maggior disponibilità mentale ai cambiamenti, agli spostamenti fisici, alla costruzione d’identità più flessibili, dinamiche, più intraprendenti sotto tutti i punti di vista, più consapevoli dei rischi e dei pericoli attraverso le conoscenze fornite dal web.
  • La seconda a un profondo disagio esistenziale.

In questo caso, una caratteristica che accomuna è vivere unicamente il presente. Il passato non è bagaglio di arricchimento, da cui trarre insegnamento, e il futuro non è fonte d’interesse.

La mancanza di valori, di punti di riferimento, di certezze, le delusioni e la corsa all’accettazione da parte di coetanei, sempre più esigente, genera uno stato di fragilità che può arrivare alla depressione da un lato o all’esplosione di atti di violenza dall’altro.

Gli adolescenti sono i più colpiti. Perché? L’adolescenza è il periodo evolutivo più delicato, in cui la trasformazione del corpo, del cervello e dell’assetto ormonale, rappresentazione del passaggio dal mondo infantile a quello adulto, non necessariamente è accompagnata da una personalità strutturata, che si ottiene anche attraverso il supporto di una presenza genitoriale incisiva.

I genitori, assaliti dall’ansia di far quadrare i bilanci e dalle varie problematiche causate da istituzioni sempre più assenti e sempre più tese a fare false promesse o spartizione di potere, non possiedono più il carisma e l’attenzione di un tempo nella famiglia.  In altri casi la notevole emancipazione dei genitori, che al ruolo educativo prediligono quello del compagno di vita, può generare inquietudine emotiva e disorientamento conseguenti all’assenza di quei riferimenti stabili, necessari in questa età. Ecco che, in queste situazioni, i ragazzi tendono a ritirarsi in un mondo illusorio, ricco di gratificazioni deviate, rappresentate dai like” del social o dal consenso del gruppo mediante comportamenti rischiosi, trasgressivi e talvolta antisociali. Perché? La risposta la troviamo nello sviluppo cerebrale di questa età.

Il cervello dell’adolescente ha un livello di produzione di dopamina, ormone responsabile del senso di appagamento e dello stato di benessere. Ciò comporta a ricercare la gratificazione immediata attraverso attività di cui si esaltano le valenze positive a discapito di quelle negative. Tra queste possono rientrare l’uso di sostanze psicoattive, condotte devianti e rischiose come guida pericolosa e sport estremi, alimentazione scorretta, atteggiamenti autolesionisti che trovano consenso nel social, il gioco d’azzardo, l’uso smoderato d’internet e social network…

Tutti questi atteggiamenti sono modi impiegati dagli adolescenti da un lato per ottenere  successo sociale, dall’altro come strumento di comunicazione del proprio dolore, del senso di disorientamento che hanno il sopravvento sui rischi che una condotta pericolosa può causare. Ecco che il corpo esprime la mente dell’adolescente e la sua rabbia repressa: tagliato, bruciato, svuotato, tatuato o amato in modo narcisistico.

E’ compito di noi adulti leggerlo e interpretarlo per evitare danni irreparabili.